Rimedi per la calvizie? Finalmente qualcosa si può fare!
Se volessimo fare una classifica di ciò che preoccupa l’universo maschile, in relazione al passare del tempo, molto probabilmente sul podio potremmo trovarci la caduta o il diradamento dei capelli. Tale processo, nonostante sia molto comune nella maggior parte degli uomini, può ancora creare un grave disagio per chi lo deve affrontare, facendo insorgere problemi di autostima o, perfino, difficoltà legate alla socialità o intimità con gli altri.
Le diverse cause della calvizie
La calvizie, ossia il diradamento o la perdita di capelli, può avere diverse cause, come per esempio l’assunzione farmaci, l’insorgere di patologie o ragioni genetiche. Quella che comunemente intendiamo noi, rivolta al cuoio capelluto maschile, prende il nome di alopecia androgenetica, perché appunto legata alla genetica maschile ed all’interferire dell’ormone del testosterone con i bulbi piliferi. L’alopecia androgenetica non è da considerarsi una patologia in senso stretto, ma una condizione cronica e progressiva con una forte base genetica e ormonale, per la quale non è ancora stata individuata una soluzione completamente risolutiva.

Consapevole di quanto possa essere problematico per alcuni di noi l’effetto rasato, l’industria ha da sempre sfornato miracolose lozioni, unguenti o integratori, che raramente si sono dimostrati all’altezza di promesse ed aspettative. Tuttavia, la medicina ha fatto passi da gigante e, agendo per tempo, l’alopecia androgenetica si può combattere o quantomeno rallentare significativamente. A presentarci quello che l’industria farmaceutica ha da offrirci sarà il Dottor Ugo Maria Redi, medico estetico e chirurgo plastico, che ha dedicato la sua carriera a questa materia, in quanto l’unica disciplina per lui “capace di coniugare arte e scienza”.

Come primo trattamento, in ordine di importanza, il Dottore cita senza alcun dubbio il Finasteride. Questo farmaco, nato per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, mostrò nei pazienti un effetto sorprendente sulla ricrescita dei capelli, tanto che nel 1997 venne approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) come trattamento per l’alopecia androgenetica. Ma come riesce questa molecola a garantire risultati così soddisfacenti? “Inibisce l’enzima 5-alfa reduttasi di tipo II, che è responsabile della conversione del testosterone in diidrotestosterone (DHT), l’ormone principale che causa la miniaturizzazione dei follicoli piliferi nelle zone predisposte alla calvizie. Bloccando il DHT, la finasteride preserva i follicoli e rallenta la progressione della caduta”.


Le tempistiche sono fondamentali per combattere l’alopecia androgenetica, infatti il nostro esperto ci puntualizza che “intervenire precocemente è fondamentale, perché le terapie disponibili funzionano molto meglio nel preservare i capelli esistenti, piuttosto che nel farli ricrescere. Questo perché il processo di miniaturizzazione dei follicoli è progressivo e, una volta che il follicolo è completamente atrofizzato, ripristinarlo diventa estremamente difficile, se non impossibile. Se il trattamento viene iniziato quando i follicoli sono ancora vitali, è possibile mantenerli in fase attiva e rallentare drasticamente il processo di caduta”. Bisogna anche armarsi di pazienza ed impegnarsi ad avere costanza nell’assumere la terapia, in quanto “i primi risultati sono visibili dopo 3-6 mesi di utilizzo regolare, ma i risultati migliori si vedono dopo circa un anno”.
Per capirne l’efficacia nel lungo termine il Dottor Redi ci fornisce un esempio molto semplice, ma anche efficace: “immaginiamo due gemelli omozigoti, quindi geneticamente identici. Uno inizia ad assumere Finasteride a 18 anni, mentre l’altro non prende alcun trattamento. Dopo un anno, le differenze potrebbero non essere così evidenti, ma […] dopo dieci, il gemello che assume Finasteride avrà conservato gran parte dei suoi capelli, mentre l’altro avrà subito una perdita molto più marcata”.

Trattandosi pur sempre di un farmaco, e non di un semplice cosmetico, interroghiamo il nostro esperto sui possibili effetti collaterali, che spingono molti uomini a non prendere in considerazione questo trattamento, temendo possa ledere la loro mascolinità. Perché è vero che si possono verificare problematiche come riduzione della libido o disfunzione erettile, ma il Dottor Redi ci tranquillizza, in quanto “gli studi mostrano che si verificano in una piccola percentuale di pazienti, con un’incidenza di circa 1-2%” e che “la maggior parte di questi effetti è reversibile alla sospensione del farmaco”. Anche per quanto riguarda la depressione, altro rumor legato all’utilizzo di Finasteride, possiamo aspettare a preoccuparci, in quanto “uno studio in particolare ha suggerito un possibile legame tra finasteride e sintomi depressivi, ma i dati disponibili presentano importanti limitazioni metodologiche, come la raccolta dei dati tramite interviste telefoniche ed ulteriori ricerche sono necessarie per confermare questa associazione. Come per ogni trattamento, la valutazione del rapporto rischio-beneficio è fondamentale e deve essere sempre discussa con il proprio medico”.
A riprova di quanto detto, il Dottore ci racconta anche la sua esperienza personale: “Ho iniziato a prendere il Finasteride a 18 anni […]. Ad oggi, direi di potermi definire un capellone. Non ho mai avuto effetti collaterali e, a distanza di anni, posso dire che è stato uno dei migliori investimenti che abbia fatto. Tuttavia ci tengo a sottolineare che la risposta al farmaco può variare tra gli individui”.
Per quanto riguarda la modalità di assunzione del farmaco, ci spiega che questa può avvenire sia per bocca, attraverso compresse da 1 mg, che per via topica. Tuttavia, nonostante questa seconda opzione riduca il rischio di effetti collaterali sistemici, risulta molto meno efficacia della versione orale. Avendo chiarito il metodo di funzionamento della molecola, una domanda sorge spontanea: questa andrà presa per sempre? “Per mantenere i risultati ottenuti, il Finasteride deve essere assunto in modo continuativo. Se interrotto, i capelli ricresciuti o preservati torneranno a cadere entro pochi mesi”.
Altro alleato prezioso per combattere l’alopecia androgenetica, reperibile in farmacia, può essere il Minoxidil, anch’esso molecola approvata dalla FDA, coadiuvante del Finasteride, in quanto dotato di un meccanismo d’azione completamente diverso. Infatti, questo “non agisce sul DHT, ma stimola la crescita dei capelli prolungando la fase anagen (ossia la fase di crescita di quest’ultimo) e aumentando l’apporto di sangue ai follicoli. Funziona, ma nel lungo periodo ha una limitazione importante: se immaginiamo di nuovo due gemelli omozigoti, uno che assume Minoxidil e l’altro che non fa nulla, il primo avrà sempre più capelli, ma dopo molti anni tenderà comunque a perderne una parte. Il Minoxidil migliora la qualità, lo spessore e la densità dei capelli presenti, ma non impedisce la progressione dell’alopecia come fa il Finasteride, in quanto non interviene sul meccanismo patogenetico alla base dell’alopecia”.

Dato l’aumento evidente di pazienti che hanno deciso di sottoporsi all’intervento di trapianto di capelli, complici i prezzi vantaggiosi ed i pacchetti all-inclusive per chi decida di andare a farlo dall’altro capo del mondo, è interessante capire se sia consigliabile o meno affiancare, nel post-operatorio, una terapia a base di Finasteride e Minoxidil. La risposta del nostro esperto è assolutamente positiva: “Rinunciare a qualsiasi terapia dopo un trapianto equivale a voler un bel sorriso senza lavarsi i denti”. La spiegazione è la seguente: è vero che i capelli trapiantati sono geneticamente resistenti alla caduta, ma quelli già preesistenti no. Quindi, l’affiancamento di una terapia per bocca o topica andrà ad intervenire sui capelli nativi, evitando che il risultato estetico dell’intervento venga compromesso.
Rimedi per la calvizie: i trattamenti iniettivi
Le soluzioni alle quali attingere, comunque, non sono ancora terminate. Infatti, il Dottor Redi ci presenta anche dei trattamenti iniettivi e non, che possono essere eseguiti presso l’ambulatorio del nostro medico estetico di fiducia. Il primo è il PRP (acronimo per Plasma Ricco di Piastrine), che va a sfruttare i fattori di crescita presenti nel nostro sangue per stimolare l’attività dei follicoli, mentre il secondo, a base di esosomi (ossia derivati di cellule staminali), fornisce un’azione rigenerativa che può contribuire alla salute del cuoio capelluto. Per onestà del vero, il nostro esperto puntualizza anche che “le evidenze sull’efficacia degli esosomi sono molto incoraggianti ma ancora preliminari e sono necessari ulteriori studi, per confermarne il reale impatto sulla crescita dei capelli e la sicurezza di un utilizzo a lungo termine”.
Il Dottor Redi ci tiene a chiudere l’approfondimento con una precisazione: “nell’alopecia androgenetica, un approccio sinergico, combinando almeno alcune delle terapie menzionate ed altre disponibili sul mercato, consente risultati ottimali, massimizzando la preservazione e la stimolazione dei follicoli”.

In sintesi, possiamo affermare che chi volesse avere capelli in salute dovrebbe prima di tutto rivolgersi ad un medico, che valuterà la situazione clinica individuale e consiglierà la terapia migliore (ricordandoci che il Finasteride resta disponibile solo con ricetta medica), e poi armarsi di tanta pazienza e buona volontà.
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