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Francesco Bauco – “Con Waiting Room racconto le verità irrisolte che ci abitano”

Francesco Bauco – “Con Waiting Room racconto le verità irrisolte che ci abitano”

Alessandro Nava
Francesco Bauco Waiting Room 7

L’attore e autore Francesco Bauco, ormai di casa a Los Angeles, torna in scena a teatro con Waiting Room, uno spettacolo intenso e profondamente autobiografico che affronta temi universali come l’identità, la famiglia, le assenze e le riconciliazione.

Francesco Bauco Waiting Room

A distanza di esattamente due anni dalla nostra ultima intervista dedicataWHAT AM I DOING HERE?, Francesco Bauco riprende a raccontarsi sulle pagine di StarsSystem in un momento di piena maturità artistica.

Con Waiting Room, dramedy sospeso tra emozione e ironia, Bauco entra in una dimensione profondamente intima, dove la scrittura diventa atto di verità e riconciliazione. Una storia che nasce da una ferita familiare reale e si allarga fino a diventare specchio collettivo: quello delle attese che ognuno porta con sé, dei non detti, delle assenze che continuano a parlare.

Mi ha raccontato non solo la genesi del progetto, ma anche di una trasformazione più ampia: il passaggio da interprete a creatore totale, fino alla nascita della Bee Foundation for the Arts, iniziativa che riflette un nuovo equilibrio tra carriera e restituzione sociale.

Francesco Bauco Waiting Room

Francesco Bauco – Dirigere e interpretare questo spettacolo è una sfida enorme

In occasione del tuo precedente spettacolo parlavi di un momento di consapevolezza molto forte, quasi esistenziale. Oggi, con Waiting Room, quella consapevolezza sembra trasformarsi in una narrazione ancora più intensa. Ti senti cresciuto come autore e regista?

Assolutamente sì. Ho avuto il coraggio di parlare finalmente di cose che conosco davvero, di esperienze personali e profonde. La prima stesura è stata completamente di getto: prima il libro, poi lo script e infine la struttura dello spettacolo. È stato come un fiume in piena.

Solo dopo è arrivato il lavoro di rilettura, di costruzione narrativa, di pulizia del testo. Ma la scrittura iniziale è stata quasi istintiva, come se la mano andasse da sola. È stata una vera ispirazione.

Il pubblico si riconoscerà in questa storia

Francesco Bauco Waiting Room

Che tipo di esperienza sarà per il pubblico?

Sto già ricevendo i primi feedback dal libro e mi sto rendendo conto che la nostra storia personale, in realtà, appartiene anche agli altri. Un padre assente, una madre che ha fatto scelte difficili, un fratello con cui non riesci a comunicare, ferite dell’infanzia rimaste aperte: sono temi universali.

Sono convinto che molte persone si rivedranno nello spettacolo. Spero persino che qualcuno, uscendo dal teatro, senta il bisogno di chiamare un parente che non sente da tempo e dirgli semplicemente: “Ti voglio bene”.

Una storia nata dalla vita reale

La storia racconta di due fratellastri che si incontrano senza sapere davvero chi siano. Da dove nasce questa idea?

Nasce dalla mia esperienza personale. Anch’io ho un fratello nato dal secondo matrimonio di mio padre. Abbiamo lo stesso padre ma madri diverse, siamo cresciuti in città differenti, in contesti diversi.

Ho voluto ampliare questo concetto e trasformarlo in una storia ancora più ampia, ambientandola tra Italia e America. Credo che si possano raccontare bene solo le cose che si conoscono davvero.

In Waiting Room sei autore, regista e interprete. Una responsabilità importante.

Sì, anche se il vero protagonista è il padre. Io interpreto uno dei due fratelli, quello italiano. È una sfida enorme, lo ammetto. Mi tremano le gambe al pensiero.

Però sento di sapere esattamente cosa voglio raccontare e come voglio farlo. In questo momento non riuscirei ad affidare questo progetto a qualcun altro.

Lo spettacolo è ambientato in una sala d’attesa d’ospedale, dove i protagonisti attendono mentre il padre è in fin di vita.

Esatto. È un “drama”, ma come spesso accade nei momenti più drammatici ci sono anche momenti di ironia e leggerezza. È un vero “dramedy”: profondo, emotivo, ma capace anche di far sorridere.

C’è il personaggio dell’infermiera che spezza la tensione, alleggerisce certi passaggi e fa da collante tra tutti i personaggi.

Siamo tutti dentro una nostra waiting room

Il titolo ha anche un significato simbolico?

Assolutamente sì. Alla fine ho capito che siamo tutti dentro una sorta di “waiting room”. Ognuno aspetta qualcosa: il coraggio di cambiare lavoro, di lasciare una relazione, di fare una telefonata importante.

Quella sala d’attesa rappresenta tutte le scelte sospese della nostra vita.

Francesco Bauco Waiting Room

Los Angeles e la nascita della Bee Foundation for the Arts

Da anni vivi a Los Angeles. Oggi però sembra esserci in te anche il desiderio di restituire qualcosa.

Sì. Los Angeles mi ha dato opportunità che probabilmente non avrei mai avuto altrove. Però è arrivato il momento di dare qualcosa in cambio.

Per questo è nata la Bee Foundation for the Arts, che ho fondato insieme ad altri due soci americani. L’idea è offrire gratuitamente corsi di recitazione, danza e arti visive a immigrati e persone provenienti da contesti difficili.

Come funzionerà concretamente la fondazione?

Ci saranno classi da dieci o quindici persone guidate da professionisti. Attraverso esercizi di recitazione, voce, movimento scenico e scrittura, i partecipanti costruiranno le proprie storie personali fino a trasformarle in veri monologhi teatrali.

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Alla fine del percorso ci sarà uno spettacolo conclusivo. Inoltre alcuni insegnanti lavorano nel doppiaggio per film, videogiochi e cartoni animati, quindi i ragazzi potranno vedere da vicino anche quel mondo professionale.

Tutto sarà gratuito grazie a donazioni e collaborazioni con altre fondazioni.

Il significato del nome “Bee”

Perché avete scelto proprio il simbolo dell’ape?

Perché l’ape rappresenta perfettamente il lavoro collettivo. Da sola non potrebbe creare nulla, ma insieme alle altre costruisce l’alveare.

È lo stesso principio della fondazione: da soli non si va lontano. Insieme, invece, si può creare qualcosa di importante.

La vera crescita è stata mettere da parte l’ego

Credo che questo sia un momento di profonda crescita per me. Prima ero molto concentrato su me stesso, sulla carriera, sui risultati. Oggi invece sento il bisogno di costruire insieme agli altri.

Anche nello spettacolo il lavoro è collettivo: gli attori propongono idee, modificano battute, contribuiscono alla stesura finale. Mi sento molto più vivo così.

A un certo punto ho capito una cosa importante: il mio vero nemico ero io stesso, il mio ego.

Dal libro allo spettacolo

Francesco Bauco Waiting Room

Waiting Room nasce inizialmente come romanzo.

Sì, tutto è partito dal libro, che ho scritto in inglese ed è disponibile su Amazon. Molti mi hanno detto che sembra già un film.

Le illustrazioni sono di Paolo Fiumi, illustratore del Corriere della Sera, che ha realizzato immagini per ogni capitolo e anche la copertina.

Quando debutta Waiting Room

Lo spettacolo debutterà il 30 maggio allo Zipper Concert Hall di Los Angeles, in occasione del lancio ufficiale della fondazione.

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