Luigi Bruno – Ho sempre avuto un bisogno viscerale di esprimermi
Dalla provincia casertana ai set delle produzioni italiane più seguite, Luigi Bruno sta costruendo il proprio percorso nel mondo della recitazione, passando attraverso personaggi differenti e nuove sfide professionali. Dopo Parthenope di Paolo Sorrentino, Adorazione e Hype, oggi è tra gli interpreti di Minerva – La Scuola, il teen drama diretto da Ivan Silvestrini e distribuito a livello globale da Netflix.
Dalla luce discreta della provincia casertana ai riflettori della moda e del cinema, Luigi Bruno incarna il fascino di una nuova generazione di talenti capaci di muoversi con naturalezza tra mondi diversi, trasformando ogni esperienza in un’occasione di crescita. Nato e cresciuto a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, approda al modeling nel 2021, quando il suo volto viene notato a Napoli durante gli anni universitari. È l’inizio di un percorso che lo conduce prima a Milano, capitale della moda, e poi a Roma, dove l’obiettivo fotografico lascia progressivamente spazio alla macchina da presa.
Classe 1998, lineamenti intensi, presenza magnetica e una naturale predisposizione a interpretare ruoli differenti accompagnano un’evoluzione che non si esaurisce nell’estetica, ma trova nella recitazione la sua espressione più autentica. Una passione che affonda le radici nell’infanzia, quando già immaginava storie e metteva in scena piccoli spettacoli con la famiglia, rivelando quella vocazione narrativa che oggi prende forma sul set. Dalle campagne moda alle produzioni cinematografiche e televisive, Bruno costruisce così un’identità professionale in cui immagine, sensibilità e ambizione si incontrano, delineando il ritratto di un interprete che guarda al futuro con curiosità, determinazione e il desiderio di lasciare il proprio segno.

La svolta arriva con Parthenope (2024), il film di Paolo Sorrentino in cui interpreta il ruolo di un «ragazzo meraviglioso». Un’esperienza significativa, seguita dalla partecipazione ad Adorazione, la serie Netflix diretta da Stefano Mordini, nella quale veste i panni di Gianmarco Crociara, e a Hype, produzione diretta da Fabio Mollo e Domenico Croce per RaiPlay, in cui interpreta Fabrizio.
Con Minerva – La Scuola, Bruno aggiunge un nuovo tassello alla propria crescita artistica interpretando Francesco, un personaggio la cui assenza diventa uno degli elementi centrali della narrazione. Il suo rapporto con Salvo, interpretato da Ciro Minopoli, si sviluppa attraverso il ricordo, la fiducia e un legame fraterno che supera i vincoli familiari. Diretta da Ivan Silvestrini, la serie affronta temi attuali come le gerarchie, gli abusi di potere, la disciplina e il desiderio di libertà, sullo sfondo di un liceo militare in cui ogni regola può trasformarsi in una prova personale.
Al di là dell’immagine costruita inizialmente davanti all’obiettivo fotografico, Bruno sembra trovare nella recitazione uno spazio per esplorare identità lontane dalla propria e confrontarsi con personaggi dalle sfumature complesse. È proprio questa possibilità di trasformazione a guidare il suo percorso: imparare dai professionisti incontrati sul set, affinare gli strumenti interpretativi e continuare a mettersi alla prova, senza rinunciare alla curiosità e alla passione.
In questa intervista a Starssystem Magazine, Luigi Bruno racconta il lavoro dietro il personaggio di Francesco, l’esperienza sul set di Minerva – La Scuola, il confronto con un cast di giovani interpreti e attori affermati e le ambizioni che accompagnano il suo futuro professionale.
Conosciamo Francesco soprattutto attraverso il mistero della sua scomparsa. Come hai costruito un personaggio che, pur essendo assente, ha un peso così importante nella storia?
Ho cercato di lavorare sulla sensibilità e sulla fragilità di Francesco attraverso i flashback che lo mostrano nel corso della serie. L’idea era quella di rivelare questi aspetti poco alla volta, dosando le informazioni scena dopo scena. In questo modo, ogni frammento del suo carattere diventa un tassello utile a Salvo per ricostruire la sua storia e proseguire nella ricerca della verità.

La serie affronta temi come il nonnismo, le gerarchie, gli abusi di potere e il rapporto tra disciplina e libertà. C’è un tema di Minerva che, personalmente, ti ha colpito più degli altri?
Mi ha colpito soprattutto il rapporto tra disciplina e libertà. Mi ha emozionato vedere sullo schermo giovani ragazze e ragazzi che lottano per trovare la propria dimensione e conquistare la propria libertà in un ambiente in cui il nonnismo, gli abusi di potere e le gerarchie sono all’ordine del giorno. È un tema che rende la storia particolarmente significativa, perché racconta il desiderio di affermare la propria identità anche in un contesto che tende a limitarla.
Hai lavorato con Ivan Silvestrini, già regista di Mare Fuori, e con un cast composto da giovani interpreti e grandi nomi come Massimiliano Gallo e Cristiana Capotondi. C’è stato qualcuno dal quale hai imparato qualcosa di particolare sul set?
Sono felicissimo di aver condiviso il set con professionisti incredibili. Ogni volta che ne ho avuto l’occasione, ho cercato di osservarli e di imparare da loro. Credo che questo sia uno degli aspetti più belli della fase iniziale della carriera di un attore: avere la possibilità di confrontarsi con interpreti esperti e di lavorare a progetti importanti e ambiziosi come Minerva. È un’esperienza che ti permette di crescere non soltanto professionalmente, ma anche dal punto di vista umano.
Prima di Minerva ti abbiamo visto in Parthenope di Paolo Sorrentino, Adorazione e Hype. Quanto senti di essere cambiato come attore rispetto ai tuoi primi lavori?
Sento di essere cresciuto molto rispetto ai miei primi lavori. Ho avuto soprattutto l’opportunità di interpretare personaggi molto diversi tra loro, e questo mi ha arricchito artisticamente, aiutandomi a esplorare nuove sfumature del mio lavoro. È un percorso che mi stimola a continuare a crescere, imparare e studiare, perché credo che un attore debba mantenere sempre viva la curiosità e la voglia di mettersi in gioco.

Francesco e Salvo hanno un legame molto forte, nato in casa famiglia. Quanto è stato importante lavorare sulla dimensione dell’amicizia e della fiducia con Ciro Minopoli, che interpreta Salvo?
Francesco e Salvo hanno un legame profondissimo, quasi fraterno, anche se non condividono lo stesso sangue. Per questo ho lavorato soprattutto sulla dimensione della fratellanza. Con Ciro è nato fin da subito un bellissimo feeling: è un ragazzo curioso, sveglio e molto talentuoso. Veniamo entrambi dalla provincia di Caserta e questo ci ha fatto sentire, in qualche modo, immediatamente vicini. Inoltre, nella vita reale ho un fratello minore che ha la sua stessa età: anche questo elemento mi ha aiutato a comprendere meglio e a restituire sullo schermo quella naturalezza e quell’intimità che caratterizzano il rapporto tra Francesco e Salvo.
Con Minerva arrivi su una piattaforma globale come Netflix. Che effetto fa sapere che il tuo volto e il tuo lavoro possono essere visti contemporaneamente da un pubblico molto più ampio di quello italiano?
È una sensazione incredibile e molto emozionante. Minerva è distribuita a livello globale su Netflix e questo significa avere la possibilità di raggiungere un pubblico internazionale. Arrivare a più persone possibili attraverso il mio lavoro è uno dei miei obiettivi, quindi questa opportunità mi rende davvero felice. Allo stesso tempo, mi dà ancora più energia e motivazione per continuare il mio percorso con fame, passione e voglia di mettermi alla prova.


Dopo Parthenope, Adorazione, Hype e ora Minerva, qual è il ruolo che ancora non hai interpretato e che vorresti assolutamente affrontare?
Mi piacerebbe molto interpretare un ruolo in una commedia romantica. Sono un grande appassionato delle rom-com degli anni Novanta e Duemila, un genere che mi affascina particolarmente. In alternativa, mi piacerebbe cimentarmi con un pugile oppure con un outsider protagonista di una storia di rivalsa. Sono personaggi molto diversi tra loro, ma accomunati dalla possibilità di raccontare un percorso di trasformazione, una sfida personale e la capacità di rialzarsi dopo le difficoltà.
Luigi Bruno, il coraggio di essere sé stessi dentro e fuori dal set
Dietro il volto di un giovane attore che si sta facendo spazio nel panorama cinematografico italiano c’è una storia personale fatta di sensibilità, determinazione e legami profondi. Luigi Bruno ricorda un’infanzia vivace a Capua, segnata dalla separazione dei genitori, dalla presenza fondamentale della madre e dalla fantasia con cui, già da bambino, trasformava le riunioni familiari in piccoli palcoscenici. Una vocazione espressiva che avrebbe trovato nella recitazione la sua forma più compiuta soltanto a 21 anni. Nel suo racconto emerge anche il ricordo del padre, scomparso prima di poter assistere all’inizio della sua carriera, e la riconoscenza verso la famiglia e gli amici che continuano a sostenerlo.
L’adolescenza, con l’esperienza quotidiana di episodi di bullismo, gli ha lasciato la consapevolezza di quanto possano essere dolorosi il giudizio e l’emarginazione. Una sensibilità che si ritrova anche nella sua riflessione sulla relazione con Andrea Delogu, finita spesso al centro dell’attenzione mediatica per la differenza d’età tra i due. Bruno ricorda con affetto una storia importante, vissuta con intensità e autenticità, e non nasconde la difficoltà di comprendere i pregiudizi che l’hanno accompagnata.
Le sue parole restituiscono una visione dell’amore libera dalle convenzioni, nella quale il valore di una relazione non si misura anagraficamente, ma attraverso la crescita condivisa, il rispetto e il bene che due persone riescono a darsi. È anche in questa capacità di parlare apertamente delle proprie esperienze, senza rinunciare alla delicatezza, che si delinea il ritratto di un interprete ancora in evoluzione, ma già consapevole dell’importanza di restare fedele a sé stesso.

Luigi Bruno bambino: quali ricordi porteresti con te? Quali erano i tuoi sogni e le tue aspirazioni?
Sono stato un bambino molto energico e propositivo. I miei genitori si sono separati quando ero piccolissimo e mia madre ha cresciuto me e mio fratello minore da sola, lavorando duramente per mantenerci. Per questo trascorrevo molto tempo per le strade di Capua, la mia piccola città di provincia, alla ricerca di altri bambini con cui giocare.
Ma ricordo anche quanto mi piacesse attirare l’attenzione durante le cene di Natale in famiglia: recitavo le scene dei miei film d’animazione preferiti e, a volte, arrivavo persino a scrivermi su un foglio le battute che avrei dovuto interpretare. Era qualcosa che mi elettrizzava. Il Pianeta del Tesoro è sicuramente il film che conservo nel cuore con più affetto. Credo che fin da piccolo abbia sempre avuto un bisogno quasi viscerale di esprimermi, di tirare fuori ciò che avevo dentro e condividerlo con chi mi stava intorno. Ho capito soltanto a 21 anni che esisteva un modo meraviglioso e potentissimo per farlo: la recitazione.
Come hai vissuto l’adolescenza? Ti è mai capitato di assistere a episodi di bullismo?
Sono stato un adolescente molto curioso e le scuole medie sono state sicuramente il periodo in cui mi sono trovato più spesso a osservare episodi di bullismo, verbale, fisico ed emotivo. È una fase della vita che considero devastante, credo per chiunque la attraversi. Sono anni in cui si costruisce la propria identità e in cui il giudizio degli altri può lasciare segni profondi. Per questo penso che sia importante continuare a parlarne, senza minimizzare certi comportamenti e senza considerare normali situazioni che possono ferire una persona anche a lungo.


Quanto hanno contato la tua famiglia e i tuoi amici nel tuo percorso professionale?
Mia madre mi ha sempre sostenuto in qualsiasi cosa, anche quando, prima di dedicarmi alla recitazione, ho provato mille lavori diversi. Oggi è felicissima del percorso che ho intrapreso e questo per me significa moltissimo. Anche i miei amici mi sostengono ogni giorno, compresi quelli del mio paese che adesso vivono in altre parti d’Italia o addirittura del mondo e che riesco a vedere soltanto ogni tanto. Gli voglio un bene enorme.
Mio padre, invece, ha vissuto per molti anni in Inghilterra e, dopo tanto tempo trascorso lontani, è venuto a mancare quando ero ancora molto giovane, alla fine della mia adolescenza. Non ha avuto la possibilità di vedermi iniziare la carriera da attore, ma sono sicuro che adesso se la stia ridendo, perché forse, sotto sotto, aveva già intuito che prima o poi sarebbe successo. Mi piace pensare che, in qualche modo, sapesse già quale fosse la mia strada.

La tua relazione con Andrea Delogu ha attirato molta attenzione mediatica, anche per la differenza d’età tra voi. Come hai vissuto questa curiosità, a volte morbosa, nei confronti della vostra storia?
Quando stavo con Andrea, la curiosità quasi morbosa nei confronti della nostra relazione era all’ordine del giorno. Quando è la donna a essere più grande, sembra che si debba necessariamente creare scalpore; quando, invece, è l’uomo ad avere più anni, viene considerato assolutamente normale. Proprio per questo facevo fatica a spiegarmi certe cattiverie e quei giudizi gratuiti. Non capivo perché la nostra relazione apparisse così strana agli occhi degli altri.
A volte mi sembrava persino buffo dovermi giustificare per il semplice fatto di essere innamorato di una donna pazzesca, sì, più grande di me, ma con cui ho condiviso un pezzo di vita meraviglioso. È stato un rapporto autentico, in cui siamo cresciuti insieme, ci siamo amati profondamente e ci siamo fatti tanto bene a vicenda. Credo che ciò che dovrebbe contare davvero sia la qualità di quello che due persone riescono a costruire insieme.
Al di là dell’età e delle convenzioni sociali, ciò che conta davvero è la qualità di quello che due persone riescono a costruire insieme. L’amore non dovrebbe avere bisogno di giustificazioni.


PH: Erica Fava
Styling: Sofia Monterastelli
Grooming: Elisa Zamparelli @makingbeautymanagement
Produzione: Carolina Smolec – Karina Bargan @muroproductions
Location: Hotel De La Ville – Roma
Ufficio Stampa: Andreas Mercante







