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ll Lago dei Cigni alla Scala: la bellezza, il rito, le domande

ll Lago dei Cigni alla Scala: la bellezza, il rito, le domande

Barbara Cialdi

Sofferenza estetizzata, punte come strumenti di tortura, corpi femminili votati alla grazia e al sacrificio. Ma cosa succede se la ballerina non è più disposta a danzare dentro la gabbia? Da Čajkovskij a Matthew Bourne, passando per la Scala e l’allestimento di Nureyev, uno sguardo personale sul balletto più amato (e più maschilista) di sempre

La perfezione, prima di tutto

Prima di ogni riflessione, c’è un fatto: lo spettacolo è straordinario.
L’arte che si sprigiona dal palco della Scala durante Il lago dei cigni lascia senza parole.
La tecnica, il rigore, il livello assoluto di padronanza corporea e musicale, sono il frutto di anni di sacrificio quotidiano, di disciplina feroce, di una devozione quasi mistica alla perfezione.

Le ballerine e i ballerini sembrano scolpiti nel gesto.
Nulla è lasciato al caso. Ogni linea, ogni tenuta in equilibrio, ogni sguardo è curato come in un rito millenario.
Sono corpi che raccontano il sublime. E meritano ogni applauso.

È proprio per questo che, davanti a tanta bellezza, alcune dissonanze narrative appaiono ancora più nette.
È quando l’incanto è totale, che anche un’incrinatura si fa impossibile da ignorare.

Prima di ogni riflessione, c’è un fatto: lo spettacolo è straordinario

C’era una volta una principessa. O meglio, un corpo da principessa

Nella luce lattiginosa di un lago incantato, un branco di cigni si muove come un sogno. Tutte donne, naturalmente. Tutte bellissime, identiche, disciplinate fino allo spasmo. Una di loro è Odette, la protagonista de Il lago dei cigni, capolavoro immortale di Pëtr Il’ič Čajkovskij, andato in scena per la prima volta nel 1877 e ancora oggi balletto feticcio per ogni compagnia che si rispetti.

Ma dietro quella grazia iconica, dietro i tutù svolazzanti e le linee perfette, si cela una realtà molto meno poetica: la danza classica è una delle liturgie più silenziosamente maschiliste della storia dell’arte.

Lago dei Cigni
Dalle corti rinascimentali fiorentine al rigore accademico di Versailles, la danza classica prende forma tra spettacolo, potere e disciplina, fondendo radici italiane e codificazione francese

La trama? Una favola cupa come solo l’Ottocento sapeva scrivere

Il principe Siegfried, al compimento della maggiore età, incontra al lago una misteriosa fanciulla, Odette, condannata da uno stregone a vivere da cigno. Solo l’amore vero potrà salvarla. Siegfried glielo promette, ma viene ingannato da Odile, la perfida sosia in nero. Odette si dispera, il principe si redime, ma spesso è troppo tardi: muoiono entrambi, o spezzano l’incantesimo con il sacrificio finale.

Tutto meravigliosamente romantico. Tutto disperatamente femminile.

Punte come punizioni e piedi deformati

Mentre il danzatore maschio salta, solleva, guida e riceve applausi per la forza, la ballerina si massacra i piedi sulle punte, giorno dopo giorno, anno dopo anno.
Ma la cosa più inquietante è che questo dolore viene celebrato come poesia. Si glorifica la tenacia, si esalta la sofferenza, purché sia taciuta dietro un sorriso etereo.
Perché lei deve restare bella. Leggera. Mutante. Eterea. Invisibile nella sua fatica.

I danzatori uomini, invece? Mai sulle punte. Mai con i piedi deformati.
Semplicemente: non è previsto.

E i glutei maschili? Mai sessualizzati

Il ballerino maschio indossa calzamaglia aderente che ne sottolinea i glutei e la potenza fisica, ma non viene mai erotizzato né oggettivato. Il suo corpo è funzionale al movimento. Quello della donna, invece, è oggetto visivo, sensuale, disciplinato.
La danza diventa quindi una performance estetica del patriarcato: lui è il cavaliere, lei il trofeo danzante.

I danzatori uomini, invece? Mai sulle punte. Mai con i piedi deformati.
Semplicemente: non è previsto

La doppia faccia della grazia

La ballerina che interpreta Odette e Odile affronta una doppia sfida: incarnare la purezza e l’inganno, la vittima e la seduttrice. È un dualismo antico quanto il peccato originale.
Odette è fragile, Odile è sensuale. Ma sempre, entrambe, sono strumenti del destino di un uomo.

Non esiste, nel balletto classico tradizionale, una donna che agisca per se stessa.
Non combatte. Non sceglie. Non cambia il corso degli eventi.
Soffre, danza, muore.

Poi arrivò Matthew Bourne. E i cigni diventarono uomini

Nel 1995, il coreografo inglese Matthew Bourne ha fatto tremare le fondamenta del tempio. Il suo Swan Lake, rivisitazione radicale dell’opera, trasforma tutti i cigni in danzatori uomini, muscolari, tribali, sensuali.
Non c’è più una principessa da salvare, ma un principe tormentato dalla sua identità. Il cigno diventa un alter ego, una passione repressa, un amore impossibile.

Il gesto non è solo artistico: è politico. Bourne dissolve l’archetipo della donna-sacrificio, ridà al cigno una forza istintiva, quasi animale, e infrange il tabù dell’amore omosessuale in scena.

Lago dei Cigni
Matthew Bourne ribalta il mito con forza visiva e coraggio narrativo

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Alla Scala di Milano, il rito si ripete

Dal 7 al 18 luglio 2025, Il lago dei cigni torna in scena al Teatro alla Scala di Milano, nell’allestimento sontuoso e filologicamente potente di Rudolf Nureyev.

Nella lettura di Nureyev, Von Rothbart non è solo un mago: è anche Wolfgang, il maestro del principe, figura autoritaria e ambigua.
Il lago non è più solo incanto, ma territorio mentale, uno spazio dove tutto si fa simbolico: il desiderio, la repressione, la paura.

Odette non è tra bianco e nero: è contesa tra due forze maschili, e infine trascinata via dalle altre ballerine, come in un antico rito in cui la protagonista non ha mai davvero parola.

Una struttura potente e impeccabile, certo. Ma che molti artisti e osservatori oggi considerano narrativamente superata.
Il coreografo Akram Khan, ad esempio, ha più volte dichiarato che «la danza classica si porta dietro una struttura coloniale e patriarcale che va ripensata, non solo riverita».
Anche la danzatrice e teorica Susan Leigh Foster ha scritto che «il balletto classico tradizionale ha codificato per secoli un’idea di femminilità sottomessa e sofferente, perfetta per essere guardata ma mai per decidere».
E perfino Sylvie Guillem, ex étoile internazionale, ha ammesso in un’intervista che «certe coreografie sono musealizzate: belle, sì, ma scollegate dal tempo in cui viviamo».

In questa luce, Il lago dei cigni — pur nell’eccellenza dell’esecuzione — rivela tutta la sua distanza dal presente: un’opera monumentale, ma ancorata a un’idea della donna che non può più essere l’unica a danzare in silenzio tra le ombre dei desideri altrui.

La danza classica si porta dietro una struttura coloniale e patriarcale che va ripensata, non solo riverita

I ballerini classici non danzano sulle punte, a differenza delle colleghe. Questo non per mancanza di tecnica, ma per una divisione storica dei ruoli: alle donne la leggerezza eterea, agli uomini la forza e il sostegno. Tuttavia, in alcune versioni contemporanee (es. Matthew Bourne’s Swan Lake) anche i ballerini maschi usano punte

Una storia che non ci appartiene più

Perché la verità è che la trama de Il lago dei cigni oggi non regge più.
È una favola logora, dove la donna resta una pedina in balia del destino altrui, dell’amore promesso e tradito, della maledizione da espiare.
Non basta più. Non parla più. Non libera.

Va riconosciuto immenso merito a chi riesce a ricavarne una nuova sceneggiatura, a reinventare il mito, a scardinarne le regole.
Chi lo fa — come Bourne, o chi ha il coraggio di cambiare sguardo — non tradisce Čajkovskij: lo rende vivo.

E forse, proprio lì, si riaccende la speranza di vedere un giorno una Odette che danza per sé, e non per l’incantesimo altrui.

Odette e Odile: candore e inganno. Due volti della stessa donna, in equilibrio tra grazia e ribellione

Il passo più difficile? Uscire dalla coreografia

La danza classica resta arte sublime. Ma come ogni linguaggio antico, ha bisogno di essere tradotto nel presente, senza censurare le sue contraddizioni.

E se oggi iniziamo a vederle, forse è perché qualcosa si sta muovendo.
Forse, finalmente, sta entrando in scena la ribellione delle cignette.

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