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Vittoria Schisano – Non dimentichiamoci mai di amare

Vittoria Schisano – Non dimentichiamoci mai di amare

Alessandro Nava
Vittoria Schisano indossa un trench Balestra blu elettrico, con sguardo verso l' obbiettivo, dietro di lei una cupola con con tegame blu.

Sulla mia copia dell’autobiografia di Vittoria Schisano – “La Vittoria che nessuno sa” edito da Sperling & Kupfer – , scritta con Angela Iantosca, c’è una dedica a cui tengo molto: “… ad Alessandro, con la stima di sempre. Nell’attesa di una nuova fantastica copertina! T.V.B. Vittoria”.

Era il 2017 e Vittoria Schisano era già molto più di un’attrice: era un simbolo di verità e coraggio, che si ammirava e di cui si discuteva, perché capace di trasformare la propria vita e vivere il ruolo più autentico e potente che si possa interpretare: essere se stessi.

Quel libro l’ho letto tutto d’un fiato e l’ho consigliato a molti, perché dentro c’è il racconto sincero di un percorso fatto di sogni inseguiti con tenacia, di battaglie vinte con il cuore, di ferite trasformate in forza e di una ricerca costante di verità, che le ha permesso di conquistare, non senza fatica, la libertà che desiderava.

Da quel momento, sono trascorsi molto anni e Vittoria non ha mai smesso di evolversi e far sentire la sua voce, d’immaginare, di recitare, di scrivere la sua storia e vivere appieno il suo amore per Donato Scardi, l’imprenditore che le sta accanto da allora.

Oggi è cresciuta, come artista e come persona. Lo dimostra il successo internazionale della serie Netflix “La vita che volevi”, che non solo l’ha consacrata con un Nastro d’Argento, ma le ha permesso di riconoscere ciò che conta davvero, viverlo e condividerlo.

Di interviste e copertine ne ha fatte tante, ma questa ha un sapore speciale perché non promuove nessun film, nessun programma tv, nessun nuovo libro. È una promessa mantenuta che contiene un messaggio a cui Vittoria (e anche noi) tiene molto: “Rallentiamo, ascoltiamoci e non dimentichiamoci mai di amare”.

A ritrarla nella sua nuova “casa”, il Salento, un fotografo d’eccezione. Anzi, un “Fotografo per amore”, il suo Donato.

In questo nuovo capitolo della sua vita, Vittoria ha scoperto che il vero successo non si misura con i premi o le classifiche, ma con la possibilità di fermarsi, riconoscere la bellezza delle piccole cose e circondarsi d’ amore.

È questa la sua vittoria più grande.

Vittoria Schisano in cappotto nero lungo posa con braccia conserte davanti a un antico portone in legno, fotografia in bianco e nero.
Cappotto SU, scarpe Scarosso

Intervista a Vittoria Schisano

Quando ci siamo visti sul set ti ho detto subito che ti trovavo raggiante: hai una luce nuova negli occhi. Sembra proprio che il Salento ti faccia bene. È così?

Grazie Ale! Ero stata in Salento ancor prima di girare “La vita che volevi”, ma non l’avevo scoperto veramente. Ero stata lì troppi pochi giorni e quindi sì, avevo apprezzato le bellezze del territorio, d’altronde di posti belli ce ne sono tanti in Italia, ma era finita lì.

La differenza questa volta l’hanno fatta le persone che mi hanno accolta, che mi hanno fatto sentire a casa. Vivendo lì per cinque mesi durante le riprese della serie sono stata veramente trattata come una di famiglia e ho conosciuto persone che mi hanno fatto venire la voglia di vivere lì, ecco.

Vittoria Schisano sorridente in cappotto nero regola il sandalo SCAROSSO ai piedi davanti a un portone antico in legno scuro.
Cappotto SU, scarpe Scarosso.

Ammetto che quando l’ho saputo sono rimasto sorpreso: non ti avrei mai immaginata a vivere lontana da Roma.

Probabilmente neanch’io! (ride) Se mi avessero detto dieci anni fa che sarei andata a vivere in Salento, ci saremmo fatti una risata e ti avrei detto che non sarebbe mai successo. Sono sempre stata molto legata a Roma, alla città. Essendo poi nata in provincia (a Pomigliano d’Arco, ndr) ho sempre anelato alla città, era giusto così. Quando sei giovane hai bisogno di vivere il mondo lontano da casa, formarti e scoprire chi sei. Poi si chiudono dei cerchi. Tornare in Salento, con la maturità di oggi e con l’esperienza di “Gloria” nella serie, mi ha regalato una nuova consapevolezza.

Io credo che ci sia sempre uno scambio tra attrice e personaggio, è vero che l’attrice regala verità al personaggio che interpreta, ma è anche vero che poi il personaggio ti lascia qualcosa di sé.

Primo piano di Vittoria Schisano in cappotto nero posa  davanti a un antico portone in legno
Cappotto SU

Vittoria Schisano e il Nastro d’Argento

“La vita che volevi” ha avuto un successo enorme, non solo in Italia. E per te è arrivato anche il Nastro d’Argento. Era il momento che aspettavi?

È un momento che arriva sicuramente dopo tanti anni di lavoro, di dedizione, di sacrificio. Ancora non avevo avuto la mia possibilità, ancora non avevo avuto un ruolo che mi desse realmente modo di esprimermi. Avevo fatto altre cose in passato, però ero sempre stata io, in qualche modo, a regalare qualcosa di me ai personaggi. In questo caso mi sono completamente affidata a Ivan (Cotroneo, regista della serie ndr), perché lo conosco da tanti anni, mi fidavo della sua sensibilità e mi sono voluta completamente dare.

Avere avuto un personaggio così risoluto addosso, per così tanto tempo, alla fine mi ha messa anche in condizioni di poter pensare in un modo diverso. C’è stato un periodo in cui non capivo più dove finissi io e dove iniziasse “Gloria” (sorride); tant’è vero che poi, finita la registrazione, per tanto tempo ancora era lì dentro di me, intorno a me; ho fatto quasi un po’ fatica a recuperare me stessa, anche perché nei panni di “Gloria” ci stavo molto bene (ride).

Cosa ti piaceva così tanto di Gloria?

Io ho sempre avuto una visione romantica della vita. Gloria, invece, è una donna che risolve, per sé e per gli altri. È forte, determinata, quindi vivere con il suo modo di vedere le cose, il suo modo di pensare, è stata una cura. Io credo che ognuno di noi debba avere almeno un’amica come Gloria! (sorride)

Giacca e pantaloni gessati SU, ballerine Scarosso

L’attestazione del tuo valore d’attrice attraverso quel premio e, soprattutto, attraverso il grande consenso di pubblico, cosa pensi abbia aggiunto nella percezione di te nell’ambiente e, soprattutto, cosa ha contribuito a farti capire?

È un riconoscimento di cui sono molto grata e che, ripeto, arriva dopo tanto tempo. Come sai, a quasi diciott’anni mi sono trasferita a Roma e ho iniziato a studiare recitazione. Sono sempre andata in questa direzione, a volte facendo dei passi falsi, perché fanno parte anche quelli del percorso, poiché quando si è giovani si fanno delle cose in modo spesso inconsapevole ma poi diventi grande, ti confronti, cerchi di capire quali sono i ruoli che ti piacerebbe fare e perché. Capisci che un’attrice non è soltanto una bella faccia che sorride, ma deve farsi anche responsabile e portavoce dei messaggi che veicola, attraverso le sue interviste, attraverso i personaggi che sceglie d’ interpretare, per come si pone e quindi si ha una grande responsabilità.

Ti conosco da tempo e so quanta serietà e passione metti nel tuo lavoro. Quando costruisci un personaggio, da dove parti?

Parto sempre dal mio mondo interiore. Immagina di affidare lo stesso ruolo a dieci attrici diverse, avremmo dieci risultati diversi, perché ognuno di noi prende quell’esperienza nel proprio vissuto e se non ce l’hai, la prendi nel vissuto delle persone che ti stanno accanto.

Qualcuno ha pensato che la storia di Gloria ne “La vita che volevi” potesse essere la mia storia personale; in realtà è una storia d’invenzione che viene dalla penna di Ivan Cotroneo e di Monica Rametta e, seppure ci siano dei punti di contatto con me, in realtà siamo due donne completamente diverse.

Tuttavia io ho cercato quell’esperienza, quell’emotività dentro di me tant’è vero che Ivan, in una sua intervista, ha detto che Gloria è stata così tanto amata perché ho regalato verità al personaggio. In qualche modo è così, perché io non ho mai recitato, nel senso che in quei mesi era assolutamente lei, ho creduto ad ogni frase che ho detto, ad ogni emozione che ho vissuto, bella o brutta che fosse, in una sorta di simbiosi e forse è stato questo che l’ha fatta amare anche fuori dall’Italia, perché poi, in fondo, tutti abbiamo bisogno di amare ed essere amati, no?

Anche se ci nascondiamo dietro un fare un po’ cinico, perché quasi ci vergogniamo in questo momento storico a dire “Voglio amare, voglio essere amata, ho bisogno d’amore”; sembra quasi che non si abbia più il diritto e invece io come attrice, ma credo anche il cinema stesso, voglio rivendicare proprio questo; avere la possibilità di far pensare, di portare emozioni, di far cambiare idea e di educare lì dove è necessario; siamo in un momento storico, politico e culturale in cui ci vuole essere tolto il diritto di sognare, il diritto di avere delle ambizioni, di vivere la propria unicità.

VITTORIA SCHISANO 11
Giacca e pantaloni SU, ballerine Scarosso.

Vittoria Schisano – Donato Scardi è il mio giorno speciale

Durante la giornata dello shooting ho potuto vivere l’unicità del rapporto che ti lega a Donato da tanti anni ormai, ed è bellissimo. Chi è Donato per te?

Sai, quando due persone scelgono di amarsi, ma non sono costrette da convenzioni sociali o dall’età biologica che si avvicina o dalla voglia di avere i figli e scelgono quotidianamente di amarsi, è come se ogni giorno diventasse un giorno speciale, ed è così che dev’essere. Donato per me, è il mio giorno speciale, il mio giorno speciale che è fatto di quotidianità, oserei quasi dire banale. Il lusso della semplicità, il lusso di sapere che accanto a te hai una persona speciale con la quale vuoi condividere il tuo tempo a prescindere da quello che poi andrai a fare, puoi fare una passeggiata, mangiarti una bruschetta, progettare il futuro, perdere la nozione del tempo. Ti racconto questa, l’altro giorno eravamo ad una cena e una persona ci ha chiesto da quanto tempo fossimo assieme e gli ho risposto: ”Il 20 Agosto saranno nove anni”. E lui mi fa: “Wow, vi siete distratti perché oggi è 27!”

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Gilet pied de poule Cettina Bucca

E’ condivisione quindi la parola chiave?

Assolutamente! E poi mi ha dato anche un po’ il centro, devo essere onesta. È una persona più grande di me, che mi ha insegnato a guardare il mondo con altri occhi. Avere accanto un uomo che tutti i giorni, appena si sveglia, dice: “Buongiorno amore mio!”, ti dà serenità, ti dà consapevolezza, ti dà quel senso di famiglia al quale io ambivo. Non ho avuto altre persone così importanti nella mia vita e in Donato… non lo so (sospira), ho trovato tutto ciò che desideravo.

Un altro sogno che si è avverato…

È un insieme di cose, in alcuni momenti è un fidanzato, in altri un amante, un amico, poi un fratello, poi un padre, ma anche un socio, è tante cose assieme. Ed è bello perché nonostante viviamo a stretto contatto e nonostante siano passati nove anni, non ci siamo minimamente annoiati, c’è ancora quell’entusiasmo di volersi confrontare, di voler condividere qualunque cosa.

E infatti è nata anche un’intesa professionale, una comune visione della Vita, della Bellezza, a cui state lavorando.

Donato è sempre stato un imprenditore eclettico, ha sempre fatto impresa ad ampio spettro, si è occupato di ristorazione, di immobili e questo ha fatto sì che potessi dare forma all’altra mia grande passione. Nessuno sa in realtà che io ho due grandi amori fin da adolescente, da una parte il Cinema e dall’altra l’Architettura, l’interior design. Chiaramente quando hai diciotto anni è già molto difficile fare una cosa, figuriamoci farne due e quindi è prevalso il mio amore per la recitazione. Adesso che sono adulta e che ho delle possibilità diverse, sia di tempo che economiche, ho recuperato quell’amore, e mi sono resa conto che poi alla fine, come dicevi tu, tutto torna.

Ovviamente adesso queste case, mentre prima le affidava a degli architetti e degli interior designer, adesso me ne occupo io e quindi sto sfogando quell’aspetto della mia creatività (ride di gusto). Abbiamo un unico problema, perché io sono sempre quella romantica di cui sopra, quindi quando finiamo una casa, per me è la nostra. Le vivrei tutte quante. E invece Donato, che è un imprenditore e quindi bada ai numeri, vende tutto e spesso insomma, non è che litighiamo, ma quasi. (ride)

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Top e pantaloni Balestra, gioielli PDPAOLA.

Parte delle foto di questo servizio le abbiamo scattate in un luogo che per te ha un significato speciale e che ti piacerebbe ritrovasse splendore. Perché?

Sì, sono al settimo cielo. “Palazzo delle Monache”, è questo il nome che avrà il Boutique Hotel che stiamo realizzando. Si chiamerà così perché questo immobile prima apparteneva alla Chiesa, era un convento dove le monache ci facevano l’asilo del paese. 

Ho saputo di questo Palazzo durante le riprese della serie, così un giorno dico a Donato: “Dai oggi sono libera dal set, portami a vederlo”; sai Ale per me andare a vedere case è come andare a vedere una mostra, un’opera d’arte, è qualcosa che mi piace molto, immaginarmi le vite che hanno vissuto quei luoghi, ascoltare lo spazio e andare esattamente lì dove lui ti porta. 

Arriviamo a quel famoso portone e io già non capivo più niente, lo varchiamo, entro nella prima corte, mi giro e quella cupola che mi sovrasta mi manda praticamente nella sindrome di Stendhal, ho sentito subito la voglia di riportarlo al suo splendore, interpretarlo così come le mura mi suggerivano, non volevo minimamente alterarlo ma semplicemente farlo risplendere: lascerò i muri esterni così come li ho trovati, semplicemente li pulirò e li farò abbracciare dal verde, un’altra mia passione. (sorride)

Ci sarà una cucina enorme, come quella delle nonne, mi piace immaginarmi le monache che gironzolavano per queste stanze mentre preparavano leccornie per i bambini. Le camere saranno cinque ognuna con una SPA privata, voglio che sia un luogo dove chi vi entra possa vivere lentamente, gustandosi un fico appena raccolto, un tagliolino al limone fatto con quelli dell’albero che domina la prima corte, sorseggiare un espresso a bordo piscina. Ah dimenticavo, è anche il luogo dove mi voglio sposare, dove vorrei invecchiare.

Vittoria Schisano indossa un trench blu elettrico Balestra in posa elegante all’aperto, con sfondo architettura mediterranea e cupola colorata.
Trench Balestra.

Com’è cambiata la percezione del tempo in questi anni? Come lo vivi adesso il suo scorrere, è un alleato o un nemico?

Guarda, questa è una cosa che ho scoperto con grande gioia, nel senso che quando ero più giovane, vedevo intorno a me persone con la paura della vecchiaia, angosciate dal passare del tempo. Io invece l’ho sempre trovato una gran figata, nel senso che più il tempo passa, più sei consapevole e più impari ad amarti, ad apprezzarti. Scopri che le cose che prima non ti piacevano adesso ti piacciono. Impari a non fare un dramma se il capello è fuori posto, sposti il centro. È un processo che è cominciato qualche anno fa, quando dal centro di Roma ci siamo trasferiti nella campagna romana e, almeno all’inizio, fu un dramma per me che volevo rimanere nel cuore della città, abbiamo anche litigato. Ci siamo trovati lì durante la pandemia e ogni tanto guardavo Donato e gli dicevo: “Benedetto il giorno che mi hai portato a vivere in campagna”. 

Che poi campagna, eravamo dietro Ponte Milvio, per farti capire quanto fossi “cittadina inside” (ride). Vivere nel Salento adesso ha accelerato in questa direzione, ho imparato il lusso del vivere lentamente e ho capito con piacevole sorpresa che davvero, prima o poi, accadono le cose cui ci sentiamo destinati.

Saper ascoltare la vita, i suoi segnali ed essere pronti ad assecondarli riserva spesso sorprese piacevoli….

Vero! Se ci pensi, ci si affanna spesso a rincorrere non si sa bene quale cosa, e questo ok, fa parte della giovinezza e dell’inesperienza con cui ci si approccia alla vita. Poi cresci, diventi grande, rallenti e impari ad apprezzare quello che hai, a sentirti fortunata per quello che la vita ti regala, essere grata anziché stare sempre lì a pensare a qualcosa che ti manchi o non vada bene, che voglio dire, è una grande sconfitta. Scopri che rallentando, metti meglio a fuoco e anche gli altri ti guardano diversamente, e accadono quelle cose che non sono accadute in così tanto tempo.

A proposito del guardare e dell’essere guardati, come si coltiva una relazione lunga e intensa quando uno dei due è una personalità conosciuta? Che confini avete messo per proteggere il vostro legame?

Allora guarda sicuramente c’è uno spazio tutto nostro, questo proprio per mia volontà. Mi piace avere un privato che sia soltanto mio. Essendo io molto pubblica, professionalmente parlando, e amando la compagnia dei miei amici – che sono la mia famiglia – siamo sempre assieme a tanta gente, ci piace condividere con loro le vacanze piuttosto che cene ed eventi. Poi però c’è sempre un momento che ritagliamo solo per noi. A casa nostra, abbiamo una stanza dove possiamo accedere solo noi due, questo per una mia visione romantica. Anzi, quando magari Donato qualche volta, così per ingenuità, facendo vedere la casa, ha fatto entrare delle persone, ci sono rimasta male. “Quello è il nostro spazio!”, gli dico. (sorride) 

Dopo lo shooting, per esempio, abbiamo raggiunto prima dei nostri carissimi amici in una zona della Grecia e passato dei giorni con loro, poi ci siamo ritagliati dei giorni solo per noi. 

Ogni tanto sento il bisogno di avere attorno solo Donato, noi due e nient’altro.

Nessuna gelosia quindi?

Sai cosa Ale, ho la fortuna di avere accanto a me un uomo maturo, un uomo sicuro di sé, risolto, un uomo che mi guarda veramente. E quindi non c’è il problema della gelosia, del possesso o dell’avere a che fare con quella parte della mia vita pubblica. Quella che pensavo essere gelosia era protezione nei miei confronti. All’inizio della nostra relazione mi vedeva la mattina struccata e mi ripeteva quanto fossi bella, poi magari mi vedeva al lavoro con i capelli fatti, le onde, il trucco, tutta inciuciata e mi diceva: “Oddio, ma perché? Io vorrei che gli altri ti vedessero come ti vedo io, tu non sei questa, tu sei quella che si sveglia accanto a me la mattina e sei bellissima”. Me lo ripeteva spesso e anche tu che mi conosci da sempre hai notato quanto io oggi sia una persona molto diversa, anche grazie a questo tipo d’amore.

Poi c’è stato un periodo in cui ero molto attiva sui social, lavoravo con delle aziende e quindi avevo sempre con me un team di creativi e un fotografo ovviamente. Donato è diventato “Fotografo per amore” anche per questo, non ne poteva più (sorride). Ha cominciato a scattarmi con il telefono ed era bravo, poi si è comprato la prima piccola macchina fotografica, poi la seconda, la terza ed oggi praticamente è il mio fotografo ufficiale.

Ed è cominciato un sodalizio che sta funzionando alla grande, basti vedere i meravigliosi scatti realizzati per noi. Io ricordo i primi ritratti in cui hai cominciato a mostrarti al naturale, senza trucco, quasi stropicciata, in bianco e nero e ti dissi anch’io che ti trovavo splendida.

Grazie Ale! Ho capito poi perché. Perché io guardo il suo obiettivo come non potrei guardare l’obiettivo di un altro fotografo, in quel momento è vita. Possiamo essere arrabbiati, possiamo avere appena finito di fare l’amore, non è uno scatto di posing, è un’emozione.

Vittoria Schisano indossa un trench blu elettrico Balestra in posa elegante all’aperto, con sfondo architettura mediterranea e cupola colorata.
Trench Balestra.

Tu hai sottolineato spesso il concetto di famiglia che si crea con gli amici, con le persone verso le quali trovi una certa affinità. Che cos’è che ti attrae delle persone e che cosa invece rifuggi assolutamente?

Sicuramente deve esserci una compatibilità alla base, una comune visione di cosa significhi il rispetto dell’altro. Che cosa rifuggo? L’ignoranza e la cattiveria. Sono cose che proprio non mi piacciono. Io credo che le persone possano piacersi o non piacersi, ma nei momenti in cui ci si ritrova assieme debba necessariamente esserci rispetto. Se io e te non ci piacciamo, magari non ci siederemo mai allo stesso tavolo, ma è giusto che in quel ristorante ci sia un tavolo per te e un tavolo per me. È un discorso di diritti e rispetto che dovrebbe essere universale.

Poi è ovvio che ognuno di noi, anch’io lo faccio, sceglie delle persone che in qualche modo ci somigliano, delle persone nelle quali ci specchiamo, le persone che possono aiutarti ad essere la migliore versione di te. Quando ero piccola mia mamma mi diceva sempre: “Frequenta chi è migliore di te e impara da loro”, e questo è stato un po’ il mio modus vivendi. I miei amici, le persone che ho frequentato, sono sempre state per me un po’ “scuola”. Sono sempre stata attratta da chi poteva avere qualcosa da insegnarmi, che potesse essere uno stile di vita, un atteggiamento, qualunque tipo di cosa. Ho degli amici speciali, dico sempre che avrei avuto una vita diversa se avessi avuto amici diversi. Perché effettivamente gli amici poi sono la famiglia che ti cerchi.

Hai affrontato questo tema nel tuo secondo libro, “Siamo stelle che brillano”, scritto assieme ad Alessio Piccirillo, nostro comune amico.

Sì, nel libro si parla di questo, di questa pluralità di persone che in qualche modo ti aiutano ad apprezzare e a sostenere la tua unicità, quindi la ricerca e l’affermazione della propria unicità attraverso la pluralità delle persone che ti sono intorno e che diventano famiglia. Io ho amici diversi da me, che pensano politicamente altro ma credo che il confronto, soprattutto con chi ha esperienze diverse, sia sempre un motivo di crescita, quindi questa diversità che tanti spaventa poi alla fine è un’occasione, non è mai un deficit.

Attraverso la tua esposizione mediatica, la scrittura dei due libri, le interviste che hai rilasciato e le scelte che hai sempre portato avanti con coraggio, hai fatto decisamente la tua parte. Cosa credi ci voglia per immaginare un mondo in cui non si debba più combattere per i diritti fondamentali?

Guarda, io credo ci voglia pochissimo in realtà. Solo che a volte ci sono delle cose che non mi spiego. Mi sembra che in questo momento si stiano facendo dei passi indietro, mettendo in dubbio dei diritti acquisiti, compreso quello di dissentire e sto parlando in modo universale. 

Parlo per le donne, per gli uomini, per gli immigrati, per la comunità Queer, vale veramente per tutti, per il concetto stesso di “umanità”.

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Mi piacerebbe vedere nei governi del mondo qualcuno che non guardi al proprio colore politico, al proprio interesse, ma rappresenti davvero le persone tutte. Non posso dare dei diritti agli uni e non darli agli altri, non posso tutelare delle persone a discapito delle altre. Il mondo sarà sereno, sarà equilibrato, sarà felice, quando tutti avranno gli stessi diritti. Non posso scendere in piazza a manifestare per qualcosa che riguarda me e non farlo per il mio vicino, perché è proprio questo che fa la differenza, no?

In questo momento la politica mi sembra un po’ distratta, o magari fa il gioco di sempre, perché anziché risolvere i problemi, quelli veri, ovvero la Sanità, i salari, le pensioni, l’Istruzione, sta lì a dire chi può abortire, chi non può farlo, chi può amare, chi non può amare, ma non sono questi i problemi dell’Italia. I problemi dell’Italia sono che non tutti arrivano dignitosamente a fine mese, che non c’è il lavoro, che la sicurezza delle nostre strade è praticamente inesistente. Sono tutti concentrati a disfare quello che altri hanno fatto prima.

Nella scuola ci si può esprimere sempre meno, è difficile fare educazione. La politica non lo fa e alcune famiglie non sono in grado di farlo, perché magari non hanno esse stesse gli strumenti necessari.

Penso veramente che il cinema possa fare delle cose. Il cinema e la scrittura hanno un grande potere, durante il mio discorso ai Nastri d’Argento ho proprio detto questo rivolgendomi ai produttori e ai registi che erano in sala: “I film non sono semplicemente una storia, non sono solo intrattenimento, hanno un potere enorme, quello di trasformare l’odio in comprensione, la paura in empatia”.

Quali ruoli ti piacerebbe interpretare domani?

Ruoli che facciano riflettere, a prescindere dall’identità del personaggio, perché non me ne frega proprio niente. In realtà mi piacerebbe che non fosse neanche necessario specificare l’identità di quel personaggio. Se mi fai interpretare un supereroe, una commessa, una dentista, la vicina di casa, che bisogno c’è di specificare altro?

VITTORIA SCHISANO 21
Maglione e sciarpa Avant Toi.

Tu che sei una vera sognatrice e sei una donna in piena evoluzione, non pensi che potresti occuparti di produzione un giorno? Ti piace la scrittura e non ti mancano le idee.

Ma guarda in realtà, io sono una che parte sempre da quello, dalla scrittura, dall’immaginazione. Sin da quando ero piccola andavo a dormire e mi immaginavo “la vita che volevo” appunto (ride). Me la vivevo, e mi addormentavo vivendo quella vita, dormendo in quel letto, in quella casa. Ho sempre avuto un’ immaginazione molto sviluppata. Per il momento scrivo, ad esempio, “Siamo stelle che brillano” è nato come una sceneggiatura, poi l’editore “La Corte” ci ha convinto a farne un romanzo. Mi piacerebbe più scrivere dei soggetti che occuparmi di produzione o di regia. Mi sento molto attrice, mi piace essere diretta. Certo, amo esprimere il mio pensiero, ma non amo dirigere le persone. Al massimo potrei autodirigermi (sorride).

Stai valutando nuovi progetti?

Ti cito una frase di Massimo Del Frate che ha prodotto la serie per Banijay: “Guarda Vittoria ti arriveranno tante proposte, ma ricordati che le carriere si costruiscono sui no, non sui sì”. Devo dire che mai frase fu più profetica, quest’anno è stato quello dei no perché sento di avere una responsabilità dopo “La vita che volevi” che prima non avevo. 

Vorrei interpretare delle storie e fare dei film che mi rendano orgogliosa e non fare delle cose tanto per fare come è capitato, perché magari in passato mi dovevo pagare il mutuo. Era una fase diversa della vita.

Vittoria Schisano in bianco e nero sulla riva del mare, indossa un abito Avant Toi lungo senza maniche e posa con un braccio sollevato, a piedi nudi sugli scogli
Abito Avant Toi.

Oggi sei in quella della consapevolezza e anche del potere di scelta che, diciamolo, è stata un’ulteriore conquista di cui puoi essere fiera.

Per questo mi piacerebbe leggere sceneggiature di belle storie e sono fiduciosa che arrivino.

Sei sempre stata molto presente sui social, qual è la tua visione del sistema di celebrità che si è creato?

È un po’ controverso. Da una parte i social hanno avvicinato le persone e hanno dato la possibilità di essere in contatto anche con chi, fino a qualche anno fa, vedevamo soltanto in televisione, al cinema o sui giornali. È come se si vivesse tutti in un “Second World”, dove siamo tutti verosimilmente connessi e questo credo sia una possibilità. 

Una possibilità proprio di scambio, umano e professionale. I social hanno fatto in modo che chi avesse qualcosa da dire potesse trovare un proprio spazio, e questa è una cosa molto bella.

Poi leggo purtroppo anche tanta volgarità, tanta cattiveria. Tante cose che mi piacerebbe non vedere e questo è il rovescio della medaglia, no? 

Tant’è vero che hanno portato me e tante altre persone come me, a fare un piccolo passo indietro rispetto ai social. È quasi nauseante, vedere raccontate delle vite che non sono quelle vere. 

Ambire tutte ad una perfezione che non esiste, per finire con l’ essere grottesche, questa cosa qui un po’ mi fa tristezza. Ultimamente posto poco e faccio sempre attenzione a postare qualcosa che sia emotivo, mai fine a sé stesso. Oggi tendo ad usare le mie pagine per mandare dei messaggi e condividere delle riflessioni.

Dieci anni fa, alla mia prima intervista con te, mi dicesti che non avresti mai rinunciato a essere te stessa, a dire ciò che pensi, a vivere senza maschere. Oggi, che non hai mai tradito te stessa e non hai da dimostrare niente a nessuno, a cosa non rinunceresti mai?

Ad avere una parte privata, una parte tutta mia, di silenzio in cui m’ascolto. Oggi mi rendo conto che sto veramente bene quando sono a casa con Donato e il mondo è fuori.

Che cosa vorresti si ricordasse di te fra cento anni?

Oddio, ma veramente pensi che fra cent’anni qualcuno possa ricordarsi di me, non ci ho mai pensato. Spero che fra cent’anni i giovani possano ricordarsi di quante cazzate hanno fatto alcuni adulti, di quante guerre inutili si sarebbero potute evitare e di quei giovani coraggiosi che hanno resistito pacificamente e hanno creduto ai propri sogni. Spero che le nuove generazioni siano più consapevoli ed evolute di noi e che non debbano sgomitare semplicemente per dire “io esisto”.

VITTORIA SCHISANO 24
Abito Avant Toi, anelli PDPAOLA.

Crediti:

Editor in Chief: Alessandro Nava

Photo: Donato Scardi

Direttore della Fotografia: Michele Giannone

Filmmaker: Serena De Simone

Stylist & Art Director: Vito Rodriguez

Hair: Anna Valentini

MUA: Martina Stenti for Anna Valentini Beauty

Location: Palazzo Delle Monache, Ultima Spiaggia delle Cesine

Special thanks:

Menotrenta, Parini Associati, Teresa La Fosca.

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