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Francesco Bauco – ora so “COME MAI SONO QUI”

Francesco Bauco – ora so “COME MAI SONO QUI”

Alessandro Nava
Francesco Bauco

Francesco Bauco è un fiume in piena quando lo raggiungo al telefono poco prima delle prove generali di “COME MAI SONO QUI?” (WHAT AM I DOING HERE?) lo show che debutterà domani a Los Angeles al teatro Hudson per cui ha curato la regia e che lo vedrà impegnato anche nel ruolo del protagonista Elio alle prese con un compleanno importante, quello dei 40 anni. 

M’arriva tutta l’energia e l’entusiasmo di chi ha sempre lavorato sodo per dare forma ai propri sogni: il suo è sempre stato quello di fare l’attore nella grande industria americana.

Francesco Bauco – Teatro, Spot e Cinema

Bauco, nato a Roma, debutta, appena ventenne, sul palcoscenico del Teatro Colosseo di Roma, con la commedia “Molto rumore per nulla” di William Shakespeare.

Nel 2015 si trasferisce a Los Angeles dove ottiene il primo ruolo da protagonista nella serie televisiva “Delicious” trasmessa dal canale televisivo statunitense Lifetime Tv e subito dopo la rivista Vogue lo sceglie come volto di Gregory Peck nell’adattamento del film “Vacanze Romane” film prodotto da CHANEL e diretto dal regista internazionale Wing Shya.

La grande occasione arriva nel 2018 quando firma il contratto con la 20th Century Fox per interpretare Lorenzo Bandini, storico pilota della Ferrari degli anni Sessanta, nel film “Ford V Ferrari“, tradotto in Italia come “Le Mans ’66 – La grande sfida“. Il film viene nominato a 4 candidature agli OSCAR nel 2019, tra cui “Miglior Film”. La pellicola si porterà a casa ben 2 Premi Oscar. Bauco entra ufficialmente a Hollywood dalla porta principale, recitando al fianco di icone internazionali come Christian Bale, Matt Damon e Remo Girone. 

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Il debutto è ormai prossimo, di cosa parla lo show a cui hai lavorato nell’ultimo anno?

“COME MAI SONO QUI?” parla di uomini, di bilanci e anche di fragilità. Elio, il protagonista, arriva al suo quarantesimo compleanno e ripercorre la sua vita attraverso le donne che ha incontrato e amato. Si rivelerà un bilancio dolce-amaro, in perdita, poiché comprende che tutti gli amori e le storie che ha avuto sono stati un vuoto a perdere che l’hanno però aiutato a capire che il vero amore della sua vita è stato, ed è, Elena e che, anche se non riusciranno a vivere questa relazione perché lei si è sposata con un’altra persona e ha avuto un figlio, l’amore ci nutre comunque e non può mancare nella vita. E’ una storia nella quale soprattutto gli uomini possono immedesimarsi. Ci sono state tante donne nella vita di Elio, molto diverse tra loro e hanno avuto tutte un ruolo significativo nella sua evoluzione. E’ uno spaccato reale che parla degli uomini, delle loro paure e delle loro fragilità. In scena ci sono anche due amici di Elio, uno che è in procinto di sposarsi e l’altro che è in procinto di divorziare. Non si vede molto spesso a teatro, o al cinema, storie d’insicurezze, di paure e quel senso d’inadeguatezza proprie degli uomini.

Qual è una delle maggiori paure di Elio quindi?

Bè l’età che avanza per esempio. Spesso si pensa che sia qualcosa che non tocchi gli uomini ma non è affatto vero. Elio teme di non riuscire più a fare le cose che avrebbe voluto fare o di avere lo stesso appeal sulle donne che gli ha sempre dato sicurezza. Teme di perdere quel feed-back a cui era “abituato”.

Ed è proprio così? A 40 anni c’è davvero il giro di boa e si comincia a fare i conti con il proprio vissuto perché c’è una percezione del tempo e della vita stessa differente?

Sì esatto, e nonostante questa sia un light Music show, dove si ride, si canta e si balla (tutto dal vivo), rimane il messaggio profondo che invita a riflettere su noi stessi e sul valore dello scorrere del tempo. Il sound track originale composto da Stefano Gallon e la canzone “Here” che è già disponibile su Spotify danno forza allo show poiché vengono mescolati, proprio come avviene nella vita reale di ciascuno, momenti esilaranti e drammi, sta poi a noi avere un approccio positivo piuttosto che negativo alla vita stessa. 

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Lo spettacolo è tratto dal libro di Paolo Silvestrini “Dettagli di dettagli”, che hai portato in scena in Italia la scorsa estate in diversi teatri. Cosa ti ha spinto a vestire i panni del regista, oltre a quelli dell’attore protagonista, in questo nuovo show?

Perché amo profondamente il teatro in tutte le sue forme e volevo vivere la sfida di lavorare ad un progetto, nella sua interezza, che sentivo mio. Ho tradotto e poi adattato il libro al sarcasmo americano e in questo sono stato aiutato da Lauren Waites che si è occupata di realizzare non una mera traduzione ma un vero e proprio adattamento del linguaggio al pubblico americano. I messaggi sono universali ma la percezione rispetto a certe battute è sempre diversa. Saremo in scena all’Hudson Theatre di Los Angeles, un teatro intimo che però ha un lunghissimo palco perché arriviamo ad essere in scena anche in otto, pianoforte compreso. Il mood dello show contemplava la necessità di uno spazio confortevole anche per lo spettatore, che lo mettesse nelle condizioni di vivere i drammi dei protagonisti ma anche di godere dei momenti ilari dello spettacolo e quindi riflettere sulla tematica.

E tu che riflessione hai fatto rispetto ai tuoi primi 40 anni?

A questo spettacolo tengo molto anche perché mi sento molto connesso ad Elio, alle sue vicissitudini ma anche al suo carisma. Tante delle sue insicurezze sono state le mie, ma così come ha fatto lui anche io ho abbracciato ogni paura e, guardandole in faccia, ho fatto sì che perdessero di forza.

Nella tua carriera c’è stato tanto teatro in Italia fin da giovanissimo e anche spot importanti, ma tu sognavi l’America che poi ti ha accolto dandoti da subito belle soddisfazioni, hai recitato con Bruce Willis, Matt Damon, Kathleen Turner e il premio Oscar Allison Janney. Cosa c’è nello Star System americano che in Italia non vedevi?

In America lo spettacolo è una vera industria, il lavoro d’attore è veramente qualificato, considerato e rispettato. E’ questo soprattutto che mi ha attirato e che in Italia non sempre ho trovato. 

Quanta più esperienza si fa tanto più si cerca d’ampliare la propria forma d’espressione. Alla fine scegliere di recitare significa dare voce ad una vocazione più che fare un mestiere, condividi?

Condivido appieno! Questo show è proprio la dimostrazione di quanta vocazione ci voglia per fare bene. Credo che sia questo ad aver attirato tutta la crew intorno al progetto, compreso l’Istituto italiano Cultura e il Consolato italiano. Quando parli col cuore appassionato si attira la giusta energia. Il console mi ha detto una frase molto bella che condivido con piacere: “A Los Angeles tutti vengo per prendere qualcosa, tu invece con questo show stai dando qualcosa”. Mi ha fatto davvero molto piacere.

Nonostante i tanti incontri fortunati e i tanti successi, immagino che in tutti questi anni ci siano stati anche momenti difficili. Come li hai superati, cosa ti ha motivato nel continuare a perseguire i tuoi sogni?

Non tradirmi mai. Lavorare ogni giorno su me stesso, non sull’immagine ma sull’essenza. Ho sempre memoria di quel ragazzino che in giro per Roma sognava di recitare, non per la fama o chissà cos’altro, o forse magari all’inizio era anche così ma poi, crescendo ho proprio capito che recitare mi fa felice.

Cosa credi che ci voglia per vivere di questo mestiere?

La disciplina. Io ho avuto genitori molto rigidi nell’educazione. Ho dovuto studiare nelle scuole che volevano loro, studiare pianoforte, laurearmi in architettura e, sebbene, in quei momenti soffrissi l’imposizione, col tempo ho potuto apprezzarne gli aspetti migliori. Mi hanno insegnato a fare le cose dall’inizio alla fine e farle bene. Los Angeles per esempio è una città pericolosa, è facile perdersi, la disciplina ti centra e ti aiuta a concentrarti sugli gli obiettivi.

Lo spettacolo ti sta assorbendo molto ma ti conosco bene e so che sei un uragano d’energia, su quali altri progetti stai lavorando?

Bè sicuramente il set, il mio manager mi ha proposto diversi ruoli interessanti anche in alcuni tv shows, vedremo cosa accadrà! (Ride)

C’è un regista, tra i tanti con i quali hai lavorato, che hai particolarmente apprezzato per professionalità e umanità?

(Ci pensa un attimo) Gugliemo Arriaga, nominato all’Oscar per “Babel”. Ho lavorato con lui a Los Angeles per un commercial importante, girato come un film. C’è stata molta sintonia, fin dal provino quando mi disse: “Tu con questa faccia, se manterrai la tua anima, farai tante belle cose”.

E tu cosa ti diresti oggi?

Comunque andranno le cose sii fiero di te stesso. Alla fine il viaggio che facciamo con noi stessi è quello più lungo. 

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Che ruolo hanno nell’industria cinematografica americana i social network? Sono un supporto, una discriminante, come viene vissuta la fama che alcuni raggiungono sui social?

Diciamo che in America c’è davvero molta meritocrazia per cui ciò che più conta è essere giusto per il ruolo ma, indubbiamente, quando arrivi al call back e la produzione ha magari il dubbio tra due Talents, entrambi validi per quel ruolo, spesso si opta per chi ha una maggiore visibilità sui social. E’ successo anche a grandi nomi. 

E ad un giovane che sogni di fare l’attore cosa consiglieresti?

La mia preoccupazione rispetto ai giovani è che spesso sono attratti dalla parte “glam” di questo mondo, le interviste sui giornali, i red carpet, i servizi fotografici, i party, la fama, quella però è solo una minima parte di ciò che significa essere un attore. Come dicono tutti i grandi ciò che serve davvero per fare bene questo mestiere è la passione e l’umiltà, la capacità di ricevere tanti no continuando a migliorarsi, studiare senza perdere mai l’entusiasmo che sarà fondamentale quando arriverà la giusta occasione.

Ph Ginevra Guidotti

Grommig Noemi Turrini

Location Studio 144_Roma

English version

Francesco Bauco is a force to be reckoned with when I reach him on the phone just before the dress rehearsal of “What Am I Doing Here?” the show that will debut tomorrow in Los Angeles at the Hudson Theatre, for which he has directed and will also play the role of the protagonist Elio, dealing with an important birthday, his 40th.

I can feel all the energy and enthusiasm of someone who has always worked hard to pursue their dreams: his has always been to become an actor in the great American industry.

Bauco, born in Rome, made his debut at just twenty on the stage of the Teatro Colosseo in Rome, with William Shakespeare’s comedy “Much Ado About Nothing”.

In 2015, he moved to Los Angeles where he landed his first starring role in the television series “Delicious” broadcasted on the American channel Lifetime TV, and shortly after Vogue magazine chose him as the face of Gregory Peck in the film adaptation of “Roman Holiday”, a film produced by CHANEL and directed by the international director Wing Shya.

The big opportunity came in 2018 when he signed a contract with 20th Century Fox to portray Lorenzo Bandini, the historic Ferrari driver from the 1960s, in the film “Ford Vs Ferrari”, translated in Italy as “Le Mans ’66 – La grande sfida”. The film received 4 Oscar nominations in 2019, including “Best Picture”. The film won 2 Academy Awards. Bauco officially entered Hollywood through the front door, acting alongside international icons such as Christian Bale, Matt Damon, and Remo Girone.

The debut is now imminent, what is the show you’ve been working on for the past year about?

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“What am I doing here?” talks about men, about assessments, and also about fragilities. Elio, the protagonist, reaches his fortieth birthday and looks back on his life through the women he has met and loved. It will be a bittersweet balance, a loss, as he realizes that all the loves and stories he has had have been a waste that has helped him understand that the true love of his life was, and is, Elena, and that even if they will not be able to live this relationship because she married another person and had a child, love still nurtures us and cannot be absent from life. It’s a story in which men, especially, can empathize. There have been many women in Elio’s life, very different from each other, and they have all played a significant role in his evolution. It’s a real slice of life that speaks about men, their fears, and their fragilities. On stage, there are also two friends of Elio, one who is about to get married and the other who is about to get divorced. It’s not often seen in theater or cinema, stories of insecurities, fears, and that sense of inadequacy typical of men.

So, what is one of Elio’s biggest fears?

Well, aging, for example. It is often thought that it’s something that doesn’t affect men, but it’s not true at all. Elio fears not being able to do the things he wanted to do anymore, or having the same appeal on women that has always given him confidence. He fears losing that feedback he was “used to”.

And is it really like that? At 40, is there really a turning point where you start to reckon with your own past because there’s a different perception of time and life itself?

Yes, exactly, and even though this is a light music show, where we laugh, sing, and dance (all live), the deep message remains, inviting us to reflect on ourselves and the value of time passing by. The original soundtrack composed by Stefano Gallon and the song “Here”, which is already available on Spotify, give strength to the show because they mix, just like in everyone’s real life, hilarious moments and dramas. It’s up to us to have a positive rather than negative approach to life itself.

The show is based on Paolo Silvestrini’s book “Details of Details”, which you staged in Italy last summer in different theaters. What prompted you to take on the role of director, as well as the lead actor, in this new show?

Because I deeply love theater in all its forms, and I wanted to experience the challenge of working on a project, in its entirety, that I felt was mine. I translated and then adapted the book to American sarcasm, and for this, I was helped by Lauren Waites who worked on creating not just a mere translation but a real adaptation of language for the American audience. The messages are universal, but the perception of certain lines is always different. We’ll be on stage at the Hudson Theatre in Los Angeles, an intimate theater with a very long stage because we’ll be up to eight people on stage, including the piano. The mood of the show required a comfortable space for the audience, which would allow them to experience the protagonists’ dramas but also enjoy the hilarious moments of the show and therefore reflect on the theme.

And what reflection have you made about your own first 40 years?

I value this show a lot also because I feel very connected to Elio, to his ups and downs, but also to his charisma. Many of his insecurities have been mine, but just like he did, I embraced every fear and, by facing them, I made them lose their power.

In your career, there has been a lot of theater in Italy from a young age and also important commercials, but you dreamed of America, which then welcomed you immediately giving you satisfaction, you acted with Bruce Willis, Matt Damon, Kathleen Turner, and Oscar winner Allison Janney. What is it about the American Star System that you didn’t see in Italy?

In America, the showbiz is a real industry, the actor’s work is truly qualified, considered, and respected. It’s mainly this that attracted me and that I didn’t always find in Italy.

The more experience you gain, the more you seek to expand your form of expression. In the end, choosing to act means giving voice to a vocation rather than just having a job, do you agree?

I fully agree! This show is the proof of how much vocation it takes to do well. I believe this is what attracted the entire crew to the project, including the Italian Cultural Institute and the Italian Consulate. When you speak with passionate heart, you attract the right energy. The consul told me a very beautiful phrase that I’m happy to share: “In Los Angeles, everyone comes to take something, but you, with this show, are giving something”. It really pleased me a lot.

Despite the many fortunate encounters and successes, I imagine that over the years there have also been difficult moments. How did you overcome them, what motivated you to continue pursuing your dreams?

Never betraying myself. Working on myself every day, not on the image but on the essence. I always remember that boy wandering around Rome dreaming of acting, not for fame or anything else, or maybe at the beginning it was also like that, but then, growing up, I really understood that acting makes me happy.

What do you think it takes to make a living from this profession?

Discipline. I had very strict parents in education. I had to study in the schools they wanted, study piano, graduate in architecture, and although, at that time, I suffered the imposition, over time I could appreciate its best aspects. They taught me to do things from start to finish and to do them well. Los Angeles, for example, is a dangerous city, it’s easy to get lost, discipline centers you and helps you focus on goals.

The show is absorbing a lot of your time, but I know you well, and I know you’re a whirlwind of energy, what other projects are you working on?

Well, surely the set, my manager has proposed me several interesting roles even in some TV shows, we’ll see what happens! (Laughs)

Is there a director, among the many you have worked with, that you particularly appreciated for professionalism and humanity?

(Looks like he’s thinking for a moment) Gugliemo Arriaga, Oscar-nominated for “Babel”. I worked with him in Los Angeles for an important commercial, shot like a movie. There was a lot of harmony, from the audition when he told me: “With this face of yours, if you keep your soul, you’ll do many beautiful things”.

And what would you say to yourself today?

No matter how things turn out, be proud of yourself. In the end, the journey we take with ourselves is the longest one.

What role do social networks play in the American film industry? Are they a support, a discriminating factor, how is the fame that some achieve on social media experienced?

Let’s say that in America there’s really a lot of meritocracy, so what matters most is being right for the role, but undoubtedly, when you get to the callback and the production maybe has doubts between two talents, both valid for that role, often they opt for who has greater visibility on social media. It has also happened to big names.

And to a young person who dreams of becoming an actor, what would you advise?

My concern about young people is that they are often attracted by the “glamorous” part of this world, interviews in newspapers, red carpets, photo shoots, parties, fame, but that’s only a small part of what it means to be an actor. As all the greats say, what is really needed to do well in this job is passion and humility, the ability to receive many no’s while continuing to improve, to study without ever losing the enthusiasm that will be fundamental when the right opportunity comes.

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