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Caldaro sulla Strada del Vino – 48 ore per rallentare

Caldaro sulla Strada del Vino – 48 ore per rallentare

Alessandro Nava
boschi di caldaro

Due giorni tra vigne, vino, e-bike, boschi e il Lago di Caldaro. Un viaggio breve, ma abbastanza intenso da ricordarci quanto sia bello, ogni tanto, cambiare ritmo.

A Caldaro, sulla Strada del Vino dell’Alto Adige, a  circa circaventi chilometri da Bolzano, il tempo sembra avere una misura diversa. Le giornate scorrono senza inseguirsi, il paesaggio accompagna lo sguardo e tutto sembra suggerire una cosa molto semplice: fermarsi.

Sono arrivato qui con Victor Rodriguez per due giorni di scoperta. Due giorni soltanto, ma costruiti intorno a tutto quello che rende questo angolo dell’Alto Adige una destinazione capace di cambiare il ritmo del respiro. Vigneti, montagne, acqua, boschi, storia e persone che hanno fatto del rapporto con la propria terra una forma di identità.

La nostra casa è stata Goldengel Suites, nel cuore del centro storico di Caldaro. Già entrando si capisce che non è stato concepito come un semplice luogo in cui soggiornare. È un progetto di ospitalità che ha scelto di recuperare la storia di due edifici del paese per trasformarli in qualcosa di contemporaneo, mantenendo però un legame molto forte con il luogo.

Caldaro Goldenengel suites 3

Sette suites, ognuna con una propria personalità, pensate per un lusso che non ha bisogno di ostentazione. Un lusso fatto di spazio, indipendenza, bellezza e attenzione ai dettagli. 

Goldengel Suites nasce dalla visione di Stefan Eisenstecken e della moglie Katrin, originari di Caldaro e profondamente legati a questa terra. Il loro progetto riesce a mettere insieme memoria e contemporaneità con una naturalezza rararara. Lo studio Abraham Bonora ha seguito il progetto architettonico, mentre Claudia Unterhauser ha curato gli interni, costruendo un dialogo sorprendente tra le caratteristiche storiche degli edifici e influenze internazionali raccolte durante i viaggi: Marocco, Spagna, Gran Bretagna, design contemporaneo. Le volte in pietra, i materiali, le tonalità calde e le piastrelle artigianali marocchine convivono con arredi di ricerca e dettagli più essenziali.

caldaro goldenengel suites Stefan Eisenstecken e la moglie Katrin
Stefan Eisenstecken e la moglie Katrin

E poi l’arte. Le opere di Martin Pohl, artista contemporaneo altoatesino, entrano negli ambienti senza mai sembrare aggiunte decorative. Diventano parte della casa, quasi una presenza silenziosa che accompagna il soggiorno.

È una sensazione difficile da spiegare ma facile da riconoscere: quella di essere arrivati in un posto progettato per farti stare bene, non semplicemente per impressionarti.

A Caldaro il vino come racconto

Il nostro viaggio è iniziato proprio da ciò che rende Caldaro così speciale: il vino.

Siamo entrati nella Cantina Kaltern e, prima ancora di assaggiare un solo bicchiere, abbiamo iniziato a capire quanto lavoro, quanta storia e quanta comunità esistano dietro questa realtà. A raccontarcela è stato Ivo, un vero esperto della cantina, capace di trasformare numeri e date in un racconto appassionante.

La storia della cantina comincia nel 1900 e attraversa praticamente tutto il Novecento, compresi i momenti più complessi della storia dell’Alto Adige: le due guerre mondiali, il passaggio dall’Impero Austriaco all’Italia, le trasformazioni economiche e le crisi che hanno interessato il mercato del vino.Quella che vediamo oggi è il risultato di un lungo percorso di unione. Una comunità di 530 soci conferisce le proprie uve e permette alla cantina di estendersi su circa 420 ettari.

È un dato che impressiona, ma ancora di più impressiona la sensazione che si prova camminando dentro la cantina e ascoltando Ivo.

Qui il vino non sembra essere qualcosa costruito per il turismo. È parte della vita quotidiana. È lavoro, famiglia, territorio. I vigneti non sono uno sfondo bello da fotografare: sono una parte concreta dell’economia e dell’identità di Caldaro. E quando qualcuno ti racconta cosa c’è dietro quel paesaggio, inizi a guardarlo con occhi diversi.

La cantina è enorme, organizzata e perfettamente strutturata per accompagnare l’uva nel suo percorso fino alla bottiglia. Ma la tecnologia e le dimensioni della struttura non cancellano la componente umana. Al contrario, la rendono ancora più evidente.

Poi arriva il momento della degustazione e cominciamo dalle bollicine. Il primo bicchiere è un Peak Nat, seguito da un Brut Nature 2021, prodotto con chardonnay, pinot nero e una piccola parte di pinot bianco. Le uve provengono da Castelvecchio, sopra il Lago di Caldaro, a circa 650 metri di altitudine: sono gli appezzamenti più alti dell’intera produzione.

A Caldaro, Alessandro Nava e Ivo durante la degustazione alla cantina Kaltern
Alessandro Nava e Ivo durante la degustazione alla cantina Kaltern

I bicchieri stessi diventano parte del racconto, sono studiati per permettere al perlage di risalire e creare una piccola stella nel calice.

Ivo ci racconta che l’Alto Adige produce circa 150.000 bottiglie di metodo classico. Poi apre il primo bianco: un Pinot Bianco coltivato oltre i 500 metri. Da quel momento la degustazione diventa una conversazione. Assaggiamo dodici bottiglie tra bianchi e rossi, lasciandoci guidare dalle spiegazioni di Ivo e dalla curiosità di scoprire, bicchiere dopo bicchiere, le diverse espressioni di questa terra. Alla fine ne scegliamo alcune da portare con noi.

Non soltanto bottiglie di vino, ma una specie di souvenir diverso. Qualcosa da aprire più avanti, magari con gli amici, e che possa riportarci per un momento a quella degustazione, a quella conversazione, a Caldaro. Perché alla fine il vino funziona così, conserva la memoria di un luogo.

Una notte nel cuore di Caldaro

Quando torniamo a Goldengel Suites, la sera ha cambiato completamente il volto del paese.

La posizione nella storica via dell’Oro permette di muoversi a piedi e di vivere Caldaro senza quella sensazione di essere semplicemente di passaggio. Il paese è lì, intorno a te, con le sue vie, le sue case e i suoi locali. E Goldengel continua il racconto iniziato durante il giorno.

Dopo una giornata trascorsa tra vino, bicicletta e natura, il significato del comfort cambia. Non hai più bisogno di cercare qualcosa. Vuoi soltanto chiudere la porta, toglierti le scarpe e lasciare che il corpo si accorga della stanchezza.

È anche questa una forma di lusso. La prima notte abbiamo dormito in una delle suite al primo piano, la Glück; la seconda sera invece siamo saliti al terzo piano e alloggiato nella Herz con la terrazza e la vasca in camera. 

terrazza goldenengel caldaro con ale

Caldaro vista dalla e-bike

Dopo un profondo sonno ristoratore, la mattina successiva cambiamo prospettiva e, grazie ad una gustosa e, grazie ad gustosa e ricca colazione, prendiamo le e-bike e partiamo.

La bicicletta è probabilmente uno dei modi più belli per conoscere Caldaro perché restituisce al paesaggio la sua profondità. In macchina tutto scorre troppo velocemente. In bicicletta invece hai il tempo di vedere i dettagli: i filari, i meleti, le case, le piccole strade, le montagne che sembrano avvicinarsi e allontanarsi a ogni curva. Pedaliamo lungo la Strada del Vino, attraversando un paesaggio che sembra costruito per essere vissuto lentamente.

Caldaro cambia continuamente. Prima il paese, poi le vigne, poi i frutteti. Il panorama si apre e improvvisamente capisci perché questa zona abbia costruito intorno alla propria terra una cultura così forte.

Goldengel Suites mette a disposizione degli ospiti il servizio di noleggio biciclette e da qui è possibile partire per itinerari diversi, compresi percorsi come il Wine & Bike, che uniscono cicloturismo e degustazioni nelle cantine del territorio.

Ma il nostro itinerario ci porta soprattutto verso il lago e verso il bosco.

La Gola Rastenbach: quando il paesaggio cambia ritmo

Prima del Lago di Caldaro attraversiamo la Gola Rastenbach.

È uno di quei luoghi in cui il paesaggio cambia improvvisamente, la luce si abbassa, gli alberi si fanno più fitti, l’aria diventa fresca e il rumore dell’acqua prende il posto dei rumori della strada.

Il sentiero procede tra rocce, ponticelli e scalinate fino alle cascate. Dopo il vino della sera precedente e i chilometri percorsi in bicicletta, camminare nel bosco produce una sensazione quasi fisica di leggerezza. Non hai bisogno di molto altro. Lo scorrere dell’acqua, il verde intorno, le viste mozzafiato e la fatica piacevole del percorso.

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È in momenti come questo che capisci che la forza di Caldaro sta nella possibilità di cambiare esperienza senza cambiare davvero luogo. Nel giro di poche ore puoi passare dalla cultura del vino alla bicicletta, dalla bicicletta al bosco, dal bosco all’acqua. La natura è proprio parte del viaggio.

caldaro rovine di san pietro
Rovine di San Pietro

L’anima dinamica e leggera del Lago di Caldaro

Poi finalmente appare il lago.

Il Lago di Caldaro è immerso in un paesaggio che riesce a mettere insieme due mondi apparentemente lontani: quello alpino e una certa leggerezza mediterranea. È il lago balneabile più caldo delle Alpi e durante l’estate diventa un punto di riferimento per chi ama l’acqua, lo sport e la vita all’aria aperta.

La sua bellezza, però, cambia a seconda dell’ora. Al mattino l’acqua può sembrare quasi immobile, perfetta per un giro in SUP o in pedalò. Nel pomeriggio arriva l’Ora, il vento che attraversa la valle e trasforma la superficie del lago in un campo di gioco per windsurf e velisti.

Anche la terra intorno offre prospettive diverse: i prati curati dei lidi sulla sponda nord, le passerelle in legno della sponda sud che attraversano il biotopo protetto, i canneti e le ninfee. Per chi ha ancora voglia di muoversi, i sentieri permettono di continuare l’esplorazione in bicicletta o in e-bike, fino a raggiungere i punti panoramici e le rovine di Castelchiaro.

Noi, dopo due giorni pieni, scegliamo semplicemente di guardarci intorno e riempirci gli occhi di bellezza, fino a quando Victor si cala in acqua…

Rientriamo nella seconda suite, quella con la terrazza. Siamo stanchi. Ma di quella stanchezza che fa bene. Due giorni non bastano per conoscere davvero un territorio, possono però essere sufficienti per capire se un luogo è riuscito a lasciarti qualcosa e Caldaro mi ha lasciato soprattutto una sensazione: quella di un posto che non ha bisogno di esibire la propria bellezza.

La trovi nei vigneti che circondano il paese, nel lavoro di chi coltiva la terra, nella voce di Ivo mentre racconta un vino, in un bicchiere condiviso, nell’acqua del lago, nel silenzio del bosco, nella fatica di una salita in bicicletta. La trovi anche in una suite, quando alla fine della giornata chiudi la porta e ti concedi semplicemente di stare.

Goldengel Suites è stata la nostra casa per questi due giorni, ma è stata soprattutto parte del viaggio. La sua posizione privilegiata permette di vivere Caldaro con grande libertà, mentre le suite offrono quella dimensione privata e raccolta che, dopo una giornata all’aperto, acquista un valore ancora maggiore.

E poi c’è il Bar Perlage, al piano terra, con il suo cortile interno e la sua vocazione conviviale: un altro luogo in cui fermarsi davanti a un calice e lasciare che la giornata continui ancora un po’.

Ripartendo con Victor ho avuto la sensazione che due giorni fossero stati sufficienti per capire una cosa, avrei voluto restare ancora un po’.

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