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Gabriele Maquignaz – Il padre dello Spazio-Tempo nell’arte

Gabriele Maquignaz – Il padre dello Spazio-Tempo nell’arte

Alessandro Nava
Gabriele Maquignaz

Gabriele Maquignaz, artista contemporaneo con un’anima pop, possiede il raro dono di far risuonare le sue opere anche in chi si accosta all’arte con titubanza. 

Ascoltarlo mentre narra del suo percorso creativo è un’esperienza magnetica, capace di trascinare e incantare, impossibile rimanere indifferenti. Philippe Daverio (famoso storico e critico d’arte scomparso nel 2020), lo ha soprannominato il “Padre dello Spazio-Tempo nell’arte,” e con un simbolico colpo di fucile, Maquignaz dà vita al suo personale Big Bang: una scarica d’energia che imprime sulla tela l’essenza dell’Universo e della Creazione stessa.

Maquignaz – Lo spazio e il tempo

È l’inizio del Tutto, l’alba dello Spazio e del Tempo.

Attraverso questo Big Bang, egli veicola un messaggio potente di speranza e fede, trasformando l’arma in uno strumento di bellezza e di Pace. 

Gabriele Maquignaz Big Bang

Nato ai piedi del maestoso Cervino, la “Piramide di Dio”, si definisce un uomo delle “Terre Alte”, così vicino al cielo da poterlo sfiorare. 

In un mondo in cui la spiritualità sembra smarrirsi, Maquignaz grida un richiamo profondo, un invito a riscoprire il proprio spazio unico in un universo che egli dipinge come un’esplosione di colori.


Carismatico e intenso, Maquignaz sa condividere la sua forza creativa con un’onestà disarmante, capace di toccare il cuore delle persone come un Big Bang emotivo, arrivando diretto, senza filtri, al centro dell’anima.

Gabriele Maquignaz verticale
Gabriele Maquignaz

Il 2024 è probabilmente l’anno della tua consacrazione nel mondo dell’Arte contemporanea con esposizioni a dir poco esclusive: a Lugano presso la prestigiosa Imago Art Gallery, con Abstract – Le realtà invisibili, una mostra collettiva che ha esplorato vari mondi dell’arte astratta, dove i tuoi Big Bang hanno trovato spazio, passandotrasversalmente dal moderno al contemporaneo, accanto all’arte squisitamente astratta di Arnaldo Pomodoro e Nicola De Maria. Alla 60ima Biennale d’Arte di Venezia, nel Padiglione Nazionale Grenada a Palazzo Albrizzi Cappello e la consacrazione da parte della tua Regione, la Valle D’Aosta, che ti ha dedicato una monografica negli spazi della Chiesa di San Lorenzo di Aosta, dal 19 aprile al 6 ottobre. 

Sicuramente è un anno speciale e queste esposizioni, certamente prestigiose, mi ripagano di tanto lavoro, di tante notti insonni. L’arte è un’esigenza che non lascia scampo ed ho potuto raggiungere obiettivi importanti grazie anche alla mia bellissima famiglia che mi ha supportato e compreso. Sono anni che vado alla ricerca di Dio, che scandaglio la mia anima e in un mondo dove la spiritualità perde importanza, io la coltivo, la nutro con la mia arte. Questo è un anno “d’oro”, che sicuramente ha consolidato e confermato la mia “presenza” nel mondo dell’Arte contemporanea dove ho avuto il privilegio di avere come mentore Philippe D’Averio che ha speso per me parole bellissime e importanti, di avere l’attenzione di critici d’arte autorevoli e queste esposizioni ne cristallizzano il senso.  

Gabriele Maquignaz Imago Art gallery

Gabriele con la tua ricerca di Dio, ti spingi oltre per andare là dove la vita ha avuto inizio, dal nulla dove è cominciato tutto. Cosa provi nel momento dell’esplosione, quando nasce il tuo Big Bang?

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Provo qualcosa di molto positivo, che si rinnova ogni volta: una gioia incontenibile nel poter condividere col pubblico questo momento della nascita del tutto. Il Big Bang raccoglie tutti gli esseri viventi in un tutt’uno, dove ognuno e ciascuno trova il proprio posto, aprendosi alla possibilità di credere che ci sia qualcosa dopo di noi, regalandoci il senso dell’immortalità. Il senso profondo è proprio questo, la possibilità di non tenere solo per me queste emozioni, ma esternarle, offrirle a chi guarda. 

Cosa speri che arrivi a chi guarda il Big Bang?

È bello immaginare che queste persone provino un’emozione che sicuramente parte dal primo impatto visivo, estetico, per poi regalare ad ognuno emozioni differenti. Quando è possibile mi piace tantissimo dialogare con chi viene a visitare le mostre, adoro sentire i loro commenti e rispondere alle loro domande, perché è sempre interessante interagire e sviluppare nuove prospettive anche attraverso lo sguardo altrui. I Big Bang sono frutto di un unico ragionamento, ma ognuno di loro esprime qualcosa di diverso, esattamente come ciascuno di noi che ha una sua unicità, preziosa ed irrinunciabile. Ogni Big Bang ha un suo tempo perfetto: quello che io vado a cercare e che lo rende unico e non replicabile. Quando lo trovo, nasce l’Opera. 

Il Big Bang è diverso da una scultura o da una pittura classica. Perché?

Il Big Bang è una creazione che ci spinge verso Dio, nella profondità della vita e ci riporta a Dio. Un viaggio di andata e ritorno dove si raccolgono le esperienze, le emozioni. Ci si pone delle domande, una su tutte, quella fondamentale se il nostro essere qui, sia solo una casualità o frutto di una volontà precisa. Per chi non crede è una questione scientifica, per me è il dono, un volere superiore e quindi oltre il Big Bang che rappresenta l’Universo, chi crede trova Pace e Bellezza perché lì c’è Dio. 

Cosa vorresti per i tuoi Big Bang?

Vorrei che potessero “uscire” dalle Gallerie d’arte, dalle esposizioni per andare ad incontrare la gente. È innegabile che le esposizioni, le Mostre siano prestigiose e fondamentali, ma per me sarebbe davvero importante portare il mio Big Bang anche in piccoli Circoli, negli spazi più intimi per dialogare con le persone e soprattutto mettermi in ascolto di quello che l’opera comunica loro. Un arricchimento continuo, un divenire di un’opera che per antonomasia non è statica, ma come ho detto in precedenza, un viaggio. Per questo sto lavorando ad un nuovo importante progetto per tracciare questa nuova rotta che vorrei mi portasse lungo tutta la nostra bellissima Italia.

A quali progetti stai lavorando?

A tantissimi, come sempre, ma al momento sono concentrato sulla realizzazione del mio nuovo Atelier che sarà uno spazio dove potrò non solo lavorare, ma accogliere, condividere l’Arte. Una vera “Casa” della quale non vedo l’ora di aprire le porte…

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