Piccola Compagnia della Magnolia
La città di Milano, o meglio i “teatri” di Milano, dedicano una personale ad una Piccola (ma grande) Compagnia della Magnolia, che personalmente seguo dal gennaio del 2019 anno in cui li incontrai per la prima volta grazie allo spettacolo Mater Dei di Massimo Sgorbani sul piccolo palco del Teatro i (che ha chiuso il sipario nel 2022, ma si sa per molti potremmo anche fare a meno della Cultura, quindi facciamo pure chiudere quei luoghi dove ci si può permettere il lusso di sperimentare testi di drammaturgia contemporanea!).
Da quel giorno è stato amore a prima vista.
Piccola Compagnia della Magnolia e la ricerca indipendente
Piccola Compagnia della Magnolia è una compagnia di teatro contemporaneo, un gruppo di ricerca indipendente riconosciuto per l’identità artistica potente e appartata. È soprattutto un’impresa “a conduzione familiare” in cui le attività – artistiche, tecniche, organizzative, amministrative – sono prevalentemente gestite dagli artisti stessi della compagnia, uniti da un progetto di vita e teatro a lungo termine.
Dopo essere andati in scena al Teatro Filodrammatici, all’interno del Festival Lecite Visioni (di cui vi abbiamo parlato già parlato) con lo spettacolo 1983 Butterfly, Giorgia Cerruti e Davide Giglio debuttano in Prima Nazionale con APE REGINA | una giornata per Molly Bloom all’interno della sezione ITACA. Occhio al futuro! al Teatro Fontana, rassegna dedicata (chiaramente, trattandosi di Giorgia & Davide) alle nuove drammaturgie per la scena.

APE REGINA | una giornata per Molly Bloom parte dell’opera di James Joyce, ispirato al monologo finale dell’Ulisse. Ma chi è Molly Bloom? L’ho chiesto direttamente a Giorgia Cerruti.
Maliziosa, sbarazzina. A tratti noir, tragica e grottesca.
“Ape Regina” è una star sospesa tra i vivi e i morti. È una moderna Penelope, una stralunata ex cantante-attrice che vorrebbe ancora il suo pubblico, che invece di attendere pazientemente il marito Leopold Bloom tessendo la tela, sceglie l’etica del corpo secondo la definizione di Joyce, centro del mondo pieno e vitale, al di sopra e al di là del pudore.
Quanto c’è di Giorgia in Molly e quanto in Molly di Giorgia, se posso?
Siamo entrambe fedeli al corpo, all’amore come frontiera, ci fidiamo delle persone gioiose, ci muove il desiderio, abbiamo una propensione tanto alla materialità della vita quanto alla verticalità del mistero. Proviamo a essere all’altezza della festa direi… e siamo entrambe prive di sensi di colpa!!!
Debutto in Prima Nazionale, cosa succede il 16 giugno?… giusto anticipare cosa vedremo sul palco del Teatro Fontana il 29 e il 30 maggio 2025?
In Irlanda il 16 giugno si celebra il “Bloomsday“, festa nazionale in onore dello scrittore James Joyce. Il nome della festa deriva da Leopold Bloom, protagonista del capolavoro di James Joyce “Ulysses“, e la data è significativa tanto nella vita dello scrittore quanto nel corpo dello stesso romanzo.
Infatti il 16 giugno è il giorno in cui Joyce e quella che sarà la sua compagna per tutta la vita, Nora Barnacle, si dettero il primo appuntamento
Invece il 29 e il 30 maggio al Teatro Fontana vedrete una scena piccola, di 3,5 metri x 3,5 metri abbondanti – in cui l’azione si svolge. Vedrete una “regina” che si prende una giornata tutta per sé, una giornata nella quale, citando Virginia Woolf, una miriade di impressioni – banali, fantastiche, evanescenti o scolpite da una punta d’acciaio – cadono sulla mente di Molly Bloom.
Con APE REGINA | una giornata per Molly Bloom quanta libertà ti sei permessa nel sperimentare con la drammaturgia e fino a che punto hai messo a ‘rischio’ il tuo lavoro?
Sono rimasta affascinata dall’opera di Joyce e dalla figura di Molly Bloom cui mi ispiro con grande libertà.
È stato un lavoro di impatto fisico con le parole, con quel famigerato flusso di coscienza che Molly partorisce dalla bocca. Ho cercato di scrivere secondo le modalità del “capirsi dicendosi”, e questo ha permesso un lavoro a rischio, metodologicamente fondato sull’instabilità del non sapere emotivamente cosa dire prima di dirlo, pur sapendolo cerebralmente.
Ovvietà accademica… può darsi… eppure io credo non sia un dettaglio di lana caprina… ecco mi appassiona questo “posizionamento” recitativamente parlando!
E poi questa volta esco un po’ dai miei personaggi cupi e dolorosi, per infilarmi in una allegria distratta, funerea e buffa.
In questo spettacolo è più importante la parola o il corpo?
APE REGINA è uno spettacolo che prova a passare – anche formalmente – dal corpo dell’attrice e non dal testo. Molly porta nel corpo le tracce delle sue scoperte: se soffre il viso si devasta e le rughe si accentuano, se è in preda all’entusiasmo per qualcosa è chiassosa, scomposta, se ha fame non ha misure, se desidera è capace di amare per ore e ore da frenetica. Nell’operosità mentale incontrollata caratteristica di Molly potremmo definirli esperimenti di dilatazione del sé attraverso il corpo (dove anche la voce è corpo sonoro).
Dovesse esserci in platea Molly cosa ti piacerebbe che si portasse a casa dopo aver visto lo spettacolo APE REGINA | una giornata per Molly Bloom.
Vorrei che questa ipotetica Molly si portasse a casa una piccola dolcezza tutta femminile.
In fin dei conti forse Molly duella con la morte, un aldilà che sta in un’altra stanza – separata. E l’arte è il mezzo di rapporto, di dialogo coi vivi e i morti, i presenti e gli assenti e in ultima analisi con noi stessi. Qui Molly è Euridice che risale alla luce senza voltarsi, lasciando andare ciò che sta dietro, altrove. Per essere leggera nel salto… E quindi vorrei che ci si portasse a casa un sentimento di amicizia possibile verso questo universo, l’unico che conosciamo.
Invece a Giorgia cosa piacerebbe leggere in una recensione dello spettacolo APE REGINA | una giornata per Molly Bloom e cosa ti darebbe più fastidio?
Bando alle ciance, mi piacerebbe leggere:
“la Cerruti strega la platea, con quegli sguardi potenti alla Bette Davis”!
Cosa non mi piacerebbe leggere? Qualcosa di generico.
APE REGINA | una giornata per Molly Bloom
Un esempio di scrittura femminile, di linguaggio liberato dal discorso maschile, in cui qui e là intravediamo la dark lady forte e ironica alla Bette Davis, lo struggimento della Monroe o gli sguardi grotteschi e dolenti di Norma Desmond sul Viale del Tramonto.
Uno spettacolo di Piccola Compagnia della Magnolia
in collaborazione con Teatro di Dioniso
Riscrittura dell’opera di James Joyce
regia a cura di Giorgia Cerruti e Davide Giglio
In scena Giorgia Cerruti
Dal Teatro Fontana ci trasferiamo al Teatro Franco Parenti dove in scena non uno, non due ma ben tre spettacoli targati Piccola Compagnia della Magnolia:
Da venerdì 6 a domenica 8 giugno 2025 | Sala Blu

FAVOLA
Tra il sonno e la veglia, i protagonisti ripercorrono davanti a uno schermo le favole del proprio dolore e di ciò che li ha segnati. Si tratta di tre diversi momenti nei quali la loro vita intercetta quella di tutti e in cui al centro c’è sempre una violenza, un trauma, una prevaricazione del potente sull’impotente, del maschile sul femminile. Un esperimento di teatro politico praticato con gli strumenti della poesia.
Testo di Fabrizio Sinisi
Regia, scena, costumi | Giorgia Cerruti
In scena e in video | Giorgia Cerruti e Davide Giglio
Con la partecipazione video di | Elvis Flanella
e di | Ulla Alasjarvi, Pamela Baldi, Gianluca Bottoni, Claudio Contartese,
Renato Cravero, Emma Fresia, Michele Guaraldo, Giulia Mello Ceresa
Assistente alla regia | Raffaella Tomellini
Elaborazione scenotecnica, disegno luci | Lucio Diana
Aiuto regia video, fotografia, montaggio| Giulio Cavallini
Musiche originali, sound design, fonica | Guglielmo Diana
Anche in questo caso quando e perché nasce Favola?
Nel 2019 Piccola Compagnia della Magnolia avvia una riflessione sul tema dell’ERESIA, con l’obiettivo di creare una nuova produzione: FAVOLA ERETICA.
Nel 2020 la crisi pandemica sospende i lavori trasformando i muri di casa propria in un recinto collettivo, ma illumina in maniera inaspettata e violenta l’evidenza di un doppio binario percorribile: da un lato la prevista creazione teatrale e dall’altro un progetto audio-visivo. Dopo gli stravolgimenti che le vite di noi tutti hanno subito nel 2020, Progetto Eresia si è rivelata un’entità cuspide che ha partorito nel 2022 un docufilm REGISTRI DEL SONNO | Prove di Eresia e uno spettacolo FAVOLA.
Nello specifico dello spettacolo, io e il mio compagno d’arte Davide Giglio (meraviglioso attore, cofondatore con me della Piccola Compagnia della Magnolia) abbiamo chiesto al drammaturgo Fabrizio Sinisi di scrivere per noi un testo sul ricordo e sulla trasformazione, sul risveglio dal sonno come momento ciclico – e potenzialmente eretico – di cambiamento (il retropensiero-guida è stato il Calderòn dell’eretico Pasolini). Abbiamo parlato a lungo con Fabrizio di noi due, del nostro passato, del rapporto che ci lega e del teatro che ci traduce. Fabrizio ha setacciato il materiale umano assorbito, e lo ha spostato nel territorio meraviglioso e autonomo della sua scrittura poetica.
Così è nato FAVOLA.
Chi vedremo in scena nello spettacolo Favola?
In scena e in video; Giorgia Cerruti e Davide Giglio. E con la partecipazione video di Michele Di Mauro e Ulla Alasjarvi.
Il titolo è Favola, ma di fatto è tutt’altro che una “favola” visto che la descrivete come una “tragedia da camera contemporanea” o sbaglio?
È una tragedia da camera contemporanea i cui protagonisti sono G e D (come Giorgia e Davide…), una coppia chiusa in una stanza: lei ha dimenticato tutto, ha rimosso qualcosa di terribile, sepolto tra le pieghe di un dolore inaccettabile; lui invece sa tutto, è il regista di un esperimento condiviso ogni sera con il pubblico, ricorda ogni dettaglio di “quel rimosso” e cerca di trasportare lei in un viaggio di riacquisizione della coscienza. In questo palcoscenico-mondo G e D incarnano delle funzioni, metateatralmente sono macchine di un immaginario tanto crudele quanto liberatorio. Questa “piccola” storia personale dei protagonisti è una cornice scatenante che allaccia un’opera in cinque atti (un prologo, tre sogni, un epilogo) dove il braccio maestro è un teatro politico poeticamente incastonato nella tragedia dei perdenti, di coloro che – nella grande Storia – scompaiono affinché sorga una nuova civiltà, in una parata inarrestabile di disuguaglianze e storture.
Ho letto che lo spettacolo Favola è idealmente dedicato a Pier Paolo Pasolini, quanto ami il suo modo di scrivere e quali le affinità con la scrittura di Fabrizio Sinisi?
Di Pasolini amo il suo modo di disturbare, il suo modo di elevare a rito, a liturgia l’esistente, il suo teatro epico che emana stati d’animo più che raccontare storie.
C’è una sinonimia tra amore e conoscenza che lega indissolubilmente Pasolini a Sinisi (poeta e scrittore di intensità e rigore unici nel panorama contemporaneo).
“Solo l’amare, solo il conoscere
conta, non l’aver amato,
non l’aver conosciuto”
Da Il pianto della scavatrice di Pasolini.
Anche in questo caso; cosa ti piacerebbe leggere in una recensione dello spettacolo Favola e cosa ti darebbe più fastidio?
Mi piacerebbe leggere che il pubblico si è commosso e ha provato empatia per quelle creature G e D.
Non mi piacerebbe leggere un riassunto dell’opera.

Da martedì 10 a giovedì 12 giugno 2025 | Sala Tre
ZELDA
Vita e morte di Zelda Fitzgerald
Tra ricerca formale e densità emotiva, un lavoro sulla figura di Zelda Sayre Fitzgerald, metafora di un’inesausta ricerca del sublime.
Progetto Bio_Grafie
Regia Giorgia Cerruti e Davide Giglio
Con Giorgia Cerruti
Chi è Zelda (famosa per i suoi atteggiamenti e attitudini maschili) che vedremo sul palco del Teatro Franco Parenti?
Artista eccentrica e poliedrica, moglie dello scrittore Francis Scott Fitzgerald.
Autrice nel 1932 del meraviglioso romanzo autobiografico Lasciami l’ultimo valzer. Morì all’età di quarantotto anni in circostanze oscure nell’incendio dell’ospedale psichiatrico in cui era ricoverata a causa della sua instabilità mentale dovuta ad una grave forma di schizofrenia. Una donna dagli atteggiamenti anticonvenzionali e spregiudicati considerata una proto-femminista. Zelda e Fitzgerald, uniti da una straziante e struggente storia d’amore, sono stati un’icona della nuova Età del jazz in America e successivamente sono diventati negli anni ’20 un modello per l’Europa, attraversata dalla coppia durante i lunghi ed estenuanti ricoveri di Zelda.
Durante la scrittura dello spettacolo ZELDA | Vita e morte di Zelda Fitzgerald, ti sei mai chiesta; come convivere con una vita speciale? Se sì, ti sei data una risposta o la risposta è lo spettacolo?
Per me Zelda è una presenza eretica, che ha attraversato l’esistenza senza inseguire idoli, ma solo il proprio movimento interiore. E, come le streghe, il fuoco l’ha arsa viva, comodamente, mentre lei se ne stava a gambe conserte ad attenderlo sul letto dell’ospedale psichiatrico dove era ricoverata.
Leggere le sue lettere e i suoi pensieri – in quest’oggi impaurito e normalizzante – mi dà la sensazione di toccare un extraterrestre, capace di accogliere in sé ogni contraddizione: è gentile e mostruosa, innamorata e svergognata, anarchica e vicaria, icona di stile e sciatta psicopatica. Convive con tutto, prende tutto il pacchetto. Ecco la vita speciale.
E io, ogni volta che attraverso le sue parole, ricevo una carezza e ne esco fortificata.
Le vite speciali, come quelle di Zelda, vanno trattate con grandi respiri di animo e di penna.
Se con lo spettacolo APE REGINA | una giornata per Molly Bloom il corpo è protagonista, in questo caso con ZELDA | Vita e morte di Zelda Fitzgerald (essendo tu sdraiata su di un letto per tutto il tempo).
Quant’è importante la parola?
Tutto è corpo.
Ti direi che anche in Zelda, seppur immobilizzata nel letto, il corpo è centrale. Ecco la sfida. Oltre al viso, focus drammaturgico della recitazione, il corpo di Zelda (le mani, le sue mani…) vibra delle parole che pensa. La drammaturgia che io e Davide Giglio abbiamo scritto è attenta alle miniature di movimento che il corpo produce. È una precisissima partitura.
Anche in questo caso ti chiedo se dovesse esserci tra il pubblico Zelda, cosa vorresti che si portasse a casa dopo aver visto lo spettacolo ZELDA | Vita e morte di Zelda Fitzgerald.
Vorrei che Zelda si portasse a casa il suo profumo di rose, di cui tanto amava cospargersi. E vorrei che si portasse a casa la certezza che le tracce della sua esistenza permangono, vive e potenti.
Ormai ci ho preso gusto e ti chiedo cosa ti piacerebbe leggere in una recensione dello spettacolo ZELDA | Vita e morte di Zelda Fitzgerald e cosa ti darebbe più fastidio?
Non mi darebbe fastidio nulla!
Zelda mi trasporta in una nuvola rosa che mi rende docile e conciliante…
Mi piacerebbe leggere che il rosa è il più bel colore del mondo
Da venerdì 13 a domenica 15 giugno 2025 | Sala Tre

HOTEL BORGES
Un capriccio nonsense, ironico e doloroso, immerso in un realismo magico e un po’ anarchico. Un inno alla gioia impetuosa di vivere con protagonista Fortunello, un ragazzo che vive in una specie di cantina e insegue il sogno di diventare un portiere d’albergo.
Liberamente ispirato alle atmosfere di Borges e altri visionari…
Cocteau, Petrolini, Sgorbani, Fellini, Arrabal
Scrittura e regia Giorgia Cerruti
In scena Davide Giglio
Chiudiamo questo lungo articolo con lo spettacolo HOTEL BORGE, come nasce?
Dopo vent’anni di lontananza, nella primavera 2023 sono tornata a rileggere Borges, con il suo mondo ingordo capace di tenere uniti realtà e artificio. Ho riletto i suoi racconti, in maniera intermittente e randomica, e ho avuto la sensazione di attraversare una storia dell’umanità. Ho così deciso di scrivere un testo che partisse da quell’universo ma operando delle variazioni, creando riscritture metamorfiche o scrivendo brani inediti suggestionati anche dalle atmosfere di altri amici visionari (Cocteau, Petrolini, Sgorbani, Fellini, Arrabal).
Così è nato HOTEL BORGES.
Per chi non avesse letto Borges, quali le affinità che ti legano alla sua scrittura?
Borges non è assillato dal concatenarsi delle cose, dal “dire vero”, dall’inanellamento dei fatti, dallo schiaffo del reale. Trasfigura anzi il reale, aprendo la strada ad altro. Il risultato sul lettore è sorprendente, o ci si lascia andare senza irrigidirsi, o lo si odia perché non riusciamo a tenere salda la bussola. Da spettatrice amo questa sensazione di insicurezza, non mi interessa capire, mi interessa sentire, addizionare, stare… poi saltare… Io e Davide Giglio, protagonista dello spettacolo, abbiamo trovato in Borges un trampolino e un precipizio.
Chi è il protagonista che vedremo in questo HOTEL BORGES?
Il protagonista è Fortunello, un giovane uomo che trascorre il tempo in un’ipotetica cantina, immerso in un mondo parallelo che è anche luogo della mente, incanto dell’immaginazione. Fortunello è governato dal sogno di diventare concierge in un grande albergo. Un albergo-labirinto, un modello del mondo dove immergersi nella moltitudine dell’universo e comprendere che accettare di perdere una qualsivoglia sovranità sulle persone e sulle cose è una benedizione. È un ragazzo speciale, un ipotetico Asterione; nella testa ha una pietra d’oro che contiene tutto il cosmo, ma nel giorno del suo diciottesimo compleanno, sulla soglia dell’età adulta, vorrebbero portarlo fuori dalla cantina e togliergli la pietra.
Invece quali gli ‘ospiti’ che vedremo soggiornare in questo “HOTEL”… Borges?
Anzitutto molti ospiti fanno capolino e ci regalano le loro atmosfere visionarie… Cocteau, Petrolini, il grande e compianto amico Massimo Sgorbani, Fellini, Arrabal… E poi ci sono gli ospiti dell’albergo di Fortunello, amici di infanzia, animaletti, mamma e papà…
C’è un ospite ‘visionari/a’ di oggi che vorresti soggiornasse in questo “HOTEL”… Borges?
Romeo Castellucci.
Curiosità finale… cosa ti piacerebbe leggere in una recensione dello spettacolo HOTEL BORGES e cosa ti darebbe più fastidio?
Vorrei leggere parole belle e alte sulla straordinaria prova d’attore di Davide Giglio.
Mi darebbe fastidio leggere un “tentato riassunto” della vicenda… Non c’è vicenda alcuna!
Giuro ultima curiosità, solo perché l’ho letto e non posso non chiedertelo, quando potrò vedere lo spettacolo NOI GLI EROI?…
Dal 10 al 15 marzo 2026 debutto nazionale al Teatro Metastasio di Prato.
Per intanto me lo segno in agenda, ma chi sono gli eroi che vedremo in scena?
Sono attori: Davide Giglio, Francesco Pennacchia, Anna Gualdo, Letizia Russo, Fabrizio Costella, Giorgia Cerruti.
Avete segnato nelle vostre agende tutti e quattro gli appuntamenti con gli spettacoli della Piccola Compagnia della Magnolia? Giorgia & Davide vi aspettano prima al Teatro Fontana subito dopo al Teatro Franco Parenti.
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