Vita e Libertà contro il Fondamentalismo – Il libro di Cristina Giudici e Fabio Poletti
Per chi vuole capire che cosa si agiti nel mondo musulmano, soprattutto di cosa si parla quando si ricordano le donne afghane costrette al silenzio (ma che continuano a lottare) e il valore e il peso delle tante Mahsa Jina Amini che camminano nelle strade di Teheran, Vita e Libertà contro il Fondamentalismo (edito da Gariwo) è un piccolo grande libro, uno strumento di conoscenza scritto da Cristina Giudici e Fabio Poletti.
Cristina Giudici, giornalista e scrittrice, scrive per Il Foglio, Grazia e Linkiesta.
Da diversi anni si occupa di immigrazione e fondamentalismo. Nel 2018 ha fondato la testata online NuoveRadici.world per ribaltare gli stereotipi sul tema migratorio. Dal 2022 collabora con la Fondazione Gariwo. Ha scritto diversi libri, fra cui L’Italia di Allah (2005), con cui ha vinto il Premio Maria Grazia Cutuli, e Mare Monstrum (2015). Nel 2024 ha vinto il Nuovo Premio Guido Vergani.
Fabio Poletti, giornalista, ha lavorato a Radio Popolare e a La Stampa, dove ha scritto di politica, cronaca e vicende umane. Collabora con NuoveRadici.world e con la Fondazione Gariwo.

Vita e Libertà contro il Fondamentalismo è un romanzo corale
Vita e Libertà contro il Fondamentalismo racconta le storie di tanti uomini e donne che in Medio Oriente stanno cercando di fare la differenza difendendo i diritti umani, in nome della democrazia a cui aspirano. Non lottano contro l’Islam, il Corano o gli oltre 2 miliardi di fedeli nel mondo che professano la religione di Allah e Maometto. Sono persone che rivendicano la libertà di culto, credono nella pace, nel diritto universale a non essere succubi di una teocrazia che impone loro come vestirsi, cosa pensare, in che modo vivere ed esprimersi. Ne è nato un “romanzo corale” di cui sono protagoniste innanzitutto le donne iraniane. Ma le combattenti di oggi non ci sarebbero, se non ci fosse l’esempio di altre donne e uomini che da decenni, spesso in esilio, hanno seminato e coltivato un’idea di libertà, di democrazia e diritti, diverse dal fondamentalismo. Di fatti le principali protagoniste di questo “romanzo corale” sono innanzitutto le donne iraniane che hanno innescato la rivolta di Donna, Vita, Libertà(come non citare tra tutte proprio Mahsa Jina Amini) le quali hanno innescato una rivolta diventata emblema di una intera generazione. Nel mezzo incontriamo uomini come Mahmoud Mohamed Taha, Ghandi del Sudan, il rapper iraniano Toomaj SalehiIl e tanti altri!
Questo piccolo grande libroè dedicato alla resistenza al fondamentalismo, un inno alla libertà, talvolta persino alla gioia, costruito attraverso le storie di chi ha scelto di assumersi la responsabilità delle proprie idee perché era impossibile, quasi innaturale, restare indifferenti.
Oltre trecento pagine per raccontare le vicende di donne e uomini, alcune e alcuni noti altri sconosciuti ai più che hanno lottato o che stanno ancora lottando per la libertà, che hanno detto no al fondamentalismo e all’oscurantismo religiosi. Persone che sono state uccise o che sono dovute fuggire in esilio.

Cristina, Fabio; quando e perché decidete di scrivere Vita e Libertà contro il Fondamentalismo?
Tutto nasce da una ricerca realizzata per la Fondazione Gariwo che ha creato l’Enciclopedia dei Giusti online. Gariwo ha esteso il concetto di Giusto che, nell’accezione contemporanea, sono quelle figure che con il loro esempio e la loro dirittura morale, a volte pagando con la vita, difendono i più elementari diritti umani e di genere che in alcuni Paesi vengono calpestati. Si tratta di attivisti, dissidenti o anche persone comuni che a un certo punto della loro vita, di fronte a ingiustizie e persecuzioni, sono state capaci di andare con coraggio in soccorso dei sofferenti e di interrompere così, con un atto inaspettato nel loro spazio di responsabilità, la catena del male.
La nostra ricerca è stata inizialmente pensata per la sezione dell’Enciclopedia dedicata alla resistenza al fondamentalismo. Siamo partiti dalla ribellione delle donne (ma anche tanti uomini) iraniane, protagoniste del movimento Donna, Vita, Libertà che ha innescato la ribellione delle nuove generazioni contro il regime. Ma più scavavamo e più trovavamo storie in di straordinario coraggio in diversi Paesi. Non solo in Medio Oriente ma anche nei Paesi del Golfo. Una valanga di storie, tantissime sconosciute in Occidente, che ci hanno travolto. Così, quando la Fondazione ha creato la collana Campo Libero pubblicata dalla casa editrice Mimemis, è nato anche il libro.
Prima di iniziare la nostra chiacchierata, vogliamo precisare che il libro Vita e Libertà contro il Fondamentalismo non è un libro contro l’Islam…
Non è assolutamente un libro contro gli oltre due miliardi di musulmani che nel mondo professano la religione islamica. Al contrario questo libro fornisce una narrazione differente a chi pensa che il mondo islamico sia oscurantista e arretrato. Fra gli hazara in Afghanistan o i curdi in Rojava, per esempio, non c’è l’obbligo del velo per le donne, esiste la parità di genere e la religione è tenuta separata dalle leggi dello Stato.
Chi sono i Giusti ma soprattutto le Giuste che raccontate nel libro Vita e Libertà contro il Fondamentalismo?
Sono uomini e donne che si battono per la libertà.
In Occidente siamo propensi a pensare che i diritti fondamentali della democrazia siano appannaggio della sola Europa. Non è così. Mentre in Italia con il governo in carica come in Germania dove stravince l’estrema destra, in Gran Bretagna con Nigel Farage di Reform Uk o in Ungheria con Orban, per non parlare di Donald Trump negli Usa, si restringono i diritti civili e gli spazi di democrazia, in quei Paesi c’è chi si batte per affermare ciò che a noi potrebbero togliere. Come ha detto l’ex vice-sindaca di Francoforte, Nargess Eskandari-Grünberg: “i giovani e le giovani iraniane si battono anche per noi e le nostre libertà”.
Qual è il racconto che vi ha messo più a dura prova?
Tanti, tutti.
Essere uccisi dalla Polizia Morale di Teheran per un ricciolo fuori posto come è capitato a Mahsa Jina Amini è allucinante. Essere costrette all’esilio dai talebani come Khalida Popal, solo perché era una ragazzina afghana che voleva giocare a calcio è terribile. E vorremmo ricordare qui lo scrittore iracheno Younis Tawfik che ci ha onorato della sua prefazione, il cui fratello è stato prima rapito e poi ucciso da un gruppo islamico fondamentalista.
Morire a causa di un ciuffo di capelli… quanto vi indigna ma soprattutto vi siete chiesti il perché, scrivendo questo libro?
Il ragionamento prende due strade.
La spiegazione più semplice è che, la Storia ce lo insegna, la religione è l’arma più forte per sottomettere gli oppositori. È successo con la Santa Inquisizione nel Quattrocento e Cinquecento. Succede ancora oggi nelle teocrazie dove vige la legge islamica, la sharia. Per quanto riguarda la nostra indignazione, semplicemente risiede nel nostro diritto a vestirci come vogliamo, rischiare la morte solo per questo è inconcepibile.
Vorremmo sottolineare che la protesta non riguarda solo questo, ma tutti i diritti calpestati.
Sono assolutamente d’accordo! Tra gli uomini e le donne che raccontate chi avreste voluto conoscere personalmente?
Tutti. I viventi, un giorno vorremmo conoscerli tutti. Quando sarà possibile andare nei loro Paesi o loro potranno uscire liberamente. Uno è il rapper iraniano Toomaj Salehi che fa dentro e fuori dal carcere da anni, con una condanna a morte sulla testa per aver sostenuto con i suoi brani la rivolta delle giovani e dei giovani di Teheran. Oppure Samar Badawi, un’attivista che è stata a lungo in carcere in Arabia Saudita, ha trascinato il padre in tribunale per essere libera di sposare l’uomo che amava, ha preso il premio International Women of Courage Award, conferitole dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti nel 2012 per il suo lavoro pionieristico per i diritti delle donne ma non può lasciare il suo Paese perché, come tanti altri dissidenti, ha il divieto di espatrio, il travel ban.
Invece chi vorreste riportare in vita giusto per un paio di minuti e chiedere loro se rifarebbero tutto quello che hanno fatto?
Siamo certi che tutte e tutti risponderebbero di sì. Non si può vivere se non si vive liberi. Sicuramente Homa Darabi, il medico che si oppose allo scià Reza Pahlavi, emigrò negli Usa, tornò in Iran e si oppose ai fondamentalisti che le volevano imporre il velo. Le tolsero tutto, anche il diritto ad esercitare la sua professione. E lei togliendosi il velo per l’ultima volta si diede fuoco a Teheran nel 1994 urlando lo slogan curdo Donna, Vita, Libertà da sempre parola d’ordine del movimento contro gli ayatollah.
Oggi è più importante fare sentire la propria voce in casa o fuori casa, rischiando la vita?
Protestare non è mai sbagliato.
A questi luoghi del mondo che abbiamo raccontato attraverso quaranta storie, aggiungiamo pure Russia, Cina, Corea del Nord o, in altra forma, oggi negli Usa, ribellarsi può essere assai pericoloso. Ci ha molto colpito che dall’Afghanistan all’Iran all’Arabia Saudita, siano soprattutto le donne a scendere in piazza in prima fila. Evidentemente la doppia oppressione, anche di genere, impone loro un’urgenza che dalle nostre comode abitazioni talvolta è difficile comprendere.
La libertà è una gabbia, ma con la porta aperta. Esiste veramente la libertà?
Va conquistata e riconquistata ogni giorno. Ci sono diritti che più di altri sono oggetto di tentativi di cancellarli a seconda dei cambiamenti politici anche in Occidente. Difenderli sempre è comunque giusto.
Chi è stato/a secondo voi che ha trovato più coraggio affrontando la paura?
Chiunque un bel giorno si è alzato e ha detto basta.
Nel libro abbiamo scritto ad esempio la storia di Omar Abdulaziz Al-Zahrani, oggi esule in Canada, il più stretto collaboratore di Jamal Kashoggi, il giornalista saudita fatto uccidere su ordine del principe Mohammad bin Salman, secondo una ricostruzione delle autorità americane ratificata pure dal Congresso, in quanto oppositore del regime. Jamal Kashoggi era uno degli uomini più vicini a bin Salman, le Primavere arabe del 2011 gli hanno aperto gli occhi sul suo Paese, il secondo al mondo dopo la Cina per esecuzioni capitali. Jamal Kashoggi da complice del regime ne è diventato la principale spina nel fianco, pagando con la vita la sua battaglia contro un despota che qualcuno a suon di dollari, anche da noi chiama principe del Nuovo Rinascimento.
Può una lettura come Vita e Libertà contro il Fondamentalismo far continuare a credere nell’umanità?
Lo spiega bene Gabriele Nissim, il presidente della Fondazione Gariwo che ha voluto questo libro e a cui ha collaborato attivamente scrivendo alcune storie:
“Fin dalla sua nascita, Gariwo ha proposto una nuova cultura della responsabilità, affrontando il tema della memoria della Shoah e dei genocidi del ‘900 attraverso le storie dei Giusti. Gli uomini e le donne che salvano delle vite nei genocidi, difendono la dignità umana nelle dittature, cercano di prevenire i meccanismi dell’odio che creano le condizioni di una deriva estrema, mostrano in modo inequivocabile che gli esseri umani hanno sempre una possibilità di scelta. Anche pochi Giusti e Giuste possono salvare l’idea di speranza e di futuro, perché provano che l’essere umano, pur all’interno della sua fragilità, ha la possibilità di diventare arbitro del suo destino. Si trasmette così, a partire dal male estremo, un messaggio ottimista. Se ogni uomo e donna si assume una responsabilità è possibile ribaltare le situazioni, anche se i risultati non sono quantificabili, tangibili e immediati. Scegliere è un atto di libertà individuale che permette ad ogni essere umano di porsi come argine nei confronti “del male”.
Se tra i vostri lettori ci fosse una Mahsa Jina Amini, un Malcolm Bidali o una Rehan Al-Badr… cosa vorreste che si portassero a casa prima di riporre il vostro libro sulla loro libreria…
Che non sono soli e sole. Abbiamo scelto con cura le parole per la nostra dedica del libro. Lo abbiamo intitolato a Mahsa Jina Amini perché oramai è diventata un simbolo iconico. Ma pure alle tante Mahsa Jina Amini delle quali non sappiamo nemmeno il nome, alle quali ci sentiamo vicini.

A chi vorreste regalare il libro Vita e Libertà contro il Fondamentalismo?
A chi crede che valga la pena difendere la libertà sempre. E pure a chi crede che non sia possibile.
Siamo quasi al termine di questa nostra chiacchierata, anche se potremmo andare avanti per ore! Cosa vogliono le ragazze e ragazzi cresciuti in un Paese in cui vige terrore e repressione?
Lo lasciamo dire alla ex vice-sindaca di Francoforte Nargess Eskandari-Grünberg come lo racconta nel nostro libro: “Cosa vogliono i giovani iraniani? Vogliono ascoltare la musica pop, scendere in strada, tenersi per mano e baciarsi. Vogliono una vita normale. Non hanno armi, solo la loro voce e un cellulare. Stanno lottando per i nostri stessi diritti”.
Concludendo, cosa vi piacerebbe leggere in una recensione del libro Vita e Libertà contro il Fondamentalismo e cosa invece vi darebbe più fastidio?
Ci dispiacerebbe se qualcuno scrivesse che è un libro contro i musulmani. Ci basterebbe che qualcuno pensasse anche solo un minuto alle persone che vivono in questo libro. Sono le moltitudini di minuti a fare i secoli e i millenni.
Bisogna avere paura per quello che rappresenta la libertà, ma grazie alla paura si ha il coraggio di inseguirla ed è quello che hanno deciso di fare le donne e gli uomini nel libro Vita e Libertà contro il Fondamentalismo, raccontati da Cristina Giudici e Fabio Poletti, i quali non vogliono più essere succubi di una teocrazia che impone loro cosa pensare!
Un libro necessario, che vuole essere una “Enciclopedia dei Giusti” perché se ne abbia conoscenza e memoria, ma da cui traspare la passione civile e politica con cui è stato scritto.
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