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Oltre lo schermo: educare a una nuova libertà digitale “Fuori dal Guscio”

Oltre lo schermo: educare a una nuova libertà digitale “Fuori dal Guscio”

Barbara Cialdi
Social Addicted

CENTRO DISCOVER — A Firenze nasce un nuovo spazio dedicato ad adolescenti, famiglie e mondo educativo, per trasformare il rapporto con smartphone e social in un’esperienza più consapevole, responsabile e attiva.

Smartphone, social network, piattaforme video e strumenti digitali sono ormai parte integrante della quotidianità degli adolescenti. La questione non è più soltanto quanto tempo si trascorra davanti a uno schermo, ma soprattutto come lo si utilizzi, quali bisogni soddisfi e quale spazio occupi nella vita, nelle relazioni, nel sonno e nella crescita.

È da questa consapevolezza che nasce a Firenze il Centro Discover Fuori dal Guscio, un progetto che sceglie di affrontare il rapporto tra giovani e digitale non attraverso il semplice divieto, ma attraverso l’educazione, la media education e una disconnessione consapevole. Un percorso rivolto agli adolescenti, ma anche alle loro famiglie, agli insegnanti, agli educatori e a tutti coloro che hanno un ruolo nel processo educativo.

Alla base dell’iniziativa c’è l’esperienza maturata da Rete Sviluppo, cooperativa nata nel 2008 a Prato e attiva anche sul territorio fiorentino. Dal 2017-2018 la cooperativa ha sviluppato un filone specificamente dedicato alla media education, inizialmente attraverso interventi nelle scuole di tutta la Toscana e, in particolare, di Firenze.

È proprio dal contatto quotidiano con le scuole, con i ragazzi e con gli adulti di riferimento che è emersa la necessità di andare oltre gli interventi occasionali e costruire un luogo stabile di confronto.

A raccontare a Starssystem Magazine la genesi, gli obiettivi e la filosofia del progetto è Ester Macrì, presidente di Rete Sviluppo, che spiega perché oggi educare al digitale significhi soprattutto insegnare a essere protagonisti, e non semplici consumatori, della propria vita online.

Digitale
**Centro Discover, il primo centro in Italia dedicato alla disconnessione guidata e alla promozione di un uso consapevole, responsabile e attivo della tecnologia.** Un luogo in cui adolescenti, famiglie e figure educative possono imparare a costruire un rapporto più equilibrato con smartphone, social network e strumenti digitali.

Ester Macrì, da dove nasce l’idea del Centro Discover e perché proprio Firenze?

Rete Sviluppo è una cooperativa che nasce nel 2008 sul territorio di Prato, ma opera anche a Firenze. Tra il 2017 e il 2018 abbiamo aperto un filone di interventi dedicati alla media education, inizialmente nelle scuole. Abbiamo lavorato in diverse realtà scolastiche della Toscana, ma soprattutto sul territorio fiorentino.

Girando nelle scuole ci siamo accorti che il bisogno di affrontare il tema del digitale era sempre più emergente e importante. Gli interventi occasionali, magari concentrati in una mattina a scuola, non erano più sufficienti. Abbiamo quindi iniziato a valutare la necessità di creare un presidio stabile sul territorio, uno spazio nel quale potessero essere accolti ragazzi e ragazze, ma anche docenti, genitori e tutte le persone interessate a riflettere e a educarsi sul tema del digitale.

A Firenze abbiamo trovato interlocutori interessati a una collaborazione: l’ASL Toscana Centro e il Comune di Firenze. Abbiamo lavorato insieme alla definizione di un protocollo di azione e l’ASL ha messo a disposizione anche gli spazi fisici. Da qui siamo partiti.

A chi si rivolge principalmente il Centro?

Il servizio si rivolge soprattutto agli adolescenti, innanzitutto in un’ottica preventiva. Quindi a tutti quei ragazzi e ragazze che vogliono riflettere sul proprio utilizzo degli strumenti digitali, sul modo in cui li utilizzano e sul rapporto che hanno con la tecnologia.

Ci rivolgiamo però anche a chi magari ha già sviluppato modalità di utilizzo non particolarmente funzionali. E naturalmente il percorso riguarda anche i genitori e tutte le figure educative: insegnanti, formatori, educatori ed educatrici.

In questo momento le richieste di aiuto che riceviamo maggiormente arrivano proprio dai genitori di adolescenti e preadolescenti. Sono loro, spesso, ad accorgersi che i figli trascorrono troppe ore al telefono e a chiedersi come affrontare la situazione.

Come può una famiglia entrare in contatto con il Centro?

In questo momento le attività non sono ancora iniziate ufficialmente, ma è già possibile scriverci direttamente dalla nostra pagina web. Da lì procediamo con una prima registrazione. Saranno poi previsti colloqui con i genitori, per comprendere le esigenze specifiche e individuare il percorso più adeguato. Successivamente verrà stabilito anche il calendario delle frequenze dei ragazzi.

Quando si può parlare realmente di un problema legato all’utilizzo dello smartphone, dei social o di dipendenza digitale?

La dipendenza dai social, in senso stretto, non è ancora codificata come categoria diagnostica. Esistono però alcuni segnali di allarme ai quali è importante prestare attenzione.

Per esempio, può essere significativo il fatto che, quando si è lontani dal telefono, si inizi a provare ansia, frustrazione o anche rabbia nel momento in cui non è possibile utilizzare lo strumento. Un altro elemento è la paura di perdersi qualcosa di importante, di non essere aggiornati, di rimanere esclusi da ciò che accade online.

Poi c’è il tema del tempo. Quante ore si trascorrono utilizzando lo smartphone? E soprattutto: lo si utilizza molto durante la notte? Si sottrae tempo al sonno per continuare a stare sul telefono?

Sono tutti elementi che vanno osservati.

Il numero di ore trascorse davanti allo schermo, quindi, non è sufficiente per stabilire se esista un problema?

Esatto. È importante ricordare che non tutto ciò che facciamo attraverso uno smartphone è uguale.

In questo momento, per esempio, io sto rispondendo a questa intervista attraverso delle note vocali di WhatsApp. Chi potrebbe contestarmi questo comportamento dicendo: questa persona ha un problema con lo smartphone perché magari trascorre molto tempo al telefono? In realtà sto lavorando.

Spesso, nei confronti degli adolescenti, siamo invece un po’ più sospettosi. Quando li vediamo molto tempo al telefono pensiamo immediatamente che stiano facendo qualcosa di sbagliato o qualcosa di poco importante. Ma non è necessariamente così.

Il tempo è certamente un indicatore, ma bisogna esplorarlo e capire che cosa viene fatto durante quelle ore.

Lo scrolling compulsivo, per esempio, oppure trascorrere tantissimo tempo su YouTube consumando passivamente contenuti, sono comportamenti molto diversi rispetto a parlare con un amico o un’amica su WhatsApp, creare contenuti, imparare a programmare o svolgere attività che richiedono molte ore e molta attenzione, ma anche competenze, creatività e partecipazione attiva.

Per questo non possiamo limitarci a contare le ore. Dobbiamo comprendere la qualità dell’utilizzo.

Il tempo è certamente un indicatore, ma bisogna esplorarlo e capire che cosa viene fatto durante quelle ore.

Come si sviluppa concretamente il percorso proposto dal Centro Discover?

Il percorso prevede una parte di media education, quindi di educazione all’utilizzo dello strumento, e una parte di disconnessione guidata. In quest’ultimo caso vengono proposte attività alternative all’utilizzo dello smartphone.

Ci tengo però a sottolineare un aspetto fondamentale: noi non vietiamo di utilizzare lo strumento. La nostra filosofia non è quella del divieto, anche perché riteniamo che non funzionerebbe.

Quello che vogliamo favorire è una disconnessione consapevole, responsabile e volontaria.

Quindi non si tratta di togliere lo smartphone ai ragazzi?

No. L’obiettivo non è eliminare lo smartphone né impedire ai ragazzi di utilizzare i social network.

Il punto è insegnare a utilizzare questi strumenti in maniera consapevole. Non vogliamo formare consumatori passivi, ma persone capaci di essere protagoniste attive della propria vita digitale.

Anche sui social, per esempio, si può imparare a creare contenuti a livello professionale. Allo stesso tempo bisogna imparare a distinguere una notizia vera da una notizia falsa, comprendere le informazioni che circolano online e sviluppare gli strumenti necessari per muoversi nel mondo digitale.

In questo senso parliamo anche di cittadini digitali consapevoli.

I percorsi sono uguali per tutti?

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No, possono variare e venire ottimizzati in base all’età e alle necessità delle persone. È qualcosa che viene stabilito dal team.

Anche le attività potranno svilupparsi in modo diverso durante l’anno, proprio perché ci saranno momenti e proposte differenti. L’idea è costruire percorsi che non siano rigidi, ma che possano rispondere realmente alle esigenze dei ragazzi e delle famiglie.

Quanto è importante il ruolo della famiglia?

È fondamentale. Non si può attuare questo tipo di percorso senza un patto con la famiglia. Infatti, il primo passaggio è proprio parlare con i genitori.

Il rapporto con il digitale non riguarda esclusivamente il ragazzo o la ragazza. È inserito all’interno di un contesto familiare e relazionale. Per questo è necessario coinvolgere gli adulti e costruire insieme un percorso.

Non si tratta semplicemente di stabilire quante ore si possa utilizzare il telefono. È necessario comprendere le abitudini, le motivazioni e le dinamiche che stanno alla base dell’utilizzo.

Che cosa rende il Centro Discover un’esperienza innovativa?

L’esperienza è innovativa perché, secondo la nostra impostazione, rappresenta il primo centro di questo tipo in Italia.

Esistono altre esperienze che affrontano il rapporto problematico con il digitale, ma hanno prevalentemente un’impostazione medico-clinica. Il nostro è invece un centro che affronta il tema dal punto di vista dell’educazione e della responsabilità individuale.

Il nostro obiettivo è intervenire prima che una situazione diventi necessariamente clinica, lavorando sulla consapevolezza, sulla prevenzione e sulle competenze.

Qual è allora il messaggio che volete trasmettere ai ragazzi?

Che il digitale non deve essere necessariamente considerato un nemico. È uno strumento e, come tutti gli strumenti, dipende da come viene utilizzato.

Non vogliamo dire ai ragazzi semplicemente: «Stai meno al telefono». Vogliamo aiutarli a chiedersi che cosa stanno facendo, perché lo stanno facendo e che effetto ha su di loro.

L’obiettivo è che possano scegliere consapevolmente come vivere la propria dimensione digitale, invece di subirla.

E per chi si rende conto di trascorrere troppo tempo sui social, qual è il primo passo?

Il primo passo è prendere consapevolezza dei propri comportamenti digitali.

Ci sono domande molto semplici che ognuno può porsi: «Questo mi fa stare bene?», «Migliora la mia vita?», «Mi sta dando qualcosa?», «Oppure mi sta togliendo qualcosa?».

Se una determinata modalità di utilizzo non migliora la nostra vita, forse c’è qualcosa su cui vale la pena intervenire.

La consapevolezza è il punto di partenza. Non si tratta di demonizzare la tecnologia o di eliminarla, ma di imparare a utilizzarla in modo responsabile, intenzionale e coerente con la propria vita reale.

La Biblioteca Chiarugi nel complesso di San Salvi, a Firenze, sede del Centro Discover – Fuori dal guscio. È qui che prende forma il progetto dedicato ai giovani tra i 10 e i 25 anni, alla prevenzione dell’uso improprio del digitale e alla costruzione di un rapporto più consapevole, responsabile e creativo con la tecnologia

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