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Kilowatt Festival – Lucia Franchi

Kilowatt Festival – Lucia Franchi

Tito Ciotta
Kilowatt Festival - 01 Locandina di Andrea Valbonetti

Il nostro viaggio alla scoperta dei festival teatrali, quest’oggi ci porta nella provincia di Arezzo, più precisamente nella splendida cornice di Sansepolcro, dove si respira realmente Arte e la Cultura in ogni angolo del suo Borgo. Posta ai piedi dell’ultimo tratto dell’ appennino toscano, Sansepolcro domina la Valtiberina che si apre in un vasto anfiteatro montano e collinare delimitato dall’Alpe della Luna, dalla Massa Trabaria, dalle colline della confinante Umbria, dai monti dell’Aretino e dell’Alpe di Catenaia.

Tanti gli edifici storici del centro da menzionare; Palazzo Pretorio risale al XIV secolo, la quattrocentesca Casa natale di Piero della Francesca (che accoglie la fondazione dedicata al genio rinascimentale), Palazzo delle Laudi, Palazzo Ducci del Rosso (sede della Biblioteca), Palazzo Graziani, Palazzo Pichi, Palazzo Alberti (con il busto di Cosimo II de’ Medici in facciata), Palazzo Aggiunti e il Teatro Dante.

Gioiello di architettura militare è la Fortezza Medicea realizzata su progetto di Giuliano da Sangallo agli inizi del Cinquecento, la cattedrale di San Giovanni evangelista, in stile romanico-gotico. Di origine duecentesca sono la chiesa di Sant’Agostino, la chiesa di Santa Maria dei Servi e la ex chiesa di Santa Chiara. Al Trecento appartengono la chiesa di San Francesco e la chiesa dei SS. Antonio Abate ed Eligio, cinquecentesche sono la chiesa di San Rocco, la chiesa di Santa Maria delle Grazie e la chiesa di San Lorenzo, al Seicento viene riferita la chiesa di Santa Marta. Nella ex chiesa di Santa Chiara, risalente al XIII secolo, è stato ricavato un suggestivo auditorium.

Come non menzionare il Museo Civico nell’antico Palazzo della Residenza conserva opere pittoriche di importanti artisti dal Trecento all’Ottocento, ma è principalmente noto per le opere di Piero della Francesca e il Museo “Bernardini Fatti” della Vetrata è allestito nella ex chiesa di San Giovanni Battista, l’Aboca Museum, ha sede a Palazzo Bourbon del Monte. All’interno di Palazzo Muglioni si trova invece la CasermArcheologica, punto di riferimento per l’arte contemporanea.

Come nasce il Kilowatt Festival

E di Arte, o meglio di teatro contemporaneo a Sansepolcro nasce, per volontà della compagnia teatrale CapoTrave, il Kilowatt Festival (Premio Ubu nel 2010) ideato e diretto da Lucia Franchi e Luca Ricci.

“Il festival è nato nel 2003, insieme alla nostra compagnia – queste le parole di Lucia Franchi – Per questo abbiamo conservato un doppio nome: Kilowatt è il festival e tutte le attività che vi ruotano intorno; CapoTrave è la compagnia. Volevamo creare uno spazio di visibilità per i nostri lavori e per quella di altri che allora cercavano di emergere. Nella primissima edizione c’erano Andrea Cosentino e Toni Tagliarini, conosciuti in quel fondamentale spazio di lavoro e di incontro che è stato il Rialto Sant’Ambrogio a Roma, dove Luca e io ci siamo trasferiti nel 2001 e dove viviamo ancora”

Mentre dal 2007 nasce la Selezione Visionari, chi sono, come li selezionati e qual è il loro ruolo all’interno del Festival?

I Visionari sono persone che vanno dai 18 anni agli over ottanta.

Vivono a Sansepolcro e nei luoghi intorno, in quella vasta area tra Umbria e Toscana che si chiama Alta Valle del Tevere. Fanno professioni diverse, anche lontane dal mondo dell’arte, sono studenti e studentesse, sono pensionati e pensionate.

Nel 2007 abbiamo distribuito dei volantini dove c’era scritto:

Vuoi diventare un Visionario?

Adesso funziona molto il passa parola e spesso le persone ci chiedono se possono far parte di questa esperienza. La risposta è sempre sì!

Per questa edizione di Kilowatt sono un gruppo di 46 persone della zona. I Visionari locali hanno visto 446 video arrivati tramite il bando “L’Italia dei Visionari” – bando condiviso da una vera e propria rete che si è creata in Italia con tanti gruppi visionari sparsi in varie regioni coordinati da altrettante strutture – e in totale autonomia da me e Luca, hanno scelto 8 spettacoli che verranno presentati al festival.

Il nono spettacolo è stato invece scelto – su una preselezione dei 446 video fatta da me e Luca – dai Visioyoung, un gruppo formato da giovani under 25, provenienti da tutta Italia e con i quali ci siamo incontrati da remoto.

Cosa significa gestire, ma soprattutto realizzare un festival come Kilowatt?

Per noi significa ascoltare, con apertura, curiosità e a volte anche pazienza le persone che ci aiutano a costruire tutte le nostre azioni.

Prima di tutto il nostro gruppo di lavoro, formato da 8 persone, inclusi noi due, che lavorano quotidianamente insieme a noi: Luca e io ci occupiamo anche della direzione generale. Quindi è fondamentale dare indicazioni chiare, motivare, stimolare, stabilire linee di azione condivise e, quando serve, ammettere che si è lavorato male, che si è sbagliato e che la prossima volta si deve fare meglio.

Poi ci sono tutte le proposte che riceviamo: ci siamo divertiti a fare una stima, con Luca, e crediamo di vederne circa 1000 a testa ogni anno, dando un riscontro a chiunque ce lo chieda. “Vedere” vuol dire partecipare alle selezioni delle varie reti di cui siamo parte, andare a vedere gli spettacoli di persona, fare degli incontri con chi ci vuole raccontare un nuovo progetto, selezionare le proposte dei vari bandi che lanciamo…

Lavoriamo molto, spesso senza orari e senza tregua, perché ci occupiamo di tante cose (c’è anche il lavoro della nostra compagnia, la tournée da organizzare, i nuovi spettacoli da scrivere e allestire…), ci piace farle con cura e siamo estremamente meticolosi!

… ci vuole più coraggio o pazzia?

Il coraggio lo scomoderei per chi lavora in situazioni estreme, dove spesso la stessa sopravvivenza è in pericolo. Pazzia nemmeno, perché sia Luca che io, seppur in modi diversi, siamo due persone piuttosto razionali. Direi una enorme imprudenza, intesa come il contrario della “vile prudenza” che Giacomo Leopardi diceva di odiare! Ma anche una buona dose di fiducia e di ottimismo.

Kilowatt festival - 04 Giardini di Piero_ph Elisa Nocentini_
Giardini di Piero Ph. Elisa Nocentini_

Negli anni Kilowatt Festival è diventato molto altro. Nel 2009 nasce la sezione musicale e nel 2010 quella dedicata alle arti visive. Qual è stata, se posso, l’esigenza che vi ha spinto ad aprirvi verso queste altre discipline artistiche.

Kilowatt è un festival multidisciplinare che ha da sempre cercato di aprirsi a tutte le arti performative.

Ogni qual volta le economie, spesso legate a bandi vinti, ci hanno permesso di creare spazi per le arti visive e per la musica, abbiamo fatto spazio nel festival così come in altri nostri percorsi artistici.

Dal 2020 a oggi, con il progetto di Residenze digitali, ci siamo aperti anche alla performance digitale, un mondo per me e Luca nuovo, che ci sta appassionando molto.

Le arti sono contaminate, inseparabili, in continua trasformazione: se vogliamo che un festival multidisciplinare sia uno spazio di racconto di ciò che succede intorno a noi, della narrazione devono far parte più sguardi e prospettive possibili.

Vorrei ricordare che anche la danza contemporanea fa spesso da padrona a Kilowatt Festival. In Italia tanti gli spazi dedicati al teatro, molti off e spesso invisibili, pochissimi dedicati alla danza. Perché, secondo te? e quali le difficoltà che affrontate anche voi nel proporla al pubblico.

Noi non abbiamo una visione così negativa sulla danza nel nostro paese. Noi stessi siamo parte della rete Anticorpi, capitanata da Cantieri Danza, che organizza tante azioni per il sostegno di giovani coreografi e coreografe. Siamo stati tra i fondatori di Anghiari Dance Hub, altra esperienza preziosa, di formazione e creazione. Siamo reduci dalla selezione del bando della Giovane Danza Italiana, promosso proprio insieme a Cantieri e ADH, grazie al supporto degli amici buddisti dell’Istituto Soka Gakkai.

All’interno della danza contemporanea esistono tanti linguaggi, alcuni più accessibili di altri. Ma, i nostri Visionari per esempio, che partono a volte intimoriti dai lavori coreografici, finiscono sempre per sceglierne vari nella loro selezione finale e non tutti esattamente facili.

Bisogna fidarsi dei pubblici, e non usarli come scusa per non osare nelle programmazioni, anche di danza!

La drammaturgia contemporanea a volte fatica a decollare, mentre i classici continuano a riempire i teatri, eppure la storia di Romeo e Giulietta la conosciamo tutti e tutti noi sappiamo come va a finire! Il vostro Festival, come detto, è solo drammaturgia contemporanea, come siamo messi in Italia?

Anche qui, il nostro “lavoro sul campo” ci racconta di un panorama vivo e vitale che racconteremo in un convegno dedicato al tema durante il festival, insieme a Theatron 2.0, e in collaborazione con Premio Riccione per il Teatro, Outis – centro nazionale di drammaturgia e NDN – network di drammaturgia nuova di cui siamo partner da tanto tempo.

Già questa sequenza di realtà denotano un’attenzione e un continuo lavoro di scoperta, sostegno, valorizzazione della drammaturgia contemporanea, spesso di autori e autrici emergenti.

Rispetto a paesi come il Regno Unito – che secondo me è un esempio di come accanto a Shakespeare sappiano anche produrre e sostenere da sempre le novità della drammaturgia britannica – si può di certo fare di più, trovando una maniera felice per incoraggiare e stimolare il pubblico a vedersi, accanto a Luigi Pirandello, anche Elvira Bonocore e Marco Trotta, per fare un esempio.

Romeo e Giulietta non escludono che in una rassegna si possa osare un po’ di più e, di nuovo, fidarsi del proprio pubblico, se quest’ultimo si fida di noi programmatori!

Che poi, in molti hanno visto e apprezzato la serie “Adolescence” ma in quanti sanno che il suo autore, Jack Thorne è un drammaturgo sostenuto da anni dai teatri britannici?!

Si sa mai che anche nel cinema italiano ingaggino qualche autore e autrice teatrali…

Chi è il pubblico di Kilowatt Festival e com’è cambiato, se è cambiato, dal 2003?

Nel 2003 il nostro pubblico era fatto da amici e da pochi locali che furono incuriositi da Cosentino con una vera tartaruga in scena e da Tagliarini chiuso dentro un frigorifero.

Il progetto dei Visionari ci ha aiutato a definire la nostra identità: da una parte a richiamare l’attenzione di chi veniva da fuori, dall’altra a coinvolgere le persone del nostro territorio.

La dimensione internazionale che nel tempo abbiamo raggiunto, anche grazie a progetti europei come “Be SpectACTive!” (sia sempre benedetta l’Unione Europea!) che ha diffuso l’idea dei Visionari in molti paesi oltre il nostro, ha portato a Sansepolcro un pubblico sempre più vasto ed eterogeneo, anche per provenienza.

Adesso i nostri pubblici vanno dai Visionari ai partecipanti delle tante nostre attività annuali, da persone provenienti da diverse nazioni a colleghi e colleghe che vengono a trovarci, da compagnie ospitate in passato a quelle che lo saranno in futuro, da tante e tanti appassionati di arte, meglio ancora se coniugata con del buon cibo e delle zone belle da visitare, tra uno spettacolo e l’altro!

In questi 23 anni Sansepolcro, anche grazie a Kilowatt Festival, vuole essere un Luogo d’Arte o una Casa della Cultura?

Sansepolcro è una città, come probabilmente la maggior parte in Italia, dove la tradizione culturale è lunga e importante. Basti pensare che qui è nato uno degli artisti più innovatori del suo tempo, Piero della Francesca.

In questi 23 anni noi abbiamo aggiunto un festival che porta lo spettacolo dal vivo di innovazione, tante occasioni di dialogo e di scambio, economie, progetti e attività che coinvolgono cittadine e cittadini di ogni età.

Non c’è poi solo il festival.

Grazie alle amministrazioni locali che si sono succedute, abbiamo la gestione di due spazi fondamentali per tutte le nostre attività, da quella come Centro di Residenza con i nostri amici di Armunia, ai tanti laboratori e progetti, tra cui i Visionari, che conduciamo. Uno spazio è il Teatro Alla Misericordia e l’altro è La Casa degli Artisti, la foresteria dove ospitiamo le compagnie in residenza.

Che poi, in quello che ora è il “nostro” teatro, Piero della Francesca aveva dipinto La Madonna della Misericordia (ora al Museo Civico)… nessuno inventa niente: ci siamo inseriti in un flusso avviato da altre persone prima di noi e che continuerà dopo di noi!

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I CENTO SUONI AUDIO-WALK Battistini Ph. Abele Gasparini

Ma entriamo nel vivo del festival, volontariamente non ho voluto leggere i vostri ospiti e per questo motivo ti chiedo di raccontarmi l’edizione 2025 partendo dal claim.

Quest’anno abbiamo deciso di racchiudere il nostro pensare-fare-sentire chiedendo aiuto ad Albert Camus, che per noi è un autore di riferimento, e il verso di una sua poesia: Un’invincibile estate.

È un appello alla forza che ha nel profondo ognuno di noi e che troviamo anche nei momenti più bui, più invernali, delle nostre vite.

Non è solo a un’estate delle singole persone che ci riferiamo, ma anche ai lunghissimi e disperati inverni di interi popoli per cui non pare esserci diritto alla vita…

Quanto al programma: difficile sintetizzare!

Qualche nome?

I nuovi lavori di Licia Lanera, Menoventi, quotidianacom, Federica Rossellini; per la danza Simona Bertozzi, la francese Marine Colard, l’australiana Renae Shadler e la canadese Clara Furey… ma le liste sono noiose e mai esaustive!

Consiglio di guardare il nostro sito ( www.kilowattfestival.it ), scegliere alcune giornate o anche tutte, venire con scarpe comode, abiti leggeri, acqua fresca e immergersi nelle intense giornate festivaliere.

Si comincia la mattina con tanti incontri tra cui scegliere oppure partecipare ai vari laboratori che organizziamo, tra cui alcuni gratuiti, come la nostra Summer School sulle arti performative digitali, che si sviluppa nell’ambito di un progetto europeo di cui siamo partner, Digital On Stage.

Si continua ogni pomeriggio con uno spettacolo di danza urbana, un aperitivo con musica dal vivo e poi gli spettacoli serali, di danza, di teatro, con debutti e compagnie internazionali. Per finire DJ set e cene preparate dai ristoranti locali nell’area ristoro dei Giardini di Piero che, con un omaggio boccaccesco, abbiamo chiamato “Il Bengodi”!

C’è un artista (o spettacolo) che avreste tanto voluto invitare ma che non siete riusciti ad avere come ospite in questa edizione? Se sì, chi se posso!

Mmmmm, no, non lo dico, perché magari ci riusciamo in futuro!

Nomi a parte, a volte siamo costretti a rinunciare perché il nostro budget non ci permette di ospitare un lavoro che abbiamo visto in giro e che ci è piaciuto, ma, ahimè, costa troppo per le nostre possibilità!

Invece, lo so domanda cattivella, lo spettacolo per chi come me arriva da Milano o altre città che non devo assolutamente perdere?

Risposta sicura a domanda insidiosa: vieni e partecipa alle varie azioni intorno e con e per Raffaella Giordano, la nostra madrina di Kilowatt 2025. Abbiamo creato con Raffaella un racconto vario e vasto dei suoi percorsi artistici. Tra le altre azioni, una è nata in collaborazione con lo IUAV di Venezia e la professoressa Annalisa Sacchi, coinvolgendo i suoi studenti e studentesse. Abbiamo poi lavorato insieme (Raffaella, Giacomo Calli e io) a un percorso sonoro: per me è stato un onore poter partecipare da dentro a un suo processo creativo. Si ha sempre da imparare dalle Maestre…

C’è un politico che vorreste invitare a Kilowatt Festival?

Mi piacerebbe vedere gli addetti alla cultura – regionali e nazionali – che si aggirano per festival, rassegne, debutti per vedere se le scelte che hanno fatto sono state buone, se quanto promesso nei bandi è stato fatto o disatteso… gli addetti alla cultura che scrivono bandi, quelli che decidono chi finanziare e chi no… o non sono politici?! È una prassi che in altri paesi è ritenuta normale, direi ovvia.

Direi anch’io ovvia… ma aggiungerei: chissà!

Domanda personale… se aveste la possibilità di riportare in vita una persona che non c’è più (del passato, personale, estera etc…) alla quale vorreste far sapere cosa siete riusciti a creare con Kilowatt Festival, chi sarebbe e cosa le direste?

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La prozia di Luca, Zola, pregava Santa Rita, protettrice delle cause perse, affinché le nostre attività teatrali lo diventassero, una causa persa, e ci trovassimo un altro tipo di occupazione. Però ci faceva trovare sempre il tè freddo fatto da lei quando nelle prime edizioni del festival, ritornavamo a casa sfiniti e a notte fonda. E il giorno dopo non mancava mai di chiederci:

“Come è andata al teatro?”

(diceva proprio così “al teatro”), felice se la risposta era positiva.

Santa Rita non le ha dato ascolto: le sante, si sa, prevedono tutto e vogliono il meglio per noi!

Ma anche Zola, se ci vedesse, sarebbe d’accordo con la Santa (seppur traditrice)!

A chi dice che il teatro è morto cosa rispondi?

È vivo da migliaia di anni prima di Cristo e sarà vivo finché ci saranno esseri umani sul nostro Pianeta. Sopravviverà a tutte le persone che dicono che è morto.

Invece chi afferma che con la Cultura non si mangia?

Credo che sia il solito pregiudizio per cui lavorare nello spettacolo, a meno che tu non sia una celebrità, non è un lavoro. Quante volte ci hanno chiesto: sì, bello, ma per vivere che fate?

Del resto, i contemporanei criticavano Carlo Goldoni perché vendeva la sua arte per vivere, invece di dedicarsi a un altro lavoro e scrivere come un’ attività non legata al vile denaro.

Dopo tanti anni di festival avete ancora un sogno nel cassetto oppure li avete realizzati tutti?

I sogni nel cassetto non devono mai finire, altrimenti perdiamo il senso di quello che facciamo.

Già se riuscissimo a portare avanti quello che stiamo facendo, nelle ristrettezze economiche di sempre che minacciano di diventare ancora più ristrette, sarebbe un bel sogno che si avvera!

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ANSE Ph. P. Pingitore

Vi siete tolti qualche sassolino dalla scarpa?

Hai presente la scena di Pretty Woman in cui Julia Roberts ritorna splendidamente vestita dalle commesse che le avevano negato gli acquisti?! Mi piace questa immagine, più dei sassolini.

Sì, qualche volta è successo. E cito ancora Pretty Woman: “Vuoi un esempio?”

Allora, un professionista dello spettacolo anni fa ci aveva detto che il progetto dei Visionari era populista, che sviliva il ruolo della direzione artistica e della critica: anni dopo, lo ha ridichiarato pubblicamente dicendo che aveva frainteso il nostro progetto e che per fortuna non gli avevamo dato ascolto!

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CONTATTO – Ph. Dauri

Domandona finale…vi siete mai chiesti: “basta, molliamo tutto!” e invece avete continuato.

Io l’ho pure fatto, tanti anni fa, per un anno intero.

Luca è più ostinato.

Per fortuna i momenti di lungo e profondo sconforto non ci sono mai venuti insieme, così ognuno di noi due ha potuto ridare energia e motivazione all’altro o all’altra.

Ma chi almeno una volta all’anno (o molto più spesso) non vorrebbe mollare tutto?

È su questo desiderio che si reggono le lotterie in tutto il mondo!

Siccome né io né Luca compriamo mai biglietti per la lotteria o simili, vuol dire che non possiamo mollare!

Dopo tutte queste informazioni ora siete pronti per la ventitreesima edizione del Kilowatt Festival, dall’11 al 19 luglio 2025 grazie a 9 giornate: in programma, 45 spettacoli di cui 24 tra anteprime, prime assolute, nazionali ed eventi in esclusiva, 54 repliche, 9 concerti, 9 dj-set, 3 laboratori residenziali, la Summer School gratuita su performing arts e digitale, 3 workshop, 1 esposizione fotografica, 1 percorso sonoro, 4 incontri pubblici, 9 sessioni di feedback dei Visionari.

Il ricco programma del festival si contraddistingue per la multidisciplinarietà delle proposte artistiche, con un’attenzione particolare rivolta al teatro sperimentale, alla drammaturgia e alla danza contemporanea, alle artiste e artisti emergenti del panorama scenico nazionale e internazionale.

Quest’anno, come anticipato da Lucia Franchi, Madrina del festival sarà la coreografa, danzatrice e pedagoga Raffaella Giordano, protagonista di un ricco programma di eventi – dall’11 al 13 luglio – volti ad approfondire la sua visione artistica e il suo contributo alla scena contemporanea.

Per il teatro, in prima assoluta: “Marcia, democrazia! – composizione per un tempo venturo” (sabato 12) di quotidianacom che esplora la danza come atto di libertà e resistenza; “James” (martedì 15), della compagnia Licia Lanera, che attinge alle riflessioni di Kantor e alla vita quotidiana per interrogarsi su come sopravvivere al tempo che passa; “Veglia” (giovedì 17) della compagnia Menoventi che festeggia 20 anni di ricerca e creazione con uno spettacolo ispirato da Le cercle des menteurs di J.C.Carrière. In prima nazionale: “Sette bambine ebree. Un’opera per Gaza” (mercoledì 16) di Caryl Churchill, tra le più note drammaturghe britanniche contemporanee, è una produzione di Teatri di Vita che porta in scena 7 discorsi di adulti rivolti a 7 bambine, dalle persecuzioni naziste a Gaza. In anteprima: “Bovary” (mercoledì 16), dal celebre capolavoro di Flaubert, è il nuovo lavoro del regista Stefano Cordella, con Anahì Traversi e Pietro De Pascalis, che concentra la propria attenzione sulla relazione tra Emma e Charles Bovary; “Trash Test” (venerdì 18), di e con Andrea Cosentino, è un happening ironico e intelligente sul tema dell’intelligenza artificiale.

Giusto per citarne alcuni… e come detto da Lucia Franchi le liste sono noiose e mai esaustive per questo motivo anche noi vi rimandiamo al sito del Kilowatt.

“che la vostra estate teatrale sia invincibile, sempre!”

Questo l’augurio di Lucia Franchi e Luca Ricci.

Locandina di Andrea Valbonetti.

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