Lucia Macrì – La resilienza di chi sa credere nei propri sogni
A volte la parte più difficile non è inseguire un sogno. È continuare a crederci quando sembra che tutti intorno a te abbiano una strada più semplice, più chiara o semplicemente più supportata della tua.
Parlando con Lucia Macrì, modella, content creator e aspirante attrice, la sensazione è proprio questa. Dietro le immagini, i set fotografici, le collaborazioni e i primi passi nel mondo della recitazione, emerge il racconto di una ragazza che ha dovuto imparare molto presto a fare affidamento soprattutto su se stessa. Una crescita segnata dall’assenza di alcuni punti di riferimento, dall’amore incondizionato di una nonna diventata guida e rifugio, dai dubbi tipici di chi lascia la propria città per costruirsi un futuro e dalla continua ricerca di un equilibrio tra ciò che si è e ciò che gli altri si aspettano da noi.
Lucia non racconta una favola a lieto fine né una scalata perfetta verso il successo. Racconta piuttosto un percorso fatto di tentativi, porte chiuse, occasioni mancate, sacrifici economici, momenti di fragilità e ripartenze. Un percorso che, proprio per questo, assomiglia a quello di tanti giovani che oggi cercano di trasformare una passione in un lavoro senza avere certezze, scorciatoie o una rete pronta a sostenerli.
In questa nuova intervista per la sezione Rising Star di StarsSystem, Lucia Macrì si mette a nudo con una sincerità rara. Parla di famiglia, di depressione, di autostima, di moda, di cinema e di quella vocina interiore che, nonostante tutto, continua a ricordarle chi vuole diventare. Una conversazione che va oltre il semplice racconto professionale e che restituisce il ritratto di una ragazza ancora in viaggio verso il proprio posto nel mondo.
Negli anni, questa rubrica ha ospitato molti giovani talenti quando il loro nome era ancora una promessa, prima che il pubblico imparasse a conoscerli attraverso il cinema, la televisione, la musica o il web. Non sappiamo dove porterà il percorso di Lucia Macrì, e forse è proprio questa la parte più affascinante delle storie che raccontiamo: osservarle e sostenerle mentre si stanno ancora scrivendo.
Quello che possiamo dire oggi è che il talento conta, ma spesso è la capacità di rialzarsi, di restare fedeli a se stessi e di continuare a credere nella propria direzione a fare davvero la differenza. Qualità che, leggendo queste pagine, sembrano appartenere profondamente a Lucia.
Per questo le auguriamo che i prossimi capitoli della sua storia possano portarla sempre più vicino a quel mondo che sogna fin da bambina.

Lucia, la tua famiglia non appartiene al mondo dello spettacolo. Com’è stato crescere in un contesto distante da quello che poi hai scelto?
La mia famiglia non ha mai avuto nulla a che fare con questo settore. Mia madre è insegnante alle superiori e mio padre è radiologo. L’unico legame con questo mondo è che da giovane mia madre ha fatto la modella, quindi una minima percezione dell’ambiente l’aveva. Però erano altri tempi: non esistevano i social, il digitale, tutto funzionava in maniera completamente diversa.
Tu sei calabrese, giusto?
Sì, sono di Catanzaro. Sono figlia unica di genitori separati: si sono lasciati quando avevo due anni. In realtà sono cresciuta soprattutto con mia nonna, più che con mia madre o mio padre. Loro lavoravano molto e viaggiavano spesso, quindi non ho vissuto l’idea della famiglia nella sua forma più tradizionale.
Che ruolo ha avuto tua nonna nella tua vita?
È stata il mio punto di riferimento assoluto. Si chiamava Lucia, proprio come me. Purtroppo è venuta a mancare durante il Covid, ma per tutta la vita mi è stata accanto. Mi accompagnava alle recite, ai saggi, a tutte le attività che facevo da bambina. Era la mia prima tifosa.
Ricordo che mi diceva sempre: “Vedrai che cambierai“, perché ero una bambina che sperimentava continuamente, cambiava idea, colore di capelli, interessi. Ma lei mi sosteneva sempre.

Quindi la tua passione per la recitazione nasce molto presto.
Assolutamente sì. Fin dall’asilo e dalle elementari volevo stare sul palco. Quando gli altri bambini si vergognavano, io ero sempre la prima ad alzare la mano. Dicevo: “Vado io, vado io“.
Cosa ti piaceva di quell’esperienza?
Da bambina non cercavo l’attenzione per vanità. Mi piaceva vedere le persone divertirsi e appassionarsi a quello che facevo. Ricordo gli sguardi del pubblico, il coinvolgimento. Mi assegnavano spesso ruoli da protagonista perché percepivo che riuscivo a trasmettere qualcosa.
Credo che sia nato lì il mio desiderio di fare questo mestiere: vedere che attraverso una performance potevo regalare emozioni agli altri.
Vorrei ringraziare il mio primo insegnante di teatro in quegli anni prima del liceo, Massimo La Penna che mi ha trasmesso disciplina e un grande amore verso la recitazione, lui credeva molto in me.

Gli anni difficili e la ricerca della propria strada
Poi arriva l’adolescenza. Hai raccontato di aver attraversato un periodo complicato.
Sì. A un certo punto ho iniziato a sentirmi sola. Ho realizzato che i miei genitori non erano particolarmente presenti e questo mi ha generato molto smarrimento.
Non parlo di cose estreme o autodistruttive. Non ho mai avuto problemi con droghe o altro. Era semplicemente una crisi identitaria, quella fase in cui ti chiedi chi sei e cosa vuoi fare della tua vita.
Avevo lasciato il teatro, che avevo studiato per sei anni tra medie e superiori, ma quando una passione è autentica non scompare mai.
Cosa ti ha riportato verso la recitazione?
La morte di mia nonna.
Durante il Covid, subito dopo quel periodo, ho ricominciato a mandare candidature a tutte le accademie di recitazione di Roma. Sentivo il bisogno di studiare seriamente.
Il problema era che il settore era fermo e io vivevo ancora a Catanzaro. Così ho deciso di trasferirmi a Firenze.
Perché proprio Firenze?
Perché era l’unica città che i miei genitori erano disposti a sostenere economicamente. Lì ho frequentato la Film Academy di Firenze e ho vinto una masterclass con Pupi Avati.
Furono tre giorni intensissimi e fondamentali. Dopo quell’esperienza ho provato ad entrare in due delle accademie più importanti di Roma: YD’ Actors e Studio Emme.
Sono stata ammessa a entrambe.
Eppure non hai potuto frequentarle.
Purtroppo no. Le rette erano troppo elevate e non potevo permettermele. È stato un dolore enorme perché avevo superato le selezioni.



Lucia Macrì – Milano, la libertà e le prime occasioni
Come arrivi a Milano?
Per una questione economica. Mi avevano consigliato un acting lab che costava molto meno rispetto alle accademie romane.
Nel frattempo i miei genitori mi avevano posto una condizione: se volevo studiare recitazione, dovevo anche frequentare l’università.
Così mi sono iscritta a Comunicazione e Marketing all’Università Statale di Milano.
Ti sei laureata?
Sì, mi sono laureata. Era una promessa che avevo fatto ai miei genitori e ho voluto mantenerla.
Milano cosa ti ha dato?
La prima grande gioia è stata l’indipendenza. Per la prima volta avevo la sensazione di poter costruire la mia vita.
E la prima delusione?
Sentirmi svuotata.
Dopo i primi lavori nella moda ho avuto la sensazione di stare offrendo soltanto la mia immagine e non la mia interiorità. Per lavorare ho iniziato a modificare me stessa: il corpo, l’aspetto, persino alcune convinzioni.
Oggi posso dire che è stato un errore.
Se c’è una cosa che vorrei dire a un ragazzo o a una ragazza che desiderano entrare in questo mondo è che non bisogna mai cambiare se stessi per piacere agli altri.
È la lezione più importante che ho imparato.


La moda come opportunità, il cinema come sogno per Lucia Macrì
La moda non era nei tuoi piani iniziali.
No. La mia prima agenzia, Del Fuego, mi ha preso come attrice. È stato poi quasi per gioco che mi hanno proposto uno shooting fotografico come modella. All’inizio l’ho accettato soprattutto per necessità economica. Non avevo mai pensato di poterla fare.
Successivamente ho imparato ad amare anche quel lavoro, ma il mio obiettivo è sempre rimasto il cinema.
Tua madre era favorevole?
Assolutamente no.
Mi diceva che quel mondo non offriva garanzie e che avrei dovuto cercare un lavoro più tradizionale, come la commessa o la cameriera.
Ma io sentivo che non potevo rinunciare al mio sogno.
La verità è che i miei genitori non hanno mai creduto fino in fondo che questo fosse un vero lavoro. E credo che molti ragazzi si ritrovino in questa situazione.

Il periodo più buio di Lucia Macrì
Hai mai pensato di mollare tutto?
Sì.
Nel 2023 ho attraversato il periodo peggiore della mia vita. Ho sofferto di depressione e di un disturbo alimentare.
Vivevo da sola, avevo difficoltà economiche e sentivo di essere completamente disallineata rispetto a ciò che desideravo davvero.
Pensavo: se devo lavorare con la mia immagine, allora devo dimagrire a tutti i costi.
Mi privavo di tutto.
Quando una persona arriva a quel punto, inevitabilmente crolla.
Hai seguito un percorso terapeutico?
No.
In parte per una questione economica, in parte perché non volevo pesare ulteriormente sui miei genitori.
Ho cercato di uscirne da sola.
Quando tocchi il fondo hai due possibilità: restarci oppure trovare la forza di risalire.
Io ho scelto di risalire.
I tuoi genitori hanno compreso quello che stavi vivendo?
Non subito.
Mi hanno sempre vista come una ragazza forte e pensavano che non potessi crollare psicologicamente.
Solo dopo hanno capito la gravità della situazione e sono arrivate anche le prime scuse per la loro assenza.


Una nuova partenza
Cosa è successo dopo?
Sono tornata a Milano con uno spirito diverso.
Ho ricominciato a lavorare come modella, ho iniziato il percorso da content creator e ho trovato nuove opportunità professionali.
Le soddisfazioni sono arrivate.
Eppure dentro di me è sempre rimasta una voce che mi ripeteva: “Non è ancora quello che vuoi davvero“.
Quella voce ti parla del cinema.
Esatto.

Il ruolo dei sogni
Che personaggio vorresti interpretare almeno una volta nella vita?
Un ruolo drammatico.
Una donna che affronta un grande dolore, una perdita, qualcosa di profondamente umano.
Credo di avere dentro una sensibilità e una sofferenza che potrebbero trovare espressione attraverso un personaggio del genere.
Fino ad oggi mi sono stati affidati ruoli molto vicini alla mia immagine: l’influencer, la ragazza contemporanea, la giovane donna dei social.
Ma io vorrei dimostrare di poter essere molto di più.



I primi risultati
Dove possiamo vederti oggi?
Nel mondo della moda ho lavorato con Guess, un’esperienza a cui sono molto legata e grata anche perché se ti ricordi, proprio alla festa di Guess ho potuto conoscerti e conoscere anche Victor e Marco.
Come attrice ho preso parte a un film di Francesco Bruni, in cui interpreto una giovane influencer. È un piccolo ruolo, ma per me rappresenta un traguardo importante.
Inoltre sto lavorando a un nuovo progetto di cui però non posso ancora parlare e ho partecipato all’ultimo video musicale di Biagio Antonacci.
Il futuro per Lucia Macrì
Dove immagini Lucia tra dieci anni?
Ci sono due possibilità.
La prima è quella che sogno da sempre: lavorare nel cinema, viaggiare, raccontare storie e vivere pienamente questo mestiere.
La seconda è l’esatto opposto: una casa in campagna, magari in Francia, una famiglia e una vita lontana dai social e dai meccanismi che oggi governano il nostro settore.
Sono due estremi, lo so. Ma dentro di me convivono entrambe queste anime.
Se potessi parlare alla Lucia di qualche anno fa, cosa le diresti?
Le direi di volersi più bene.
Di non preoccuparsi così tanto del giudizio degli altri.
Di non lasciarsi ferire dai pregiudizi.
Perché i pregiudizi esistono, soprattutto in questo ambiente. Ma se ci fermiamo davanti a quello che gli altri pensano di noi, non avremo mai il coraggio di inseguire un sogno.
E allora direi alla Lucia bambina di continuare a crederci.
Sempre.
Leggi qui altro su Rising Star
Crediti:
Editor in Chief: Alessandro Nava
PH: Thomas Havlik
Stylist & Art Director: Victor Rodriguez
Hair & MUA: Claudia Costa
Location: RSB Studio







