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La Psicologia Positiva: intervista a Massimo Giusti

La Psicologia Positiva: intervista a Massimo Giusti

Barbara Cialdi
Dottor Massimo Giusti

Psicologo e psicoterapeuta, il Dottor Giusti ha risposto a molte domande per StarsSystem Magazine, fornendo ottimi spunti di riflessione per una vita più felice ed appagante.

Con oltre 350 mila followers il Dottor Massimo Giusti sta conquistando sempre più interesse nel campo della psicologia, con un approccio altamente pratico e positivo. Il nome che ha scelto infatti per i suoi profili social è proprio “la psicologia positiva” per dare coraggio e buonumore a chi deve affrontare ogni giorno lievi o più seri problemi nella sfera personale, affettiva e lavorativa. Il suo rapporto con il paziente è subito amichevole, diretto, senza troppi giri di parole: niente termini complicati, niente buonismo o vittimismo: il Dottor Giusti tende a dare risposte centrate sul problema, per risollevare immediatamente situazioni anche non rosee. E nel suo ultimo libro “Sempre mezzo pieno“, vi sono regole ed esercizi per imparare a sorridere (nonostante tutto).

Faber est suae quisque fortunae

Iniziamo subito con una frase inerente al tuo lavoro che ti rappresenta.

Faber est suae quisque fortunae, ciascuno è artefice del proprio destino. Può sembrare una frase dura ma in realtà, se ci mediti sopra, non lo è poi così tanto.

Il tuo successo sui social è innegabile: quali sono gli argomenti 
che i tuoi followers ti chiedono più spesso?

Mi occupo da anni di relazioni disfunzionali, in particolar modo di dipendenze affettive, sulle quali al momento svolgo una ricerca con l’Università degli Studi di Firenze, attualmente in corso, insieme al Team di esperti con i quali collaboro. Poi ci sono le mille curiosità sulla psiche umana ed il nostro comportamento, che effettivamente hanno tanto successo. Come ad esempio le motivazioni psicologiche dell’essere sempre in ritardo oppure i tipi di menzogne e perché mentiamo.

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Relazioni tossiche: è possibile quando c’è molta passione avere una 
relazione sana? Per assurdo i rapporti più “tiepidi” sono quelli che 
godono di maggior durata?

Le relazioni sane, se si è consapevoli dei propri bisogni e ci si comporta di conseguenza, cioè le azioni sono congruenti con ciò che siamo e di cui necessitiamo, sono sempre possibili. In mille forme diverse. Il problema è proprio questo, esistono mille tipi di relazioni possibili ma veniamo da un modello culturale che ci ha educati a pensare alle relazioni in un modo soltanto. I rapporti sono tiepidi se non c’è passione, quella ci deve essere, almeno un pochino, ma non può essere l’unico motivo per cui ci si impegna. La serenità è tiepida, ma senza quella non si va da nessuna parte. Per cui un rapporto, se resta a lungo tiepido, prima o poi si spegne. Ma se è troppo passionale, prima o poi ti brucia. Dipende da cosa si sta cercando.

La serenità è tiepida, ma senza quella non si va da nessuna parte

Perché le persone quando vengono trattate male non riescono ad 
allontanarsi? Cosa spinge la mente umana a ricercare per forza il dolore 
o la sofferenza?

Ci sono più motivi. Ne elenco tre per comodità: la ripetizione di modelli di amore coi quali siamo stati cresciuti. A volte cerchiamo di rimediare nel presente a problemi del passato, ma questo non è mai possibile; poi c’è chi non sa cosa sta cercando, scambiando forti emozioni per l’amore vero, questa è spesso immaturità emotiva, che non sappiamo di avere perché nessuno ci ha educato a stare in coppia;. Poi ci sono le dipendenze vere e proprie, per cui l’altro è un bisogno, come la sigaretta, non ti sembra di esserne dipendente ma quando provi a farne a meno te ne accorgi.

E’ vero che ogni persona ha un problema causato dai propri genitori? 
Nasce tutto da lì?

Nasce tutto dalla nostra insufficienza nell’adattarci all’ambiente circostante. I genitori sono soltanto il primo ambiente affettivo. Se un genitore muore prematuramente non è colpa del rapporto coi genitori, ma di come elaboriamo l’esperienza del lutto, ad esempio. Con quelle persone instauriamo le prime architetture cerebrali della fiducia, dell’amore, delle relazioni, dell’autostima. Hanno un peso rilevante, ma la maggior parte delle persone, in realtà, fa esperienze correttive che permettono loro di sviluppare una personalità sana. 

Parliamo di amicizia: nelle amicizie i rapporti sono più semplici e spontanei rispetto ai rapporti amorosi?

Ci sono livelli di aspettative differenti, per esempio non c’è l’aspettativa di una famiglia, non c’è l’aspetto sessuale e se entra nell’amicizia ne può porre fine. Poi nelle relazioni diciamo di accettare il partner così com’è ma non è vero, ci aspettiamo delle cose. In amicizia certe differenze fanno sorridere, mentre nelle relazioni alcune di quelle differenze pongono fine al rapporto. 

Pochi anni fa il narcisismo non era così famoso: come mai oggi c’è una grande consapevolezza di questo disturbo?

Ma non è vero, c’è sempre stata. Il narcisismo è l’argomento di cui più si è scritto in psicologia dalla notte dei tempi. E’ che non c’erano i social media, per cui rimaneva tutto tra di noi.

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Paziente facile, paziente difficile. Caratteristiche.

La differenza la fa il legame che si stabilisce tra paziente e terapeuta. Nel paziente facile il lavoro è a quattro mani, siamo insieme e lavoriamo insieme come una squadra. Il paziente difficile è quello che si aspetta la ricetta pronta, ti racconta il suo disagio e vuole che glielo togli. Del resto l’educazione psicologica è cosa recente, avviene da dopo la pandemia. Prima di certe cose non se ne parlava quasi mai.

Una buona consapevolezza di sé stessi può evitare di andare in 
terapia? Ovvero tutti possiamo davvero risolvere i nostri problemi se 
davvero ci guardassimo dentro?

La consapevolezza è importante ma non si va dallo psicologo soltanto per essere consapevoli, poi devi saperci cosa fare con ciò di cui sei divenuto consapevole. E questo è il lavoro specifico dello psicologo. 

Diciamo di accettare il partner così com’è ma non è vero, ci aspettiamo delle cose. In amicizia certe differenze fanno sorridere, mentre nelle relazioni alcune di quelle differenze pongono fine al rapporto

E’ tutto un gran parlare di “Poli-amore”, l’essere umano è davvero pronto a questa eventualità?

Come prima cosa bisogna imparare a gestire la gelosia: nel poli-amore è possibile laddove non esiste un concetto di relazione basato sul possesso, l’esclusività sessuale intima o emotiva e quindi, necessariamente, la persona deve sentirsi libera, profondamente libera di agire e di provare ciò che vuole altrimenti, in caso contrario, non è in grado di garantire la stessa libertà all’altro. Ad esempio, se una persona si sente libera nella monogamia ha ovviamente bisogno di un partner altrettanto monogamo. Una persona poli-amorosa deve avere una grande apertura e trasparenza, ovviamente a rigore di logica non dovrebbe mai intraprendere una relazione con chi poli-amoroso non è, trascinando il partner in una situazione massacrante.

Essere poli-amorosi è il contrario di essere traditori, tutto si basa sulla trasparenza e la lealtà

Servirebbe una maggior educazione “sentimentale” fin da piccoli, per imparare a essere poli-amorosi?

Essere poli-amorosi è una condizione che si ha, non vi è necessità di impararla: o lo sei o non lo sei. Nel poli-amore la condivisione è la cosa principale, a volte l’educazione ricevuta non ci permette di esprimerla mai ma in linea generale è una condizione che non si impara in famiglia, ma emerge all’interno della propria personalità.

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Vicky Cristina Barcelona, film di Woody Allen del 2018, tratta il tema del poli-amore/ Javier Bardem, Penèlope Cruz, Scarlett Johansson
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