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Riccardo Bertoldi

Riccardo Bertoldi

Barbara Cialdi
riccardo Bertoldi

L’AMORE SI DEVE TENERE, MA NON TRATTENERE.

Riccardo Bertoldi ha grandi occhi blu e una cascata di riccioli biondi; un sorriso delicato, uno sguardo gentile e profondo e un tono di voce calmo e pacato che infonde tranquillità e pace. Oltre alla bellezza, ciò che colpisce di questo giovane scrittore è la genuinità del suo animo. I sentimenti di cui sono intrisi i suoi scritti fanno di lui un narratore amabile e sincero in cui i lettori possono riconoscersi.

E sono molti, infatti, coloro che nelle pagine dei libri di Bertoldi hanno trovato qualcosa di loro stessi e ne hanno fatto tesoro, come nel suo ultimo romanzo fresco di stampa, Resti, che ha catalizzato l’attenzio- ne di pubblico e critica. Un libro semplice ma mai banale, che pone uno sguardo attento e complice all’amore e all’importanza degli affetti.

Classe 1990, il giovane Riccardo nasce e cresce a Nosellari, in Tren- tino, paesino di pochissimi abitanti immerso nella montagna e nella natura. Ha un’infanzia felice e spensierata in cui sogna, fin da pic- colo, di scrivere un libro. Ed infatti la storia di Andrea e Irene, due ragazzi che vivono un’intensa passione amorosa, si svolge proprio tra queste montagne, in mezzo alla purezza delle vette e alla semplicità dei boschi. Una storia dai contorni dolci e delicati, fatta di tenerezza e disperazione, distruzione e rinascita. Perché in ogni fine c’è sempre un nuovo, misterioso e vitale inizio. Le frasi del libro Resti hanno in- vaso i maggiori social network, soprattutto Instagram, dove Bertoldi conta migliaia di followers.

Messaggi di speranza e forza, soprattutto rivolti alle donne, in cui lo scrittore incoraggia sempre alla vita, all’amore e alla forza del cambiamento. Un messaggio femminista, in un mondo purtroppo in cui le violenze psicologiche e fisiche nei confronti delle donne sono spesso sulle prime pagine dei quotidiani. E anche in amore, sostiene Bertoldi, il genere femminile deve pretendere rispetto e uguaglianza, sostenendo il famoso motto “meglio sole che mal accompagnate”. Per Bertoldi l’amore è qualcosa che non deve essere elemosinato. Mai.

Riccardo bambino. Raccontaci di te, tra montagne e sogni.

Sono nato e cresciuto in un paese di sessanta persone a 1200 metri. Un paese che per un bambino è straordinario perché vuol dire poter uscire sempre senza genitori, an- che in tenera età, tornare a casa al suono delle campane, costruire case sugli alberi, stare in mezzo alla natura tutto il giorno. Un luogo unico, incomparabile con altri posti. Fin da bambino ho avuto la passione per la scrittura e la lettura, chiedevo sempre dei libri per il compleanno o per Natale. I miei genitori, quando andavamo in città, cercavano di te- nermi lontano, durante le passeggiate in strada, dalle vetrine delle librerie perché volevo sempre entrarci e passare il mio tempo lì dentro. Ero un bambino molto allegro.

I tuoi primi passi nel mondo della scrittura?

Da bambino copiavo i libri che leggevo, trascrivevo sempre i primi capitoli senza cambiare neanche una parola. Durante i primi anni di liceo ho scritto un film ed è stato davvero un fallimento. Il mio professore di italiano mi disse che non va- leva niente e mi congedò dandomi una pacca sulla spalla. A scrivere si impara leggendo e scrivendo ed io ho coltivato sempre queste mie passioni nel tempo libero. All’universi- tà scrivevo sempre frasi e testi senza mai stare attento alle lezioni.

La tua sensibilità è molto intensa, quasi femminile.

Ogni uomo ha una parte femminile che viene manifestata in modo diverso. Ci sono ragazzi che la manifestano magari con delle insicurezze o debolezze che spesso vengono as- sociate alle ragazze, altri che si vestono o si curano in modo molto femminile mentre io la esprimo attraverso una sensi- bilità molto accentuata. È una parte di me che nel corso del tempo si è trasformata: mi commuovo spesso davanti alle cose della vita.

Qual è il tuo rapporto con i social network?

I social hanno dato la possibilità a chiunque di manifestare la

propria interiorità. Certo è che assolutamente viene premiata la qualità dei contenuti. Ci sono molti profili simili, moltissime pagine simili, ma c’è differenza riguardo al modo in cui certi messaggi arrivano al cuore della gente. Non si può ovvia- mente piacere a tutti, ma l’importante è riuscire a colpire le persone che si rispecchiano nelle parole che scrivo. Non è assolutamente semplice. Scrivere un post su Instagram può sembrare facile, ma c’è un duro lavoro dietro, un’infinità di ore alla ricerca di contenuti giusti. Non bisogna però mai di- menticare che i social sono un fenomeno passeggero: non dureranno per sempre.

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Hai qualche consiglio per chi vuole intraprendere la pro- fessione di scrittore?

Innanzitutto bisogna sempre scrivere per se stessi e mai per gli altri. Chi vuole scrivere non deve fermarsi all’ultima pagi- na. Il suo compito è continuare anche dopo, promuovendo il proprio libro, e non puntare mai – inizialmente – ai grandi edi- tori. Bisogna iniziare con piccole realtà editoriali. Ci vogliono anni, quindi non bisogna mollare.

Cos’è per te il concetto di eleganza?

L’eleganza è un modo di essere. Non sono i gesti, bensì il modo di porsi e di guardare. Io penso sempre ad uno sguar- do quando penso alla parola “eleganza”.

E l’amore?

L’amore è quella cosa che amplifica i sentimenti e le emozio­ ni che provi ma soprattutto è quella cosa che ti fa cambiare idea, che ti fa fare o pensare cose a cui non avresti mai pos- to attenzione. È qualcosa che ti sprona a diventare nuovo; l’amore è qualcosa di stimolante.

L’amore geloso e permaloso è qualcosa che detesto. Non sopporto davvero la gelosia perché l’amore è libertà: ognuno dei due elementi all’interno di una coppia deve avere la propria vita ed avere la voglia di scegliersi ogni giorno. Non sopporto quindi l’amore che si preclude strade ed opportunità. L’amore si tiene ma non si trattiene.

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