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Brokeback Mountain – A Play with Music. Quando l’amore sfida il tempo e il silenzio

Brokeback Mountain – A Play with Music. Quando l’amore sfida il tempo e il silenzio

Tito Ciotta
Brokeback Mountain

Arriva in Italia, vent’anni dopo il pluripremiato film di Ang Lee che ha commosso il mondo intero I segreti di Brokeback Mountain (con l’indimenticabile Heath Ledger), torna a raccontare la sua struggente storia d’amore, questa volta a Teatro, grazie allo spettacolo Brokeback Mountain – A Play with Music, adattamento teatrale del racconto di Annie Proulx firmato da Ashley Robinson, con una lunga tournée in una sontuosa produzione che fonde parola, musica e immagini.

Brokeback Mountain Locandina

Con la regia di Giancarlo Nicoletti e le musiche originali di Dan Gillespie Sells interpretate dal vivo da Malika Ayane, lo spettacolo dà nuova voce al legame profondo e segreto tra Ennis e Jack, interpretati da Edoardo Purgatori e Filippo Contri, i due giovani pastori del Wyoming il cui incontro, su una montagna isolata nel 1963 in un’America rurale di estrema povertà fatta di piccoli villaggi e popolata da sparute comunità retrograde, cambierà per sempre le loro vite. Il loro amore “nascosto” si estende per vent’anni, sfidando convenzioni, paure e silenzi.

Brokeback Mountain – A Play with Music è uno degli eventi teatrali più attesi della stagione 2025/26.

Un’esperienza immersiva che unisce teatro, musica e cinema per raccontare una storia d’amore, lotta e accettazione senza tempo, con una forza emotiva rara e necessaria.

Per saperne di più abbiamo contattato il regista Giancarlo Nicoletti al quale abbiamo chiesto quando e perché ha deciso di portare in scena Brokeback Mountain.

È un lavoro che mi proponevano da due anni, ma non trovavo la quadra. Essendo la parte musicale importante, tanto quella “teatrale”, c’era da sciogliere il nodo. E non trovavo l’artista giusta in grado di operare la sintesi fra teatro e musica e di dare una cifra parimenti contemporanea e mistica a tutto l’impianto musicale. Malika Ayane è stata indubbiamente la chiave di volta, da lì in poi è stato tutto in discesa.

Quali le principali sfide nel portare una storia così intima e cinematografica sul palcoscenico?

Le principali sfide nel portare Brokeback Mountain a teatro riguardano i silenzi e la sconfinatezza dei luoghi. I protagonisti parlano poco, soprattutto all’inizio, e i loro silenzi valgono più di molte parole.

Il cinema può affidarsi ai paesaggi per restituire spazio e respiro; il teatro deve invece reinventarli attraverso musica, luce e gesti, creando un paesaggio emotivo più che realistico. La musica dal vivo, in particolare, diventa uno strumento per evocare distanze, silenzi e profondità interiori. Raccontare questa storia a teatro significa trasformare l’invisibile in esperienza condivisa: respiri, sguardi e piccoli gesti diventano il cuore pulsante della narrazione, restituendo la stessa intensità e la complessità del rapporto tra Ennis e Jack.

La storia di Jack ed Ennis ha conquistato il mondo del cinema nel 2005 con il film di Ang Lee premiato con un tre Oscar, un Leone d’Oro, quattro Golden Globe e quattro Bafta oltre ad un enorme successo di critica e pubblico.

Inevitabile sarà per molti di noi il raffronto con il film. Cosa dobbiamo aspettarci dalla versione teatrale?

Il film è un capolavoro che fa parte della memoria collettiva, ma il teatro è di per sé un altro sistema comunicativo. Non abbiamo cercato di riprodurre ciò che è già stato raccontato, ma di riattraversarlo con il linguaggio del palcoscenico, che per sua natura è vivo, fragile, irripetibile.

La nostra versione di Brokeback Mountain è un racconto che parte dalla spettacolarità per cercare una verità più nuda e più essenziale, capace di parlare alla pancia prima ancora che alla mente. Non troveremo la montagna, il paesaggio, il naturalismo del film: troveremo un luogo dell’anima, dove l’interiorità dei personaggi diventa spazio scenico, dove ogni gesto, ogni sguardo, ogni suono costruisce un frammento di intimità condivisa. È un viaggio dentro i sentimenti che non si spiegano, ma che tutti, in qualche modo, riconosciamo come nostri.

Brokeback Mountain - PurgatoriContri2@CarloMogiani

Come avete tradotto visivamente l’ambiente del Wyoming sul palco?

Abbiamo scelto di non ricostruire il Wyoming, ma di evocarlo.

La vastità dei paesaggi, il senso di isolamento, la natura potente che nel racconto è quasi un personaggio, si traducono in musica, in luce, in respiro.

Lo spazio scenico è un luogo in continua trasformazione, che si dilata o si restringe insieme alle emozioni dei personaggi. È un paesaggio interiore, più che geografico, ma allo stesso tempo chiaramente e dettagliatamente evocato.

C’è un dettaglio scenico che spesso il pubblico non nota, ma che per voi è fondamentale?

Non abbiamo ancora debuttato quindi saprò dirlo meglio fra una decina di recite, ma forse il dettaglio più importante è l’uso delle videocamere in scena. Non sono un effetto, ma un modo per entrare nei dettagli più piccoli, nei gesti minimi, in quelle sfumature di intimità che spesso sfuggono allo sguardo collettivo. È un modo per raccontare la prossimità, la vulnerabilità, ciò che si rivela solo quando si guarda davvero da vicino.

Hai parlato di “sottrazione” come chiave registica, puoi spiegarci cosa significa in pratica?

La sottrazione è, per me, una forma di fiducia.

Significa togliere tutto ciò che è superfluo per lasciare spazio all’essenziale: agli attori, alla parola, alla musica, al silenzio. Ma anche — e soprattutto — alla verità emotiva che può emergere solo quando si smette di voler controllare ogni cosa.

In un racconto come Brokeback Mountain, la verità non sta nei grandi gesti o nelle ricostruzioni sceniche, ma in ciò che si trattiene, in ciò che vibra sottopelle. Sottrarre, in questo senso, vuol dire affidarsi: agli interpreti, al momento, all’imprevisto, alla possibilità che un’emozione, anche imperfetta, arrivi più forte di qualsiasi costruzione concettuale. Mi piace pensare che il teatro, ogni tanto, debba rimettersi al potere della “pancia”, dell’emozione istintiva, non solo al pensiero e alla parola. Perché a volte l’emozione arriva prima della comprensione, e in quella sospensione, in quel piccolo spazio di verità, accade davvero qualcosa tra chi è in scena e chi guarda. La sottrazione, allora, non è un esercizio di minimalismo, ma un atto di fiducia e di ascolto: nel testo, negli attori, nel pubblico e in tutto ciò che, sul palco, non serve spiegare ma semplicemente sentire.

Hai parlato di emozioni, in uno spettacolo come Brokeback Mountain, quali trasmette la musica?

La musica è un personaggio. Non accompagna l’azione: la struttura.

È paesaggio, memoria, distanza e desiderio.

Con la voce dal vivo di Malika Ayane, la musica diventa un tessuto emotivo che avvolge tutto: crea clima, ritmo, silenzi. È la montagna stessa che respira insieme ai personaggi, rappresentando ciò che non si dice ma si sente, ciò che resta sospeso tra una parola e l’altra. E poi è un mezzo potentissimo per dipingere i paesaggi, per strutturali, per evocarli, giocando con l’immaginazione del pubblico.

Brokeback Mountain MalikaAyane_@AttilioCusani
Malika Ayane Ph. Attilio Cusani

Il ruolo del teatro nella lotta contro l’omofobia, oggi, quant’è importante?

Il teatro non cambia le leggi, ma può cambiare lo sguardo e a volte questo è il primo passo verso un cambiamento più grande. Il suo potere sta nella prossimità, nella condivisione di un tempo e di uno spazio in cui è possibile riconoscersi negli altri, anche quando quegli altri sembrano lontani da noi. Raccontare una storia d’amore come quella di Ennis e Jack significa restituire complessità e dignità a un sentimento che, ancora oggi, viene spesso semplificato, etichettato, giudicato prima di essere davvero ascoltato. Il teatro può riportare tutto questo al suo nucleo più puro: l’essere umano davanti a un altro essere umano.

Mi piace pensare che il teatro possa essere una forma di resistenza silenziosa: non un manifesto ideologico, ma un luogo dove l’empatia diventa atto politico, dove il semplice atto di guardare e lasciarsi toccare diventa un modo per disinnescare la paura e il pregiudizio.

Dovessero esserci tra il pubblico Ennis e Jack cosa vorresti che si portassero a casa dopo aver visto Brokeback Mountain?

Vorrei che sentissero di non essere soli.

Che la loro storia, per quanto segnata da silenzi e ferite, possa ancora parlare, commuovere, trasformare. Che l’amore – in qualunque forma si manifesti – merita di essere vissuto senza paura. E che il teatro può essere un luogo in cui, anche solo per un momento, si viene riconosciuti.

Brokeback Mountain Nicoletti

Annie Proulx, autrice del racconto originale, ha definito “profondamente commovente” l’adattamento teatrale di Ashley Robinson che ha riscosso grande successo in Inghilterra. Noi italiani, invece, siamo pronti a lasciarci trasportare in questa storia d’amore che sfida il tempo e il silenzio, grazie allo spettacolo:

BROKEBACK MOUNTAIN

A Play with Music

con Edoardo Purgatori e Filippo Contri

e con Malika Ayane e una live band

(Marco Bosco, Paolo Ballardini, Massimiliano Serafini)

e con Mimosa Campironi e Matteo Milani

di Ashley Robinson

musiche Dan Gillespie Sells

dal racconto di Annie Proulx

regia Giancarlo Nicoletti

scene Alessandro Chiti

costumi Giulia Pagliarulo

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Oro Rosso - COPERTINA

direzione musicale Marco Bosco

disegno luci Giuseppe Filipponio

aiuto regia Giuditta Vasile

produzione Teatro Carcano, Altra Scena, Accademia Perduta Romagna Teatri – GF Entertainment

Di seguito le principali tappe della tournée:

Teatro Alfieri di Torino (24–26 ottobre)

Ascoli Piceno – Teatro Ventidio Basso (28–29 ottobre)

Salerno – Teatro Augusteo (5 novembre)

Pescara – Teatro Circus (6 novembre)

Lecce – Teatro Apollo (8–9 novembre)

Gorizia – Teatro Verdi (19 novembre)

Pordenone – Teatro Comunale (20–21 novembre)

Conegliano – Teatro Accademia (22 novembre)

Carrara – Teatro Animosi (24–25 novembre)

Cattolica – Teatro Regina (27 novembre)

Ferrara – Teatro Comunale (28–30 novembre)

La Spezia – Teatro Civico (3 dicembre)

Grosseto – Teatro Moderno (4 dicembre)

Bologna – Teatro Duse (5–7 dicembre)

Carpi – Teatro Comunale (8 dicembre)

Milano – Teatro Carcano (10–14 dicembre)

Genova – Teatro Ivo Chiesa (16–17 dicembre)

Vicenza – Teatro Comunale (20–21 dicembre)

Reggio Calabria – Teatro Cilea (3 gennaio)

Cosenza – Teatro Rendano (4 gennaio)

Faenza – Teatro Masini (7–9 gennaio)

Questa tournée rappresenta un’occasione unica per vivere dal vivo una storia d’amore universale, raccontata con intensità emotiva e una fusione potente tra teatro, musica e suggestioni cinematografiche.

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