Pennelli e magia dietro il sipario del Teatro alla Scala
Mara Casasola: i segreti della Make-Up Artist che trasforma le ballerine in icone senza tempo.
È il volto invisibile della bellezza sul palco. Mara Casasola è Make-Up Artist del Teatro alla Scala di Milano, dove da oltre vent’anni scolpisce emozioni sul viso delle ballerine più talentuose del mondo.
Nata a Milano, diplomata all’Accademia di Teatro alla Scala nel 2004, con una formazione che spazia dalle arti visive al trucco cinematografico, ha trovato nella dimensione teatrale il suo luogo naturale: un regno fatto di dettagli, luci calde e trasformazioni istantanee. Da Giselle a La Bayadère, ogni spettacolo è per lei una nuova sfida, un nuovo incantesimo da creare tra il silenzio dei camerini e il battito accelerato del “pronti in scena”. La sua carriera è profondamente legata al prestigioso teatro milanese, dove contribuisce a trasformare i volti degli artisti in personaggi indimenticabili.
Nel cuore pulsante del Teatro alla Scala, tra sipari maestosi e camerini pieni di storia, Mara Casasola ha costruito una carriera fatta di talento, precisione e passione, collaborando a innumerevoli produzioni di grande rilievo insieme ad artisti di fama internazionale. Un episodio emblematico della sua prontezza e maestria si è verificato durante una rappresentazione di Tosca, quando Mara è intervenuta per un ritocco al volo su Anna Netrebko, una delle dive più amate dell’opera. Un gesto rapido e risolutivo, nel silenzio carico di tensione del dietro le quinte, che ha confermato ancora una volta la sua centralità nei meccanismi perfetti della macchina teatrale scaligera.

Ma il talento, quando è autentico, non resta confinato al palcoscenico. Mara condivide con generosità il proprio sapere anche in veste di docente presso l’Accademia del Teatro alla Scala, formando nuove generazioni di truccatori e acconciatori. Nei suoi workshop, teoria e pratica si intrecciano con la concretezza dell’esperienza quotidiana in uno dei teatri più prestigiosi al mondo. Insegnare, per lei, significa tramandare un linguaggio visivo che parla al pubblico ancor prima che si apra il sipario.
La sua sensibilità artistica non si esaurisce nel contesto teatrale. Mara opera anche nel settore wedding, dove porta la stessa cura sartoriale con cui si approccia al trucco di scena. Le sue spose raccontano di look impeccabili, studiati nei minimi dettagli, in grado di durare per ore senza perdere freschezza, ma soprattutto costruiti sull’unicità di ciascuna donna.
Per Mara Casasola, il trucco non è mai solo bellezza. È espressione, narrazione, trasformazione. È il mezzo attraverso cui un personaggio prende vita, trova voce, emoziona. La sua meticolosità, unita alla capacità di leggere il linguaggio del corpo e della scena, fa sì che ogni intervento sia non solo funzionale, ma profondamente teatrale. Per questo, nel contesto del Teatro alla Scala, dove ogni gesto è arte e ogni dettaglio ha un peso, Mara è molto più che una make-up artist: è una narratrice silenziosa che lascia il segno in ogni spettacolo.

Dietro le quinte della bellezza: quali sono le principali sfide nel creare un trucco che resista alle luci intense del palco, al sudore e ai movimenti energici delle ballerine?
Il make-up teatrale è una sfida continua, soprattutto nel balletto, dove il trucco deve resistere a luci potenti, sudore e movimenti acrobatici. La tenuta è fondamentale. Utilizziamo basi waterproof, fondotinta e correttori a lunga durata, fissati con ciprie professionali. Anche i prodotti in crema, se sapientemente settati, funzionano bene. E poi c’è l’aspetto psicologico: il trucco deve aiutare l’interprete a sentirsi nel personaggio, a trasformarsi.
Un trucco che racconta una storia: il make-up di scena è fondamentale per caratterizzare un personaggio. Come si bilancia l’estetica con l’espressività teatrale?
Il trucco teatrale non è mai fine a sé stesso. Serve a definire un ruolo, a raccontare una storia. Non basta essere “belle”: bisogna essere giuste per quel personaggio. L’estetica, quindi, si plasma sull’espressività. Il viso deve restare leggibile anche da lontano, ma senza mai risultare caricaturale. C’è sempre una ricerca, un confronto con costumisti, coreografi e registi. La bellezza, in teatro, è sempre funzionale all’arte.
Tempistiche e precisione: quanto tempo impiega, in media, a realizzare un trucco e un’acconciatura per una ballerina prima di uno spettacolo? E cosa succede in caso di cambi veloci tra un atto e l’altro?
In media abbiamo circa un’ora di tempo per realizzare trucco e acconciatura. Quando invece sono previste parrucche, le tempistiche si riducono a circa 45 minuti, perché l’applicazione è molto più rapida. Nei balletti classici si lavora spesso con chignon — alti, medi o bassi — mentre per i balletti moderni si preferisce la cosiddetta “banana”, più strutturata.
Per i cambi rapidi, allestiamo camerini mobili nel retropalco dove tutto il team — parrucchieri, sarti, truccatori — lavora in perfetta sinergia. Impostiamo già le acconciature sapendo cosa succederà dopo. Uno dei cambi più complessi e spettacolari è quello di Giselle: lei entra in scena con uno chignon per la scena della pazzia, e un minuto dopo dev’essere con i capelli sciolti. Lo prepariamo in più fasi: togliamo forcine poco a poco a ogni sua uscita, fino a lasciarne solo una grande, che lei sfila da sola mentre danza. Un cambio velocissimo, studiato al millimetro.

Influenze e ispirazioni: il make-up teatrale è cambiato molto negli anni. Ci sono tecniche o stili del passato che continua a utilizzare, o innovazioni recenti che hanno rivoluzionato il suo lavoro?
Assolutamente sì. Il trucco teatrale è in continua evoluzione. Ci sono tecniche storiche che restano fondamentali, come l’utilizzo delle luci e delle ombre per scolpire il viso. Ma oggi abbiamo prodotti molto più performanti, dal waterproof ai fissanti professionali, che ci aiutano a ottenere un risultato più pulito e duraturo. L’innovazione più grande? La leggerezza: oggi riusciamo a fare trucchi intensi ma sottili, visivamente potenti ma confortevoli per chi li indossa.
Il dettaglio che fa la differenza: c’è un prodotto o uno strumento che considera assolutamente indispensabile nel suo kit da lavoro?
La spugnetta in lattice, sempre. È un classico che non tradisce mai. Ma anche le pinzette per le ciglia, che sono il mio prolungamento naturale, e i piegaciglia. Ogni prodotto ha il suo momento magico, ma senza questi tre strumenti mi sentirei persa.
Gestire la pressione: ha mai dovuto affrontare una situazione d’emergenza dietro le quinte, come un trucco rovinato all’ultimo minuto? Come si gestisce il panico nei momenti critici?
Eccome! Il panico da dietro le quinte è parte integrante del nostro mestiere. Una volta si è rotta la zip del costume a cinque minuti dall’entrata in scena. Altre volte capita che il sudore rovini una parte del trucco. In quei momenti, devi essere rapida e creativa. Niente panico, solo azione: si corre, si tampona, si ritocca, si inventa. Il segreto? La calma apparente. Dentro hai il cuore a mille, fuori sembri una geisha.
Niente panico, solo azione: si corre, si tampona, si ritocca, si inventa. Il segreto? La calma apparente, ma dentro hai il cuore a mille!
Mara Casasola
Dal Teatro alla Scala al mondo: qual è il trucco o l’acconciatura più complessi che ha mai realizzato per un balletto? C’è uno spettacolo che ricorda con particolare emozione per la sfida tecnica che ha rappresentato?
Senza dubbio La Bayadère. Le ballerine avevano bisogno di un trucco molto definito ma etereo, con tonalità che rispecchiassero il mondo orientaleggiante dello spettacolo senza cadere nel cliché. Anche le acconciature erano elaborate, con intrecci, fermagli, decorazioni. È stato un lavoro di squadra incredibile, pieno di scambi creativi. Ogni tanto ripenso a quei giorni e sento ancora il profumo della cipria e l’adrenalina delle prime note.

Quando il sipario si alza, il trucco scompare ma la magia resta
Mara Casasola lo sa bene: il suo è un lavoro che si dissolve sotto le luci del palco, ma che rimane impresso negli occhi di chi guarda. Ogni viso che tocca diventa parte di un sogno collettivo, di un’emozione condivisa. Perché in fondo, come ci insegna il teatro, la bellezza non sta nel durare, ma nel lasciare il segno.







