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Valentina Ferrari D’Agostini – Ho sempre seguito il mio istinto

Valentina Ferrari D’Agostini – Ho sempre seguito il mio istinto

Alessandro Nava
COVER STARSSYSTEM - VALENTINA FERRARI D'AGOSTINI

Valentina Ferrari D’Agostini non è soltanto il volto di campagne internazionali e passerelle prestigiose. Dietro lo sguardo di una modella che ha conquistato il mondo della moda c’è una storia fatta di coraggio, cambiamenti e continua ricerca di sé.

Nata a Oberá nella provincia di Misiones, in Argentina, Valentina ha iniziato il suo percorso quasi per caso, quando non aveva ancora compiuto 14 anni. Da quel momento la sua vita ha preso una direzione inaspettata: il trasferimento a Buenos Aires, i primi lavori nel fashion system, il viaggio verso l’Europa e il sogno realizzato di lavorare per i grandi nomi della moda internazionale.

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Body con spalline Barbara Rizzi.

Oggi Valentina Ferrari D’Agostini guarda avanti con la stessa curiosità della bambina che amava esplorare e immaginare nuovi mondi. Dopo anni vissuti davanti all’obiettivo fotografico, ha scelto di mettersi alla prova anche nella recitazione, un percorso che le sta permettendo di andare oltre l’immagine e conoscere parti nuove di sé.

In questa intervista, la prima in Italia, si racconta con grande sincerità: parla delle sue radici argentine, della forza ricevuta dalla famiglia, delle difficoltà affrontate lungo il cammino, dell’amore, della moda sostenibile e dei sogni che ancora desidera realizzare.

Un racconto intimo di una donna che continua a evolversi senza dimenticare mai da dove è partita.

Valentina Ferrari D’Agostini: la prima intervista in Italia tra moda, recitazione e nuovi progetti

Valentina, che bello averti qui. È la prima volta che ti racconti in Italia, e soprattutto in italiano, vero?

Sì, infatti è un grande onore per me, e ti ringrazio per questo invito. È bello poter raccontare la propria storia, sapere che l’apprezzi e avere la possibilità di farla conoscere anche attraverso questa lingua. È la prima volta che rilascio un’intervista in italiano.

Allora confido di portarti fortuna. La tua energia, del resto, viene apprezzata da anni, non solo nel mondo della moda, ma anche dalle persone che hanno la possibilità di conoscerti al di là del lavoro. Io stesso ho avuto modo di incontrarti anche in contesti diversi da quello professionale e ho sempre trovato in te una bellissima luce. Il piacere, quindi, è mio.
Vorrei partire dalle origini, come faccio spesso: che bambina sei stata, Vale?

Sono stata una bambina molto giocosa. Ero una di quelle che si arrampicavano sugli alberi, sempre pronta a esplorare; sicuramente una bambina un po’ terribile. Mia mamma mi cercava continuamente: “Vale, dove sei? Stai bene? Non mangiare quello…”.

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Una piccola peste, come diremmo qui.

Esatto, una piccola peste. Sono sempre stata molto curiosa ed esploratrice, e penso che quella parte di me sia stata anche ciò che mi ha portato, negli anni, a viaggiare e a voler scoprire il mondo.

Da Oberá a Buenos Aires: il primo incontro con il mondo della moda

Mi piace partire dall’infanzia perché credo che, in qualche modo, le nostre radici raccontino già una parte del cammino che faremo. Tu hai iniziato quasi per caso, quando eri ancora giovanissima. Com’ è successo?

Avevo tredici anni. Mi trovavo a “La festa nazionale dell’immigrante” a Oberá, una grande festa nazionale dedicata agli immigrati, nella provincia da cui provengo Misiones, che viene chiamata appunto la terra degli immigrati.
Io sono anche di origine svedese e durante quella manifestazione ogni comunità presenta la propria cultura: ci sono i tedeschi, gli arabi, gli svedesi, i polacchi… Ognuno porta le proprie tradizioni, il cibo, la musica e gli abiti tipici. Si aprono le case, è una festa bellissima, che dura più di una settimana, agli inizi di settembre.
Quel giorno indossavo il tradizionale costume svedese. Ero appena uscita dall’esibizione di danza quando alcune persone di un’agenzia mi fermarono e mi chiesero:
Hai mai pensato di fare la modella?

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Body con spalline Barbara Rizzi.

Una domanda che ti ha cambiato la vita.

Sì. Conoscevo quel mondo perché dalla mia zona provenivano diverse modelle e modelli che lavoravano anche a livello internazionale e la mia mamma mi faceva sfogliare le riviste di moda.

Quindi la moda non ti era del tutto estranea. Ti affascinava?

Mi piaceva molto. Da bambina giocavo a sfilare, indossavo vestiti, pezzi di tessuti, mi facevo delle gonne, dei cappelli.

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Body con spalline Barbara Rizzi.

In qualche modo era già un sogno.

Sì, però non è mai stato qualcosa che ho voluto cercare.
Quando arrivò quell’opportunità ricordo di essermi spaventata. Venivo da una piccola città e, come succede spesso, avevamo una certa diffidenza verso le grandi metropoli. Quando qualcuno ti dice: “Siamo un’agenzia di modelli di Buenos Aires“, un po’ di paura è inevitabile.

Ed è comprensibile, soprattutto considerando la tua età.

Assolutamente. Però poi le cose sono andate avanti e pochi mesi dopo ho preso un volo con mia mamma e siamo andate a Buenos Aires. Lì ho realizzato il mio primo editoriale. Ricordo che mi avevano truccata molto: avevo appena compiuto 14 anni e mi trovavo in un mondo completamente nuovo.

Da una piccola città a un set fotografico professionale: immagino sia stata un’emozione fortissima, soprattutto pensando che quello sarebbe stato l’inizio di tutto il tuo percorso che poi ti ha portata a vivere esperienze straordinarie, tra cui diventare il volto di Giorgio Armani, un nome che rappresenta il massimo prestigio nel mondo della moda. Ma torniamo ancora un attimo indietro. Quando sei arrivata a Buenos Aires con tua mamma e hai vissuto il tuo primo set, hai memoria di cosa provavi? Pensando anche alla bambina che giocava a sfilare in casa o sfogliava le riviste…

All’inizio mi sembrava ancora un gioco. Poi, quando le cose hanno iniziato a diventare più serie, con più chiamate e lavori confermati, ho iniziato a rendermi conto della realtà.
Bisogna considerare che io vivevo a mille chilometri da Buenos Aires.

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Pantaloni a zampa in crochet J. Salinas.

Quindi anche solo partecipare a un casting era complicato.

Sì, molto. Quando il lavoro ha iniziato a diventare più concreto, ricordo di aver avuto paura all’idea che volessero mi trasferissi a Buenos Aires per finire lì le scuole superiori.
Io non volevo lasciare tutto: rinunciare ai miei amici, la mia città, la mia terra, la mia famiglia, persino le persone che avevo intorno ogni giorno, come i vicini di casa. Erano tutti elementi che facevano parte della mia vita.

Eri ancora molto giovane, certo. Però evidentemente qualcosa dentro di te ti ha spinta a fare quel salto.

Sì, assolutamente.

Pantaloni a zampa in crochet J. Salinas.

Il sogno di lavorare per Giorgio Armani

E quel salto poi è diventato ancora più grande, perché dopo Buenos Aires sei arrivata in Europa per la prima volta.

Il primo viaggio dopo Buenos Aires è stato a Parigi, poi sono stata a Londra e dopo un anno sono arrivata a Milano, dove ho deciso di rimanere.
A Milano avevo un sogno da compiere: sfilare e lavorare per Armani. È stato un largo lavoro…volevo dire lungo, molto lungo.
Scusa quando mi emoziono, inizio a mischiare le parole.

È una cosa bella, perché riconosco quanto lavoro e quanti sacrifici ci sono dietro a una storia come la tua. Spesso chi guarda da fuori immagina solo la parte più luminosa del modeling: le campagne, le passerelle, i grandi eventi. In realtà è un mestiere estremamente impegnativo e competitivo, soprattutto perché si comincia giovanissimi e tante cose della vita non si conoscono ancora. Io penso che chi riesce a costruire una carriera in questo ambiente abbia una grande capacità di resistenza. Che cosa ti ha lasciato questo lavoro in questi anni? Quali consapevolezze hai maturato?

Penso che la resilienza sia stata la qualità che più mi ha permesso di diventare la persona che sono oggi e di arrivare dove volevo arrivare.
È stata quella a darmi la consapevolezza più grande: quella di voler continuare a lavorare, a studiare, in questo caso anche nella recitazione, a viaggiare e a inseguire nuove possibilità.
Anche quando avevo pochi soldi in tasca, pensavo: “Va bene, farò il massimo per risparmiare, per poter andare a Parigi e tentare la fortuna”.

Valentina Ferrari D’Agostini e la recitazione: una nuova sfida artistica

Una cosa che mi colpisce molto di te è proprio il fatto che tu continui a parlare di studio e di crescita. La recitazione è un’altra grande passione che stai coltivando. Sei stata in una produzione importante come quella de Il Diavolo veste Prada 2 e prossimamente ti vedremo in una nuova serie Netflix. Il tuo ingresso anche in quel mondo è quindi iniziato. Che cosa ti dà la recitazione?

La recitazione mi permette sicuramente di uscire dagli schemi che ho imparato nel modeling.
Nel lavoro di modella c’è sempre molta attenzione all’immagine: devi apparire al meglio, conoscere il tuo profilo migliore, essere sempre pronta e al cento per cento quando affronti un casting. È parte di quel mestiere.
La recitazione, invece, mi ha insegnato ad andare oltre quella superficie. Mi ha aiutata a comprendere meglio anche quelle emozioni o situazioni che magari prima mi facevano arrabbiare o che vivevo come tragedie.

Per certi versi fare una lezione di recitazione è quasi come andare dalla psicologa, perché richiede un grande lavoro di introspezione.

Quello che magari prima rappresentava una difficoltà, oggi può diventare uno strumento.

Esatto. Le delusioni, le sofferenze, anche gli amori finiti: tutto quello che vivi può diventare qualcosa che utilizzi quando devi interpretare un personaggio.
Studiare recitazione mi ha fatto capire meglio il potere che abbiamo dentro. Per certi versi fare una lezione di recitazione è quasi come andare dalla psicologa, perché richiede un grande lavoro di introspezione.
È un percorso di scoperta di sé: impari a conoscere parti del tuo carattere, emozioni e aspetti della tua personalità che poi puoi mettere al servizio di una storia.

Il dolore per la perdita del padre

Abbiamo parlato di resilienza e di quanto sia stata fondamentale nel tuo percorso. Ti va di raccontarmi un momento particolarmente difficile della tua vita?

Sicuramente la perdita di mio padre.
È venuto a mancare improvvisamente, e in quel momento ho dovuto fare una scelta molto importante, cercando di avere una grande lucidità nonostante il dolore.
Mio padre è morto una settimana prima della partenza per il mio primo viaggio in Europa. Avevo 18 anni e stavo per andare a Parigi.

Un viaggio che immagino fosse stato preparato da tempo, con aspettative, sacrifici e anche un investimento economico importante.

Sì, assolutamente. Anche perché il modeling non è un lavoro in cui ti viene semplicemente regalato tutto. Sei tu che, attraverso il tuo lavoro, costruisci le opportunità.
Molte persone mi chiedono: “Ma non ti pagano tutto?”. In realtà magari può essere l’agenzia ad aiutarti con un biglietto, ma poi sei tu che devi lavorare, ripagarlo e dimostrare il tuo valore.
Quando mio padre è mancato, una settimana prima della partenza, mi sono chiesta: “Che faccio? Rimango qui?”.
Ero tornata nella mia città, nella mia terra, ma avevo già lasciato tutto a Buenos Aires, anche la mia casa.
Poi ho pensato a mio padre. Lui era molto orgoglioso di quella partenza, conosceva tutto il percorso che avevo fatto, tutti i sacrifici che c’erano dietro.

Non poteva che essere orgoglioso del fatto che tu scegliessi di seguire il tuo sogno.

Esatto. Ho pensato: “So che lui sarà accanto a me qualunque scelta io faccia, ma sicuramente vorrà che che continui a perseguire il mio sogno”.
E così ho fatto.

La vita privata di Valentina Ferrari D’Agostini

Il rapporto con la famiglia

Ho letto quanto sei legata al tuo Paese d’origine, alla tua famiglia, a tua mamma e a tua sorella, che oggi è qui con noi. Quanto conta questo legame quando spesso ti trovi lontana, da sola, magari in luoghi bellissimi e facendo un lavoro che ami, ma comunque distante dalle tue radici?

Per me è la cosa più importante.
La famiglia è fondamentale, ma penso anche alla famiglia che scegliamo nella vita. Quando sono partita e sono venuta a vivere in Italia — a settembre saranno nove anni — mi sono costruita una nuova famiglia attraverso gli amici.
Per me è una delle forme d’affetto più belle, più naturali e più pure.
Sono loro che alimentano la mia forza, perché so che anche dall’altra parte del mondo ci sono persone che mi sostengono e mi mandano energia positiva.

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L’amore con Alessandro Egger

L’energia è tutto: saperla riconoscere e saperla trasmettere è davvero importante. E l’amore?

Sono molto contenta in questo momento, perché ho trovato una persona con cui condividerlo. (Il modello e attore Alessandro Egger, ndr)
Ho sempre detto che in amore si debba trovare qualcuno con cui camminare insieme. In spagnolo diciamo: “Cada uno tiene su camino”, ognuno ha la propria strada.
La cosa bella è trovare una persona al tuo fianco che nel proprio percorso sia pronto a sostenerti, accompagnarti, è bello tifare l’uno per l’altra.

Ed è proprio questo il senso di una coppia: aggiungere energia, valore e possibilità alla vita dell’altro. Guardando al futuro, quali sono i tuoi prossimi obiettivi, non solo professionali ma anche personali?

Sicuramente continuare a studiare recitazione, perché è qualcosa che mi stimola profondamente.
È anche il motivo per cui ho deciso di investire tanta energia in questo percorso. Il modeling mi ha dato tantissimo: ho iniziato a 14 anni e oggi ne ho 27, quindi è stato una parte fondamentale della mia vita e mi ha permesso di essere qui.
Ma penso sia giusto iniziare anche un nuovo percorso di scoperta e di evoluzione, qualcosa che continui a tenermi viva e motivata.

Valentina Ferrari D’Agostini – tra Moda e Cinema

Quando sei stata sul set de “Il Diavolo veste Prada 2” parliamo chiaramente di una produzione enorme, hollywoodiana. Al di là della stanchezza, dei tempi di attesa e della macchina organizzativa, che cosa  trasmette un set di questo livello?

Sarei andata anche se mi avessero detto: “Devi stare lì in piedi cento ore senza fare nulla”. Lo avrei fatto comunque.
Perché studiando recitazione ho capito quanto sia importante saper cogliere le occasioni.
Ogni esperienza insegna qualcosa, soprattutto quando si tratta di comprendere le dinamiche di un set, i tempi, il lavoro di squadra. Sono cose che non puoi imparare soltanto sui libri.
In un certo senso è simile al modeling: ci sono persone che studiano il posing, imparano come affrontare un casting, come muoversi davanti alla macchina fotografica. Anche quello è un mestiere che si apprende.

Spesso si dimentica che dietro l’immagine , apparentemente naturale, c’è una grande preparazione. Ci sono regole, professionisti e un lavoro di squadra enorme.

Assolutamente. E vedere tutte quelle persone lavorare insieme sul set è stato per me un regalo enorme.
Perché magari studi con un acting coach, studi teatro, ti prepari da sola, ma poi quando sei davvero sul set vivi qualcosa di completamente diverso.

Continuando a sognare, che tipo di ruolo ti piacerebbe interpretare? Hai mai immaginato un personaggio nel quale ti piacerebbe vederti?

Sicuramente mi considero una persona abbastanza drammatica quando recito.
Ho fatto teatro e il teatro mi ha aiutata tantissimo a superare quella paura di dover essere sempre perfetta, che nel modeling è molto presente.
Mi piacerebbe interpretare qualcosa di completamente diverso dall’immagine che le persone hanno di me attraverso la moda.
Vorrei sorprendermi e farmi vedere sotto un’altra luce.

Tank top a coste d’archivio, gonna midi con cristalli Collini, gioielli Arianna Fabiano.

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Valentina Ferrari D’Agostini, la passione per il second-hand e la moda sostenibile

Torniamo alla moda, che per te, al di là del lavoro, è evidentemente una grande passione. Basta guardarti per capire quanta ricerca ci sia nel tuo modo di vestire. So che da tempo presti grande attenzione al riutilizzo degli abiti, al second-hand, e che a Milano hai anche organizzato iniziative molto apprezzate su questo tema.
Perché è importante ricordare che lo stile è qualcosa che prescinde dal brand ma è più legato ad un lavoro di consapevolezza di sé?

Che bella domanda, grazie Ale. Mi sembra un tema molto interessante perché spesso le persone hanno l’idea che, lavorando nella moda, si debba necessariamente avere un armadio pieno di abiti firmati o indossare continuamente determinati brand.
Io ho alcuni capi di grandi marchi nel mio guardaroba, ma molti sono second hand, perché è un’abitudine che ho iniziato diversi anni fa.
Per molto tempo sono stata vegana — oggi non lo sono più per motivi legati alla mia specifica salute, perché con il mio stile di vita e i tanti viaggi non riuscivo a seguire correttamente quel tipo di alimentazione — ma quel percorso mi ha portata a informarmi molto sul rapporto tra consumo, scelte personali e responsabilità.

Una delle industrie che ha un impatto molto forte sul pianeta è proprio quella della moda, soprattutto quando si parla di produzione d’abbigliamento senza criterio e di consumo eccessivo.

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Camicia in seta con dettaglio di lacci Collini, pantaloni Aleph, décolleté con fibbia Scarosso, gioielli Arianna Fabiano.

Nel proprio piccolo, quindi, cercare di contribuire a un cambiamento.

Esatto.
Una delle industrie che ha un impatto molto forte sul pianeta è proprio quella della moda, soprattutto quando si parla di produzione d’abbigliamento senza criterio e di consumo eccessivo.
Per questo ho iniziato ad avvicinarmi sempre di più ai mercatini, agli abiti di seconda mano, alla ricerca di pezzi con una storia.
In Argentina, da dove vengo io, è sempre stata una cosa molto naturale: indossare i vestiti di una cugina, di un’amica, di una persona che non li utilizzava più. Non era qualcosa di strano.
Quando sono arrivata in Italia, invece, ho notato che il second-hand veniva visto con uno sguardo diverso, quasi come qualcosa di meno prestigioso. Per questo all’inizio qui mi ero tenuta lontano da quel mondo.
Poi ho deciso di tornare ad esplorarlo e ho scoperto qualcosa di bellissimo: negli abiti di seconda mano sento spesso un’energia diversa, più interessante.

Tu trasmetti una grande serenità e una forte centratura. È stata una conquista nel tempo? Perché prima mi raccontavi di essere stata una ragazzina molto ribelle.

Sì, ma continuo a esserlo! Aspetta che usciamo da qui e lo vedrai. (ride)
Penso semplicemente di essere me stessa.
Raccontare qualcosa che mi rappresenta è ciò che mi permette di sentirmi libera, e sicuramente anche il contesto aiuta. In questo spazio mi stai dando la possibilità di raccontarmi davvero, sono molto tranquilla, felice di quello che sto facendo, quindi grazie.

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Camicia in seta Collini, gioielli Arianna Fabiano.

Avere la possibilità di raccontarsi porta con sé anche una responsabilità. La figura della modella spesso viene associata a un ideale, a un’immagine quasi perfetta. Invece è importante mostrare anche la parte umana, le fragilità, il percorso che c’è dietro.

Sì, assolutamente.

Se potessi incontrare oggi la Valentina di 13 anni, quella ragazzina che giocava a sfilare in casa e che non immaginava ancora tutto ciò che sarebbe successo, che cosa pensi che ti direbbe?

Che devi fidarti di quello che senti di voler fare.
Che sarai sempre guidata non solo dagli angeli che ti custodiscono, ma anche dalle belle persone che incontrerai lungo il cammino.
E anche se a volte certe persone pensi che possano ferirti, servirà ad insegnarti qualcosa e renderti più forte.
Mi direbbe di credere profondamente in quello che faccio, perché arriverà un momento in cui vedrò realizzarsi ciò che ho immaginato. E quel momento è arrivato, ma so che arriveranno ancora tante cose.

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Camicia in seta Collini, gioielli Arianna Fabiano.

Hai fede, Vale?

Tanta.
Sono una persona che crede molto nelle energie. È qualcosa che mi ha sempre interessata.
Ho Fede anche nell’istinto. Sono una persona che ascolta tanto se stessa e che si sente guidata.

Le riflessioni di Valentina Ferrari D’Agostini sul futuro

Prima parlavamo del tempo che passa e di quanto sia importante continuare a immaginare il futuro. Se guardi avanti di dieci anni, che cosa immagini?

È una domanda che mi sono posta anche dieci anni fa.
Oggi mi trovo sicuramente in una posizione migliore rispetto a quella che immaginavo allora. Non smetto mai di proiettare quello che vorrei però so che l’Universo alla fine ricompensa più di quanto si possa immaginare.
Vorrei tanto continuare a lavorare nella recitazione.
E mi piacerebbe anche esplorare altri aspetti del cinema, magari studiare la direzione o la fotografia.

Sei una creativa. È bello pensare a un percorso che non si limita a stare davanti alla macchina da presa, ma che possa portarti anche dietro, sono abbastanza sicuro che avrai modo di sperimentare anche questo e ci ritroveremo allora per raccontarcelo.

Tra dieci anni?

Anche prima! Grazie Valentina.

Grazie a te Ale per questo spazio.

Crediti:

Editor in Chief: Alessandro Nava

Ph: Federica Santeusanio

Stylist & Art Director: Victor Rodriguez

MUA: Francesco Baldo

Hair: Floriana Cappucci

Filmmaker: Marco Megueni

Location: RSB Studio

Brands:

Aleph, Arianna Fabiano, Barbara Rizzi, Collini, Eloise, J. Salinas, Guess, Scarosso.

Special thanks:

D’Management Group, EMDL, Ghost Studio, JMO Studio, Logos PR, Menotrenta, Pil Communication, Teresa La Fosca.

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