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Social decluttering: quando fare ordine su Instagram diventa un atto rivoluzionario

Social decluttering: quando fare ordine su Instagram diventa un atto rivoluzionario

Barbara Cialdi
Social Decluttering

Nell’epoca in cui i social hanno smesso di essere strumenti per diventare specchi identitari, fare ordine tra i follower apre una riflessione più profonda sul valore delle relazioni

Ultimamente ho deciso di togliere un po’ di persone da Instagram.
Nulla di eclatante, nessun colpo di scena, nessuna resa dei conti pubblica. Solo una scelta apparentemente semplice: eliminare contatti con cui non esisteva più alcun rapporto, né virtuale né reale.
Eppure, questo gesto minimo ha scatenato non poche polemiche, domande, fraintendimenti. Come se un unfollow potesse improvvisamente trasformarsi in un giudizio, in un affronto personale, perfino in una dichiarazione di valore umano.

Ed è proprio da qui che vale la pena partire.

Quando i social smettono di essere strumenti e diventano identità

Negli ultimi anni i social network hanno progressivamente smesso di essere semplici piattaforme di connessione per diventare veri e propri spazi identitari. Il follow non è più solo un clic: è percepito come riconoscimento, appartenenza, legittimazione.
Togliere un follow, al contrario, viene spesso letto come esclusione, rifiuto, svalutazione. Anche quando non c’è mai stato un rapporto reale, una frequentazione, un dialogo autentico.

È qui che nasce l’equivoco culturale: confondere la relazione digitale con la relazione umana.

Ridurre il rumore digitale, scegliere cosa condividere e con chi, proteggere i propri confini online non è esclusione, ma cura di sé. Meno confronto, meno controllo, più spazio per il benessere emotivo e per relazioni più sane

Social decluttering come diritto di allineare il virtuale al reale: ecco

Fare ordine su Instagram — quello che in ambito anglosassone viene definito social decluttering — non è un atto aggressivo, né punitivo. È un gesto di coerenza.
Significa riportare i social alla loro funzione originaria: strumenti che accompagnano la vita, non che la sostituiscono.

Se non ci si vede da mesi, se non ci si sente, se non esiste alcuno scambio, perché quel legame digitale dovrebbe restare intoccabile?
Per abitudine? Per paura di offendere? Per il timore di essere fraintesi?

In un’epoca in cui siamo costantemente invitati a “fare spazio”, a semplificare, a liberarci del superfluo, i social sembrano essere l’unico ambito in cui il disordine relazionale viene non solo tollerato, ma difeso.

Se non ci si vede da mesi, se non ci si sente, se non esiste alcuno scambio, perché quel legame digitale dovrebbe restare intoccabile?
Per abitudine? Per paura di offendere? Per il timore di essere fraintesi?

Il paradosso dell’offesa senza relazione

Il punto più interessante — e forse più rivelatore — è proprio questo: ci si può sentire “feriti” anche in assenza di un rapporto.
Non perché qualcosa sia stato realmente tolto, ma perché viene meno un’illusione di prossimità.

L’unfollow, allora, non toglie una relazione. Toglie una rappresentazione.
E forse è questo che disturba: scoprire che quel legame esisteva solo nella cornice di uno schermo.

Verso una nuova igiene digitale

Rimettere ordine nei propri social non significa chiudersi, ma scegliere.
Scegliere di circondarsi di presenze reali, di scambi autentici, di connessioni che abbiano un senso anche fuori dal feed.

Forse è arrivato il momento di normalizzare il fatto che non tutto deve durare per sempre, nemmeno online.
E che togliere un follow non è un atto di ostilità, ma di consapevolezza.

Perché i social, in fondo, dovrebbero fare questo: riflettere la vita, non sostituirla.

Zendaya

La star di Hollywood ha fatto scalpore all’inizio del 2024 quando ha deciso di non seguire più nessuno su Instagram, portando il suo conteggio di follow a zero — compreso il suo fidanzato Tom Holland. Alcuni osservatori hanno parlato di scelta legata a una sorta di reset personale o strategico, mentre altri l’hanno interpretata come un modo per mantenere un rapporto più distaccato con i social media. Celebrità come Beyoncé, Adele e Billie Eilish mantengono da tempo zero following proprio per non dipendere troppo dall’ambiente digitale.

Selena Gomez

Nel 2018 la cantante e attrice ha eliminato quasi 300 account che seguiva su Instagram, passando a circa 360 follow. Tra questi c’erano anche amici e collaboratori, e la mossa fu interpretata come una scelta di focus sulla salute mentale e di riduzione delle distrazioni social. Gomez ha raccontato in più occasioni quanto i social abbiano influito sulla sua emotività e sul suo benessere.

Doja Cat

La cantante ha affrontato un forte calo di follower in seguito a polemiche con il suo fandom, ma ha reagito pubblicamente con una dichiarazione di libertà: ha definito l’uscita di migliaia di follower come un modo per riconnettersi con chi la sostiene veramente e distaccarsi da dinamiche tossiche di fandom e relazioni parasociali.

Essena O’Neill

Non è una popstar mainstream, ma il caso di Essena (influencer australiana) è diventato un simbolo culturale: ha eliminato oltre 2.000 foto dal suo Instagram con oltre 600.000 follower e ha rinominato il profilo “Social Media Is Not Real Life” per denunciare l’illusorietà del mondo digitale e invitare gli utenti a ripensare il loro uso dei social.

Questi comportamenti non sono casuali: sempre più figure pubbliche mettono dei confini tra vita reale e vita digitale, sia attraverso pause totali dai social sia attraverso la cura attiva dei propri contatti digitali. Questo riflette un fenomeno più ampio di social decluttering e di ricerca di autenticità nel modo in cui ci relazioniamo online — un tema che sta guadagnando centralità nel dibattito pubblico e nella cultura digitale contemporanea.

social decluttering
Sempre più persone cercano di uniformare i rapporti sociali a quelli umani, attribuendo alle dinamiche digitali lo stesso valore emotivo delle relazioni reali. Il social decluttering diventa così uno strumento di tutela della salute mentale e di ridefinizione dei confini

Chi resta e chi passa oltre: le reazioni di chi viene “eliminato”

C’è poi l’altro lato della medaglia, quello di chi viene tolto. E anche qui le reazioni raccontano molto più di quanto sembri.
C’è chi rimane sinceramente dispiaciuto, chi si sente improvvisamente messo in discussione, chi vive l’unfollow come una perdita di status o di riconoscimento. In questi casi, il disagio non nasce tanto dall’assenza di un rapporto reale — che spesso non esisteva già — quanto dalla rottura di una continuità simbolica: esserci, anche solo virtualmente, dava l’illusione di contare.

Altri, invece, non se ne accorgono nemmeno. Scoprono l’unfollow per caso, mesi dopo, o non lo scoprono affatto. Perché quel legame digitale non aveva alcun peso emotivo, nessuna funzione nella loro quotidianità. E forse è proprio questa asimmetria a rendere il gesto così rivelatore: non tutti attribuiamo lo stesso valore alle stesse connessioni.

Il punto è che i social hanno amplificato la percezione del legame, non necessariamente il legame stesso. Così, quando viene meno un follow, viene meno una narrazione, non una relazione. E la reazione — che sia dolore o totale indifferenza — dice molto più del rapporto che c’era prima che del gesto in sé.

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Il parere dell’esperto

Il dottor Michele Spaccarotella, psicologo clinico, psicoterapeuta psicodinamico e psicosessuologo, attivo a Roma, si occupa da anni di salute mentale, relazioni e sessualità, con particolare attenzione alle trasformazioni emotive e comportamentali legate alla vita contemporanea e al mondo digitale.

In che modo il concetto di decluttering può essere applicato ai social network e perché, oggi, risulta più complesso rispetto al decluttering degli spazi fisici?

Praticare decluttering significa fare spazio, liberarsi del superfluo, dare una “rifrescata” al proprio ambiente.

Cosa accade quando lo spazio da rendere più “pulito” non è fisico, bensì digitale, e riguarda i propri profili social?

La questione si fa più complessa, soprattutto perché molte piattaforme – Instagram in primis – sono ormai strumenti anche professionali. Questo rende più difficile governare l’insieme delle persone che vi accedono liberamente e che osservano, spesso senza filtri, ciò che il profilo ha da offrire.

Per poter gestire al meglio questa situazione, molte persone ricorrono allo stratagemma di creare due (o anche più) profili contemporaneamente, separando il profilo lavorativo/professionale da quello più intimo e privato. Ciò permette di poter “monitorare” tutte le richieste in entrata e di “lucchettare” e rendere inaccessibili ai più i contenuti proposti (video, post e stories).

Su alcuni social (come Facebook o Instagram) o su alcuni servizi di messaggistica istantanea (come WhatsApp) vi è la possibilità di sapere chi abbia visualizzato le stories una volta che queste siano state pubblicate, così come di creare delle stories appositamente visibili solo per una ristretta “élite” di persone (che hanno la possibilità di guardare le stories con il “circoletto verde”). Sono quindi le piattaforme stesse che hanno sviluppato e dotato gli utenti di una serie di strumenti e pulsanti che consentono una maggiore tutela della privacy sui propri contenuti.

Fare un social decluttering significa anche provare a realizzare un decluttering emotivo, ovvero concentrarsi di più su se stessi, sul proprio tempo, sulle proprie emozioni. Si diventa attenti non solo alle persone che “ci seguono”, ma anche a quelle “che seguiamo”. Diventa positivo e liberatorio non seguire più profili che possono divenire fonte di disturbo o addirittura di abbassamento dell’autostima, che non offrono spunti e nutrimento o che non aggiungono valore durante la consultazione.

In generale c’è comunque una difficoltà a defolloware sui social, perché l’interruzione del “segui” può essere ritenuta alla stregua di un’offesa da parte di chi la riceve. Per quanto il rapporto (reale e/o virtuale) possa essere poco gratificante e piacevole, esiste una particolare reticenza a escludere qualcuno dai propri contatti. Può sembrare assurdo (e in alcuni casi lo è), ma molti utenti preferiscono continuare a rimanere “visibili” l’uno per l’altro, accettando tacitamente di poter essere ancora controllati in cambio dell’opportunità di controllare a propria volta.

In generale c’è comunque una difficoltà a defolloware sui social, perché l’interruzione del “segui” può essere ritenuta alla stregua di un’offesa da parte di chi la riceve

Dott. Michele Spaccarotella

Secondo il dottor Michele Spaccarotella, il social decluttering non deve essere vissuto come un gesto di chiusura o di esclusione, ma come un atto di cura verso se stessi, da gestire con equilibrio e sensibilità. Ripulire i propri profili significa ridefinire i confini tra pubblico e privato e ridurre l’esposizione a dinamiche di controllo e confronto, senza però alimentare inutili tensioni relazionali. Per questo suggerisce strategie più “morbide”, come una gestione selettiva dei contenuti e della visibilità, che permettano di tutelare il benessere emotivo personale evitando di ferire o intristire gli altri.

Il dottor Michele Spaccarotella, psicologo e psicoterapeuta, si occupa di salute mentale, relazioni e sessualità, con un focus particolare sulle dinamiche digitali e sull’impatto che social network e tecnologia hanno sul benessere emotivo e sui legami contemporanei


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