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Italy Bares – Per abbattere la barriera psicologica

Italy Bares – Per abbattere la barriera psicologica

Tito Ciotta
Italy Bares - Foto di gruppo_foto di Giulia Marangoni

Il 17 e 18 maggio 2025 torna Italy Bares al Teatro Repower di Assago (MI), con la direzione artistica di Giorgio Camandona e un nuovo spettacolo dal titolo Cliché diretto da Mauro Simone su testo di Elisabetta Tulli e Guglielmo Scilla.

In scena Katia Follesa e Angelo Pisani, che tornano sul palcoscenico di Italy Bares dando vita a due personaggi irriverenti e imprevedibili, insieme alla verve comica di Paolo Camilli.

Italy bares manifestoCLICHè

Con loro sul palco: Gabriele Foschi, Martina Lunghi, Giulia Chiovelli e Gaia Baldi e per la prima volta in scena: Edoardo Zedda e Agata Pisani. Completa il cast la speciale partecipazione di Virna Toppi, prima ballerina del Corpo di ballo del Teatro alla Scala che regalerà al pubblico un cameo emozionante e 150 performer guidati da 11 eccellenti coreografi. La Direzione musicale è di Elena Nieri e Antonio Torella, autore anche dei brani originali dello spettacolo.

Italy Bares Mauro Simone_regista_foto di Giulia Marangoni
Il resgista Mauro Simone – foto di Giulia Marangoni

Tutti a titolo completamente volontario a favore di Anlaids Lombardia ETS.

Per il sesto anno Giorgio Camandona (attore, ballerino e coreografo) unisce i migliori performer italiani per dare vita a uno spettacolo straordinario che è diventato un appuntamento imperdibile nella scena del musical italiano, per sensibilizzare il pubblico ad una cultura di prevenzione.

1992

Grazie a Jerry Mitchell, uno dei più noti registi e coreografi di Broadway (Pretty Woman, Hairspray, The Full Monty, Legally Blond, Kinky Boots) nasce il progetto Broadway Bares, con 8 ballerini sul palco in un club di Manhattan, come risposta artistica della comunità teatrale alla violenta crisi provocata da HIV e Aids. L’evento è cresciuto anno dopo anno e ha visto la partecipazione di numerose star e performer internazionali provenienti non solo dal mondo della danza contemporanea, diventando il charity show più importante d’America per le battaglie contro l’Aids. La finalità di Broadway Bares, attraverso spettacoli in cui i ballerini danzano quasi completamente nudi, è stata da sempre sensibilizzare e raccogliere fondi da investire per la prevenzione e la ricerca relative al mondo dell’Aids e a favore di una cultura meno stigmatizzante. Grazie a questo progetto sono stati raccolti in America oltre 285 milioni di dollari per la causa. La stessa iniziativa è stata poi adottata qualche anno dopo anche a Londra, dando origine a West End Bares.

2019 – Nasce in Italia il progetto Italy Bares

Grazie a Giorgio Camandona (Peter Pan, Grease, A Chorus Line) si forma in Italia il progetto Italy Bares con l’obiettivo di far crescere anche in Italia quest’iniziativa, creando uno show finalizzato a sensibilizzare e ad appassionare il pubblico, rispetto a un tema troppo spesso sottovalutato e poco trattato. Nasce così La prima volta, lo spettacolo che andato in scena a Milano il 12 ottobre 2019 al Teatro Principe. Tra i protagonisti dello show Guglielmo Scilla (famoso YouTuber, attore e conduttore radiofonico), Diego Passoni (conduttore radiofonico e televisivo), Jonathan Bazzi (scrittore di Febbre, per Fandangolibri e finalista al premio Strega), Francesca Taverni (cantante, attrice e ballerina) che hanno arricchito il team artistico tra i migliori performer di musical italiani. Alla regia di La prima volta Mauro Simone, già alla direzione di spettacoli come Grease, Tre metri sopra il cielo e Robin Hood, docente presso lo IED di Milano e vicedirettore presso l’accademia professionale BSMT di Bologna. Il 12 ottobre Jerry Mitchell è stato presente in sala, testimonial d’eccezione alla “prima volta” di Italy Bares.

Italy Bares Giorgio Camandona_Direttore Artistico_foto di Giulia Marangoni
Giorgio Camandona – Direttore Artistico – foto di Giulia Marangoni

«Sono fiero di aver portato in Italia un appuntamento artistico dalla forte valenza sociale ed emotiva – queste le parole di Giorgio Camandona – e, nonostante l’evento stia diventando ogni anno sempre più grande, sento la stessa gioia e gentilezza della prima edizione nelle persone che vi partecipano e la loro volontà di esserci»

Giorgio, quando e perché decidi di dar vita alla versione italiana di… Bares?

Ho deciso, nel 2019, di portare anche in Italia un appuntamento in cui tantə artistə professionistə possono comunicare messaggi socialmente utili e importanti attraverso il proprio talento e l’arte.

Italy Bares è una grande riunione all’insegna della collaborazione per un intento comune, abbattere ogni forma di pregiudizio e di stigma.

Invece quali, se ce ne sono, le difficoltà nel creare in Italia un evento come Italy Bares?

Le difficoltà sono molte, considerando che nel progetto sono coinvoltə centinaia di artistə e che devo essere il perno di tantissimi aspetti fondamentali: logistica / reparto tecnico/ creativi (circa 11 coreografə per ogni edizione, altrettanti costumistə, poi make up artists, hair stylist…) ma devo essere sincero… la difficoltà non mi ha mai fatto pensare di demordere, anzi! E in più sono affiancato da collaboratori e collaboratrici preziosissimə con cui condivido ogni step.

Tutti i ricavati di Italy Bares sono a favore Anlaids Lombardia ETS, associazione che da oltre 30 anni si impegna contro HIV, infezioni sessualmente trasmissibili e nuove infezioni virali.

Dopo un periodo di calo il numero di nuove diagnosi ha ripreso a crescere, di fatti i dati del 2023 indicano un ritorno alla crescita.

L’86,3% delle nuove diagnosi è attribuibile a trasmissioni sessuali (dati forniti dalla Fondazione Veronesi) di casi tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, rappresentano il 38,6% del totale. Seguono i maschi eterosessuali (26,6%) e le femmine eterosessuali (21,1%). Gli altri vettori di trasmissione, come l’uso di droghe per via iniettiva, sono sempre più marginali, costituendo il 3,4% dei casi. L’età media alla diagnosi è di 41 anni, con una leggera differenza tra uomini (42 anni) e donne (39 anni). La fascia d’età più colpita è quella dei 30-39 anni (28%), seguita dai 40-49 anni, ma ciò che desta maggiore preoccupazione è l’aumento delle diagnosi tra gli over 50, che rappresentano ormai il 29% dei nuovi casi. In particolare, questa fascia di età presenta un’incidenza più alta di diagnosi tardive e di progressione verso l’Aids.

Un altro dato rilevante riguarda gli stranieri, che costituiscono il 36,9% delle nuove diagnosi. In questo gruppo, la trasmissione eterosessuale è la modalità prevalente (59,7%), con una proporzione maggiore tra le donne (35,8%) rispetto agli uomini (23,9%).

Le Regioni con la maggiore incidenza di nuove diagnosi sono Lazio, Emilia-Romagna e Umbria, con valori superiori a 5 casi per 100.000 residenti. In termini assoluti, Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna guidano la classifica per numero di diagnosi, seguite da Campania e Veneto.

L’Italia, pur posizionandosi sotto la media europea, presenta dati di incidenza variabili rispetto alle diverse aree del continente. Nella parte orientale dell’Europa, l’incidenza è drammaticamente più alta, superando i 30 casi per 100.000 abitanti.

I dati del 2023 evidenziano con urgenza la necessità di intensificare le campagne di prevenzione e sensibilizzazione sui rischi dell’HIV. L’aumento delle diagnosi legate a comportamenti sessuali a rischio e l’alta prevalenza di diagnosi tardive riflettono criticità nella percezione del pericolo e ostacoli nell’accesso ai test di screening, soprattutto tra le categorie più vulnerabili.

Le istituzioni sanitarie, insieme alla società civile, devono collaborare per rendere i test più accessibili, ridurre le disuguaglianze nell’accesso ai servizi e combattere lo stigma che ancora frena molte persone dal sottoporsi al test HIV.

Solo attraverso politiche di prevenzione efficaci, l’espansione dei programmi di educazione sessuale e una rete di assistenza sanitaria inclusiva sarà possibile invertire questa tendenza. L’obiettivo rimane quello di costruire una società più consapevole e informata, in cui l’HIV sia contrastato con mezzi efficaci e integrati, avvicinandoci così al traguardo di una generazione libera dal virus.

Giorgio, oggi a differenza di ieri abbiamo più mezzi di comunicazione (se penso ai tanti social) ma nonostante questo la cultura della prevenzione stenta ancora a fare breccia nelle nostre abitudini. Forse perché c’è una bassa percezione del rischio? Forse perché non c’è consapevolezza del fatto che esistono malattie a trasmissione sessuale…? Ti chiedo, quant’è importante il ruolo del teatro (qualsiasi forma d’arte) nel sensibilizzare l’opinione pubblica alla cultura della prevenzione?

Il teatro per me è sostanzialmente un mezzo di comunicazione, ancor prima di essere un modo per intrattenere. Quindi chi lavora in teatro, in ogni ruolo, ha la responsabilità di scegliere bene cosa e come comunicare. Io ho scelto di comunicare forte e chiaro che lo stigma e il pregiudizio, legati ad HIV e IST, ma anche ad ogni altra possibile discriminazione, sono armi pericolosissime nei confronti delle persone nel mondo. E le persone nel mondo penso debbano essere rispettate a prescindere da provenienza, orientamento, identità e qualsiasi altra caratteristica che, anzi, le rendono tassello preziosissimo della società!

Per quanto riguarda la prevenzione, con Italy Bares sono fiero di poter dire che stiamo contribuendo in modo concreto ad una comunità più consapevole! Le centinaia di persone coinvolte nel progetto sicuramente hanno imparato tanto rispetto ad HIV/AIDS anche grazie alla nostra collaborazione con Anlaids Lombardia ETS.

Per chi non la conoscesse, ci presenti Anlaids Lombardia ETS?

Anlaids Lombardia collabora con Italy Bares dal giorno zero. Ha creduto nel progetto e in me da subito e per questo sarò sempre grato!

Ancora oggi per noi è fondamentale poterci confrontare con un’associazione che ha uno storico di molti anni e molta esperienza da condividere con noi sulla tematica HIV/AIDS.

Oltre a questo, l’associazione è fatta ovviamente di persone e con la maggior parte di loro si è creato un legame di amicizia prezioso.

Oggi anche Italy Bares si è costituita come associazione ETS, esattamente come Anlaids Lombardia ETS, quindi è molto bello poter camminare insieme in questo percorso intenso ma molto gratificante a livello emotivo!

17 e 18 maggio 2025 – Teatro Repower

“Cliché”: /kliʃˈe/ sostantivo: espressione priva di originalità, spesso ripetuta e perciò fastidiosa; frase fatta, stereotipata, abusata; concetto o giudizio ormai cristallizzato.

Sinossi:

L’allegra famiglia Rossi vive una vita fatta di cliché. Tutto trascorre normalmente: i genitori si occupano delle loro figlie e del lavoro, le due ragazzine vivono apparentemente serene la loro adolescenza. Fin quando arriva qualcosa che va a stravolgere la loro routine mettendo tutti in crisi e rompendo le loro sicurezze. Come se vivessero in una casa di vetro, le loro certezze si sgretolano e piano piano i loro pensieri prendono vita rivelando ciò che hanno sempre tenuto nascosto anche a loro stessi. Spesso ci rifugiamo in un’ideologia scontata senza essere curiosi di ciò che ai nostri occhi può apparire “diverso”.

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Cosa vedremo in scena grazie allo spettacolo Cliché?

Il 17 e il 18 maggio vedrete oltre 150 artistə sul palco del Teatro Repower, guidati dalla regia di Mauro Simone, da 11 coreografi e coreografe splendidə e dalla direzione musicale di Elena Nieri e Antonio Torella (che scrive anche le musiche originali dello show).

Sul palco si alterneranno danzatori e danzatrici, attori e attrici, cantanti…

In scena siamo onorati di ospitare quest’anno anche Katia Follesa, Angelo Pisani, Paolo Camilli e Virna Toppi, prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano.

Cliché si fa portavoce di un tema fondamentale: la diversità; apre un focus sull’inclusività e sulla necessità di trovare nuovi linguaggi e un nuovo vocabolario per parlare, capirsi, conoscersi e accettarsi, partendo proprio dal nucleo familiare. Lo spettacolo, in chiave comica ma non meno incisiva, ci invita a riflettere sulla necessità di scardinare i propri cliché e comprendere che nella vita siamo tutti in transizione. Dobbiamo solo acconsentire al cambiamento, smettendo di lottare contro noi stessi.

Quali tipi di cliché mettete in evidenza e quale cliché ti dà più fastidio?

Prima di tutto è importante capire quali sono i nostri cliché… prenderne consapevolezza, poi comprendere se e come possono essere dannosi per qualcun altro. In questo caso bisogna provare a modificare il nostro pensiero per diventare più inclusivi e per riuscire a comunicare con chiunque senza rischiare di essere giudicanti (magari senza volerlo).

Per me, per esempio Italy Bares, è un modo attraverso cui ogni anno imparo qualcosa di nuovo e sento di evolvere come essere umano, prima ancora che come artista.

Non riesco a dire quale sia il cliché che mi dà più fastidio… forse la cosa che mi dà più fastidio è quando ti senti dire “io sono fattə così“… siamo tuttə in evoluzione, in TRANSizione, quindi non ha senso fossilizzarci su chi siamo oggi, perché domani sicuramente saremo diversə. Quindi non dovremmo giudicare e allontanare ciò che è diverso, solo perché ci spaventa o ci mette a disagio… dovremmo informarci meglio, conoscere e imparare da ciò che è diverso!

Sono d’accordo! Di fatti dico sempre che la diversità implica ricchezza, non indebolimento.

Dovete sapere che nel nostro Paese, ogni anno, ci sono migliaia di persone che contraggono l’HIV, ma non fanno il test, dunque non sanno di essere malate.

Fare il test è semplicissimo e richiede pochi minuti!

Si fa un colloquio in cui viene valutato il rischio di esposizione e poi si effettua il prelievo di sangue con una minuscola puntura su un polpastrello, tra l’altro un’unica puntura per HIV, sifilide ed epatite C.

Oggi chi fa una terapia antiretrovirale efficace ha carica virale zero nel sangue, dunque non puà trasmettere il virus. Quindi una terapia precoce serve a bloccare il decorso e l’evoluzione clinica della malattia, ma soprattutto blocca la trasmissione ad altri soggetti e permette di vivere la vita pienamente.

Negli anni ‘80 e ‘90 erroneamente si credeva che l’infezione appartenesse solo a fasce di popolazione, oggetto già per sé di pregiudizi falsi, quali omosessuali, prostitute e tossicodipendenti ma i dati forniti dalla Fondazione Veronesi devono far riflettere tutte le fasce di una popolazione!

Ancora oggi la paura di essere oggetto di stupidi pregiudizi allontana le persone dalla prevenzione, e dalla cura, di conseguenza queste persone preferiscono non conoscere il proprio stato sierologico. Questo vuol dire che per queste persone è meglio non sapere di essere malati, piuttosto che accedere alle cure che in Italia sono interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

La persona che scopre di avere l’HIV ha paura di non essere più una persona in grado avere una relazione, di conseguenza non accetta la malattia e pensa di non poter avere una vita sessuale e sentimentale/affettiva normale. È come se portasse addosso una macchia, una colpa.

Ma non è così!

Per questo motivo è importante sostenere iniziative come Italy Bares perché ci aiutano ad abbattere la barriera psicologica, ma soprattutto la paura del pregiudizio.

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