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Il ritorno di Karen Mulder – Riflessioni sulla storia della top model che gridò la verità e fu isolata dal sistema 

Il ritorno di Karen Mulder – Riflessioni sulla storia della top model che gridò la verità e fu isolata dal sistema 

Alessandro Nava
Karen Mulder per Vogue Germania

Karen Mulder, la supermodella olandese a cui sono stati dedicati tulipani e bambole, è tornata sulle scene dopo oltre un ventennio di assoluto silenzio.

Ha scelto di farlo attraverso le pagine di Vogue Germania in una storia di copertina che sa di miracolo, perché non rappresenta un semplice ritorno – che pur sarebbe stato sufficiente a far gioire noi Fan di tutto il mondo che mai l’abbiamo dimenticata – quanto piuttosto un messaggio potente dell’Universo che arriva attraverso il suo vissuto e fa pensare quanto il Bene, prima o poi, vinca sul male.

In poche ore i social si sono riempiti di tributi e celebrazioni globali e l’account IG ufficiale di Karen Mulder (aperto solo di recente) cresciuto di conseguenza.

L’ascesa della Top Model Karen Mulder e il drammatico addio alla scena pubblica

Karen era “sulla cima del mondo” tra la fine degli anni Ottanta, quando la sua carriera è decollata, e il 2001, quando si è rovinosamente conclusa a seguito della sua apparizione (mai andata in onda) al programma della tv francese “Tout le monde en parle”, nella quale rilasciò pesanti dichiarazioni sul sistema moda e sulle molestie sessuali cui ragazze e ragazzi erano costantemente soggetti da parte di alcuni personaggi influenti dell’industria, e non solo. Ben prima del movimento #MeToo e degli “Epstein files” Karen si fece portavoce di un’oscura verità che nell’ambiente si conosceva perfettamente e, cinicamente, si tollerava.

Il prezzo del silenzio: l’isolamento e la macchina del fango

Fu sufficiente quel grido d’aiuto per far sprofondare una tra le donne più ammirate del pianeta in un inferno di ulteriore sopraffazione, umiliazione e calunnia. I media del periodo si limitarono a definirla “instabile”, trattando con morbosità il suo ricovero in una struttura psichiatrica, il congelamento del suo patrimonio milionario e il tentativo di suicidio avvenuto l’anno successivo. Poco o nulla fu invece approfondito circa quelle accuse che, purtroppo, non incontrarono altre sostenitrici, finendo col lasciare Karen isolata e senza credibilità.

Nei decenni successivi del suo privato non si saprà quasi più nulla. Salvo l’apparizione allo show di Dior per la collezione A/I 2007-08, la partecipazione alla campagna delle moto Indian nel 2015 e la dolorosa presenza al funerale del suo ex compagno storico Jean Yves Le Fur nel 2024, di lei si erano perse le tracce. Si sapeva solo della nascita di sua figlia nel 2006 e dell’arresto nel 2009 per stalking nei confronti di un chirurgo estetico, “rea” di non aver trattato correttamente il volto della modella.

La rinascita dell’Araba Fenice: Karen Mulder su Vogue Germania

Mi sono chiesto più volte in questi anni cosa fosse davvero successo, come potesse essersi sentita e come vivesse quella nuova fase della sua vita lontana da uno sfavillio che nascondeva (e nasconde ancora) paurose zone d’ombre.

Chi ha avuto modo di vivere il modeling sa di cosa sto parlando. 

Il ritorno di Karen Mulder è significativo per svariate ragioni e, fra queste, c’è quella di rappresentare pienamente il mito de “L’araba fenice”, capace di rinascere dalle proprie ceneri.

Poteva andare diversamente, non sarebbe certo stata la prima volta che la macchina del fango e dell’abuso di potere, silenziassero qualcuno. Invece questa volta la storia è diversa, questa volta il bene ha vinto sul male anche se le è costato un lunghissimo esilio.

Cosa ha fatto? Come ha vissuto? Chi è rimasto?

Karen Mulder oggi ha 57 anni e porta con sé una bellezza nuova, maturata in solitudine, nella consapevolezza della verità ma anche in quella della miseria di cui è capace l’essere umano.

Un percorso lungo e pieno di sofferenza come si evince dalle parole rilasciate a Vogue Germania sul numero di Settembre: «Pensavo che, essendo famosa, le persone mi avrebbero creduta. […] Sono stata costretta a dire che avevo inventato tutto. […] Tutto quello che volevo era che quelle cose terribili finissero, che gli uomini smettessero di pensare di poter fare quello che volevano».

Karen ammette che per tanto tempo non si è sentita pronta. Le mancava la fiducia in se stessa necessaria.

«Ma ora penso che sia il momento giusto per tornare. Non sono più la persona che ero. Guardo al futuro con assoluta positività», dichiara nell’intervista su Vogue Germania.

Da Karen Mulder a Carré Otis: la fine dell’omertà nella moda

Aveva ragione Karen ma allora nessuno fece niente, l’intero ambiente le voltò le spalle, un’omertà di cui ancora oggi è difficile capacitarsi. 

Anni dopo fu Carré Otis, un’altra supermodella di quel “periodo d’oro”, a muovere nuovamente quelle stesse accuse al sistema di reclutamento e trattamento delle modelle, raccontando le violenze, le costrizioni e gli abusi da lei stessa subiti all’inizio della sua carriera nell’autobiografia del 2011, “Beauty, Distrupted”. 

Carré Otis oggi
Carré Otis

Carré racconta come, fin dall’inizio della sua carriera a soli 16 anni, sia stata manipolata e abusata da figure di potere dell’industria. Descrive esplicitamente le violenze sessuali subite da Gérald Marie, allora capo della Elite Model Management (la stessa della Mulder, ndr), e spiega come le agenzie dell’epoca trattassero le giovani modelle come “merce di scambio” per compiacere clienti facoltosi, politici e investitori.

Per sopportare i traumi, i ritmi di lavoro estenuanti e la pressione psicologica, la Otis cadde in una spirale di pesanti dipendenze da eroina, cocaina e alcol. Nel libro spiega come l’uso di sostanze venisse spesso tollerato o persino incoraggiato nell’ambiente per mantenere il controllo sulle ragazze.

A differenza del passato, però, la Otis nel 2021 ha preso quel dolore e lo ha trasformato in un’arma istituzionale. Attraverso la Model Alliance, di cui oggi siede nel direttivo, ha trascinato i predatori dell’epoca nei tribunali europei e americani. Ha preteso leggi, tutele, risposte. Ha fatto saltare il banco di quel silenzio complice.

Una parabola universale che interroga il futuro

Il cerchio, oggi, finalmente si chiude. Ma mentre guardiamo l’iconico volto di Karen Mulder riappropriarsi dello spazio che le era stato tolto, la sua storia smette di appartenere alla cronaca di un singolo settore e diventa una parabola universale, uno specchio che interroga profondamente la nostra stessa umanità.

Cosa abbiamo imparato da questo esilio durato venticinque anni? In che modo possiamo trasformare la commozione di oggi nell’impegno concreto di domani, affinché nessuna persona debba più scegliere tra la propria dignità e i propri sogni? Cosa cambia davvero dentro di noi quando decidiamo di smettere di essere semplici spettatori del dolore altrui? 

In che modo la società, al di là dei singoli palcoscenici su cui si consumano le ambizioni umane, sta imparando a proteggere chi ha il coraggio di esporsi, andando oltre il consumo compulsivo e distratto delle storie altrui?

Questo ritorno così atteso e così apprezzato, mi auguro sia una presa di coscienza collettiva che supera i confini della moda. Ci offre l’opportunità di ridefinire il nostro modo di guardare al mondo, ricordandoci che la civiltà si misura dalla capacità di fare spazio alla verità, anche quando è scomoda, anche quando arriva in ritardo. 

Resta il peso di un silenzio durato troppo, certo; ma anche la gioiosa consapevolezza di riconoscere quanta solitaria forza e grande dignità sia servita a Karen per sopravvivere al buio e tornare a splendere.

Questo ora ti chiediamo di condividere, Karen.

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Foto in apertura – Karen Mulder per Vogue Germania fotografata dal duo Sean&Seng

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