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“Munch. Il grido interiore”: la nuova mostra a Palazzo Reale

“Munch. Il grido interiore”: la nuova mostra a Palazzo Reale

Redazione Starssystem
Mostra Munch, "Le ragazze sul ponte", una delle opere in esposizione

La mostra “Munch. Il grido interiore” sarà in esposizione a Milano, presso Palazzo Reale, dal 14 settembre 2024 al 26 gennaio 2025. Una retrospettiva che omaggia il percorso umano e artistico di Edvard Munch, uno dei più illustri Maestri del Novecento. Questo evento straordinario segna il ritorno di Munch a Milano dopo oltre 40 anni, celebrando anche l’ottantesimo anniversario dalla sua morte.

Questa attesissima esposizione, curata da Patricia G. Berman e Costantino D’Orazio, comprende oltre cento capolavori dell’artista, tra dipinti, stampe e disegni, provenienti dal Museo Munch di Oslo. Le opere, tra le più iconiche della storia dell’arte, ripercorrono la vita e la carriera di Edvard Munch dal 1880 fino al 1994, anno della sua morte. Tra queste spiccano “L’Urlo” (1893), “La morte di Marat” (1907), “La notte stellata” (1893), “Le ragazze sul ponte” (1902), “Malinconia III” (1902), “Danza sulla spiaggia” (1900-1902), “Amore e dolore” (1895) e “Madonna” (1894-1895).

Mostra Munch, "L'Urlo", una delle opere in esposizione
Edvard Munch, L’Urlo, 1893, Oslo, Museo nazionale di arte, architettura e disegno

Il tormento di Munch

“Il grido interiore” è un viaggio immersivo nell’universo dell’artista: non si limita a esplorare il Munch pittore, ma offre anche uno sguardo sul Munch privato, grazie a sezioni dedicate ai suoi rapporti personali. Particolare attenzione è posta sulla sua tormentata relazione con Tulla Larsen, musa e ossessione dell’artista, alla quale è dedicato un segmento intero. Questa relazione travagliata, sommata alla sua tragica infanzia, ha contribuito a plasmare il suo tormento interiore, asse portante della sua produzione. 

Munch, infatti, è riuscito a trasformare il suo mal de vivre in arte: il suo profondo senso d’inquietudine è palpabile nelle sue opere, che affrontano tematiche quali la solitudine, l’amore non corrisposto, la mortalità, la fragilità umana e la caducità delle relazioni. Il dolore dell’artista si traduce in poesie visive che riescono a trasmettere il “grido interiore” dell’essere umano di fronte agli scogli e alle angosce della vita. Come ha sottolineato durante un’intervista l’assessore alla Cultura di Milano, Tommaso Sacchi: “Ha saputo interpretare il tormento e l’inquietudine dell’essere umano, trasformandoli in opere d’arte universali”. 

Mostra Munch, "Malinconia III", una delle opere in esposizione
Edvard Munch, Malinconia III, 1902, Oslo, Museo Munch

Il senso dell’esistenza

Una delle particolarità di Munch consisteva nel fatto che non si limitasse a rappresentare ciò che vedeva, ma cercasse di trasporre su tela il suo vissuto: “Non dipingo ciò che vedo, ma ciò che ho visto”, diceva. La natura, ad esempio, per lui non era un semplice soggetto da raffigurare, ma una fonte d’ispirazione dalla quale estrapolare riflessioni più profonde, servendosi dal “ricco piatto che essa offre”. Non gli importava riprodurre la realtà in maniera accurata, desiderava, invece, che le sue opere fossero una proiezione della sua memoria emotiva. 

Mostra Munch, "La notte stellata", una delle opere in esposizione
Edvard Munch, La notte stellata, 1893, New York, MoMA

Grazie a questo suo singolare approccio, ogni opera diventa uno scandagliamento profondo dell’interiorità umana e un mezzo per comprendere il mondo attraverso le emozioni, piuttosto che i fatti. La capacità di Munch di coniugare pittura e psicologia, unita all’audacia nell’uso del colore – per lui baluardo dei sentimenti – rendono le sue opere estremamente coinvolgenti per lo spettatore, sia a livello sensoriale che emotivo. 

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Munch stesso affermava: “Attraverso la mia arte ho cercato di spiegare a me stesso la vita, ma anche di aiutare gli altri a comprendere la propria”. La sua arte diventa così un mezzo attraverso il quale esprimere, non solo, le sue angosce, ma anche per offrire ai suoi spettatori la possibilità di confrontarsi con le proprie inquietudini e trarne un senso per il loro vissuto.

“Munch. Il grido interiore” è una mostra imperdibile per chi desidera intraprendere un viaggio nella propria interiorità attraverso l’arte. Le opere di Munch offrono uno sguardo inedito sulle emozioni che accomunano tutti noi, rendendo il suo lavoro estremamente attuale. Si tratta di un appuntamento che merita di essere vissuto per la sua capacità di toccare corde emotive profonde, regalando uno spazio di introspezione e bellezza.

Mostra Munch, "Amore e dolore", una delle opere in esposizione
Edvard Munch, Amore e dolore, 1895, Oslo, Museo Munch

Informazioni utili sulla mostra

La mostra sarà aperta al pubblico da martedì a domenica, dalle 10:00 alle 19:30 (giovedì fino alle 22:30), con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Dopo Milano, la retrospettiva si sposterà a Roma, presso Palazzo Bonaparte, dove sarà fruibile dal 12 febbraio al 2 giugno 2025.

A cura di Chiara Modesti

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