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Dermorexia: troppa skincare fa davvero bene alla pelle?

Dermorexia: troppa skincare fa davvero bene alla pelle?

Nives Boncristiano
Dermorexia

La dermorexia è uno dei fenomeni beauty di cui si parla sempre di più: la ricerca della pelle perfetta può trasformare la skincare in una routine eccessiva, fatta di troppi prodotti, attivi e trattamenti. Ma quando la cura della pelle smette di essere un gesto di benessere e diventa un’ossessione?

Tra routine sempre più elaborate, nuovi attivi da provare e una continua esposizione sui social a visi levigati e apparentemente privi di imperfezioni, il confine tra una sana attenzione alla pelle e la ricerca esasperata della perfezione può diventare più sottile.

Che cos’è la dermorexia?

Il termine dermorexia nasce dall’unione di “derma”, pelle, e “orexia”, desiderio o appetito. Non si tratta di una diagnosi medica ufficiale, ma di un’espressione utilizzata per indicare la tendenza a dedicare alla propria pelle un’attenzione sproporzionata, accompagnata dal bisogno continuo di migliorarla, correggerla o eliminare qualsiasi piccola imperfezione.

Chi sviluppa questo tipo di rapporto con la skincare può ritrovarsi a controllare frequentemente la pelle allo specchio, cambiare continuamente prodotti, acquistare numerosi cosmetici o sovrapporre molti principi attivi nella speranza di ottenere una pelle sempre più uniforme, luminosa e priva di pori, macchie o rughe.

Il paradosso? Più si cerca di perfezionare la pelle, più si rischia di comprometterne l’equilibrio.

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Il ruolo dei social e il mito della pelle perfetta

Instagram, TikTok e le altre piattaforme dedicate alla bellezza hanno contribuito a rendere la skincare molto più accessibile. Oggi conosciamo ingredienti come retinolo, niacinamide, vitamina C, acido glicolico o salicilico molto più di quanto accadesse soltanto qualche anno fa.

Questa maggiore consapevolezza ha sicuramente degli aspetti positivi, ma porta con sé anche qualche rischio.

Sui social siamo continuamente esposti a immagini di “glass skin”, pori invisibili, incarnati perfettamente uniformi e visi senza la minima imperfezione. Luci, make-up, filtri e ritocchi digitali possono però creare standard difficilmente raggiungibili nella vita reale, dando vita al fenomeno della dermorexia.

La pelle vera ha pori, texture, piccole discromie, linee d’espressione e variazioni legate all’età, agli ormoni, alle stagioni e allo stile di vita. Trasformare ogni sua caratteristica in qualcosa da correggere può alimentare un’insoddisfazione continua.

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Quando una skincare routine diventa “troppo”

Una routine composta da diversi passaggi non è automaticamente eccessiva. Il punto non è tanto il numero dei prodotti utilizzati, quanto il rapporto che sviluppiamo con la nostra pelle e con la necessità di migliorarla continuamente.

Alcuni segnali di dermorexia possono essere il bisogno di controllare ripetutamente il viso allo specchio, l’ansia quando compare un’imperfezione, l’acquisto compulsivo di nuovi trattamenti oppure la tendenza a introdurre contemporaneamente molti ingredienti attivi.

Un altro comportamento frequente è il cosiddetto product hopping: si passa velocemente da un cosmetico all’altro senza concedere alla pelle e al prodotto il tempo necessario per mostrare eventuali risultati.

A questo si può aggiungere la tentazione di aumentare frequenza e concentrazione degli attivi secondo il principio del “più ne uso, meglio funziona”. Ma in skincare non è necessariamente così.

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Troppi attivi possono danneggiare la barriera cutanea

Esfolianti chimici, retinoidi e altri ingredienti funzionali possono essere ottimi alleati se utilizzati correttamente. Inserirne troppi contemporaneamente o utilizzarli con frequenza eccessiva può però favorire irritazione, secchezza e sensibilizzazione.

Una barriera cutanea alterata può manifestarsi con rossore, sensazione di pelle che tira, bruciore, desquamazione o maggiore reattività ai cosmetici.

A quel punto può innescarsi un vero circolo vizioso: vediamo la pelle peggiorare e, pensando che abbia bisogno di ulteriori trattamenti, aggiungiamo altri prodotti. In realtà, in alcuni casi, ciò di cui avrebbe bisogno è esattamente il contrario: meno prodotti e maggiore delicatezza.

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Skinimalism: la risposta alla skincare eccessiva?

Non sorprende che, parallelamente alla diffusione di routine elaborate, sia cresciuto anche il fenomeno dello skinimalism, una filosofia che invita a semplificare.

Non significa rinunciare agli attivi o utilizzare soltanto due cosmetici, ma costruire una routine realmente adatta alle esigenze della propria pelle, evitando passaggi ridondanti e combinazioni inutilmente aggressive.

Detersione delicata, idratazione e protezione solare rappresentano una base essenziale, alla quale possono essere aggiunti trattamenti specifici in funzione delle proprie necessità.

La parola chiave diventa quindi personalizzazione, non accumulo.

In fondo, è un cambiamento di prospettiva che ricorda molto quello avvenuto nel make-up negli ultimi anni. Se in passato si tendeva spesso a ricercare una base molto coprente e costruita, fino quasi a creare un “effetto maschera”, oggi il trend del no make-up make-up punta nella direzione opposta: valorizzare l’incarnato lasciando trasparire la texture naturale della pelle, con prodotti più leggeri e un risultato fresco e apparentemente effortless.

Skinimalism e no make-up make-up condividono quindi la stessa filosofia: valorizzare ciò che c’è, intervenendo solo dove serve. Un ritorno alla naturalezza che sembra segnare un’evoluzione più ampia del mondo beauty, sempre meno orientato alla perfezione artificiale e sempre più alla ricerca di un aspetto sano e autentico.

Imparare ad accettare la pelle reale

Forse l’aspetto più interessante del dibattito sulla dermorexia riguarda proprio il nostro concetto di bellezza.

La skincare dovrebbe aiutarci a prenderci cura della pelle e una pelle sana non è necessariamente una pelle senza pori, rughe, macchie o imperfezioni.

Anche affidarsi a un dermatologo quando esiste una problematica reale può aiutare a distinguere ciò che necessita effettivamente di un trattamento da ciò che rappresenta semplicemente una normale caratteristica cutanea.

La skincare può continuare a essere un momento piacevole, fatto di texture, profumi, innovazione cosmetica e piccoli rituali quotidiani. Ma forse la nuova frontiera della bellezza consiste proprio nel cambiare prospettiva: imparare a prendersi cura della propria pelle rispettandone i tempi e i limiti.

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Pochi prodotti, scelti bene: la beauty routine diventa essenziale

Abbracciare una skincare più minimal non significa rinunciare al piacere della beauty routine, ma scegliere pochi prodotti mirati e utilizzarli con costanza, evitando di sovraccaricare la pelle con una successione infinita di formule e attivi. In quest’ottica, anche una routine essenziale può trasformarsi in un rituale completo ed efficace.

Con Rezet Milano, per esempio, si può partire dal Cleansing Oil, per detergere il viso e rimuovere make-up e impurità con delicatezza, proseguire con lo Spray Viso Detossinante, un gesto semplice e immediato per rinfrescare e prendersi cura della pelle, e affidare il trattamento al Siero Diamante, da applicare prima della crema abituale. A completare la routine, il Contorno Occhi, dedicato a una delle zone più delicate del viso.

Quattro prodotti, quattro gesti mirati: perché una skincare efficace non deve necessariamente essere complicata. Less is more, anche quando si parla di bellezza.

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