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“Quasi Grazia”, Matteo Tedde racconta il film di Peter Marcias: a cento anni dal Nobel, il volto più intimo di Grazia Deledda

“Quasi Grazia”, Matteo Tedde racconta il film di Peter Marcias: a cento anni dal Nobel, il volto più intimo di Grazia Deledda

Barbara Cialdi
Matteo Tedde

A quasi cento anni dal Premio Nobel per la Letteratura vinto da Grazia Deledda nel 1926, il cinema torna a raccontare non soltanto la scrittrice celebrata nei libri, ma soprattutto la donna. In occasione dell’anteprima del 14 maggio al Cinema Quattro Fontane di Roma, Starssystem Magazine ha intervistato il giovane attore Matteo Tedde, tra i protagonisti di “Quasi Grazia”, il nuovo film di Peter Marcias.

Certe donne non attraversano il proprio tempo: lo sfidano. Grazia Deledda lo fece in un’Italia che alle donne concedeva appena il silenzio. Nata a Nuoro nel 1871, in una Sardegna severa, arcaica e profondamente patriarcale, la futura premio Nobel venne giudicata troppo ambiziosa, troppo indipendente, troppo colta per essere una donna. Eppure non smise mai di scrivere.

Quando i genitori le dissero che la scuola non era più adatta a lei “perché femmina”, Grazia continuò a studiare da sola. Quando il paese gridò allo scandalo per la pubblicazione dei suoi primi racconti, lei continuò a scrivere. Quando intellettuali e scrittori romani la guardarono dall’alto in basso considerandola un’autodidatta provinciale senza titoli, lei continuò ancora. Fino al 1926, anno in cui diventò la prima donna italiana a vincere il Premio Nobel per la Letteratura.

Ma dietro l’icona letteraria esisteva una donna fragile, innamorata, inquieta, ostinata. Ed è proprio quella donna che Peter Marcias sceglie di raccontare in “Quasi Grazia”, il film tratto dall’omonimo romanzo di Marcello Fois edito da Einaudi, che verrà presentato il 14 maggio al Cinema Quattro Fontane di Roma alla presenza del regista e del cast.

Laura Morante interpreta una delle fasi più intense e fragili della vita di Grazia Deledda nel film “Quasi Grazia” di Peter Marcias, dedicato alla dimensione più intima e umana della prima donna italiana vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura.
Laura Morante interpreta una delle fasi più intense e fragili della vita di Grazia Deledda nel film “Quasi Grazia” di Peter Marcias, dedicato alla dimensione più intima e umana della prima donna italiana vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura.

“Quasi Grazia”, il film che racconta la donna oltre il Nobel

Più che un biopic tradizionale, “Quasi Grazia” è un viaggio emotivo dentro la vita privata della scrittrice. Il film si muove attraverso tre momenti fondamentali della sua esistenza: il difficile rapporto con la madre e la dolorosa partenza dalla Sardegna verso Roma; le ore sospese che precedono la consegna del Nobel a Stoccolma; infine gli ultimi anni segnati dalla malattia e dalla consapevolezza del tempo che si spegne.

Grazia Deledda
Matteo Tedde veste i panni di Andrea Pirodda, il maestro elementare che ebbe con Grazia Deledda una lunga relazione epistolare durata circa dieci anni prima del matrimonio. Accanto alla scrittrice, nella vita come nel successo, ci fu poi il marito Palmiro Madesani, figura rara per l’epoca, che sostenne il talento della moglie fino a diventarne agente e punto di riferimento in un tempo in cui alle donne veniva chiesto soprattutto di restare nell’ombra.

Ad interpretare Grazia Deledda sono tre attrici straordinarie: Irene Maiorino, Laura Morante e Ivana Monti, chiamate a restituire le diverse età dell’anima della scrittrice più che la sua semplice evoluzione anagrafica.

l risultato è un ritratto intimo, quasi malinconico, che sceglie di stare lontano dalla retorica celebrativa per concentrarsi invece sulle crepe interiori, sulle rinunce e sulla solitudine di una donna che, per essere sé stessa, dovette combattere contro tutto e tutti.

Matteo Tedde, il giovane attore sardo che dà voce ai sentimenti più nascosti di Grazia Deledda

Tra i protagonisti del film anche il giovane attore sardo Matteo Tedde, interprete di Andrea Pirodda, personaggio assente nel romanzo originale ma fortemente voluto da Marcias per raccontare un capitolo sentimentale poco conosciuto della vita di Grazia. Pirodda fu infatti il grande amore giovanile della scrittrice: una relazione durata circa dieci anni e costruita quasi interamente attraverso lettere, confidenze e dichiarazioni reciproche.

“C’è un carteggio di oltre mille pagine tra loro”, racconta Tedde. “Nel film questa storia viene solo accennata, ma quel legame ha avuto un peso importante nella vita di Grazia.”

Classe 2002 ma già intensamente cinematografico, Matteo Tedde ha esordito ne “Il Vangelo secondo Maria” accanto ad Alessandro Gassmann e Benedetta Porcaroli, per poi approdare a questo nuovo progetto profondamente legato alle sue radici.

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Grazia Deledda
Matteo Tedde
Foto: Irene Della Casa
Look: Marco Gambedotti
Styling: Pierlorenzo Bassetti

Nato a Carbonia, Tedde riconosce nella vicenda della Deledda qualcosa di estremamente contemporaneo. Un’esperienza che Matteo Tedde vive anche sul piano personale. L’attore racconta infatti di essersi avvicinato alla recitazione fin da bambino grazie al padre, anche lui attore: “Da che ho memoria andavo dietro a lui in teatro, mi provavo i costumi”.

Poi la scelta di allontanarsi da quel mondo per dedicarsi alla musica, alla batteria, agli studi di architettura e infine il ritorno spontaneo al cinema. “Sono tornato verso la recitazione di mia volontà”, spiega. Un percorso che, in qualche modo, lo ha portato a comprendere ancora meglio il coraggio di Grazia Deledda e quella necessità quasi dolorosa di lasciare la propria terra per cercare altrove la possibilità di diventare sé stessi.

Capisco Grazia, perché non è facile lasciare la Sardegna. È una terra tanto bella quanto pericolosa. Se ti radichi lì, a volte le possibilità di realizzarti diventano sempre meno.

Matteo Tedde

Ed è forse proprio questo il cuore più attuale di “Quasi Grazia”: il coraggio di partire, di tradire le aspettative imposte, di scegliere sé stessi anche quando il mondo sembra dirti il contrario. Non la scrittrice monumentale celebrata nei manuali scolastici, dunque. Ma una donna viva. Contraddittoria. Vulnerabile. Moderna.

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