Amanda Campana – Non avevo un sogno preciso, ma ho trovato il mio posto
C’è qualcosa in Amanda Campana che resiste ad ogni facile definizione e che cattura l’attenzione con disarmante naturalezza.
Forse sono quegli occhi verde/azzurro che sanno essere insieme fieri e fragili, o forse è quel talento che non chiede il permesso per emergere.
Fatto sta che Amanda non ha seguito un copione per arrivare fin qui. Il cinema, nella sua vita, è entrato in punta di piedi, quasi per caso. Eppure oggi è tra i volti più intensi e riconoscibili della nuova scena italiana: autentica, magnetica, capace di attraversare con grazia ruoli, generi, emozioni.
Classe 1997, toscana d’origine e monzese d’adozione, ha trovato la sua strada partendo dai set come make-up artist, prima di ritrovarsi — decisamente a proprio agio — davanti all’obiettivo.
E oggi, nel thriller sentimentale “Suspicious Mind” – disponibile su Paramount+ dal 5 luglio – incarna con profondità la tensione tra amore e sospetto, verità e rimozione. Un ruolo che le è valso anche il Premio RB Casting come Miglior Giovane Interprete Italiano nel 2023 ad Alice nella Città, sezione della Festa del Cinema di Roma dedicata ai giovani e alle opere prime, ma che soprattutto conferma la sua capacità di dare corpo alle sfumature emotive più impercettibili.
Nella vita reale, Amanda affronta i chiaroscuri dell’esistenza alla sua maniera: la pole dance come atto di forza e rinascita dopo un momento difficile, la psicoterapia come spazio sicuro in cui coccolarsi, la bellezza come stato d’animo più che forma da esibire.
Il corpo, per lei, è tornato ad essere casa. E ballare – adesso che è innamorata della salsa e della bachata – è uno dei modi più veri che conosce per sentirsi libera.
È questo mix di vulnerabilità, ironia e trasparenza che rende Amanda Campana così interessante da raccontare. E così difficile da incasellare.

Amanda, da pochi giorni è disponibile su Paramount+ “Suspicious Mind”, un film che ti vede protagonista – assieme a Matteo Oscar Giuggioli, Thekla Reuten e Francesco Colella – e che ti ha già regalato un riconoscimento importante. Se l’Amanda ragazzina potesse vederti oggi, cosa direbbe?
Bella domanda, davvero. In realtà, non credo direbbe molto, perché non era preparata. Io da bambina non avevo sogni precisi, non pensavo “voglio fare l’attrice”. Vivevo giorno per giorno, dicendomi: “Vabbè, domani vediamo”. Quindi probabilmente mi guarderebbe con stupore, senza riconoscersi fino in fondo, ma anche con un po’ di tenerezza.
Quindi non era il tuo sogno da bambina?
No, per niente. E forse è proprio questo che rende tutto ancora più prezioso. Questo mestiere mi appassiona, mi arricchisce, mi mette in contatto con persone straordinarie. Ma è arrivato quasi per caso. E sì, probabilmente oggi la me bambina si stupirebbe parecchio.
Hai iniziato come make-up artist. Dopo il liceo hai mosso i primi passi tra pennelli e set fotografici. Com’è cambiata la tua visione del set passando da truccatrice ad attrice?
È cambiata radicalmente. Come truccatrice lavoravo su set piccoli: un po’ di moda, shooting, qualche videoclip – divertenti ma pagati pochissimo. Però fin da subito sono rimasta affascinata da quella macchina creativa che è il set. Anche se non recitavo, sentivo di appartenere a quel mondo. Era come abitare nel palazzo giusto, ma nell’appartamento sbagliato. E poi, piano piano, ho trovato il mio posto.
E in effetti, è proprio da lì che tutto ha cominciato a muoversi, giusto?
Sì. Iniziando a conoscere fotografi, videomaker, capitava che mi chiedessero: “Perché non provi a stare davanti alla camera, la prossima volta?”. Così ho iniziato con qualche posa, qualche videoclip, pubblicità. A volte truccavo e facevo anche la modella o la comparsa. E da lì, un passo alla volta, è arrivata la recitazione.

Amanda Campana – L’ esordio in “Summertime”
Che è poi diventata il tuo presente. Dopo una breve parentesi in un’ accademia di recitazione, sei entrata direttamente nel cast della serie Netflix “Summertime,” che ti ha dato subito grande popolarità.
Esatto. Avevo iniziato a studiare recitazione e poco dopo mi hanno chiamata per quel provino che è andato bene (sorride). Così ho iniziato a lavorare. E da quel momento non ho più smesso. Non ho più studiato in accademia, è vero, ma in realtà questo è un mestiere dove si studia continuamente. Ogni set è una lezione, un’ esperienza nuova, è necessario mettersi costantemente alla prova, quindi diciamo che non si smette mai di studiare.
Quando ti propongono un ruolo, cosa cerchi? Un’identificazione, una sfida, un’ eco della tua voce?
Sai, fino ad ora non ho mai dovuto interpretare ruoli che sentivo lontani da me. Forse è anche per questo che li ho vissuti in modo molto naturale. Non sempre i personaggi mi somigliano, ma li capisco. E quando li comprendo, riesco ad abitarli. Forse proprio i ruoli che non ho capito sono quelli che non ho ottenuto.

Hai interpretato personaggi forti, fragili, irregolari. C’è stato un momento in cui hai sentito di essere davvero tu davanti alla camera?
Sì, quasi in ogni progetto c’è stata almeno una scena, una battuta, in cui ho pensato: “Aspetta… questa forse l’ha detta Amanda, non il personaggio”. Poi capisci che no, sei tu che stai prestando un pezzo di te a quel ruolo. E succede sempre così. In tutti i personaggi che ho interpretato c’ era, in qualche modo, qualcosa di me.
C’è stato un insegnamento ricevuto su un set che porterai con te per sempre?
(Ci pensa un attimo) Sì. Durante le riprese di “Non è un paese per single”, che uscirà prossimamente, dove ho lavorato con Cecilia Dazzi; lei interpretava mia madre e mi ha detto una cosa che mi ha colpito molto: “Buttati sempre. Ogni volta che non lo fai, stai perdendo un’ occasione.” È una frase semplice, ma potentissima.
Ti piacerebbe, un giorno, scrivere o dirigere una tua storia?
Sì, mi piacerebbe esserne in grado. Non ci ho ancora provato, magari mi scopro capace (sorride). Però mi piacerebbe scrivere un thriller, uno di quelli intricati, pieni di colpi di scena. Credo che per farlo serva una mente allenata a pensare in modo diverso, particolare. Chissà che in futuro…

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Sei nata in Toscana, vivi a Monza, viaggi per lavoro. Ma dov’ è che ti senti davvero a casa?
Casa è dove sono le persone che amo. Quando sono con la mia famiglia o i miei amici storici, mi sento a posto. A Monza ho ancora gli amici dell’ elementari, e grazie a loro sento di appartenere a quel luogo. E quando torno a Carrara dai miei, sento di ritrovare le radici. Quindi sì, per me casa non è un luogo fisico, ma un legame. Non sono una gran viaggiatrice, un’ avventuriera, però ultimamente sto cercando di combattere la paura dell’aereo. È una cosa che mi accompagna da sempre. Poi in realtà non sono una che ama prendere l’aereo, perché so che è un mezzo molto inquinante, quindi comunque cerco di stare attenta e di non abusarne.
Sei molto attenta alle problematiche ambientali e so che sei vegetariana. In un mondo così complesso, come si può restare propositivi e speranzosi?
Con piccoli gesti. Io cerco di fare la mia parte, senza pensare che sia inutile, anche se so che è più comodo magari dire “tanto il mondo è così”. Anche quando il futuro sembra cupo, penso che se ci crediamo in tanti e agiamo, forse qualcosa può cambiare. Potrebbe sembrare una visione un po’ ingenua, ma è l’unica che mi fa andare avanti.
Se potessi tornare a un momento felice della tua infanzia, dove saresti?
Sarei nel paesino dei miei nonni, a Bergiola. Ho un tatuaggio sul braccio: un coleottero che vedevo spesso da piccola. Io e mio fratello – che ha undici anni più di me – andavamo a cercarli nei prati. Era uno dei pochi momenti in cui eravamo davvero insieme; abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto ma ci sono undici anni di distanza tra noi, quindi le occasioni per fare qualcosa con lui non erano molte. Non facevamo loro del male mai, li osservavamo soltanto. Per me quella è l’immagine dell’infanzia.


La tua sensibilità è evidente. Eppure durante gli scatti mi raccontavi di un certo cinismo che usi per proteggerti. In che modo?
Sì, lo ammetto. Credo di aver ereditato il cinismo da mio padre. In famiglia si scherza anche su temi pesanti, facciamo battute sulla morte.. come fosse un modo per esorcizzarli.
Ci sono altre passioni di famiglia che vi tengono uniti?
Direi la Formula Uno. In realtà non è una passione che ho da quando ero piccola, ma in famiglia c’è sempre stato un certo interesse. Mio nonno materno e mio padre l’hanno sempre seguita. Poi mio nonno, purtroppo, ha smesso dopo la morte di Senna (avvenuta nel 1994, ndr). Non è più riuscito a guardarla. Io non ero nemmeno nata, però, ecco, l’interesse c’è sempre stato.
Infatti, sia l’anno scorso che quest’anno, ho portato mio babbo con me a vedere due Gran Premi.
Amanda Campana – La Pole dance mi ha salvata
E invece un’altra grande passione di cui abbiamo tanto parlato durante lo shooting e che mi dicevi essere davvero importante per te, è la pole dance.
Assolutamente sì.

E che cosa ti ha insegnato? So che richiede una grande forza fisica, ma anche emotiva. Perché ti piace?
Eh… oddio, quanto tempo hai?
Guarda, la pole dance in realtà mi ha un po’ salvata, in un periodo brutto della mia vita. Non stavo bene quando ho iniziato: soffrivo di disturbi alimentari e non vedevo molte vie d’uscita.
Ho iniziato così, un po’ per caso. Mi annoiavo, avevo bisogno di fare qualcosa, di muovermi. Ho provato — e me ne sono completamente innamorata.
Mi ha fatto conoscere persone meravigliose, mi ha insegnato quanto sia importante il supporto tra donne (perché è un ambiente tendenzialmente femminile), e mi ha fatto capire che l’invidia non serve.
Mi ha insegnato tantissimo, soprattutto a guardare il mio corpo con occhi diversi: come qualcosa che mi permette di divertirmi, di fare cose belle, non solo qualcosa che “deve essere bello”.
Mi ha cambiato tanto, davvero.
Quando ti senti davvero bella?
Io mi sento bella quando sono felice.
E che forma ha la tua felicità oggi?
Quando non penso che devo essere bella, mi sento felice.

E invece, l’ultima volta che hai avuto paura quando è stata? Che cosa ci hai fatto con quella paura?
Nella vita sono un po’ fifona, come ti dicevo. Faccio fatica anche solo a prendere l’aereo!
Ho tante paure che però, alla fine, riesco quasi sempre a gestire in qualche modo. Vado in terapia, e questo mi aiuta tantissimo.
È bellissimo parlarne, io sono fierissima di andare in terapia. Mi fa proprio bene. C’è chi va una volta a settimana a farsi un massaggio e ne esce rilassata, rigenerata. Ecco, per me è la stessa cosa.
E come reagisci quando qualcuno non ti capisce?
Dipende.
Dipende come quella persona reagisce al non capirmi.
Se qualcuno non mi capisce e dà per scontato che io abbia agito in un certo modo, o si fa un’idea sbagliata di me senza chiedere… quello mi fa male. Mi fa pensare: “Va bene non capirmi, ma almeno non dare per scontato. Chiedi.”
Invece, se qualcuno non mi capisce ma ha la volontà di conoscermi davvero, di capire chi sono e cosa mi piace… allora ben venga.
Io sono un po’ un libro aperto, però è bello anche scoprirsi, capirsi a vicenda.
Qual è la prima cosa che fai la mattina, quando nessuno ti guarda e la giornata comincia?
Eh… allora, ultimamente la prima cosa che faccio è accendere l’aria condizionata, perché ragazzi… che caldo! Poi, guarda, ogni giorno faccio cose diverse.
A volte mi sveglio e vado a fare pilates, a volte vado a fare pole dance, a volte resto a casa e faccio colazione tranquilla, magari guardo qualcosa al computer.
Non ho routine fisse, anche se mi piace ripetere certe abitudini. Però cambio spesso l’ordine degli addendi.
E mi piace tanto quando ho il mio cane con me. Di solito lo tiene mia madre, ma quando ce l’ho io, amo svegliarmi e fare una passeggiata con lui.
Hai un personaggio — magari una figura storica, una donna dimenticata o uno stereotipo — che ti piacerebbe interpretare prima o poi?
Uhmm… (ci pensa un attimo). Mi piacerebbe interpretare una partigiana. E certamente una pole dancer! (Ride di gusto) Spero che prima o poi accada.
Alla fine della tua lunghissima vita e carriera, piena di scoperte, successi e trasformazioni… quale pensi potrebbe essere il tuo ultimo pensiero, guardandoti indietro?
Mmm… diciamo, immaginandomi su un letto di morte, mentre ripercorro la mia vita?
Sì, esatto! Anche perché prima facevamo un po’ di ironia proprio su quella…
Ah, certo! Ci sta! (Ride) Allora, ovviamente spero di non essere terrorizzata — perché, come dicevamo, ho tanta paura della morte, mia e delle persone che amo.
Però, se ipoteticamente fossi lì, serena… penso che l’ultima cosa a cui penserei sarebbero i miei risultati lavorativi.
Mi piace il mio lavoro, ci tengo molto, ma credo che darei molto più spazio ai ricordi personali, ai momenti con gli amici, con la famiglia, con le persone che amo.
Vorrei guardarmi indietro ed essere grata di aver vissuto il più possibile quei momenti lì. Quelli che contano.

Che cosa ti fa sentire libera?
Mi sento libera quando faccio sport, quando ballo.
Ultimamente ho iniziato a fare salsa e bachata, ed è stupendo — mi piace tantissimo!
Quando ballo, sia pole dance che danze latinoamericane, mi sento completamente nel momento.
Dopo dico: “Che bello!”. In quei momenti non penso a nulla, non sono prigioniera di nessun brutto pensiero.
Sono solo libera di sentirmi bene.

Crediti:
Editor in Chief: Alessandro Nava
Photo: Ivan Genasi
Filmmaker: Marco Megueni
Stylist & Art Director: Vito Rodriguez
MUA: Silvia Dell’Orto
Hair: Filippo Monzio
Location: Spazio Pitteri
Special thanks:
AGL, Claudio Leoni, Ghost Studio, Keren Avni, Logos PR, Menotrenta, Parini Associati
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