Valerio Logrieco – La bellezza del caso, la forza della scelta
Ci sono carriere che iniziano con un piano ben preciso. E poi ci sono quelle che nascono per caso, da una circostanza fortuita, da un sì detto quasi per gioco. La carriera di Valerio Logrieco, oggi noto modello, volto televisivo e imprenditore, appartiene a questa seconda categoria. Ma ciò che la distingue è la determinazione con cui lui ha trasformato quella coincidenza in un progetto strutturato, autentico, multidimensionale.
«Questo lavoro non è mai stato nei miei sogni o progetti», mi racconta. «Mi ci sono ritrovato per caso; nel 2011 studiavo Scienze Politiche a Bari e la mia ragazza dell’epoca, che sognava di fare la modella, mi convinse a partecipare a un concorso di bellezza locale con lei. Una cosa fatta per gioco. Ma poi, ironia della sorte, vinsi io. Lei no.»


Da quel momento tutto cambia. Viene notato da Nicola Giordano, un model scouter famoso nell’ambiente, che gli propone di presentarlo alle agenzie di modeling a Milano.
«Non avevo mai fatto nulla prima. Ero un po’ diffidente ma accettai, e nel giro di pochi giorni ero a Milano, facevo il giro delle agenzie, e a fine settembre mi trasferii.»
La svolta non è solo professionale, ma soprattutto personale. “Adesso riesco a mascherarlo bene però io ero, e sono, molto timido, non immaginavo si potesse fare dell’aspetto estetico un vero e proprio lavoro. Mentre studiavo pensavo ad una carriera istituzionale, mi sarebbe piaciuto lavorare alla Fao”.
E invece Valerio Logrieco impara a conoscere sé stesso e a gestire con lucidità il proprio potenziale, costruendo la propria immagine senza lasciarsi ingabbiare in essa. «Mi sono sempre considerato un imprenditore di me stesso. Non volevo restare confinato in un solo ruolo. Ho presentato eventi, lavorato in radio, partecipato a programmi tv. Mi piace spaziare.»
Ed è proprio questa visione imprenditoriale che lo porta ad ampliare il suo raggio d’azione, investendo recentemente nel settore della moda retail con due negozi a Vasto, in Abruzzo: uno dedicato all’abbigliamento femminile e accessori, l’altro interamente alle calzature. «Questo lavoro è precario Ale, tu lo sai bene. E io ho bisogno di fondamenta solide. Ho scelto di costruire un’alternativa concreta, per affrontare con più serenità anche i momenti incerti e potermi permettere di fare certe scelte professionali. Il mercato della moda donna è da sempre più forte di quello uomo, così mi sono deciso ad investire in una località turistica e sono nati “Loge abbigliamento” e “Loge calzature”»


In televisione, recentemente, lo abbiamo visto nel cast del programma Avanti un Altro, condotto da Paolo Bonolis. «Ero lì per fare il provino del “Bonus”, quello che entra a torso nudo. Ma quando arriva il mio turno e mi presento, tra le altre cose, dico a Paolo che ho studiato Scienze Politiche, e lui mi risponde: “Anche io!” e, quando mi chiede su cosa avessi fatto la tesi e gli dico sulla secolarizzazione della religione e che sono agnostico, lui mi risponde: “Io sono ateo! Per te ho il ruolo perfetto”. E così, inaspettatamente, divento “il Don“. Una cosa completamente distante da me, ma proprio per questo divertente.»
E se oggi si guarda indietro, sa di aver preso la strada giusta. «La fortuna di questo lavoro è avere tempo libero, ma soprattutto poter gestire il proprio tempo. È una cosa impagabile. Poter fare più cose insieme, ottimizzare, dare valore a ogni singolo istante. Questo per me è un privilegio enorme.»
Da Bitonto a Milano, da un concorso di provincia a una carriera costruita con metodo, passione e visione: Valerio Logrieco è la dimostrazione che anche quando tutto nasce per caso, si può scegliere – ogni giorno – di farne una strada. E percorrerla con testa, cuore e stile.
YOURSTYLE – 10 domande a Valerio Logrieco
Come descriveresti il tuo stile personale, non solo nel modo di vestire ma anche in quello di essere?
Direi che il mio stile è, in fondo, molto semplice. Vivo a Milano, una città che offre davvero tantissimo, ma ammetto di non sfruttarne a pieno le opportunità. La mia quotidianità è piuttosto metodica, potrei portarla avanti in qualsiasi altra città. Milano, però, è come avere in tasca una carta di credito illimitata: hai tutto a portata di mano, anche se poi scegli di non usarlo. Questa consapevolezza ti cambia. Credo ancora nel valore delle piccole cose, ascolto più di quanto parli e apprezzo la discrezione. Sono aspetti sempre più rari, ma per me fondamentali.
Anche nel vestire mi mantengo fedele alla semplicità, rifuggo ogni eccesso. Preferisco un’eleganza classica, essenziale, senza fronzoli.



Qual è il capo d’abbigliamento essenziale nel tuo guardaroba e come lo abbini solitamente?
La giacca, senza dubbio. È un capo estremamente versatile: la indosso con una t-shirt, con una canotta o anche senza camicia. Può essere elegante o sportiva, a seconda degli abbinamenti. La puoi portare con una sneaker o con una scarpa formale. Per me è davvero un must.

Se dovessi scegliere un outfit perfetto per una serata in cui desideri essere indimenticabile, quale sarebbe?
In quel caso, andrei sul classico: smoking nero, senza esitazioni. Altrimenti, anche un doppio petto blu scuro con camicia, qualcosa che comunque abbia una certa presenza scenica.
Qual è l’accessorio che senti più rappresentativo di te e perché?
Direi i cappellini. Ne ho una vera collezione: ogni volta che visito un posto nuovo ne prendo uno, anche se poi magari non li indosso tutti. È più un ricordo, un gesto affettivo. Alcuni hanno proprio il nome del luogo stampato sopra. Mi piace l’idea che raccontino i posti che ho visitato.


Quali sono le personalità che hai incontrato nel tuo lavoro e che t’ hanno maggiormente ispirato?
Ci tengo a citare Gian Paolo Barbieri (famoso fotografo di moda scomparso nel Dicembre 2024, Ndr). Ho avuto il privilegio di scattare con lui tre volte. Non servono molte parole per spiegare chi sia, lo conoscono tutti nel settore. Quello che però mi ha colpito più di tutto è stata la sua umiltà, sorprendente rispetto all’arroganza di tanti altri. Quando l’ho conosciuto, nel 2017, aveva già il Parkinson. Tremava visibilmente, ma aspettava con pazienza il momento giusto per scattare. Quella determinazione e quella delicatezza sono state un insegnamento profondo. C’è una differenza abissale tra chi fa arte con umanità e chi cerca solo di apparire.
E poi c’è Giorgio Armani, è il numero uno. È un grande rimpianto non aver continuato a lavorare con lui. Ho avuto la fortuna di fare alcune presentazioni nel 2011, appena arrivato a Milano, ma poi ho preso altre strade: sono tornato in Puglia, mi sono laureato, ho perso un po’ il giro. È un ambiente dove conta molto essere presenti nel momento giusto. È successo anche con Dolce & Gabbana: ho lavorato con loro, fatto sfilate e campagne, ma dopo la mia partecipazione al Grande Fratello nel 2018 non sono più stato richiamato. Non mi sono pentito di quella scelta, forse avrei potuto continuare a lavorare ancora con loro, certo, ma sentivo il bisogno di esprimere qualcosa di più, di mostrare altri lati di me. E se non l’avessi fatto, oggi me ne sarei pentito.
Se dovessi indossare un solo colore per un’ intera stagione, quale sceglieresti?
Stranamente, il mio colore preferito è il rosso, ma non ho quasi nulla di rosso nel guardaroba. È curioso, vero? Credo che ci sia una componente psicologica dietro questa contraddizione. Il rosso mi mette di buon umore, ma non me lo vedo addosso. Preferisco toni neutri, più sobri, coerenti con il mio stile, come quelli indossati in questo servizio.


Quanto conta l’equilibrio tra comfort e stile nei tuoi outfit quotidiani?
Secondo me ognuno deve sentirsi a proprio agio. Se qualcuno si sente bene con un abito e cravatta anche per andare in giro, è libero di farlo. Io mi adatto in base all’occasione: una domenica pomeriggio con la tuta, una serata con uno smoking o un abito elegante. Il punto è riconoscere che gli abiti raccontano chi sei, non dovrebbero servire solo a coprirsi.
Qual è l’aspetto più gratificante e quello più impegnativo del lavoro di modello?
La parte più impegnativa è sicuramente mantenersi in forma. Il fisico deve essere sempre pronto, perché i lavori possono arrivare in ogni momento: sfilate, servizi fotografici, campagne di intimo… Ma ciò che davvero dà soddisfazione è costruire un rapporto continuativo con un cliente. Quando un brand sceglie te più volte, in mezzo a tanti altri, vuol dire che si è creata una sintonia, una fiducia. E questo, in un ambiente dove spesso non esiste un vero merito oggettivo, è un valore raro.
C’è una campagna, un designer o un fotografo con cui sogni di collaborare?
Ho avuto la fortuna di collaborare con Mariano Vivanco, che è un grande nome a livello internazionale. Con lui ho realizzato la campagna del profumo “Roma” di Laura Biagiotti. Ricordo che scattavamo all’alba, faceva un freddo terribile, e lui venne personalmente a darmi il suo giubbotto. Sono quei piccoli gesti che restano impressi, che fanno la differenza. In questo lavoro, in cui spesso sei trattato come un numero, per me l’umanità vale più di mille foto prestigiose. Mi piacerebbe continuare a lavorare con persone così.

Che consiglio daresti a chi aspira a intraprendere una carriera nel mondo della moda o dello spettacolo?
Mi capita spesso di parlare con ragazzi più giovani, che mi prendono come punto di riferimento. Il mio consiglio è sempre lo stesso: non prendersi troppo sul serio, ma lavorare seriamente. Questo atteggiamento mi ha salvato da molte delusioni. Bisogna apprezzare ogni traguardo, anche piccolo, e vivere il presente. Le aspettative alte spesso portano solo frustrazione. Al tempo stesso, però, è fondamentale credere in se stessi ed essere ambiziosi. Senza ambizione, non si va da nessuna parte.
Team:
Ph: Alexander Moore
Styling: Vito Rodriguez
Mua & Hair: Filippo Monzio
Location: Spazio Owlaround
Special thanks:
Domingo Communication, Keren Avni, Pil Communication






