Francesca Gambacorta, la cucina come rinascita: “Ho ritrovato me stessa ai fornelli”
Francesca Gambacorta, in arte FraFoodLove su Instagram conta 615 mila Followers. Dal palco alla cucina, dalla perdita di fiducia alla ricerca della perfezione: unâintervista che racconta la forza di una passione che salva e trasforma.
Francesca Gambacorta è una donna dalle molteplici sfaccettature, un’artista che ha saputo reinventarsi con coraggio e determinazione. Dopo anni di carriera come attrice e doppiatrice, ha trovato nella cucina non solo una passione, ma una vera e propria forma di espressione. Con il suo libro SemplicitĂ complessa, Francesca racconta la sua trasformazione, esplorando la relazione tra la cucina, la crescita personale e il desiderio di superare i propri limiti.
Ma la sua storia non si ferma qui: madre, donna, imprenditrice, Francesca rappresenta una figura che incarna la forza di reinventarsi e di riscoprire sĂŠ stessa attraverso la passione e la dedizione. In questa intervista, ci racconta come la cucina sia stata per lei un percorso di rinascita, una continua ricerca di perfezione e un laboratorio di crescita interiore.
Francesca non cucina solo per nutrire: cucina per raccontarsi, per connettersi, per trasformare ogni ingrediente in unâemozione condivisa. Nei suoi video, nei suoi piatti, nelle parole del suo libro SemplicitĂ complessa, câè la bellezza disarmante di chi non ha paura di mostrarsi per ciò che è: imperfetta, appassionata, instancabile.
Il suo successo non sta nei numeri â seppur impressionanti â dei follower, ma in quella capacitĂ rara di far sentire chi la segue esattamente dove lei è: in una cucina vera, tra risate, errori, intuizioni e profumi.
In unâepoca affollata di estetiche precotte e perfezioni simulate, Francesca è un invito a restare umani. A credere che la semplicitĂ , quando è autentica, può essere la forma piĂš alta di complessitĂ .
E in questo, forse, risiede il suo vero talento: trasformare il cibo in un linguaggio capace di raccontare la vita. Con leggerezza, con ironia, ma sempre â sempre â con veritĂ .


Il titolo del tuo libro, Semplicità complessa, è molto intrigante. Come definiresti questo concetto e in che modo rappresenta la tua filosofia culinaria?
“SemplicitĂ complessa” è unâespressione che, a prima vista, può sembrare contraddittoria, ma in realtà è un concetto che racchiude una profonditĂ che mi ha sempre affascinato. In cucina, un piatto che inizialmente appare complesso può diventare molto semplice se hai le giuste conoscenze e la tecnica. Al contrario, un piatto che sembra semplice nasconde spesso molte difficoltĂ se non hai le basi. La stessa cosa vale nella vita: la vera complessitĂ sta nel superare i propri limiti.
Io credo che quando desideri qualcosa con tutto te stesso, tutto intorno a te inizia a muoversi per aiutarti a raggiungerlo, ma non è magia. Ă una questione di coerenza tra il desiderio e lâazione. Se voglio imparare a cucinare un piatto alla perfezione, devo agire per impararlo: frequentare corsi, esercitarmi. La vera difficoltĂ non sta nel fallire, ma nellâessere immobile, nel non credere in sĂŠ stessi e nel non osare.
Nel libro racconti di come, in certi momenti, hai smesso di credere nel tuo sogno. Cosâè che ti ha fatto ritrovare la passione per la cucina?
Per molti anni ho lavorato come attrice e doppiatrice, ma câera sempre quella domanda che mi facevano: âE di lavoro vero cosa fai?â Nonostante fosse un lavoro che amavo, non riuscivo a mantenermi con quello, non riuscivo a provvedere alla mia famiglia. La cucina è sempre stata una passione profonda, qualcosa che mi ha accompagnato in ogni momento. Ho deciso di iscrivermi allâaccademia, di studiarla seriamente e di unire la mia passione per la cucina alla comunicazione e ai social, che erano il mio altro mondo.
Ho sempre cercato di esprimermi, prima attraverso il palcoscenico, ma è solo con la cucina che sono riuscita a farlo davvero. Ogni volta che qualcuno assaggia un mio piatto e ne rimane entusiasta, sento dei brividi che mi riportano alla bellezza del mio cammino. Non so se la cucina sia stata la mia salvezza, ma è senza dubbio la forma di espressione che mi ha fatto sentire viva.

Nel libro scrivi: âQuando non credevo piĂš in me, ho cucinatoâ. Câè un piatto in particolare che ti ha rimessa al mondo, quello che, senza saperlo, ha segnato la tua rinascita?
La cucina è sempre stata il mio rifugio nei momenti piÚ difficili. Quando la vita era complicata, rifugiarmi ai fornelli mi permetteva di staccare da tutto. Concentrarmi su un piatto mi permetteva di lasciare andare i pensieri, come se il mondo esterno non esistesse piÚ per quel breve momento.
Se dovessi scegliere un piatto che rappresenta simbolicamente la mia rinascita, sarebbe il risotto con i gamberi, che ho chiamato Essenza del gambero. Ă un piatto che negli anni è cambiato con me. Lo cucino, lo ripenso, lo perfeziono e ogni volta che ci lavoro, sento di migliorare anchâio. Ă diventato un vero e proprio laboratorio di crescita personale. Ogni volta che lo cucino, câè sempre qualcosa da scoprire, una nuova sfumatura da aggiungere. Non smetto mai di cercare la perfezione, e quel risotto è diventato il mio campo di sperimentazione senza fine.
La cucina è sempre stata il mio rifugio nei momenti piÚ difficili. Quando la vita era complicata, rifugiarmi ai fornelli mi permetteva di staccare da tutto
Sei madre e nel tuo libro si percepisce quanto questo ruolo non sia mai uno sfondo, ma una parte centrale del tuo essere. Che cosa ti insegnano le tue figlie ogni giorno, che porti anche in cucina e nelle tue stories?
Le mie figlie sono la mia spinta piĂš forte. Mi hanno sempre aiutata a migliorarmi, e credo fermamente che un genitore debba essere un esempio da cui i propri figli possano sentirsi orgogliosi. Io sono estremamente orgogliosa di loro e ogni giorno cerco di fare del mio meglio per farle sentire la stessa cosa nei miei confronti.
Ă questo il valore che mi insegnano: non smettere mai di migliorarmi, di crescere, di evolvermi, perchĂŠ so che lo faccio anche per loro. In cucina, come nella vita, è un cammino di continua evoluzione, una ricerca costante di perfezione che va oltre il piatto stesso. E anche nelle stories, ogni cosa che condivido è filtrata attraverso lâobiettivo di essere un esempio positivo per loro: voglio che possano guardarmi e dire âQuella è la mia mammaâ. Questo è il mio obiettivo ogni giorno.
Non metto maschere, non seguo copioni. E forse è proprio questo che mi rende libera
Il tuo è un modo di raccontare il cibo che mescola estetica, verità , ironia e⌠emozione. Quanto è difficile restare autentica in un mondo digitale dove tutto sembra filtrato e patinato?
In realtĂ per me non è difficile, perchĂŠ mi viene naturale. Ă proprio cosĂŹ che sono, e credo che sia questa la chiave. Dal primo giorno ho cercato di mettere me stessa nel racconto dei miei piatti: a volte sono piĂš ironica, a volte piĂš seria, ma non c’è nulla di costruito. Fare i video, per me, è un vero divertimento. Non sto lĂŹ a calcolare ogni gesto o ogni parola: mi concentro sulla ricetta, certo, perchĂŠ voglio che venga bene e che chi mi segue possa replicarla con facilitĂ , ma il modo in cui la racconto è sempre istintivo.
Mi sento me stessa davanti alla telecamera, forse anche grazie al fatto che per tanti anni ho fatto lâattrice. Il teatro mi ha dato sicurezza, mi ha insegnato a non avere paura di essere vista. Ma la differenza è che sul palco interpretavo altri ruoli, mentre oggi, nei miei video, sono io. E questo mi piace infinitamente di piĂš. Quando qualcuno mi incontra e mi dice: âFrĂ , sei esattamente come nei tuoi video!â, per me è il complimento piĂš bello. Vuol dire che la mia autenticitĂ arriva davvero. Ă come se parlassi con le mie figlie, come se giocassi con loro: non metto maschere, non seguo copioni. E forse è proprio questo che mi rende libera.








