Venezia 2025: il cinema tra mito, politica e nuove visioni
La 82ÂŞ Mostra del Cinema di Venezia si apre nel segno della riflessione e delle contraddizioni: glamour internazionale e tensioni politiche, nuove forme narrative e omaggi alla tradizione, il tutto immerso nello scenario unico della Laguna.
La Mostra del Cinema 2025 si è aperta con un ritorno di prestigio per l’Italia: La grazia di Paolo Sorrentino. Ambientato in un’Italia sospesa tra memoria e potere, il film mette in scena un presidente anziano (interpretato da Toni Servillo) che affronta il peso della sua coscienza alla fine del mandato. Sorrentino sceglie un tono intimo, quasi testamentario, con un linguaggio visivo che richiama Fellini e Bergman. La pellicola, prodotta da The Apartment in collaborazione con Netflix, conferma la centralità dei colossi dello streaming nel panorama veneziano.
A chiudere la kermesse, Chien 51 di Cédric Jimenez: un thriller distopico ambientato in una Parigi cupa, divisa tra zone controllate e periferie in rivolta. L’opera riflette le inquietudini europee sul controllo sociale e le derive autoritarie, con un cast che unisce due icone francesi come Louis Garrel e Valeria Bruni Tedeschi.

Leoni ruggenti: dal mito di Frankenstein ai drammi della contemporaneitĂ
In concorso troviamo ventuno titoli che oscillano tra grandi ritorni e nuove scoperte.
- Frankenstein di Guillermo del Toro promette di essere l’evento dell’anno: Oscar Isaac veste i panni del dottore, mentre Jacob Elordi e Mia Goth arricchiscono un cast che mescola potenza drammatica e sensibilità pop. Il regista messicano torna al Lido dopo l’Oscar per La forma dell’acqua e sembra destinato a segnare ancora una volta la storia della Mostra.
- Noah Baumbach con Jay Kelly propone una riflessione sul sogno americano infranto, affidando a George Clooney e Adam Sandler un’inedita coppia di protagonisti, divisa tra commedia e tragedia.
- Olivier Assayas con The Wizard of the Kremlin affronta invece il tema piĂą scottante: la macchina del potere nella Russia contemporanea.
- Kathryn Bigelow con A House of Dynamite si misura con un dramma sociale di ambientazione statunitense, mescolando thriller politico e denuncia civile.
- Il greco Yorgos Lanthimos porta Bugonia, viaggio grottesco e provocatorio, mentre Jim Jarmusch sceglie un registro poetico e malinconico con Father Mother Sister Brother, un film corale che vede Cate Blanchett e Adam Driver protagonisti.

L’Italia in concorso: memoria, cronaca e poesia
Quest’anno l’Italia non si limita a “presenziare”: propone un vero e proprio mosaico culturale.
- Elisa – Io la volevo uccidere di Leonardo Di Costanzo riapre una ferita nazionale, raccontando la tragedia di Elisa Claps dal punto di vista delle omissioni istituzionali.
- Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi continua la sua esplorazione tra reportage e poesia visiva, con un’opera che mescola viaggi, migrazioni e memoria collettiva.
- Duse di Pietro Marcello celebra la grande attrice Eleonora Duse, intrecciando documenti d’epoca e immagini contemporanee in un racconto che riflette sul rapporto tra donna e scena.
- Franco Maresco, con Un film fatto per Bene, ironizza sulla societĂ italiana contemporanea, rimanendo fedele al suo sguardo corrosivo e fuori dagli schemi.
Fuori concorso e serialitĂ : la nuova frontiera a Venezia
Fuori concorso, i riflettori si accendono su After the Hunt di Luca Guadagnino, con Julia Roberts e Andrew Garfield in un dramma psicologico che intreccia desiderio e colpa. Un cast internazionale che ribadisce la capacitĂ del regista italiano di imporsi sulla scena mondiale.
Accanto a lui, Il Maestro di Andrea Di Stefano con Pierfrancesco Favino, intenso ritratto di un direttore d’orchestra ispirato a figure realmente esistite.
Antonio Capuano torna con L’isola di Andrea, Paolo Strippoli firma La valle dei sorrisi e Virgilio Villoresi porta il visionario Orfeo. Il fuori concorso diventa così laboratorio di linguaggi e generi.
Ma la vera novità è l’espansione della serialità : Bellocchio presenta Portobello, miniserie storica destinata a HBO Max, mentre Stefano Sollima porta a Venezia Il mostro, nuova produzione Netflix che promette di scardinare i codici del crime italiano.
Luca Guadagnino, tra glamour e inquietudine
Se c’è un nome italiano che riesce a coniugare eleganza internazionale e capacità di provocare riflessioni profonde, è quello di Luca Guadagnino. Dopo i successi di Chiamami col tuo nome e Bones and All, il regista torna al Lido con After the Hunt, presentato fuori concorso. Il film, ambientato in un campus universitario della East Coast, ruota attorno a una docente (Julia Roberts) che si trova coinvolta in una vicenda oscura legata al suo passato, mentre un ex allievo (Andrew Garfield) riappare nella sua vita.
Accanto a loro, un cast che include Ayo Edebiri e Chloë Sevigny, a conferma della vocazione di Guadagnino a dirigere attori diversissimi tra loro, spesso estraendone lati inediti. After the Hunt promette di mescolare melodramma e thriller psicologico, in bilico tra desiderio e minaccia. Non è un caso che proprio Venezia lo abbia accolto: il film parla di rapporti di potere, di segreti che tornano a galla, e della linea sottile tra autorità e abuso, temi che risuonano fortemente nell’attualità .
L’attesa per la proiezione è altissima, non solo per la presenza di Julia Roberts al Lido – evento che di per sé calamita l’attenzione mediatica – ma anche perché ogni nuova opera di Guadagnino sembra spostare un po’ più avanti i confini del cinema italiano, rendendolo autenticamente globale senza perdere le radici autoriali.

Tra premi alla carriera e restauri
Il Leone d’Oro alla carriera celebra due figure emblematiche: Werner Herzog, regista ed esploratore che ha raccontato come pochi il rapporto tra uomo e natura, e Kim Novak, diva leggendaria di Hollywood e musa hitchcockiana.
Non meno importante la sezione Venezia Classici: diciotto restauri in 4K, tra cui spiccano Roma cittĂ aperta di Rossellini e Profondo rosso di Argento, testimonianza di come la Mostra custodisca la memoria e, al contempo, la renda accessibile alle nuove generazioni.
Politica, proteste e silenzi
La 82ª edizione è segnata anche dal contesto politico. Le proteste per Gaza hanno visto migliaia di manifestanti radunarsi attorno al Lido, in un’edizione in cui l’attivismo entra inevitabilmente in dialogo con il cinema. Tra i titoli presentati, The Voice of Hind Rajab ha riportato l’attenzione su una delle vicende più dolorose del conflitto. La direzione, fedele alla tradizione veneziana, ha scelto però di mantenere una posizione neutrale, lasciando che siano le opere a parlare.







