AppuntiG – Duecento immagini, duecento donne, duecento G
All’interno del Festival delle Lettere, in programma alla Fabbrica del Vapore di Milano fino al 31 luglio 2025, la mostra fotografica AppuntiG, nata dall’incontro di Rita Pelusio e Laila Pozzo, con la collaborazione di Assunta Sarlo. Un inedito atto artistico, collettivo e poetico, decisamente ‘pop’, per mantenere l’attenzione su tematiche estremamente attuali, ma con spirito positivo di condivisione e unione, che ha dato vita a oltre 200 ritratti di donne e una lettera G come simbolo di identità, bellezza e libertà.


AppuntiG è un viaggio collettivo pieno di fantasia, intelligenza e ironia, un percorso sorprendente che compone, attraverso le immagini e le parole delle donne, un almanacco contemporaneo sulla libertà femminile, sugli ostacoli, i pregiudizi che incontra, sulle mete che si prefigge, sulle esperienze che vive.
Duecento immagini, duecento donne, duecento G disegnate sul proprio corpo o tenute vicine su una nuvola o un cartello, duecento modi e luoghi di segnalare e raccontare il proprio personalissimo, reale e simbolico, Punto G.





Per capire meglio da dove è partita l’idea della mostra abbiamo contattato Rita Pelusio e Laila Pozzo.
Ma partiamo dall’inizio.
Come nasce AppuntiG
AppuntiG nasce come spettacolo ironico e dissacrante sulla sessualità. In scena tre note attrici comiche di generazioni differenti, Alessandra Faiella la stessa Rita Pelusio e Lucia Vasini in scena anche la giornalista del Corriere della Sera, Livia Grossi.
Quattro donne per uno spettacolo che tra monologhi e pezzi corali, un’irresistibile ricetta afrodisiaca e una pagina di cronaca, s’interroga su pregiudizi e luoghi comuni. Un viaggio nell’universo sessuale femminile dove risate e informazione diventano la miscela esplosiva per riflettere su un tema dalle mille sfaccettature e implicazioni: dall’accettazione di sé ai ruoli imposti, dal poetico mito della ‘prima volta’ alle sperimentazioni erotiche over 60, dalla nuova frontiera dei sex robots dei chirurghi plastici alla prostituzione e i diritti negati.
Da un po’ di tempo AppuntiG è anche una mostra. Quando e perché nasce?
Rita Pelusio
La mostra AppuntiG nasce come un gioco collettivo, inizialmente eravamo Laila e io, a visualizzarla a pensare come e se davvero si potesse realizzare. Poi con la spensieratezza che ci ha accompagnato in tutti questi anni abbiamo iniziato chiedendo alle amiche e poi via via si è sparsa la voce e così. Con un delicato passaparola, siamo arrivate a oggi!
Il perché non c’è stato bisogno di dircelo era da subito un PERCHE’ SI’!
A sposare da subito il progetto è stata la giornalista Assunta Sarlo, che ha rivolto alle protagoniste le precise domande e poi ne ha fatto sintesi, e poi sempre con noi la “quota azzurra” Andrea Lisco che si è speso anima e cuore per rendere possibile il progetto. Successivamente sono subentrate le Associazioni che ci hanno creduto, Nidodiragno con il ruolo produttivo, Pem Habitat Teatrali, Orablù di Bollate e in ultimo il Festival delle Lettere che ha deciso di ospitarci.
Laila Pozzo
Il progetto nasce, nell’oramai lontano 2017, dal guizzo creativo di Rita Pelusio.
A me è toccato l’onore e l’onere di trasformarlo in immagini.
Il desiderio di ascoltare e raccontare i corpi e le storie di queste fantastiche donne ha fatto il resto.
Oggi cosa significa la lettera G?
R.P.
Per noi ha significato da subito un gioco libertario e libero, un’autodeterminazione, un dire:
“io ci sono, noi insieme ci siamo”
Successivamente abbiamo sviscerato tutte le tematiche a noi care, i diritti negati, il gender gap, la fatica a poter essere autentiche, gli stereotipi che ci accompagnano dei quali vorremmo liberarci e così via, non penso che noi donne fotografate siamo speciali, al contrario questa mostra è di tutte, perché nessuna venga lasciata indietro. Non potevamo, in questo momento, ignorare quanto accade a Gaza e quindi oggi per me è G come Gaza, perché ciò che sta avvenendo, questo terribile genocidio, non può lasciarci indifferenti soprattutto noi donne.
L.P.
La G diventa una metafora per raccontare la condizione della donna oggi.
Cambia a seconda di chi la mostra e di chi la guarda.
Premetto che non ho ancora visitato la mostra, lo farò a breve! Rita, in un momento così particolare nella storia delle donne, una mostra dedicata ‘se volete’ al corpo della donna che cosa significa?
Non è una mostra dedicata al corpo, bensì alla libertà di essere quello che desideriamo, infatti le G disegnate spesso non richiamano al piacere sessuale, al contrario sono un inno alla creatività e all’entusiasmo dei nostri corpi/voce che reclamano spazio, vita e si battono contro ogni forma di violenza.
Laila, che ruolo può avere la fotografia nelle riflessioni attuali sul ruolo e la rappresentazione delle donne nella società contemporanea?
La fotografia è uno strumento, come tanti altri del resto, che può aiutare a tenere vivo il dibattito sul tema.
Purtroppo ha anche contribuito a fissare tutta una serie di stereotipi sull’immagine del corpo della donna, è un’arma a doppio taglio…
Noi abbiamo cercato di rovesciare questi modelli creando uno spazio protetto dove queste donne non dovevano preoccuparsi di essere belle ma solo di sentirsi libere.
Duecento donne per AppuntiG
Come le avete scelte? Come detto non avendo visto la mostra… qualche nome giusto per stuzzicare la fantasia anche di chi legge!
Ce ne sono tantissime!
Da Morena Tartagni la prima ciclista donna italiana a salire sul podio mondiale, all’attrice Serra Ylmaz, dalla deputata Laura Boldrini alla cantautrice Ariete e così via… devi venire a vederla.
Ci andrò di sicuro! Tu Laila cosa mi dici?
Diciamo che si sono un po’ scelte da sole… abbiamo lavorato tantissimo sul passaparola. Sono tutte donne con una gran dose di ironia e voglia di mettersi in gioco.
Duecento ritratti fotografici. C’è una donna che avreste voluto fotografare per farla diventare la numero duecentouno?
R.P.
Più che la duecentouno la vorrei come numero uno, per me è l’attivista Franca Caffa (classe 1929!).
L.P.
È un work in progress quindi ci sarà sicuramente una numero 201.
Sarebbe bello avere qualche straniera, in questo momento mi vengono in mente donne inglesi intelligenti e terribilmente simpatiche e ironiche, penso a Emma Thompson, Phoebe Waller-Bridge, Gillian Anderson…
Wow sarebbe fantastico, ve lo auguro e chiaramente tifo per voi.
Una donna del passato che avreste voluto inserire nella mostra di AppuntiG?
R.P.
Sicuramente l’attrice Tina Pica.
L.P.
Tutte le donne che hanno lottato per i diritti che abbiamo adesso e che faremmo bene a non dare così per scontati
Duecento ritratti e un’unica lettera. Laila, come hai fatto a non cadere nella ripetitività?
Questo era un mio grande timore.
Pensavo che dopo 20 foto avrei smesso perché il tema si sarebbe esaurito. Mai previsione fu più sbagliata… potrei andare avanti all’infinito perché ogni donna ha una storia diversa da raccontare e il ritratto è stato costruito insieme.
Duecento scatti. A quale sei maggiormente legata e per quale ragione?
Ogni scarrafone è bell’a mamma soja!
In questo caso poi direi che la forza del progetto non sta nella singola immagine, ma nella coralità.
Rita, c’è stata una donna che non ha accettato il vostro invito? Se sì, non voglio sapere il nome, ma se posso la motivazione…
Sì! Ha risposto che sosteneva già altre campagne femministe e non poteva sostenere anche questa… ma ci vuole molto bene!
Con la mostra AppuntiG siete riuscite a liberare la creazione artistica femminile dagli stereotipi, andare oltre il ritratto!
Credo di sì, quando entri nella sala e ci guardi tutte, il sentimento che si prova è quello di trovarsi davanti a delle irriverenti amazzoni.
Attraverso la mostra AppuntiG qual è il sentimento che vuoi lasciare alle donne?
Mi piace pensare che non siamo sole, questo vorrei che una donna sentisse visitando la mostra.
Invece qual è il sentimento che ha unito queste duecento artiste?
La sorellanza, pur non conoscendosi tutte tra loro… eppure questo è ciò che, osservando tutto il percorso, mi sento di dire.
Quant’è importante, oggi, la cultura del rispetto?
Non ci dovrebbe essere neanche bisogno di fare questa domanda e invece se me lo chiedi è perché ancora non c’è. È fondamentale, è l’unico modo per poter definirsi umani.
Sono d’accordo! Per te Laila?
Molto importante, purtroppo anche se formalmente lo ripetiamo tutti i giorni poi nella pratica siamo un po’ più scarsi. Si sta perdendo la capacità di mettersi in ascolto che, a mio avviso, è la base per il rispetto.
A chi dobbiamo vivamente consigliare la visione della mostra AppuntiG?
R.P.
A tutte e tutti, ma in particolare alle nuove generazioni.
Alle ragazze!!!
Perché possano ritrovarsi nelle parole e nelle esperienze delle donne più grandi, e da lì trarre ispirazione per creare spazi propri, che siano creativi e che le entusiasmino nel tentativo di cambiare la condizione femminile. Che possano liberarsi dai modelli maschili che purtroppo ancora oggi predominano.
L.P.
Ci sono tanti motivi per andare a vedere la mostra.
Dall’amore per le donne a quello per la fotografia ma consiglierei la visita soprattutto a chi ha voglia di portarsi a casa qualche pensiero e continuare a ragionarci su.
C’è un politico che vorreste vedere alla Fabbrica del Vapore davanti ad uno scatto di AppuntiG? Se sì, chi e perché.
R.P.
Se fosse possibile la partigiana, politica e saggista Lidia Menapace, ma purtroppo non è più tra noi (scomparsa nel 2020), ma per me è come se lo fosse. Dobbiamo molto al suo operato.
Politico uomo? Penso siano troppo poco coraggiosi per aggirarsi fra i ritratti.
L.P.
Probabilmente qualche donna di destra, penso alla Meloni ma forse ancor di più alla Roccella e a chiunque stia legiferando su corpi delle donne senza mai averli ascoltati.
La condizione dell’artista-donna in Italia?
R.P.
La presenza femminile nel mondo dell’arte è crescente, ma i riconoscimenti sono ancora lontani e lo stesso si potrebbe dire anche della visibilità e della possibilità di usufruire delle risorse economiche per poter creare secondo il proprio sentito. Inoltre, nonostante il grande impegno da parte di tutte, per cercare di colmare il profondo divario tra la nostra condizione e quella dei colleghi uomini, la cosa più grave è che le politiche culturali non sono ancora realmente inclusive.
L.P.
Guarda, non mi considero un‘artista quindi meglio porre la domanda ad altre…
Pensate che le cose stiano migliorando per quanto riguarda la parità di genere nel mondo dell’arte?
R.P.
No, non ancora, ma sono certa che tutte le artiste stiano facendo un gran lavoro affinché ci si possa arrivare. “Non siamo sole” non vale solo per la mostra, è un sentimento che ci accomuna anche nell’arte.
L.P.
Idem come sopra!
Si potrà mai raggiungere la parità di genere?
R.P.
Dipende che genere di parità.
La parità di genere non è una questione numerica, non può esserci parità se non si cambiano le forme di pensiero, se non si adottano altri modelli che non siano quelli concepiti dal maschio.
L.P.
In alcuni stati è già realtà, penso all’Islanda.
In Italia credo che il percorso sarà ancora molto lungo.
Troppo lungo!
Tornando alla mostra, cosa vorreste che si portasse a casa un uomo dopo aver visto AppuntiG?
R.P.
La cartolina per fare la donazione a Women With Gaza, in segno di solidarietà.
Poi se vorrà portarsi a casa qualche citazione… potrebbe essergli utile, per cambiare il suo linguaggio.
L.P.
Un po’ più di curiosità, comprensione e rispetto nei confronti dei desideri e dei corpi delle donne.
Una donna?
R.P.
Il numero di telefono di Laila Pozzo per farsi fotografare!
L.P.
La voglia di sentirsi più libera.
Voi, cosa vi portate a casa?
R.P.
Una G grande di Gioia e un bel po’ di stanchezza, perché non è stato facile arrivare fino a qui.
Immagino! Tu Laila?
Dei bellissimi incontri, grandi soddisfazioni dal lavoro di gruppo (Rita, Assunta, Andrea, Claudia, Silvia, Nido di Ragno, PEM, l’Ora Blu) e tanta stanchezza…
Concludendo con un sorriso… Rita, ma il punto G esiste?
Tu che diGi?
Ecco per l’Appunto!
Pronti per un viaggio aperto e condiviso? Allora tutti alla Fabbrica del Vapore.
Per maggiori info:
in**@******************re.it
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