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Con Anna Devís e Daniel Rueda, la città si sveglia in una immagine

Con Anna Devís e Daniel Rueda, la città si sveglia in una immagine

Rossana Fiorini
Anna Devís e Daniel Rueda

All’aurora, quando le strade sono ancora vuote e le finestre non hanno deciso se riflettere il giorno o trattenere la notte, due figure camminano motivate tra i palazzi. Recano con sé una macchina fotografica, qualche foglio piegato con schizzi a matita, una scatola di oggetti variopinti che cambiano di volta in volta, a seconda dell’uso: una sedia troppo piccola, un cappello di cartone, un cerchio giallo che potrebbe essere sole o porta, un ombrello… 

Sono Anna Devís e Daniel Rueda, e la città sembra riconoscerli. Forse perché li ha visti crescere tra le sue linee. Forse perché ogni mattino che arrivano spalancano una nuova storia.

Hanno imparato a leggere i muri come si leggono i libri: con curiosità, con rapimento, lasciando che una vetrata insolita o una parete a bande suggeriscano narrazioni che nessuno aveva ancora escogitato. La loro ispirazione nasce così, come un incontro improvviso. Non cercano le location: Anna e Daniel sostengono il contrario, sono le location a trovare loro. Spesso è un dettaglio minimo a far nascere un racconto: un’ombra obliqua, un motivo geometrico, una prospettiva inattesa.

La semplicità o l’improvvisazione, però, sono solo un’illusione. Ogni scatto richiede una minuziosa pianificazione. Il primo passaggio consiste nell’individuare il luogo e nello scattare con il telefonino prime foto sommarie, poi, i due, tornano in studio dove, sulla base delle istantanee preliminari, appuntano idee su carta, abbozzano presagi, concepisco apparizioni, ricompongono insomma, fissandola ed elaborandola, l’intuizione iniziale. Questi disegni preparatori li aiutano vieppiù a determinare quali accessori saranno necessari: una gonna rossa, un cartone tinteggiato, un megafono, un tondino metallico per raccordare e risignificare minimi particolari edilizi altrimenti irrilevanti. Infine, dalla pagina alla strada: la città in quanto scena riassuntiva e conclusiva li riaccoglie, come abbiamo già accennato rigorosamente all’alba, in totale assenza di persone, auto, rumori distraenti, bensì avvolti da libertà e silenzio, il silenzio dell’ascolto interiore, dello spazio, del respiro delle cose.

Anna Devís e Daniel Rueda

Dentro tale scenografia immobile e perfino sognante è il percorso del sole a generare traiettorie in movimento e a dominare: fondamentale per il duo di performer risulta infatti la misurazione dei tempi ideali affinché la luce – la loro alleata più severa – sia morbida, gentile, priva di ombre invadenti e irrispettose. Con sapienza e pazienza, ancorano il momento in cui tutto si allinea: urbanistica, armonia, estrosità, atmosfera, rigore e stupore.  

Non usano trucchi digitali, non un pixel è ritoccato, non cercano l’effetto “perfetto” del computer o dell’intelligenza artificiale. Preferiscono la perfezione imperfetta del talento spontaneo. Preferiscono che tutto esista davvero e sia immortalato in modo naturale. Verità tangibili, realizzate con cura artigianale; teatri dell’anima che fanno dell’immaginazione una forma di architettura e dell’architettura una breccia aperta verso la fantasia.  

La formazione di Anna Devís e Daniel Rueda

L’esperienza di questa interessante coppia creativa comincia all’Università Politecnica di Valencia, dove entrambi studiano architettura. Devìs prosegue con un Master in Design e Illustrazione; Rueda con un Master in Architettura e Design. Tale bagaglio condiviso si riflette in ogni opera: un equilibrio raffinato di proporzioni, moda, illustrazione, struttura e cromia. Un linguaggio comunicativo, capace di dilagare e imporsi. 

Non a caso la comunità planetaria li monitora affascinato. Più di un milione di persone segue le loro avventure ottiche su Instagram, dove appaiono come @anniset e @drcuerda. Le loro invenzioni, immediatamente riconoscibili, hanno attirato l’attenzione di colossi quali Facebook, Netflix, Coca-Cola e Disney; invenzioni che hanno caratterizzato campagne pubblicitarie importanti, copertine, manifesti, e riempito le pagine di testate internazionali tra cui The New York Times, Marie Claire, Glamour, El País.  

Anna Devís e Daniel Rueda

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La loro estetica delicata, nutrita di humor, ha viaggiato lontano, di museo in galleria: da Madrid a Miami, da Helsinki a Doha, da Tokyo fino a Seul in questo 2025, portando con sé un messaggio limpido: la meraviglia può annidarsi ovunque, persino nella più dozzinale stanza o intonaco scuro: a fare la differenza è lo sguardo, capace di catturare, in un’infinita dedizione, la poesia nascosta e imprevedibile che la materia imprigiona in stratificazioni preziose, da interrogare, da trasformare in compagni di gioco e di aneddoto.    

Anna e Daniel, due rivelatori del possibile. Li hanno definiti minimalisti, surrealisti, street artist, costruttori di mondi e costruttori del sorriso. Forbes li ha inseriti nella prestigiosa lista “30 Under 30” e il celebre marchio di fotocamere di alta gamma Hasselblad li ha scelti come ambasciatori.

Anna Devís e Daniel Rueda

Nel loro universo la bellezza non è un monumento imponente, ma un dettaglio: una scala che si inerpica come una speranza, una sequenza di cellette a parete come pioggia vivificante, un colore netto che modifica il ritmo di una via. Ogni inquadratura è un invito a osservare meglio, a osservare diversamente: la città è uno scrigno di evocazioni che aspettano di esprimersi. Che aspettano solo noi.  

Sta custodito in ciò, il segreto della loro arte: convertire la realtà in una favola metropolitana, senza mai togliere nulla alla realtà stessa. Solo aggiungendo sorpresa alla sorpresa. 

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