Carmen Dell’Orefice – Il tempo ci definisce
Carmen Dell’Orefice è una leggenda vivente del mondo della moda.
In un tempo di abuso della definizione è importante sottolinearne il significato.
Essere una leggenda significa abbattere i limiti imposti dal sistema e attraversare il tempo senza esserne prigionieri, cadere e rialzarsi con eleganza e rinnovata energia, conservando intatta la propria essenza per tutta la vita.
Musa dei più grandi fotografi e artisti del mondo già da adolescente, Carmen Dell’Orefice è stata protagonista della nascita dell’industria della moda e oggi, a novantaquattro anni — ottanta dopo il suo debutto — continua a incarnare quest’ ideale di resilienza, ed eternità, in cui la bellezza è solo uno degli ingredienti della storia.
Di lei – e di quanto fosse leggendaria – avevo già parlato oltre una dozzina di anni fa, dedicandole uno StarsPortrait dal titolo “Il senso di Carmen per la vita“; era il periodo in cui appariva nelle straordinarie immagini scattate dal fotografo di fama internazionale Fadil Berisha, suo caro amico, per la campagna mondiale di Rolex che ricordava al mondo: “Class is forever”, continuando a calcare le passerelle di tutto il mondo mentre le veniva conferita una laurea ad honorem per il suo contributo al mondo della moda e dell’arte dalla University of Arts London e dedicata una retrospettiva.
Aveva 80 anni ed io rimasi folgorato.

L’aneddoto di come giunsero a realizzare quella campagna — assieme a molti altri — Fadil Berisha l’ha raccontato durante l’esclusiva, e intima, presentazione del libro “Carmen Dell’Orefice. The Ultimate Role Model”, edito dalla rinomata casa editrice Skira; un tributo alla loro straordinaria amicizia che abbraccia tre decadi e che ha permesso a Fadil d’immortalare Carmen dai suoi 60 anni fino ad oggi.
Nella deliziosa boutique Skira di Milano, durante l’ultima Fashion Week, l’autore di questa meravigliosa opera ha intrattenuto con carisma e sincero trasporto gli ospiti presenti, restituendo le ragioni di un sodalizio tanto lungo e significativo e firmando le copie di questo volume che racchiude oltre 130 fotografie a colori e in bianco e nero in una grande varietà di pose, contesti, abiti, stati d’animo.

C’è anche un nudo realizzato a 91 anni che diventa rappresentazione di libertà e consapevolezza, frutto – come racconta lo stesso Fadil – di una casualità fortunata.
“Eravamo in un bellissimo Hotel a scattare per una rivista e decido di portare dell’avena e del succo in camera da Carmen che stava aspettando di cambiarsi per cominciare il servizio. La porta era aperta, quindi entro e la trovo sdraiata sul letto solo in biancheria intima avvolta tra le lenzuola in paziente attesa degli stylist. La guardo e le dico: “Oh mio Dio, mi dispiace, non sapevo fossi ancora svestita… sei così sexy! Poi guardai la sua posa e istintivamente le chiesi: Facciamo un servizio fotografico di nudo a novantun anni? E Carmen, con un sorriso sulle labbra, rispose prontamente: Perché no?
Poco dopo, la foto fu pubblicata e Carmen divenne di nuovo virale in tutto il mondo”.
Nel prezioso volume ci sono anche diverse attestazioni di stima e ammirazione da parte di alcune tra le modelle più belle del mondo, da Carol Alt a Karolina Kurkova e Beverly Johnson e di alcuni dei professionisti che hanno lavorato con lei negli anni, per concludersi con un testo scritto da Carmen che ripercorre l’inizio della sua carriera.
Non un semplice libro fotografico quindi, ma un ritratto intimo e potente di una donna che ha saputo reinventarsi infinite volte accrescendo, lungo tutta la vita, la sua straordinaria e naturale capacità di ispirare generazioni di persone e di un’amicizia – quella tra Fadil e Carmen – che ha trovato nel tempo, e nello scambio di creatività, il proprio valore.
Restituendolo alla storia.
“A Carmen – mi confida Fadil – devo moltissimo; la sua grazia, la sua bellezza, la sua intelligente ironia e la sua generosità hanno arricchito la mia vita, questo omaggio è il mio modo per dirle grazie, nessuna è come lei”.

Con Fadil Berisha: trent’anni di amicizia e creazione condivisa
Fadil, la vostra amicizia dura da oltre trent’anni e questo meraviglioso libro ne rappresenta la potenza e ne celebra la collaborazione creativa. Qual è stato il momento esatto in cui hai capito che Carmen Dell’Orefice non era solo una modella — seppur già leggendaria — ma una presenza destinata a cambiare per sempre la tua vita?
Ricordo esattamente quel momento, è stato durante la nostra primissima sessione insieme, nel 1991. È entrata sul set con una grazia silenziosa, ma nel momento in cui si è trovata davanti all’obiettivo, l’atmosfera è cambiata. C’era una quiete, un controllo dello spazio che pochi possiedono.
È stato allora che ho capito che non era semplicemente un’altra modella — era una forza. Da quel momento, Carmen è diventata più di un soggetto; è diventata l’anima del mio lavoro e, alla fine, una delle presenze più importanti della mia vita.
Come fotografo, hai ritratto centinaia di personalità straordinarie – da Halle Berry a Martha Stewart, da Zendaya ad Isabella Rossellini, solo per citarne alcune – ma qual è la luce speciale che Carmen porta davanti alla macchina fotografica e che, come mi hai detto, nessun altro potrebbe mai replicare?
Carmen possiede una rara luminosità interiore — una sorta di potere silenzioso che irradia dall’interno. Non è solo la sua eleganza, che è senza tempo, né il modo in cui si muove, istintivo e poetico. È la sua presenza — calma, centrata, profondamente consapevole. Quando Carmen Dell’Orefice è davanti alla macchina fotografica, non si limita a posare; si rivela. In ogni scatto con lei c’è una verità emotiva che nessun altro può replicare. Lei vive dentro l’immagine.

Questo libro non è solo una raccolta di fotografie stupende, ma anche un tributo al valore dell’amicizia, della gratitudine e del rispetto — sentimenti oggi sempre più rari. Cosa ricordi del vostro primo servizio fotografico insieme, e quali conservi dell’ultimo?
Il nostro primo servizio fotografico sembrava l’inizio di una conversazione destinata a non finire mai. Ricordo di essere rimasto colpito — non solo dalla sua bellezza, ma da quanto fosse presente. Ascoltava, osservava, e poi si trasformava. Non servivano molte parole; capiva tutto in modo intuitivo. L’ultimo servizio, invece, è stato come chiudere un cerchio — la stessa magia, ma arricchita da anni di fiducia, risate e silenzi condivisi.
Ora c’è una naturalezza, una profondità che solo il tempo può donare.

© Fadil Berisha
Oggi la moda e la fotografia stanno vivendo una trasformazione radicale. Se dovessi spiegare alle nuove generazioni chi è Carmen e perché la sua eredità è così essenziale, quale sarebbe la verità più grande su di lei che vorresti trasmettere?
Carmen è l’incarnazione dell’eleganza senza tempo, sì — ma, più di questo, è la prova che grazia, intelligenza e autenticità non passano mai di moda. La sua eredità non riguarda solo le immagini che abbiamo creato, ma il modo in cui si comporta, la dignità che porta con sé in ogni luogo, in ogni circostanza e in ogni inquadratura. Ci ricorda che il vero stile nasce da dentro — e che la longevità in questo settore si costruisce sulla sostanza, non sulle tendenze.
In fondo, Carmen è Carmen.
Sei stato un testimone privilegiato di un’epoca in cui la moda era intrisa d’arte, creatività e visione collettiva. Oggi, invece, il sistema sembra dominato dalla velocità, dall’effimero e dal virtuale. Cosa pensi sia andato perduto, e cosa vale ancora la pena difendere con passione?
Ciò che si è perso è lo spazio per creare in profondità — per esplorare, perfezionare, collaborare in modo significativo. Oggi c’è una corsa costante, una spinta verso l’immediatezza che lascia poco spazio alla vera arte. Ma ciò che rimane — e che dobbiamo difendere — è la connessione umana, la narrazione, l’artigianalità. Persone come Carmen ci ricordano il valore dell’intenzione. Dobbiamo lottare per proteggere questo: il potere silenzioso di un’immagine sincera.

Nella tua lunga carriera hai vissuto momenti unici e catturato istanti destinati a durare. Immaginavi un simile percorso? Se dovessi condividere un aneddoto che ne riassuma l’essenza — un momento che ancora oggi ami ricordare — quale sceglieresti?
All’inizio sapevo solo che amavo la fotografia. Non avrei mai potuto immaginare il viaggio che mi aspettava — ma ricordo esattamente la scintilla. Il nostro primo incontro fu in un vecchio caffè degli anni Venti. Carmen scrutò la stanza e notò un uomo in smoking seduto in fondo. Senza dire una parola, creò un intero momento cinematografico — come in un film muto di un addio. Bevve un sorso, mi guardò e assunse una posa piena di dramma ed eleganza. In quell’istante trasformò il caffè in un palcoscenico. Non dovetti dirle nulla. Fu in quel momento che mi innamorai del suo spirito — non solo come modella, ma come forza creativa.

Cosa nutre la tua ispirazione? Di cosa hai bisogno per dare forma al tuo talento?
Mi ispira l’autenticità — le persone che si mostrano per ciò che sono, completamente. Ho bisogno di fiducia e di una vera connessione per creare un lavoro significativo. Il mio lavoro non riguarda la perfezione, ma la presenza. Carmen mi ha insegnato che una musa non è solo chi sta davanti all’obiettivo, ma il legame che si costruisce. Quella connessione continua a dare forma a tutto ciò che faccio.

Mentre ringrazio Fadil per queste sue parole così piene d’ispirazione, gli confido il desiderio di conoscere Carmen un giorno e parlare con lei di tutto.
“Se fosse qui sarebbe felice di farlo” – mi dice Fadil. “Scrivimi ciò che ti piacerebbe sapere e sarà mia premura farglielo avere. Vedrai che ti risponderà“.
L’ho fatto. E lei mi ha risposto.
Prima che leggiate la storia di Carmen e, subito dopo, le sue risposte alle mie domande mi preme porre l’ accento su un dettaglio, l’oggetto della mail ricevuta dalla modella la cui carriera è finita nel Guiness dei Primati – in cui mi scrive:
“Spero non sia troppo tardi e che sia all’altezza“

La storia di Carmen Dell’Orefice
Nata nel 1931 a Roosevalt Island (un tempo chiamata Welfare Island) – New York – da Giuseppe, violinista italiano e Margharet (detta Peggy), ballerina ungherese, l’infanzia di Carmen Dell’Orefice non è stata affatto facile.
I suoi genitori si separarono quando lei era molto piccola e fu costretta a cambiare scuola e casa più volte a causa delle condizioni economiche precarie. Amava il nuoto e la danza — per la quale vinse una borsa di studio. Erano passioni che condivideva con la madre e sognava di diventare la prima ballerina a vincere una medaglia olimpica nel nuoto.
Eppure il destino aveva altri piani per lei.
A undici anni si trasferisce a New York con la madre che, nel frattempo, aveva smesso di ballare e aveva cominciato a fare pulizie e collaborazioni domestiche per garantirle da mangiare. Un anno dopo, a causa di una febbre reumatica che la costrinse a letto diversi mesi e la indebolì, Carmen dovette accantonare quel sogno sulle punte. Tornerà però a nuotare per ritrovare uno scopo e rinforzare il suo gracile corpo fino a che un giorno, appena tredicenne, di ritorno da un allenamento in piscina, mentre era sull’ autobus, una donna le si avvicinò spiegandole che era la moglie di un fotografo di Harper’s Bazaar e pensava che suo marito potesse essere interessato a farle delle foto di prova. Le allungò quindi un biglietto e la pregò di farla chiamare da sua madre.
Dopo quella sessione di foto, ricevettero una lettera dalla redazione della rivista in cui si diceva che era una ragazzina graziosa e ben educata ma non molto fotogenica e lei ricorderà — anni dopo — quanto quelle parole furono difficili da comprendere e metabolizzare, soprattutto a quell’età.
Eppure la risoluta mamma di Carmen non era convinta della stessa cosa e, grazie all’intervento di un’amica di famiglia, riuscì a farle fare un provino da Condè Nast che editava le più belle riviste patinate d’allora.

Impazzirono per la giovanissima Carmen; era il 1945 e quello fu il primo momento di rivalsa su una vita che, fino ad allora, non le aveva regalato molte gioie.
Cominciò a comparire nelle pagine di Vogue con regolarità e nel 1947, appena sedicenne, apparve sulla copertina, segnando il primo di una serie di record che tutt’ora le appartengono.
Era la più giovane modella mai ritratta sulla rivista.
In quegli anni i suoi occhi acquamarina e il suo corpo esile furono immortalati dai migliori fotografi del mondo, da Cecil Beaton a Irving Penn, da Horst a Erwin Blumenfeld, da Norman Parkinson a Francesco Scavullo e fu anche ritratta da Salvador Dalì. Guadagnava 7,50 dollari l’ora (pari a circa 100 euro di oggi) e, seppur ancora adolescente, incarnava perfettamente l’eleganza sofisticata e matura di quel periodo.
Di Salvador Dalì ricorderà: “Cecil Beaton, con cui lavoravo spesso, mi propose di guadagnare qualche soldo extra posando per un suo amico che era un noto pittore. Il nome, Salvador Dalì, non significava nulla né per mia madre né per me. I soldi extra significavano tutto. Dalì mi voleva nuda dalla vita in su. Dato che non avevo assolutamente alcun accenno di seno concordammo, razionalizzando, che non avevo nulla da nascondere. Quando il dipinto fu finito, fui entusiasta di scoprire che Dali aveva fornito ciò che la natura aveva trascurato.
Viveva e lavorava in una suite al St. Regis Hotel. Il pavimento era disseminato di schizzi preliminari degli animali che sarebbero apparsi insieme alla mia figura nel quadro che stava dipingendo. Desideravo ardentemente quegli schizzi meravigliosi e un giorno mi disse che potevo averli in sostituzione del mio compenso come modella. Mia madre non mi permise di accettare l’offerta. Nella nostra situazione finanziaria, 7,50 dollari all’ora valevano molto più di una serie di disegni originali di Dalí…”.
Quel quadro oggi si trova a Buckingham Palace, dono di Lord Mountbatten, conte di Burma, per le nozze della Regina Elisabetta d’Inghilterra.
Stava crescendo ma, nonostante fosse una sportiva, il suo corpo era ancora acerbo e magrissimo. Le fu suggerita una cura a base di ferro, vitamine ed estrogeni per stimolare la pubertà che tardava ad arrivare a causa delle debilitazioni di cui aveva sofferto negli anni precedenti e dell’allenamento a cui si sottoponeva. In pochi mesi la filiforme modella di Vogue cominciò a diventare una giovane donna sensuale e più consapevole di quel dono che era la bellezza.

© Fadil Berisha
Alla fine degli anni Quaranta Carmen, poco più che diciottenne, era sbocciata. La sua nuova fisicità mise in crisi però il suo status nell’alta moda; mentre prima gli abiti necessitavano eventualmente di essere imbottiti, ora il suo seno florido e le spalle atletiche da nuotatrice mal si conciliavano con i lavori editoriali di cui era sempre stata protagonista.
Questa nuova femminilità, certamente più conturbante, non trovava spazio nel mondo in cui era cresciuta.
È solo il primo di una serie di momenti che metteranno alla prova la sua leggendaria resilienza nei decenni a venire.
In un mestiere in cui era difficile continuare a lavorare dopo i trent’anni, smettere a venti le parve eccessivo.
All’inizio degli anni Cinquanta cominciarono a nascere le prime agenzie di modelle e a New York si parlava molto di Eileen Ford (storica fondatrice della Ford Models, ndr.) alla quale Carmen l’amazzone, si presentò.
Eileen Ford le disse che non poteva fare molto per lei e così Carmen accettò di farsi rappresentare da Frances Gill che, seppur non molto fiduciosa, si rivelò gentile e protettiva e s’impegnò tanto per aiutarla a trovare nuovi ingaggi. Non tardarono ad arrivare in effetti; una nota casa di lingerie richiede Carmen per un’esclusiva di settore che l’avrebbe lasciata libera di posare per il resto.
Considerando che le richieste per l’Alta Moda si facevano più rare e che quella proposta le avrebbe garantito una sicurezza economica che era sempre stata difficile da mantenere, accettò. Nell’ambiente fu considerato un suicidio professionale ma la scelta si rivelò giusta.
Nella vita di Carmen entra anche un uomo, Bill Miles, più grande di lei di dieci anni, divorziato e con un figlio piccolo che viveva con i genitori della madre. Si sposano nel 1952 e da quell’unione nascerà l’unica figlia di Carmen, Laura. Il matrimonio con Miles finirà poco dopo e Carmen affronterà la maternità — e il ritorno al lavoro — da sola.
Grazie all’amica Dorian Leigh (altra supermodella di quegli anni, ndr.), che le consiglia la palestra di un amico, torna ad una forma fisica migliore di quanto avesse prima della gravidanza e anche Eileen Ford si convince che è tempo per Carmen di tornare a lavorare per i più grandi nomi del settore.
A metà degli anni Cinquanta l’immagine di Carmen Dell’Orefice era ovunque, nelle campagne pubblicitarie — fra tutte quelle del profumo N 5 di Chanel e dei cosmetici Revlon — e sulle riviste di moda dove, nella Primavera del 1957, viene ritratta a Parigi da Richard Avedon per le collezioni di alta moda pubblicate su Harper’s Bazaar.
Era tra le modelle più richieste, e meglio pagate, al mondo.

Un giorno, nell’ Agosto del 1958, Eileen chiede a Carmen di fare una sessione con un giovane fotografo in cui credeva molto, Richard Heimann. Erano agli antipodi della carriera, lei una Star con quasi quindici anni di attività e lui un fotografo alle prime armi. Fra i due scoppia la scintilla. Heimann era poco più giovane di Carmen, bello e ambizioso e, nonostante ci fosse molta intesa — anche professionale — e lui fosse molto legato alla piccola Laura, si separarono e poi divorziarono nel 1963.
Nel libro “Staying Beautiful” — pubblicato nel 1985 — la Dell’Orefice racconterà così la fine della loro relazione: “La sua credibilità iniziò a decollare rapidamente quando si seppe che poteva ingaggiare Carmen per il lavoro. Lavoravamo molto insieme e all’inizio era divertente. Andavamo in location che erano per metà riprese e per metà vacanze.
Avevo rimandato altri lavori perché preferivo lavorare con lui. Ci stavamo divertendo molto, ma man mano che la sua reputazione cresceva e la mia iniziava a scivolare a causa della mia indisponibilità verso altri fotografi, iniziò a verificarsi un cambiamento. Lavorare per lui divenne sempre più difficile. C’era una competitività che era vicina all’aggressività e spesso sfociava nella maleducazione. Non capivo allora cosa è così chiaro ora: Richard sapeva quanto fosse buono il lavoro che stava consegnando; e più migliorava, più sembrava risentirsi del fatto che spesso otteneva opportunità solo perché io facevo parte del pacchetto.
Ho deciso di stare a casa di più e di lasciare a lui il compito di portare “il pane a casa”. Non era un tentativo di salvare il nostro matrimonio, perché non sentivo davvero che fosse in pericolo. Amavo cucinare, decorare ed essere lì quando Laura tornava da scuola. Ma non era quello che Richard voleva, e non faceva che peggiorare le cose. In un certo senso, una modella è la fantasia di un fotografo, e quando gli uomini sposano le loro fantasie, la relazione si disintegra quando la fantasia si dissolve nella realtà.
Richard se n’è andato. Non me l’aspettavo, non mi aspettavo di fallire.”
Carmen Dell’Orefice e Richard Kaplan
In quello stesso anno un altro Richard fa capolino nella vita di Carmen, Richard Kaplan — architetto ed erede di una fortuna milionaria.
Carmen aveva 32 anni e quel nuovo matrimonio, che durerà undici anni, si rivelò col tempo diverso da quanto immaginava. Continuava a lavorare anche per far piacere a lui, che godeva della bellezza e della popolarità di Carmen, ma la loro visione del mondo, e della vita, era differente.
A 35 anni pensò di non avere più altro da chiedere né da dare al mondo della moda – che si stava velocemente trasformando – e avvertì Eileen Ford che si sarebbe ritirata per dedicarsi alla famiglia.
Gli anni Sessanta e l’ossessione per la giovinezza
Kaplan era ossessionato dalla giovinezza e la stessa Carmen — sempre nel libro “Staying Beautiful” — racconterà: “I nostri amici sembravano invecchiare di corsa, mentre allo stesso tempo gridavano quanto fossero moderni e progressisti. Droga, promiscuità, ribellione contro tutti i vecchi standard erano all’ordine del giorno. Sembrava ridicolo. Non volevo essere giovane come loro desideravano essere, nemmeno quando ero cosi giovane. Pensavo che Richard condividesse la mia opinione, ma mi sbagliavo. La giovinezza lo aveva sedotto; io maturavo mentre lui si rifiutava di farlo e, ad un certo punto, quando mi guardò vide una donna più vecchia. Non era un uomo deliberatamente crudele e nulla cambiò dall’oggi al domani. Ma la fine stava arrivando…”.
Nel 1974 Carmen e Kaplan divorzieranno e si ritroverà di nuovo sola.
“Nessuna donna esce indenne da tre fallimenti coniugali. Nessuna donna arriva a quella che sembra la fine di una carriera di brillante successo senza rimpianti. Nessuna donna la cui giovinezza e bellezza le avevano portato fama e fortuna termina quel periodo senza paura. Questi tre apici li raggiunsi nello stesso momento, nel mio quarantatreesimo anno.
Ero segnata, triste e spaventata. Divenni una bambola a molla manovrata dai miei amici. Mi accolsero, mi diedero da mangiare, mi trovarono un appartamento, cercarono di rimettermi in piedi. Sentivo di non potermi muovere più velocemente di quanto stessi andando, il che equivaleva a stare ferma, così immobilizzata che non riuscivo nemmeno ad accendere un televisore. Era come se qualcosa dentro di me pensasse che meritassi quello che mi era successo. Avevo sfruttato la mia fisionomia senza preoccuparmi di sviluppare risorse interiori, e ora quella psiche soffocata aveva preso il sopravvento e mi stava punendo.
Cosa ero riuscita a fare della mia vita se non lucrare su un fortuito incidente di struttura genetica? Mi sentivo umiliata, come se non avessi nulla da offrire che provenisse da dentro di me. Ero solo un’immagine, e per giunta indesiderata.”

Il ritorno sui set – ultraquarantenne – di Carmen Dell’Orefice
Quel limbo durò quasi cinque anni e poi, come un’araba fenice, Carmen rinacque dalle sue ceneri ancora una volta e, consapevole di quanto il modeling fosse ciò che sapeva fare meglio, tentò nuovamente di rientrare nel giro.
Era il 1978, aveva 47 anni e i capelli orgogliosamente bianchi.
Non fu certo facile ma riprese in mano i suoi contatti e un giorno incontrò nuovamente il fotografo Norman Parkinson che tanto aveva contato nella sua vita e nella sua carriera quando era appena cominciata. “Non sei male per una donna della tua età!”, le disse scherzando e le propose di tornare a lavorare con lui.
Da quel momento in avanti sarà un susseguirsi di nuovi lavori, di nuovi incontri e opportunità. Tutti i fotografi, gli stilisti e le riviste vorranno immortalare e farsi rappresentare da questa meravigliosa “sopravvissuta”, unica e impossibile da replicare, dal portamento elegante e dalla chioma candida.
A metà degli anni Ottanta scrive il libro: ”Staying Beautiful – Beauty secrets and attitudes from my forty years as a model”, (che custodisco gelosamente) nel quale racconta la sua vita fino a quel momento — con franchezza, ironia e obiettività — condividendo i segreti e l’attitudine necessari per mantenere la migliore versione di se stessi, nel rispetto del tempo che passa.
Non era più solamente una modella, ma un modello cui ispirarsi nella vita.

© Fadil Berisha
Seppur decisa a non sposarsi più, sul finire degli anni Ottanta incontra il conduttore televisivo e produttore David Susskind e dopo un lungo corteggiamento accetterà di sposarlo. Susskind però morì due settimane prima del matrimonio.
Carmen ne fu devastata e a quel dolore si aggiunse la scoperta di essere stata truffata dal suo gestore finanziario.
Aveva perso tutto, ma non se stessa e si buttò a capofitto nel lavoro.
Gli anni Novanta e l’incontro con Fadil
Negli anni Novanta, ultra sessantenne, parteciperà alle sfilate-evento più spettacolari, tra cui quelle di Thierry Mugler, Vivienne Westwood, Jean Paul Gaultier e molti altri, catalizzando l’attenzione e distinguendosi da tutte e conoscerà anche Fadil Berisha, il fotografo che più di tutti le sarà vicino negli anni a venire e saprà raccontarla.

Mentre rimetteva insieme i pezzi di quel disastro finanziario e un altro grande maestro della fotografia, Helmut Newton, la definiva: “Un distillato di sex appeal”, nel 1993 un nuovo uomo entra nella vita di Carmen. È Norman Levy, vedovo e magnate del settore immobiliare.
Levy era un grande amico e finanziatore di Bernie Madoff, che in quegli anni stava facendosi un nome a Wall Street — lo considerava come un figlio. Nel tempo della loro relazione Levy e Carmen frequentarono Madoff e sua moglie con grande assiduità, fino alla morte di Levy nel 2005.
Su consiglio di Levy — che l’aiutò a risolvere i precedenti guai finanziari — Carmen investì col tempo tutti i suoi beni con Madoff (che fu anche esecutore testamentario di Levy) e per diversi anni potè godere del frutto di quegli investimenti e lavorare saltuariamente.
La truffa Madoff e la perdita del patrimonio
Nel 2008 riceve una telefonata da un’amica che le chiede se sapeva qualcosa delle accuse a Bernie Madoff per truffa.
Era successo di nuovo.
Lo schema Ponzi messo in piedi da Madoff, che sconvolse l’America, lasciò Carmen Dell’Orefice e migliaia di altre persone sul lastrico.
Aveva 77 anni e, per la seconda volta nella vita, aveva perso tutto.
Ciò che era rimasto era, ancora una volta, se stessa e la sua storia.
Entra in gioco il suo caro amico Fadil Berisha che, incaricato da Rolex di lavorare alla nuova campagna mondiale, propose a Carmen di fare un test di prova da sottoporre all’azienda — era sicuro che nessuna meglio di Carmen potesse rappresentare l’eternità del marchio.
“Si doveva scegliere tra una modella giovane e Carmen” — mi racconta Fadil.
“Feci un esperimento, mostrai le foto a mia figlia che mi esortò a scegliere Carmen: “Papà la ragazza giovane è molto bella ma l’altra è superlativa!” La pensarono così anche quelli di Rolex e la campagna fu un successo senza precedenti e provvidenziale. Permise a Carmen di guadagnare 200.000 dollari e tornare ad essere protagonista di un mondo che conosceva bene e a me di diventare fotografo ufficiale di Rolex fino ad oggi”.

© Fadil Berisha
Negli ultimi quindici anni Carmen Dell’Orefice ha continuato a fare il suo lavoro in tutto il mondo, sfilando in passerella, partecipando a documentari, conferenze, programmi tv e girando spot.
Il valore aggiunto, ora più che mai, sta nella sua storia, unica, ispirazionale.
In uno di questi — per il brand Persol — dice: “Ho capito che ero un Universo in continua trasformazione. Tutti abbiamo la libertà di ridisegnare le nostre vite. Molte persone restano sbalordite, mi chiedono: “Come fai a continuare così? Hai così tanta energia!” Ma era una passione, non qualcosa che dovevo fare. È qualcosa che ho il privilegio di scegliere di fare. E lo sto ancora facendo — non ho mai finito”.
Ed è proprio così, qui di seguito, leggerete cosa mi ha risposto…
Carmen, quando la vita ti ha messo di fronte alle sfide più dure, cosa ti ha permesso di resistere e rinascere, e cosa diresti oggi a chi si sente smarrito e magari pensa di non avere più possibilità di rialzarsi?
La mia arma segreta: le persone, le persone, le persone!
Sono qui oggi sostenuta dalle preziose amicizie di una vita che custodisco con affetto… e a sufficienti proteine!
A 94 anni, è giusto dire che appartengo alla vecchia scuola, con una mentalità del tipo “fai da te”.
Non ho mai dovuto rinascere, perché ho capito presto “come stanno le cose”: non c’era nessun mostro cattivo, solo i miei pensieri, e fin da bambina sapevo che dovevo assumermi la responsabilità delle mie parole e delle mie azioni, perché c’era davvero molto da capire per imparare a vivere — e l’ho fatto!
Il mio compito, ancora oggi, è capire cosa devo fare e poi cosa scelgo di provare a comprendere del mondo, mentre lo vivo e lo sperimento con gratitudine ogni giorno.
Con una conoscenza di me stessa senza paura, ora ho il piacere di correggere i miei errori prima di farli, quando possibile.
Qual è il senso della vita, Carmen?
Ahhh dolce mistero della vita! I mortali forse non lo sapranno mai, se non attraverso l’esperienza stessa.
Il mio motto è “Non dirmi come, mostramelo!”. E poi provare a rendere l’esperienza della vita migliore per TUTTI!
Il senso della vita mi chiedi? Credo sia in tutto ciò che si riesce a sperimentare col passare del tempo.
Mi dispiace, non ho altri consigli da dare poiché sto ancora cercando di comprendere e “lavorare” su tutto ciò io stessa!
Restiamo in contatto tramite Fadil e fammi sapere come va.
Buona fortuna e un caro saluto,
CD’O
P.S. La generosità di Fadil, che dura da decenni, sia verso questo nostro mondo sia verso quello da cui proviene e quello che ha fatto per me e te oggi, dimostra certamente a questa signora “il significato della vita”.

© Fadil Berisha
Con queste parole, scritte di suo pugno e inviate via e mail, la più longeva – e straordinariamente umana – modella del mondo ha realizzato un mio grande sogno confermandomi che il tempo non va sfidato ma vissuto come un alleato.
Lei lo ha fatto.
Ascoltandolo, accogliendolo, lasciando che modellasse la sua vita e la sua storia.
Ogni esperienza, ogni sfida, ogni ritorno l’ha trasformata in ciò che è oggi, una Leggenda.
E così ci ricorda, con l’esempio, che il tempo rivela e ci definisce.
Grazie Carmen, grazie Fadil.







