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Mariana Rodriguez – Nel buio ho riscoperto la mia Luce

Mariana Rodriguez – Nel buio ho riscoperto la mia Luce

Alessandro Nava
COVER STARSSYSTEM - MARIANA RODRIGUEZ

Mariana Rodriguez è bellissima. E questa, direte voi giustamente, è un’ovvietà. Ma io non mi riferisco soltanto alla sua immagine, a quella bellezza evidente che l’obbiettivo fotografico cattura immediatamente. Parlo di qualcosa di più raro, più profondo. Di quell’accezione quasi spirituale che descrivevo anni fa in un mio editoriale: “…sogno un mondo dove più le persone sono belle dentro, più risplendono fuori”.

Conosco Mariana Rodriguez da oltre dieci anni e sì, lei splende esattamente in quel modo. Come il cielo dopo un temporale estivo, quando all’improvviso compare l’arcobaleno e tutto sembra ritrovare senso, luce, respiro. Mariana possiede quella luminosità rara che nasce dalle persone che hanno attraversato il dolore senza lasciare che il dolore le indurisse.

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Top con volumi e pantaloni in seta a zampa Romeo Gigli, gioielli PDPAOLA.

In questi anni l’ho vista trasformarsi, cadere, rialzarsi, reinventarsi, amare. L’ho vista affrontare il mondo dello spettacolo con determinazione, convivere con il giudizio, le aspettative, le competizioni inutili e, soprattutto, l’ho vista scegliere sempre di restare autentica. Ed è forse questa la sua qualità più rivoluzionaria: non avere paura di vivere davvero, anche quando vivere significa esporsi, soffrire, perdere, ricominciare.

Modella ricercata, volto televisivo, protagonista di reality, attrice al cinema e nelle serie TV, Mariana Rodriguez è senza dubbio un’artista poliedrica e istintiva, capace di attraversare linguaggi diversi mantenendo intatta la propria identità. Ma dietro l’immagine pubblica esiste una donna molto più complessa: spirituale, vulnerabile, creativa, profondamente empatica e certamente risoluta.

Il successo di “Buen Camino” di Checco Zalone — campione d’incassi al cinema e oggi al primo posto tra i film più visti su Netflix — ha segnato il suo ritorno sulle scene dopo un periodo di trasformazione radicale.

La maternità, la fine della relazione con il campione di kitesurf Gianmarco Coccoluto, il senso di solitudine, il bisogno di ricostruirsi da zero: tutto questo avrebbe potuto spegnerla. Invece l’ha resa ancora più consapevole.

In questa conversazione Mariana Rodriguez si racconta senza maschere. Parla dell’amore come valore imprescindibile, della maternità come rinascita, della meditazione come salvezza interiore, della televisione, dei social, delle sue paure e di quella nuova versione di sé che oggi sta finalmente imparando ad abitare con serenità.

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Top con volumi e pantaloni in seta a zampa Romeo Gigli, gioielli PDPAOLA, mule Solo Soprani.

E forse è proprio questo il vero fascino di Mariana: la capacità di continuare a credere nella luce anche dopo aver conosciuto il buio.

Mariana che bello ritrovarti, come stai?

Sto, Ale, sto. (Sorride) E già questo è importantissimo. Sto bene, sento che esiste una nuova versione di me. Ho rotto un sistema interiore che mi apparteneva da anni e ora c’è una nuova Mariana che sta crescendo: mentalmente, spiritualmente, fisicamente ed emotivamente.

È bello perché, proprio attraversando il buio, ho scoperto anche la luce.

E credo fosse necessario passare da lì per arrivare alla donna che sono oggi, molto più in pace e più a mio agio con me stessa.

Quali sono stati i momenti più bui? Cosa hai dovuto rompere per raggiungere questa sensazione di pace?

Sai Ale, sinceramente penso che mi affidavo troppo al senso di lealtà delle persone. Ho sempre desiderato avere una famiglia, e l’ho cercata nelle persone che avevo intorno, nelle famiglie dei miei compagni. Non so come dirti, cercavo un modo di aggrapparmi a quell’idea, di vivere quelle sensazioni che non è che non abbia mai provato, però sicuramente crescendo con i genitori separati è diverso. 

Mariana Rodriguez: “Cercavo una famiglia nelle persone che amavo”

Eri alla ricerca d’un senso di stabilità.

Sì, esatto. E poi vivendo in Italia da quando avevo 19 anni, sempre perennemente da sola era come se avessi questo bisogno di sentirmi parte di una famiglia, no? Che fosse la famiglia dei miei genitori, dei miei ex fidanzati, della gente che mi stava intorno. Ho sempre cercato di creare legami leali con le persone; invece ho trovato finora situazioni in cui questo senso di lealtà e di famiglia non sempre c’era.Io ero pronta a donarmi in tutto e per tutto ma ho sempre ricevuto il contrario. 

Capisco, le aspettative disattese generano sofferenza. È mancato l’ingranaggio…

Sì, sì, esatto. Ero sempre lì a spingere i miei compagni, ma non me stessa. Eppure nonostante ciò sono sempre stata una ragazza molto fortunata e sai quanto io sia grata alla vita, ma mi rendo conto di avere una personalità che m’impedisce di rimanere zitta perché non ho paura di mettermi in discussione.  

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Completo Barbara Rizzi, gioielli Tavanti.

E poi, cosa è successo? Che cosa ti è scattato dentro?

A un certo punto sono rimasta incinta, e mi sono accorta di quanto io avessi donato tutta me stessa al mio partner, per poi ritrovarmi sola in un momento così vulnerabile come può essere la gravidanza. 

Ti sei ritrovata sola? 

Sola. Esatto. La storia non ha funzionato. È stato un periodo molto difficile e doloroso, mi sono ritrovata senza soldi, avevo lasciato la casa a Milano, perduto tutto ciò che avevo costruito in questi anni. 

Ho dovuto ricominciare tutto daccapo, sai Ale? Non solo economicamente, quanto un totale reset sulla mia mente, sul mio spirito, per gestire tutta quella sofferenza. 

La maternità ha cambiato Mariana Rodriguez

Immagino che la tua visione delle cose, della Vita, sia necessariamente cambiata per non soccombere.

Già. È lì che si è rotto veramente quel sistema che avevo dentro, quella vecchia versione di me che mi portava a credere incondizionatamente negli altri. (Sospira) 

Rompere tutto ciò in cui credevo per poi cominciare a conoscere questa nuova Mariana è stato molto intenso; sai quando dici: “Wow, ma chi sono?” 

Certo, capisco. Soprattutto perché stavi diventando mamma…

Esatto, per Noa. 

Sai che poco prima di cominciare lo shooting stavo leggendo l’intervista che ti feci nel 2016, in occasione della tua partecipazione alla prima edizione del GFVip, e quando ti chiesi come ti immaginavi fra dieci anni, mi avevi detto che avresti desiderato tanto avere un figlio, era il tuo sogno più grande e ora stiamo parlando del tuo meraviglioso bambino….

No Ale, mi viene da piangere. (si ferma per qualche istante)

Assieme a Noa è nata una nuova versione di te. Cosa desideri trasmettere a tuo figlio?

Sicuramente il valore del rispetto. Verso se stesso e verso gli altri.

Credo che stiamo vivendo in un’epoca molto delicata e, soprattutto come madre di un maschio, sento che noi mamme abbiamo una responsabilità enorme.

Per questo ho cercato prima di tutto il benessere dentro di me: perché quella sarà la sua vera eredità. Non mi interessa lasciargli case o cose materiali. Mi interessa che sappia vivere in equilibrio, che abbia strumenti emotivi per diventare una brava persona.

La vita è un istante, va vissuto con lealtà, soprattutto verso se stessi. Bisogna essere coerenti con ciò che sei, ciò che pensi, nel bene e nel male. È importante cercare di essere autentici.

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Completo Barbara Rizzi, gioielli Tavanti – sandali Solo Soprani.

Hai ripreso a lavorare tanto, a viaggiare, e sei impegnata in diversi progetti. Come si svolgono le tue giornate quando sei in Sicilia?

Guarda, per me la Sicilia è qualcosa di stranissimo, perché da una parte mi dà tantissimo: pace, serenità, una sensazione di calma enorme. Dall’altra, però, riesce anche a portarmi quasi alla follia, capito? (ride) È qui che ho sviluppato alcune delle mie paure più grandi. Ero qui quando mi hanno chiamata da Milano e mi hanno detto: “Mari, sono undici anni che vivi in questa casa, è arrivato il momento di lasciarla”. Ho sentito un panico assoluto. Pensavo: “E ora che faccio della mia vita? Che cosa faccio qui in Sicilia?”. Perché magari arrivi qui per amore, no? Però poi quella storia finisce…

Certo.

…e finisce come tante altre storie. Solo che questa volta hai anche un figlio, e non puoi semplicemente lasciare tutto e andare. 

Quando arrivo qui mi concentro solo su mio figlio. È come se non volessi sapere più niente di nessuno: voglio stare solo con lui, anche semplicemente chiusi in casa insieme.

Però c’è anche Gianmaria, condividete questa casa, giusto?

Sì, la condividiamo. Però mentre io sono a casa lui è preso dal kite, dal lavoro, dalle sue cose, dalla sua vita. E quindi poi, alla fine, resto io con il bambino per gran parte della giornata. Anche perché, automaticamente, appena sa che io sono qui in Sicilia… lui si ammala. Finisce che stiamo dieci giorni chiusi in casa. Te lo giuro. Quando io non ci sono va all’asilo, ride, scherza, sta al parco. Appena arrivo io è come se dicesse: “Ah sì? Adesso tu resti qui chiusa con me”. “Stai a casa”. (ride) Infatti sono arrivata ieri e poverino aveva già la febbre.

Mi viene da chiederti se credi ancora nell’amore. 

Io credo assolutamente nell’amore. Per me è fondamentale. Ma non parlo solo dell’amore per un uomo o per un figlio: parlo proprio dell’amore verso l’essere umano. Molti lo vivono in modo egoistico, no? “Il mio amore”, “la mia persona”… ma quello non è amore, è possesso, gelosia, controllo. L’amore è un’altra cosa.

È ciò che mi tiene viva. Ti assicuro che nei miei momenti di meditazione lavoro tantissimo proprio per purificare l’anima da rabbia, gelosia, possessione… per arrivare all’essenza vera dell’amore.

Quindi sì, io credo nell’amore e non smetterò mai di amarlo. Che sia con lui, con un altro, con chiunque… l’amore per me resta fondamentale.

Perché è bello essere innamorati. Poi certo, l’amore di madre è totalmente diverso: è un amore senza condizioni. Tu dai tutto, dai la vita, senza sapere nemmeno come verrai ripagata.

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Completo Barbara Rizzi, gioielli Tavanti – sandali Solo Soprani.

Mentre con un uomo, a un certo punto, puoi anche dire basta.

Esatto. Anche se poi un giorno tuo figlio crescerà e ti dirà: “Mamma lasciami stare, ho la mia vita”. E va bene così. (Ride)

Sai che alcune mie ex suocere, in realtà, mi hanno insegnato cosa non fare con i figli? Questo amore troppo morboso può diventare dannoso. Bisogna rispettare le loro scelte, le amicizie, gli amori, anche quando non li condividi.

L’individualità della persona è sacrosanta, condivido.

Ed è un altro tipo di amore ancora. È tutto da imparare, da scoprire.

Mariana Rodriguez e il rapporto con televisione e social

È bellissimo il fatto che tu riesca sempre a metterti in discussione. Sei davvero un’anima viva, riempi le stanze quando entri. Parliamo un po’ di lavoro. Come hai visto cambiare il mondo della televisione negli ultimi dieci anni? Tu ne hai fatto tantissima. 

Lo vedo cambiato, sì. E forse anche cambiato in meglio. Magari qualcuno direbbe il contrario, però io che l’ho vissuto da dentro sento che oggi c’è più rispetto.

C’era una differenza enorme, per esempio, tra Rai e Mediaset. Io sono cresciuta in Rai, quindi per me era casa. Facevo programmi con Carlo Conti, Pechino, tantissime cose che ormai neanche ricordo più.

Poi però non avevo mai lavorato con Mediaset fino al Grande Fratello, e lì ho sentito un impatto completamente diverso. In Rai percepivo persone più tranquille, più morbide. A Mediaset, invece, trovavo un’energia molto più competitiva: ego forti, giochi di potere, confronti continui. E io ci stavo male.

Infatti a un certo punto ho scelto volontariamente di allontanarmi dalla TV. Mi sentivo sempre paragonata, giudicata, umiliata. Era un ambiente pesante.

Abito cut-out asimmetrico sul décolleté Rallegrati, sandali con frange Solo Soprani, anelli Rosantica.

Quello era anche il periodo delle “Rodriguez”, o Belén o Mariana.

Esatto. Sembrava che se c’era una non potesse esserci l’altra. Situazioni davvero imbarazzanti.

Io non credo nella competizione tra persone. Siamo tutti unici. Io sono unica, tu sei unico, ognuno di noi lo è.

Se l’arrivo di qualcuno ti provoca invidia o gelosia, allora quello è un problema tuo, non mio.

E invece i social? Come li hai visti evolversi in questi anni?

Sono cambiati tantissimo. Una volta sembravano qualcosa di speciale, quasi un privilegio. Oggi invece vedo tanta gente stanca dei social. Annoiata.

Io poi vivo molto “terra terra”: sto con le mamme della materna, con la gente normale, qui in Sicilia… e vedo proprio che molti non ne possono più. Perché stare tutto il giorno su Instagram a guardare la vita degli altri spesso genera solo frustrazione, paragoni, invidia.

Quindi secondo te c’è stata quasi un’involuzione?

In parte sì. Però bisogna anche saperli usare. Quello è il punto. Devi capire quando fermarti. Quando senti che ti stanno “mangiando”, devi posare il telefono e basta.

Però allo stesso tempo sono anche uno strumento enorme. Magari fai una storia e la vedono ventiquattromila persone. Se metti ventiquattromila persone davanti a un palco, ti rendi conto di quanta gente sia davvero? È tantissimo.

Abito cut-out asimmetrico sul décolleté Rallegrati, sandali con frange Solo Soprani, anelli Rosantica.

Eppure non sembra mai bastare…

Esatto, perché tutti vogliono sempre di più. Però per chi ci lavora restano uno strumento importante.

Quello che invece mi spaventa è vedere persone che usano perfino i figli per i like. E lì mi chiedo: “Ma è tutto a posto?”. (ride)

Davvero, viene da dire: “Tieni il numero di uno psichiatra”. (ride) E soprattutto va ricordato che tante volte quello che vedi non è reale. Magari online sembrano la coppia più felice del mondo e poi nella vita vera si tradiscono, litigano, stanno malissimo. È tutta apparenza.

Ecco, l’apparenza certamente è tra i grandi mali di oggi. Ma dimmi una cosa: c’è una parte di te che fai fatica a mostrare anche alle persone che ami, nonostante tu sia così trasparente, così espansiva?

Sai che ti direi di no? Anche per via della mia condizione, del disturbo dell’attenzione con cui convivo. Io sono proprio un libro aperto. Se sono arrabbiata, felice, triste, innamorata… si vede subito. Non riesco a nascondere niente.

Ed è anche per questo che ho iniziato a meditare tanto: per imparare a respirare, a non reagire sempre d’impulso.

Quindi la meditazione è il tuo modo per preservare la tua luce?

Sì, assolutamente. Però come tutti ho anche i miei momenti bui. Quando sto male, quando sono triste o depressa, tendo a chiudermi. Non voglio stare con nessuno perché non voglio trasmettere negatività agli altri.

Preferisco stare sola con i miei demoni finché non passa.

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Abito plissettato con volumi irregolari di Romeo Gigli.

La meditazione e la spiritualità nella vita di Mariana Rodriguez

Il giorno prima dello shooting mi hai fatto vivere un’esperienza bellissima attraverso la meditazione che è stata illuminante. Mi raccontavi che questa pratica affonda le radici nella tua infanzia. Noi abbiamo scelto di fotografarti in bianco…cosa ti viene in mente?

La mamma. (Sorride)

Era lei che mi faceva meditare, ma soprattutto visualizzare, da bambina, anche se in un modo tutto suo. Mi faceva sedere in questo cerchio, indossavo un abito bianco e iniziava a guidarmi:
Visualizza qualcosa di bello. Pensa a delle cose positive. Magari vuoi prendere un bel voto, magari desideri un vestito nuovo…” 

E io viaggiavo tantissimo con la fantasia. Pensavo: “Ti prego Dio, fa’ che la maestra continui a volermi bene, fa’ che non mi boccino”. Erano i desideri semplici di una bambina.

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Abito plissettato con volumi irregolari di Romeo Gigli.

E oggi, cosa visualizzi? E soprattutto: di cosa sei grata? Mi dicevi che la gratitudine per te è fondamentale…

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Sì, assolutamente. La verità è che sono sempre stata una persona molto grata, fin da piccola. Grata alla vita, alla natura. Mi svegliavo e dicevo: “Gesù, grazie per quest’albero”. (Sorride e apre le braccia)

Mia madre mi raccontava che osservandomi aveva capito che avevo imparato spontaneamente il senso della gratitudine. E credo sia vero: da bambini tutto è più naturale, più puro, meno filtrato.

La tua infanzia è stata bella, perché tu hai saputo guardarla attraverso la tua bontà d’animo, ma anche complessa e difficile. Ci hai fatto pace?

Sì, completamente.

Nonostante tutte le difficoltà, oggi so di avere un modo diverso di apprezzare la vita e per questo sono profondamente grata. Lo noto spesso nelle persone che hanno avuto tutto, sempre: lusso, comodità, privilegi… eppure restano costantemente insoddisfatte. A volte, invece, meno hai, meno cose materiali possiedi e meno hai da pensare, no? (Sorride)

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Abito plissettato con volumi irregolari di Romeo Gigli.

Mariana Rodriguez e il successo di Buen Camino con Checco Zalone

Oggi è anche una giornata speciale: il film “Buen Camino” di Checco Zalone, in cui interpreti la sua fidanzata e che segna il tuo ritorno sulle scene, arriva su Netflix dopo un enorme successo al Cinema. Com’è stato partecipare ad una produzione dalle così alte aspettative? Te lo aspettavi tutto questo riscontro?

Sì e no. Nel senso che ho smesso di aspettarmi troppo dalle cose e dalle persone, perché non voglio più rimanerci male. E forse proprio per questo, quando arrivano certi risultati, tutto assume un valore ancora più grande.

Ovviamente conoscevo la forza di Checco Zalone e immaginavo che il film sarebbe andato bene. Però non pensavo che quel successo potesse ricadere anche su di me in modo così forte. Di solito, quando si parla di Checco, lui è il protagonista assoluto. Invece questa volta ho ricevuto tantissimo affetto, opportunità e riconoscimenti. È stata una vera benedizione, gli sono molto grata.

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Abito drappeggiato in microtule Balestra, maxi bracciali Rosantica.

Direi meritata, non ti sei mai risparmiata: televisione, campagne, Cinema e ora anche dei progetti imprenditoriali nella moda e nel design. Se dovessi definirti oggi, chi è Mariana Rodriguez?

Una donna che ama profondamente l’arte, le tante forme d’espressione dell’arte.

Per me lavorare sia davanti sia dietro la telecamera è fondamentale. Amo il cinema, ma amo anche creare immagini che trasmettano emozioni. Per me questa è arte.

Amo la musica, il design, il disegno. E credo di essere in una fase molto espansiva della mia vita.

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Abito drappeggiato in microtule Balestra, maxi bracciali Rosantica.

Hai voglia di sperimentare.

Tantissima. Sì, ho voglia di mettermi alla prova. Lo so che la bellezza non mi rimarrà per il resto della vita. 

Quella esteriore cambia con il tempo, ed è giusto così. Per questo voglio esplorare tutti i miei lati creativi. Sono sempre stata una persona molto creativa.

Durante la Design Week abbiamo realizzato un progetto bellissimo e inaspettato assieme ad Andrea (Andrea Marcaccini, modello e creativo, amico di lunga data di Mariana, ndr). C’è stato tanto lavoro dietro: spostare mobili, dirigere, costruire una direzione creativa… ma è stato meraviglioso.

Tutto è nato perché lui mi ha cercata per creare un brand di lingerie luxury. Noi siamo amici da dodici anni, quindi lui conosceva già il mio modo di pensare e lavorare. A un certo punto mi ha detto: “Perché non facciamo qualcosa insieme?”.

Gli avevo parlato di altri progetti di design e lui aveva capito la mia visione, le mie idee. E da lì si è aperto un mondo.

Abbiamo iniziato a lavorare insieme tra design line, eventi, Salone del Mobile, direzione creativa, DJ set… una cosa ha portato all’altra.

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Blusa con volumi di organza J. Salinas, anelli Belleke.

In quel caso non eri tu al centro dell’immagine, ma la tua visione.

Esatto. E questa cosa mi appassiona tantissimo. Organizzare, creare, immaginare, io non sono mai stata una persona che fa una sola cosa. C’è chi fa solo moda, chi solo televisione… io invece ho fatto tutto: reality, Cinema, serie TV, moda. E oggi sento nascere anche una nuova parte di me, più imprenditoriale, che ama stare dietro le quinte.

Anche organizzare la sessione di meditazione insieme a Sadhguru è stato incredibile. Parliamo di una Fondazione immensa e importantissima. E poter aiutare gli altri mi dà un senso profondo di felicità.

Perché io continuo a credere nell’essere umano. Nonostante le guerre, gli orrori, i tradimenti, tutto quello che vediamo nel mondo… continuo a pensare che le persone possano cambiare.

Sei credente, vero?

Io credo tantissimo in Dio, è la mia speranza, la mia forza quando mi trovo giù. Non faccio altro che chiedere a lui di darmi forza, e basta.

E guardando al futuro, cosa desideri davvero oggi?

Oggi preferisco fare più che visualizzare.

Per anni ho pensato che tutto ciò che desideravo arrivasse davvero. E spesso succedeva. Ma a un certo punto anche il “manifestare” diventa quasi automatico e un po’ noioso.

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Blusa con volumi di organza J. Salinas, décolleté con lacci Solo Soprani, anelli Belleke.

Per esempio, ti racconto questa, cinque anni fa avevo manifestato il fatto che avrei interpretato la fidanzata di Checco Zalone in un film. E quando, anni dopo, mi è arrivato il casting e poco dopo la chiamata direttamente alla prova costume senza nemmeno dirmi ufficialmente che ero stata presa, ricordo di essermi trovata in macchina incredula: “Aspetta… quindi farò davvero il film?”.

Anche quello l’avevo manifestato.

Ma oggi è diverso. Oggi voglio fare, costruire, impegnarmi a migliorare. E poi guardare il risultato e dire: “Wow, l’ho fatto davvero”.

Non l’ho solo immaginato. L’ho costruito. Ed è una differenza enorme.

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Abito plissettato con volumi irregolari di Romeo Gigli.

E allora ti auguro davvero di dare forma a tutti i tuoi sogni.

Grazie davvero, Ale.

Crediti:

Editor in Chief: Alessandro Nava

Ph: Ivan Genasi

Stylist & Art Director: Victor Rodriguez

MUA: Silvia Dell’Orto

Hair: Floriana Cappucci

Filmmaker: Matteo Mastrogiuseppe

Location: RSB Studio

Brands:

Balestra, Barbara Rizzi, Bellekè, J. Salinas, PDPAOLA, Rallegrati, Romeo Gigli, Rosantica, Solo Soprani, Tavanti

Special thanks:

Clara Garcovich, JMO Studio, Parini Associati, Teresa La Fosca

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