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You Have to Be Deaf To Understand – “A volte, per capire davvero, bisogna essere sordi” di Diana Anselmo

You Have to Be Deaf To Understand – “A volte, per capire davvero, bisogna essere sordi” di Diana Anselmo

Tito Ciotta
You Have to Be Deaf To Understand di Diana Anselmo

Da Ottobre 2025 a Gennaio 2026 in tournée lo spettacolo You Have to Be Deaf to Understand simbolo della poetica di Diana Anselmo, artista/performer visivo sordo e nativo segnante

«Che vuol dire – queste le parole di Anselmo – che la mia lingua madre è la LIS, Lingua dei Segni Italiana, che non è una lingua ma è un linguaggio completo e autonomo».

Nel 2020 Diana Anselmo ha fondato la prima associazione europea, interamente gestita da artisti disabili, Al.Di.Qua. Artists (Alternative Disability Quality Artists), dedicata all’advocacy per l’accesso e i diritti degli artisti con disabilità. Ha debuttato nel 2021 con la performance Autoritratto in tre atti (presentata in numerosi festival internazionali) e ha collaborato con artisti come Xavier Le Roy in Le Sacre du Printemps”. Mentre nel 2024 ha presentato la sua prima mostra personale Je Vous Aime alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

You Have to Be Deaf To Understand di Diana Anselmo

«Nella mia ricerca – ci racconta – i temi che affronto maggiormente sono quelli della sordità, del fonocentrismo, del linguicismo, dell’audismo, della comunità sorda e delle forme artistiche proprie della lingua dei segni».

Di fatti i lavori di Anselmo hanno l’obiettivo di decostruire le narrazioni dominanti sulla disabilità e di restituire dignità e visibilità alla cultura sorda.

You Have to Be Deaf to Understand

«È il titolo omonimo – continua Anselmo – di una poesia scritta negli anni ’70 da un professore sordo di letteratura inglese presso la Gallaudet University, Willard J. Madsen.

La poesia racconta le esperienze di vita di Madsen, esperienze universali direi, come persona sorda in una società udente, ovunque nel mondo.

Questa poesia, tradotta in molte lingue, ha avuto un enorme seguito. Però quando mi trovai a leggere la traduzione in italiano i conti non tornavano, venne tradotta con dei termini negativi che non erano presenti nella versione originale. Aggettivi che associavano alla sordità una connotazione di dolore e sofferenza che – come detto – nell’originale, scritta in inglese da una persona sorda, non comparivano!

Quindi, è stata compiuta un’operazione di traduzione in qualche modo viziata e fallacia.

Da qui nasce lo spettacolo; You Have to Be Deaf to Understand

Ovvero sul tema della traduzione, proponendo una nuova traduzione che si avvale non del testo scritto bensì della sua traslazione in Visual Sign che è una componente artistica poetica della lingua dei segni».

La regia e la performance di Diana Anselmo restituiscono la poesia in una forma teatrale capace di rendere tangibile l’esperienza storica, sociale e culturale della comunità sorda, spesso invisibile nella società fonocentrica. You Have to Be Deaf to Understand diventa un vero spazio politico-poetico, che invita il pubblico a ripensare la diversità, l’accessibilità e l’inclusione nella pratica artistica contemporanea.

«Lo spettacolo nasce – questo il ricordo di Anselmo – nel contesto di un progetto europeo che si chiamava Beyond Signs (che mirava a creare spettacoli in Italia, Croazia e Portogallo) e lo spettacolo italiano, in tournée svariati anni dopo con due performer sordi, è proprio You Have to Be Deaf to Understand che farà tappa in sei città italiane. Un’esperienza visiva e lirica, accessibile a tutti e che mira a scardinare le dinamiche abiliste»

You Have to Be Deaf To Understand di Diana Anselmo

Per una volta saremo noi udenti ad essere inclusi in un linguaggio nato dalla comunità sorda, cosa assisteremo?

Si! Con questo lavoro ho dovuto fare un pensiero al contrario ossia; come rendere accessibile una forma artistica propria delle persone sorde e segnanti ad un pubblico non sordo e non segnante.

Quello a cui assisterete sarà proprio l’espressione di questa forma artistica, Visuale e Corporea, che si fa veicolo di significato. Perché, a differenza della danza che è pure una forma di linguaggio e comunicazione, la Visual Sign rappresenta in scena sia il significato sia il significante propria della LIS ma allo stesso tempo è sganciata dal vocabolario in senso stretto, perché non stiamo segnando!

Tranquilli non vi preoccupate, la Visual Sign è una forma artistica che può essere compresa anche da chi non è segnante!

You Have to Be Deaf To Understand di Diana Anselmo

Cosa ti piacerebbe si portasse a casa il pubblico dopo aver visto You Have to Be Deaf to Understand?

Mi piacerebbe che si portassero a casa un’opera in uno stile che probabilmente non hanno visto in giro e che si rendessero conto di quanto l’audismo e il linguicismo permino a più livelli nella società nella quale viviamo.

You Have to Be Deaf to Understand non è solo uno spettacolo, ma un’esperienza che trasforma il teatro in uno spazio di dialogo e consapevolezza, dove la diversità diventa forza e l’arte veicolo di cambiamento sociale. Un’occasione unica per avvicinarsi a un linguaggio performativo innovativo, ascoltare storie invisibili e partecipare a un processo culturale che mette al centro accessibilità, comunità e inclusione.

Sei una persona orgogliosa della tua sordità, ma perché la gente ha tanta paura della diversità?

«The phantasm of prophylaxis or segregation (the need to purify the social body, to preserve “our” identity from all forms of mixing, interbreeding or invasion) are articulated around stigmata of otherness (name, skin colour, religious practices). The stigma of disability creates the icon of the Other Body; an icon that needs to be excluded in a similar way to the body marked as differently pigmented or gendered».

Questa è una citazione di Lennard Davis (figlio di genitori sordi, lui udente!), uno studioso che a me piace molto e che ho avuto il piacere di incontrare.

Ho dimenticato di dirti che ho una laurea, e non solo, in sociologia e la sordità – per come stiamo trattando questo tema in questo periodo – viene incorniciata in modo tale da essere interpretata come alterità, per definire la propria identità, attraverso la differenza dell’altro.

Ovvero, non è che; “io sono io, perché io sono così” e “tu sei tu, perché tu sei così” bensì; “io sono io, perché tu sei tu!

Non è una questione di valorizzare la propria identità, ma di incanalarla sempre in un contesto dicotomico per cui:

«io sono io, nella misura in cui tu sei altro».

Di fatto la diversità implica ricchezza, non indebolimento. A tutte quelle persone che non la pensano come noi, cosa ti va di rispondere?

Quando faccio workshop sul tema della disabilità e non, alla fine mi dicono:

«Come posso, nel mio piccolo, cambiare le cose?»

La mia risposta è, può sembrare ridicola nella sua disarmante semplicità, ma è: «Incontrateci!»

Questo è… Incontrateci. Se sembra una risposta del cazzo solo perché ci hanno fatto credere che incontrarsi fosse una cosa che non cova quella potenza che in realtà ha.

Incontrarsi non è una cazzata per i perdigiorno. Tutto qui, quindi… Incontrateci!

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You Have to Be Deaf to Understand non cerca di “spiegare” la sordità, ma di farla vivere attraverso un gesto e l’immaginazione. Un invito a guardare e ascoltare diversamente, soprattutto mettere in discussione i nostri automatismi linguistici e culturali.

Oltre alla attività artistica hai fondato nel 2020 l’associazione Al.Di.Qua. Artists (Alternative Disability Quality Artists). Quali, se posso, le sfide che devi affrontare legate all’accessibilità culturale?

Avere a che fare con persone e policy makers con una visione tendenziosa su quali corpi debbano avere più diritto, perché alla fine quello è, l’accessibilità è solo il diritto a poterci essere!

You Have to Be Deaf To Understand

Regia Diana Anselmo

Con Diana Anselmo, Daniel Bongioanni e DMK

Grazie allo sguardo esterno di Juli Klintberg e Ramesh Meyyappan

Realizzato con il sostegno di Fondazione Rana, MiC- Ministero della Cultura e SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”.

Produzione Fattoria Vittadini di cui vi abbiamo parlato QUI

Compagnia che rafforza il proprio impegno per una cultura performativa aperta, inclusiva e innovativa, offrendo agli artisti sordi una piattaforma per esprimere la loro arte in contesti di alto livello artistico e sociale.

Di seguito le date della tournée inclusiva:

11/10/2025 – Foligno | Umbria Factory Fest 2025

07/11/2025 – Mantova | Segni d’Infanzia / SEGNI New Generations Festival

12/12/2025 – Palermo | Ecomuseo Mare Memoria Viva 

17/01/2026 – Bergamo | Performatorio

25/01/2026 – Torino | Teatro Tedacà

In ogni città, la performance sarà seguita da un talk con il pubblico, con interprete LIS professionista, per raccontare il percorso creativo, discutere le tematiche affrontate e promuovere un dialogo diretto tra spettatori e artisti.

In un mondo che spesso impone il silenzio come assenza, Diana Anselmo lo trasforma in presenza viva e spazio espressivo, e lo esplora come luogo dove il corpo può parlare oltre la parola. You Have to Be Deaf To Understand è un invito a riconsiderare ciò che pensiamo di sapere sul linguaggio, sull’identità e sull’arte stessa e nel farlo, ci ricorda che l’arte più potente è quella che sa ascoltare, anche nel silenzio.

Perché a volte, per capire davvero, bisogna essere sordi!

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