Giornata Mondiale della Salute Mentale
Oggi 10 ottobre si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale della salute mentale. Ma cosa sappiamo davvero riguardo ai problemi della sfera psichica che colpiscono oltre 970 milioni di persone in tutto il mondo? Ne abbiamo parlato con il Dottor Massimo Giusti.
In Italia piĂą di 1 persona su 5 soffre di almeno un disturbo mentale: ansia o depressione. Sono i giovani ad esserne piĂą colpiti: 16 milioni gli italiani con disagio mentale, soprattutto dopo la pandemia. La situazione, nonostante il bonus psicologico, è tutt’altro che sotto controllo: le patologie psichiatriche sono in aumento.
La schizofrenia e le psicosi vengono trattate dai centri di salute mentale nei vari comuni italiani in modo approssimativo e con poche risorse. E, purtroppo, il retaggio culturale su questo tipo di patologie resta molto alto: ciò che non si vede non esiste? Le malattie mentali hanno un ampio spettro di gravitĂ e spesso i “matti” sono quelli piĂą ovvi, immediatamente riconoscibili. Ma le sfumature dei disagi psichici e psicologici sono sensibili ed innumerevoli.


Molte persone, apparentemente in buona salute, sono abbandonate dai servizi pubblici proprio per mancanza di risorse reali e tutto grava sulle famiglie, che si ritrovano nel ruolo di caregivers senza averne le competenze adeguate. A tutto ciò si aggiungano anche le difficoltĂ oggettive che molti pazienti psichiatrici hanno nell’accettare le cure: 1 su 3 non ritiene necessario curarsi, 1 su 2 abbandona le terapie entro pochi mesi in quanto non ritiene di avere un miglioramento.
In realtĂ farmaci e psicoterapia hanno una altissima percentuale di buona riuscita se tutti gli attori del progetto svolgono la propria parte con impegno e voglia di riuscire. Chi soffre infatti di una malattia psichiatrica è spesso “colpevolizzato” Una reazione che aumenta la sofferenza e allontana quindi i pazienti dalle cure.
Negare la malattia mentale, significa negare la dignitĂ di malattia alle malattie mentali, farne molte volte un problema di cattiva volontĂ quando, per esempio, nella piĂą comune di tutte – la depressione -la prima capacitĂ che si annulla è proprio la forza di volontĂ . Guai a dire a chi ne soffre ” Sforzati”. Ed invece lo si dice quasi sempre e non si può, non si deve. Come non si dice ad un malato di polmonite “Dai, respira piĂą forte e regolare, sforzati” o ad un malato di cuore di darsi da fare per controllare il buon funzionamento del battito.
Depressione e disturbi mentali in aumento, numeri da pandemia ma i servizi di cura sono insufficienti
Dati alla mano, ansia e depressione, spinti dalla pandemia da Covid-19, sono cresciuti rispettivamente del 26 e del 28%, mentre sono sbalzi d’umore (60%), insonnia (59%), sintomi depressivi (58,9%) crisi di panico (38%) le sensazioni piĂą diffuse tra chi destina tra 31 e 100 euro al mese all’acquisto di psicofarmaci psicoattivi: nel 2023 il 19,8% degli italiani ha assunto farmaci come ansiolitici (85,1%), antidepressivi (51,2%), stabilizzatori dell’umore (40,5%) e antipsicotici (21,4%), soprattutto donne over 65 (21,7% rispetto al 17,8% di uomini).
La principale fonte del disagio è il lavoro, con il 76% dei lavoratori che ha manifestato almeno almeno una volta sintomi come stanchezza, disturbi del sonno, stress, disinteresse o ansia.
Sono i giovani a soffrire di piĂą: oltre 700mila in Italia, 11,2 milioni in Europa, fra cui si sono registrati 931 casi di suicidio. Nel mondo il 39% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni presenta forme serie o estremamente serie di ansia, stress o depressione.
Abbiamo quindi chiesto al Dottor Massimo Giusti, psicologo e psicoterapeuta, fondatore del profilo Instagram “La psicologia positiva”, che conta piĂą di 400 mila followers, di affrontare il tema del disagio giovanile per avere qualche spunto di riflessione sulla natura delle problematiche che stanno aumentando in questa fascia di popolazione.

I suicidi, tra i giovani, sono aumentati. Tra i motivi, modelli familiari disfunzionali, vulnerabilitĂ emotiva, stile cognitivo deviato. Cosa sta succedendo ai ragazzi?
Sicuramente c’è una maggiore possibilitĂ di accesso a informazioni, opportunitĂ , stimoli di ogni genere. I piĂą giovani hanno una quantitĂ di informazioni assolutamente superiore a quella che avevano i loro stessi genitori. La possibilitĂ di confronti a 360 gradi su tutti i fronti, grandi possibilitĂ ed occasioni che necessitano di consapevolezza. Dovrebbero essere guidati all’interno di un mondo estremamente piĂą complesso di quello che hanno vissuto i loro genitori, per non parlare dei loro nonni. Il punto è che questo non avviene: si tende a vedere questa enorme opportunitĂ di stimoli o come totalmente positiva o come totalmente negativa: di fronte alla possibilitĂ di scelta c’è bisogno di capire i propri bisogni.
Se un tempo la nostra generazione viveva in tempo relativamente semplice, all’interno di un meccanismo giĂ preimpostato, che viaggiava su binari programmati in cui potevamo trovarci bene o male e a quel punto quelli erano i punti su cui partire e confrontarci, adesso con la moltitudine di scelte possibili c’è l’esigenza assoluta di avere una guida che purtroppo non c’è. Come direbbe Crepet manca il dialogo in famiglia, mancano quelle informazioni per capire come stanno davvero i nostri giovani, i nostri figli, senza delegare la scuola (ovviamente importantissima) che però spesso ha la funzione di sostituirsi alla famiglia per pura comoditĂ genitoriale. L’acuirsi del disagio è proprio per questo.
Quali sono i segnali di disagio mentale che possiamo cogliere in amici o familiari in modo da poter offrire loro supporto tempestivo?
Il primo segnale è quello di conoscere davvero una persona, cosa prova, cosa la appassiona, cosa le piace, che emozioni attraversa, per cosa soffre, quali sono le situazioni che la fanno intristire. Parlando di figli posso tranquillamente affermare che pochi sono i genitori che davvero sanno rispondere a queste domande. Quando accadono le tragedie in famiglia esse sono sempre improvvise, inaspettate e spesso il motivo è proprio perché non si conosce davvero il proprio figlio.
I giovani, anche se introversi, hanno comunque un proprio mondo interiore, delle proprie idee: basti pensare anche ad un bambino piccolo che, per quanto fantasioso ed acerbo, può tranquillamente spiegarci il suo punto di vista su tantissime cose, ha già un proprio modo di ragionare ed analizzare i pensieri.
Ecco che il disagio di cui si parla molto e che riguarda sempre piĂą giovanissimi e adolescenti nasce proprio dalla mancanza di apertura nei loro confronti da parte dei familiari piĂą stretti, familiari che per assurdo non sanno rispondere a queste domande nemmeno su loro stessi proprio perchĂ© l’ascolto interiore non viene valorizzato.

Per quanto riguarda le situazioni piĂą gravi, quelle in cui la persona non vuole accettare le cure.
Le persone che rifiutano aiuto sono davvero rare, forse questo non viene ben recepito. C’è un libro da bambini davvero perfetto per spiegare il concetto di aiuto. Si intitola “Ascolta” di Cori Doerrfeld ed è la storia di un bimbo che costruisce un castello con le costruzioni che però poi cade e lui ci rimane male. Così arrivano molti animali ed ognuno di loro ha qualcosa da proporre, da dire o fare, mentre un coniglio è l’unico che sta in silenzio, accanto al bambino, aspettando che il piccolo parli e si sfoghi con lui.
La morale è che spesso ci scordiamo l’importanza di essere presenti, vicini e rispettosi, a fianco di chi ha bisogno di aiuto senza la pretesa che questa persona dia retta a ciò che diciamo. Semplicemente offrire ascolto è spesso sottovalutato ma ha un impatto enorme per un soggetto fragile in quanto quando qualcuno percepisce che c’è spazio per il suo vissuto e per se stesso privo di giudizio e di costrizione, ecco che magicamente quella persona si svela.
La presenza desiderosa di esserci per qualcuno e dare lo spazio non giudicante di esprimersi sono gesti che permettono a quella persona di fidarsi ed è un atto di amore incondizionato
Massimo Giusti







