GionnyScandal – Le emozioni non chiedono il permesso
Ci sono parole che nascono per necessità, come un respiro dopo l’apnea. Emozioni che non chiedono il permesso, ma bussano forte e ti costringono ad ascoltarle. È da questa urgenza viscerale che nasce la musica di GionnyScandal, artista che non ha mai avuto paura di mostrarsi fragile, né di trasformare le sue ferite in musica.
In un mondo che ci abitua a scappare dalle emozioni, lui le affronta, le scrive, le canta. In questa intervista, Gionata — prima ancora di Gionnyscandal — si racconta senza filtri: l’infanzia segnata dalla perdita, l’adolescenza impetuosa, il bisogno profondo di chiedere scusa e la nostalgia come rifugio e come fonte creativa.
Tra ricordi che bruciano, sogni che ancora bussano e la speranza, mai davvero spenta, di trovare un giorno la serenità, le sue parole diventano specchio per chiunque abbia desiderato almeno una volta nella vita un tasto CTRL Z da premere sul proprio cuore. Una lettura che invita all’immedesimazione, perché dietro ogni canzone c’è una storia — e a volte, è anche un po’ la nostra.
Dopo il singolo “CTRL Z” è pronto il nuovo album di GionnyScandal
Il titolo del singolo appena uscito, che anticiperà il tuo prossimo album è “CTRL Z“, che rappresenta una sorta di desiderio universale, no? Tornare indietro, rimediare, cancellare. Da quale tuo bisogno personale è nato? In che momento hai deciso che dovevi scrivere questa canzone?
Guarda… era una delle mille notti in cui mi capita di essere super malinconico. A me le idee arrivano così, a caso, quando meno me lo aspetto. E siccome sono uno che ha parecchi rimpianti — tipo quando trattavo male mia nonna, o quando, da ragazzino, ero molto più impulsivo — mi è venuta in mente questa metafora del CTRL Z, sai, quei tasti che premi sul pc quando vuoi annullare un errore. Io cerco sempre di trovare una metafora per raccontare qualcosa di più profondo. E in quel momento ho pensato: “Quanto sarebbe bello avere un tasto per tornare indietro e cancellare certi errori”. Non solo per me, ma per chiunque.

GionnyScandal – Scrivere è una forma di autoterapia
Eh sì, credo proprio sia un desiderio di tutti. Ma quando scrivi, pensi più a liberare qualcosa che hai dentro oppure a creare qualcosa che possa aiutare gli altri?
Ho iniziato a scrivere per urgenza, lo dico sempre. Scrivo ancora così, anche se adesso — come sai — è il mio lavoro, un business. La passione è sempre forte e quando qualcuno mi dice: “Mi hai salvato la vita con quel disco”, o mi mostra un tatuaggio con il logo dell’album, per me vale molto più di qualsiasi complimento. Scrivo come se fosse un diario personale. E se scrivi un diario, nessuno può correggertelo. Anche quando il mio team mi propone modifiche, penso: “Se questo è il mio diario, non potete dirmi come scriverlo”. Quindi, se poi qualcuno ci si ritrova o si sente “salvato”, mi fa super piacere. Ma alla base, per me è una forma di autoterapia.
E nella tua storia personale, qual è l’errore che ti ha insegnato di più? Uno che, paradossalmente, non cancelleresti?
Quello che non cancellerei? Guarda, forse sarebbe più facile rispondere al contrario. Nel senso che ho imparato, purtroppo o per fortuna, che bisogna chiedere scusa prima che sia troppo tardi. Penso sempre a mia nonna. Quando mi lego tanto a qualcuno, faccio fatica a dire certe cose, tipo “ti voglio bene” o “scusa” quando sbaglio. La trattavo male non perché fossi pazzo, ma perché l’ adolescenza è passata anche da me, quindi non avendo i genitori, la figura che avevo in casa era mia nonna e di conseguenza sfogavo le mie paturnie adolescenziali su di lei. Il fatto di non essere riuscito a chiederle scusa in tempo mi ha insegnato che bisogna chiedere scusa sempre, e in tempo.

E se ti chiedessi di chiudere gli occhi e tornare al Gionata bambino, prima di GionnyScandal, che sogni aveva?
Sto vivendo quello che sognavo…ti posso dire che mi ricordo di un aneddoto… da dove è partito tutto, secondo me. Ero sul balcone con mia nonna, avevo tipo otto/nove anni. Presi delle scatole di scarpe vuote e, senza sapere nulla di musica, iniziai a suonarle con le forchette, come fossero una batteria. Ecco, secondo me è partito tutto lì. Era un gesto puro, istintivo.
Alla fine, anche se il tuo è stato un percorso molto complesso — lo hai detto tu stesso: hai perso i tuoi genitori adottivi quando eri piccolo e sei cresciuto con tua nonna — sembra che queste ferite ti abbiano segnato ma ti abbiano dato comunque la forza di dare forma al tuo sogno. Com’è possibile?
Semplicemente essendo successe. Cioè, se non mi fosse successo quello che mi è successo, non farei questo. Se la mia vita fosse stata tutta rose e fiori, non avrei avuto niente da dire. Non sarei diventato un artista. Non avrei avuto quel bisogno di scrivere le prime cose. Credo molto nel destino. Se oggi cado e mi rompo una gamba, magari è perché se facevo altri cento metri mi cadeva una trave in testa. Quindi, per me, la sofferenza era necessaria. Forse, dovevo passarla per poter scrivere e, chissà, magari anche per aiutare qualcun altro.

Trasformare le emozioni è una missione
In fondo, è un po’ la missione dell’artista: trasformare le emozioni — belle o brutte — in opere da condividere. Ma c’è un gesto, una frase, un momento con i tuoi o tua nonna, al di là di quello che mi hai appena raccontato, che ti porti sempre dietro?
Eh… Ce ne sono un po’ in realtà. Con i miei ricordo poco, purtroppo: avevo cinque anni quando è morto mio padre e dieci quando è morta mia madre. Mi ricordo che mia mamma mi portava con sé qualche volta a fare commissioni la mattina, andavamo in banca insieme tipo, poi a pranzo da mia nonna. Con lei invece… ne ho mille. Una volta, facevo casino in cameretta e mi tirò un mestolo in testa. Invece di arrabbiarmi le dissi: “Wow, che bella mira!”… e lei si incazzò ancora di più! (Ride commosso).
Comunque eri proprio ingestibile!
Sì, davvero. (Ride)

GionnyScandal e l’adolescenza burrascosa
Quando hai fatto i conti con questa adolescenza burrascosa e hai cominciato a sentirti maturo?
Già un paio d’anni prima che mia nonna morisse. Anche se ero un tipo ”disperato”, mi sentivo in dovere di aiutarla. Lei iniziava a non essere più autosufficiente, usava il carrellino per muoversi in casa, quindi ho iniziato ad imparare a stare al mondo prima dei miei coetanei, che magari pensavano solo a giocare alla PlayStation o ad andare al cinema il sabato sera; io invece mi sentivo la responsabilità di prendermi cura di lei. Non avevamo soldi, vivevamo con la sua pensione. Non le chiedevo nulla, nemmeno la paghetta. E anche se non riuscivo ad abbracciarla, a dirle che le volevo bene o scusarmi — ecco perché scrivo — cercavo di dimostrarglielo aiutandola ogni giorno come potevo.
Tu hai scritto anche due libri. Scrivere per te è un dono, o pensi che possa essere anche un esercizio utile a tutti, un modo per liberarsi?
Scrivere in sé, secondo me, è qualcosa che tutti possono fare. Non parlo della tecnica per scrivere una canzone, oppure del dono naturale — quella è un’altra cosa. Secondo me, se non nasci che sai che devi far quello, non esiste una scuola che ti insegni farlo, a scrivere una canzone intendo, però l’atto di scrivere, buttare giù su carta, o dove vuoi, quello che hai dentro, è una forma di liberazione e lo possono fare tutti. È come togliersi un peso, come vomitare qualcosa di tossico: dopo ti senti meglio, alleggerito. Lo consiglio a chiunque.


Nei tuoi momenti di solitudine e di silenzio, che cosa ti tormenta?
Guarda, mille cose, cerco di farla più semplice e breve possibile. A volte penso — e so che suona egoistico o narcisista — che tutto quello che non faccio io sia sbagliato. Non perché mi creda superiore, ma perché vedo tanta finzione in giro. Tipo: il cameriere che ti sorride, ma in realtà lo fa per dovere. La persona che ti fa passare alla cassa al supermercato, non lo fa perché ti vuole bene… capito? C’è un’ ipocrisia costante e so di avere una visione pessimistica degli altri. Ho incontrato persone buone, certo. Ma il 99% dell’umanità, se devo essere sincero, non mi piace. Vivrei in un mondo solo di animali. Loro ti vogliono bene per quello che sei, senza secondi fini, che tu sia ricco, povero, brutto, bello, alto, basso, mentre gli esseri umani sono sempre interessati a qualcosa.
Ma quando pensi al futuro, immagini una famiglia tua? Ti piacerebbe diventare padre?
Sì. Vorrei avere un figlio per dargli quello che io non ho avuto. Ma mi chiedo anche se sarebbe giusto farlo ora, che ho poco tempo. Non voglio avere un figlio e poi lasciarlo crescere a una tata. Vorrei vederlo crescere io. Quindi me lo domando spesso: è giusto? Sì, con tanti però…
Se il desiderio esiste, la possibilità c’è. E se dovesse esserci un giorno, quale grande verità che hai imparato sulla tua pelle vorresti trasmettergli, vorresti che facesse sua?
Semplicemente di fare quello che vuole fare, perché se sbagli quando ti danno un consiglio gli altri, poi è colpa degli altri, se invece decidi tu e sbagli tu, sono cavoli tuoi. Io ho sempre avuto questa filosofia. Non è che faccia tutto giusto, anzi, faccio tantissimi errori però preferisco sbagliare io.

Come nasce il processo creativo? Prima di diventare effettivamente una canzone, di essere ascoltata, che cosa succede?
Mah, guarda, ci sono vari modi in cui scrivo. O parto da un’ idea che mi viene in mente, appunto, d’ improvviso, oppure mi annoto sulle note dell’ iPhone delle cose, tipo, non so, sono in taxi, guardo fuori e vedo un albero spezzato, poi mi viene in mente una frase su quell’ albero spezzato, sempre a caso, e poi quando devo andare a scrivere, mi riguardo le note dell’ iPhone e tutto comincia a prendere forma, piano piano. Oppure apro la mia “valigia di esperienze della vita”, dove comunque quando vivi raccogli pezzi di vita, di cose, almeno io raccolgo tutto quello che posso, apro questa valigia tiro fuori quello che ho vissuto e, se ho l’ urgenza di scrivere qualcosa riguardo quella cosa, lo faccio. Oppure parte dal titolo o da una melodia, ci sono vari modi.

Tu hai un bellissimo rapporto coi fan. Qual è l’emozione più grande che ti trasmettono ?
Mi sento super fortunato, perché al giorno d’oggi i nuovi artisti hanno fan che non sono poi tanto fan, soprattutto nel mondo dei talent, un anno impazziscono per te, l’anno dopo seguono un altro. Nel mio caso mi rendo conto che la gente si è aggiunta, ed è cresciuta con me. Quelli che c’erano all’inizio, ci sono ancora tutti. Ai miei concerti, ai firma-copie, a volte riconosco proprio delle facce, oppure mi fermano per strada e mi fanno vedere che hanno un tatuaggio con una mia frase fatto nel 2013 e poi altri aggiunti negli anni, questo vuol dire che sono fedeli a me come io sono fedele a loro, questa è l’emozione più bella che mi fanno vivere.
Le emozioni raccolte nel nuovo album di GionnyScandal

Il singolo CTRL Z, è il preludio al nuovo album; quali emozioni, che verità ci saranno?
A metà Maggio uscirà il secondo singolo, e poi l’intero disco. Ci ho lavorato per due anni, ti posso dire che è incentrato sulla nostalgia. C’è questa strana emozione che provo da sempre: amo soffrire di nostalgia. Che sembra un paradosso, no? Ma come, tu soffri, perché ti piace? Tipo, a me piace andare davanti alla mia vecchia scuola media e rivivere certi ricordi, certe sensazioni, vent’anni dopo, mi aiuta a dare un senso al mio percorso. Oppure aprire il cassetto che apri solo a Natale per sentire l’odore dell’albero e farti trasportare a quei momenti passati. Alla fine ho trovato anche un termine che descrive tutto questo… e sarà il titolo dell’album.
C’è ancora un sogno che tieni chiuso nel cassetto, che per il momento pensi debba rimanere lì ma sai che prima o poi aprirai e gli darai forma?
Allora, professionalmente parlando, il mio sogno era, lo dicevo sempre, di fare un Disco d’ oro: “Se faccio Disco d’ oro poi posso morire felice”, ho fatto Disco d’ oro. “No, adesso voglio fare il Platino”, fatto il Platino. “No, adesso voglio fare sold out all’ Alcatraz”, fatto. Sono una persona che non è mai soddisfatta, voglio sempre di più, sono insoddisfatto perenne e sono un grande sognatore. Se ce n’è uno ancora da realizzare è il Forum di Milano. Come sogno, diciamo, personale, guarda, sembra veramente una cavolata, però ti giuro mi basterebbe essere sereno. Cioè felice.

Se potessi lasciare un messaggio eterno ai tuoi ascoltatori, non una hit, una canzone, ma proprio una verità assoluta, la tua….Quale sarebbe?
Sarebbe: “Più di così non potevo”, che è la frase che farò mettere sulla mia tomba quando morirò. (Ride)
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Crediti:
Editor in Chief: Alessandro Nava
Photo: Luca Di Fazio
Filmmaker: Marco Megueni
Stylist & Art Director: Vito Rodriguez
Mua & Hair: Filippo Monzio
Location: Spazio Owlaround
Special thanks:
Press office GionnyScandal – Christian Moioli
Blue Distribution, Domingo Communication, Maximilian Linz, Parini Associati.







