The Post Hotel: l’accoglienza familiare e la tradizione dell’ospitalità in Alta Val Pusteria

Alessandro Nava
The Post Hotel

Durante il mio ultimo soggiorno al The Post Hotel di San Candido, ho avuto l’opportunità non solo di vivere nuovamente l’esperienza unica di un’accoglienza calda e familiare in questo bellissimo hotel per soli adulti, ma anche di scoprire da vicino il lavoro che si cela dietro la gestione di una struttura ricettiva d’ eccellenza. 

Grazie a una piacevole, approfondita, conversazione con Barbara Wachtler, una delle figure chiave nella gestione dell’hotel, ho potuto comprendere quanto sia stato, e continui ad essere, impegnativo e appassionante il percorso che la sua famiglia ha intrapreso per costruire e mantenere un hotel che non è solo un luogo dove pernottare, ma un punto di riferimento per gli ospiti che vengono a godere di questa meravigliosa parte delle Dolomiti.

The Post Hotel – una storia lunga un secolo

Barbara mi ha raccontato la storia della sua famiglia, l’evoluzione del The Post Hotel e le sfide quotidiane che affrontano per garantire un’accoglienza impeccabile. Ho percepito chiaramente che dietro ogni dettaglio, ogni sorriso e ogni angolo dell’hotel c’è un grande impegno, un legame profondo con il territorio e una dedizione che va ben oltre la semplice gestione alberghiera. Il suo racconto mi ha permesso di capire davvero che cosa significhi portare avanti un’ospitalità di qualità in una delle zone più incantevoli delle Dolomiti, e quanto sia fondamentale per loro l’equilibrio tra la tradizione familiare e l’innovazione continua.

The Post Hotel

Mi sono informato un po’ sulla vostra storia, e ho scoperto che è davvero una vicenda familiare straordinaria e piena di ispirazione. Dato che StarsSystem è un magazine che celebra storie significative, vorrei farlo partendo proprio dalle origini. Mi pare di capire che la vostra attività affondi le radici all’inizio del secolo scorso, quasi cent’anni fa. È vero che la famiglia Wachtler è legata a questa splendida zona da generazioni, com’ è iniziato tutto?

La nostra storia inizia con mio nonno e mia nonna, che all’epoca erano nel settore della panificazione. Poi hanno deciso di aprire un albergo.

Quindi qui c’è ancora il panificio storico di famiglia, giusto?

Esatto.

E poi? Mi pare di capire che ci siano stati dei cambiamenti: i fratelli di tuo nonno si sono separati, e lui assieme a tua nonna ha continuato a costruire e sviluppare l’albergo. Come si è evoluta l’attività?

Sì, mio nonno ha iniziato con una struttura semplice: poche stanze, un bagno per piano. Poi, purtroppo, è morto giovane, e mia nonna ha continuato a portare avanti tutto con l’aiuto di mio padre. Mio padre aveva dei sogni diversi, voleva viaggiare, aveva persino trovato un lavoro ad Amburgo, ma alla fine è rimasto qui, dopo la scomparsa improvvisa del nonno. Con l’aiuto di suo zio, il fratello del nonno, è riuscito a imparare tutto e a portare avanti l’attività, facendo tanta strada.

Una tragedia che si è trasformata in un’opportunità, anche se in un contesto storico sicuramente complesso.

Esatto, erano anni difficili. Mio padre raccontava che a volte non sapevano nemmeno come procurarsi beni basilari, come la carta igienica per gli ospiti. Con grande fatica e impegno, però, passo dopo passo, è riuscito a far crescere l’attività. Poi si è unita mia madre, e insieme hanno dato un grande impulso alla nostra azienda.

La signora Wilma! Una figura straordinaria, ho avuto modo di conoscerla e parlarci durante il soggiorno, ne sono stato rapito!

Sì, assolutamente (arrossisce). E’ una donna molto forte, con un grande spirito decisionale.

E tuo padre, da quanto ho capito, era un visionario. Era lui a proporre le idee che poi la famiglia realizzava, giusto?

Sì, mio padre è sempre stato molto creativo. Noi siamo più la parte pratica e operativa. Ancora oggi ha sempre idee innovative.

Qual è, secondo te, il segreto della vostra accoglienza?

Credo che il nostro segreto sia l’ospitalità sincera. Non forziamo sorrisi o atteggiamenti artificiali. Quello che offriamo è reale e autentico. È una caratteristica che i nostri ospiti apprezzano davvero tanto. Assieme alla buona cucina, al centro benessere e alle piste da sci.

The Post Hotel

Essendo cresciuti in questo contesto, è come se l’accoglienza fosse nel vostro DNA. Com’è lavorare insieme ai tuoi familiari?

È un’arma a doppio taglio. Da un lato, è bellissimo sapere di avere le persone care vicine; dall’altro, può essere molto difficile, perché le dinamiche familiari a volte creano tensioni. Ad esempio, con mia madre c’è stato un periodo in cui facevamo fatica a comunicare sul lavoro. Lei mi vedeva più come figlia che come collaboratrice, e questo portava a incomprensioni. Però, alla fine, siamo riuscite a trovare un equilibrio.

Hai viaggiato molto e immagino che, in certi momenti, avresti potuto scegliere un percorso diverso. Come sei tornata a questa attività?

È stato un processo. Mia madre, con il suo carattere deciso, mi metteva pressione per essere efficiente, insomma per essere come lei. A un certo punto, le ho fatto capire che non potevo cambiare il mio modo di essere. Da quel momento, siamo riuscite a costruire un rapporto di collaborazione migliore.

Ricordi episodi particolari, magari richieste strane o situazioni complicate all’inizio della tua esperienza qui?

Sì, soprattutto quando gestivo la reception. Gli ospiti, vedendomi giovane, a volte non volevano parlare con me e preferivano mio padre, che in pochi minuti risolveva tutto. Questo mi frustrava molto, perché sapevo di avere le capacità per affrontare la situazione.

Oggi, con la tua esperienza, cosa vorresti dire alle nuove generazioni che aspirano a una vita migliore nel settore dell’ospitalità?

Questo è un lavoro meraviglioso, che ti dà tanto. Certo, richiede sacrifici: orari intensi, lavoro nei giorni di festa. Ma ti arricchisce moltissimo grazie alle persone che incontri e alle esperienze che vivi. Spero che i giovani riscoprano il valore di un lavoro fatto con dedizione, invece di inseguire solo tempo libero o denaro.

Tornando alla vostra organizzazione, quali qualità cercate nei vostri collaboratori?

Cerchiamo persone competenti, ma anche capaci di adattarsi al nostro stile familiare. Non è come lavorare per una grande catena con regole rigide: da noi c’è sempre qualcuno che dà un consiglio o un’opinione, e questo può essere sia una forza che una sfida.

E i tuoi figli come vivono questa tradizione familiare?

Per loro è naturale, come lo era per me. Crescono in questo ambiente e ne fanno parte, ma avranno la libertà di scegliere cosa fare da grandi. Ho chiesto a mia figlia, che adesso ha undici anni, cosa ne pensa, no? E se in futuro si vede qui al nostro hotel. Lei è una super nuotatrice, fa quattro allenamenti a settimana, e mi fa: “No mamma, senti, io andrò a fare la maestra di sport, perché lì io sono libera sabato e domenica.” (Ride)

Questa valle è meravigliosa, e la natura la fa da padrone. Cosa significa viverci e crescere la propria famiglia?

Allora, io abito in un appartamento dove, quando di mattina apro le tapparelle, vedo il Monte Baranci e ti giuro, tutti i giorni sono lì che apro e dico: “Quanto sono fortunata!” Sono quei momenti in cui potresti sempre avere di più, potresti stare in un posto più bello, in un posto con più opportunità e tutto, però vivendoci adesso, soprattutto con i bambini, è troppo bello. Quindi c’è un senso di consapevole gratitudine. È bello. Si vive tanto meglio.

Sì, decisamente. Soprattutto in un momento come questo in cui, a me personalmente, sembra esserci una grande confusione nelle persone. Vedo tanta gente smarrita, proprio rispetto a cosa fare e perché farlo. A te questo non è capitato?

Io ho avuto un momento dove veramente ero molto in dubbio se riuscissi a fare questo mestiere. Cioè, se potevo pensare di essere nel management, non solo segretaria, ma nel management di un albergo. E devo dire che sono stata fortunata, perché in quel momento lì mi sono detta: “Certo che ce la fai!”Ho talmente tante soddisfazioni giorno per giorno che veramente non potrei immaginare di stare in un posto diverso o con un lavoro diverso. 

Il The Post Hotel ha un focus dedicato agli adulti, però avete anche una struttura dedicata alle famiglie. Perché questa scelta?

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Allora, inizialmente noi siamo partiti con il The Post Hotel e il residence, che è quello qui di fronte. Era un family hotel. Poi, però, si sono aggiunte sempre più strutture dedicate alle famiglie con tanto spazio per mini club, parchi giochi, eccetera. Alla fine, eravamo una moltitudine.

Mio papà si stava dedicando a nuovi progetti e, di ritorno da un viaggio, ci disse che sarebbe stato un “Adults only”. Inizialmente è stato molto difficile. Quando facevamo un post su Facebook o Instagram, c’erano tanti commenti negativi, per esempio: “Ah, accettano i cani ma non i bambini!” Ma con il tempo abbiamo sviluppato una comunicazione adatta e intercettato le necessità di chi non ha figli e vuole godere di un soggiorno a misura di adulto.

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Quali sono le caratteristiche di ciascuno di voi fratelli e sorelle?

Anna è una forza della natura. È molto sicura di sé, bravissima a trattare con le persone, anche nei momenti più difficili, cosa in cui io sono meno brava. Ha un’energia positiva che ti coinvolge, ed è una qualità che ho sempre apprezzato. Con lei ho collaborato su diversi progetti, come il sottopassaggio e la spa, ed è la mia spalla, quella su cui so di poter contare.

Mio fratello, invece, si occupa del Post Alpina. Purtroppo, avendo due strutture diverse, ci relazioniamo meno rispetto a prima, ma è comunque una parte importante del nostro lavoro di famiglia.

Poi c’è la nostra sorella più piccola, che però ha avuto un percorso molto diverso. Lei è stata gravemente malata per un tumore al cervello e, anche dopo un’operazione riuscita, è rimasta con piccoli handicap che non le permettono di lavorare come noi. Però sta bene e riesce comunque a portare la sua vivacità nella famiglia. Ogni domenica mattina, per esempio, viene a fare colazione con noi e porta una gioia contagiosa.

E la vostra mamma? Che ruolo ha nella vostra vita e nel lavoro?

Mamma è davvero la colonna portante della famiglia. Quando la vedi, magari non la immagini così energica, ma nei momenti di crisi sa essere incredibilmente lucida e operativa. Risolve i problemi in modo rapido e tranquillo, senza mai perdere la testa. Questo lavoro è parte di lei. Se le dicessi che deve andare in pensione, smetterebbe di vivere, si appassirebbe come un fiore. Per me è fantastico, perché lei si occupa di tante cose che mi permettono di dedicarmi alle mie figlie. Per esempio, la domenica sera fa l’aperitivo con gli ospiti, così io posso passare il tempo con le bimbe. È una sinergia meravigliosa.

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Anna si occupa della comunicazione e del marketing. Come avete affrontato questa sfida negli ultimi anni?

È stato un bel cambiamento. Prima usavamo strumenti più tradizionali, come i volantini, mentre oggi siamo molto più attivi sui social, con contenuti su Facebook e Instagram. Collaboriamo anche con influencer per raggiungere un pubblico più ampio.

Abbiamo riflettuto sull’uso di tecnologie innovative, come la realtà aumentata o le foto a 360 gradi. Questi strumenti potrebbero rendere l’esperienza degli ospiti più immersiva anche prima del loro arrivo. È una sfida continua.

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Avete progetti futuri su cui state lavorando?
Sì, c’è sempre qualcosa da fare! Uno dei sogni è quello di aggiungere una piscina sul tetto, un elemento che potrebbe dare un tocco ancora più esclusivo alla struttura. Inoltre, stiamo lavorando alla ristrutturazione di alcune aree per renderle ancora più accoglienti e moderne.

Cosa pensi distingua la vostra struttura dalle altre?
Sicuramente l’atmosfera familiare. Ogni ospite percepisce la passione e la dedizione che mettiamo nel nostro lavoro. Non è solo un hotel, è la nostra casa, e vogliamo che chiunque venga qui si senta parte della famiglia. È un’energia speciale, e credo che sia questo a fare la differenza.

Lo confermo decisamente! Ci rivediamo in Primavera?

Sarà un vero piacere!

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