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Achille Lauro – 1969

Achille Lauro – 1969

Barbara Cialdi
achille lauro foto 1

È fresco di uscita 1969, il nuovo disco di Achille Lauro. Arrivato cavalcando l’onda del successo della canzone Rolls Royce in gara all’ultimo Festival di Sanremo, brano che ha conquistato la critica musica e diviso in due l’opinione pubblica, quello del rapper romano è un disco di rinascita e innovazione. L’artista ha svolto una fitta campagna promozionale, prima e dopo la pubblicazione dell’album, disponibile in 3 versioni: standard, deluxe autografata con un booklet fotografico di 32 pagine e in vinile. “L’interessamento da parte di un pubblico più vasto mi ha permesso di provare a dare poco peso a quello che dicevano su di me e a sognare di fare musica senza tempo. Da quando è finito Sanremo mi sono chiuso in studio per 20 ore al giorno, immergendomi totalmente in questo nuovo progetto”.

Lauro decide di farsi carico di un compito davvero ambizioso: fondere le sue radici hip hop con le certezze del rock. Un’impresa ardua ma non impossibile: Lauro de Marinis ci riesce alla grande e stupisce tutti, sia il pubblico che la critica, che sembrava pronto a stroncarlo. Eppure il disco, dopo pochissimi giorni dall’uscita, viene definito un vero capolavoro. Achille Lauro , in questo minuzioso lavoro, cerca il cambiamento, un punto di rottura. La sua attitudine rap appare fluida, a tratti romantica con la ballata C’est la Vie, che racconta le angosce di un amore intenso e doloroso, ma inevitabile.

Lauro Intern

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Il linguaggio caro alla trap è lì, che appare in ogni pezzo, (le auto di lusso, i soldi, la solitudine, la gloria, il riscatto sociale), incastonato in temi più profondi come l’amore, appunto, l’amicizia, gli affetti familiari (il pezzo 1969 è dedicato alla madre ), tutto imbevuto nella miscela di chitarra elettrica e batteria preparata dal producer Boss Doms: onnipresenti i riferimenti ai personaggi del mondo del rock o dell’arte, binomio indissolubile nell’universo musicale.

Sperimentazioni e suoni taglienti come in Cadillac, 1969 e Delinquente, mentre appaiono più eleganti le tracce come Zucchero. 1969 si presenta per Achille Lauro come una scommessa/promessa: un disco di conferme per chi ha creduto subito nel talento di questo artista romano e di ravvedimento per chi invece lo aveva giudicato male. Bravo e determinato, stupisce per il suo cambio di rotta (forse annunciato), avendo cura di non seguire troppo le mode. E ci convince, al primo ascolto.

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