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We Have a Dream

We Have a Dream

Redazione Starssystem
immagine onirica con nuvole e barche

Siamo vittime o carnefici di questo tempo che ha esiliato il sogno di un mondo nuovo? Chi ci ha imprigionati nel presentismo che fagocita come un buco nero ogni desiderio di futuro? È giunto il tempo di sfidare la bruttezza del presente come nuovi impavidi Icaro e rimettersi a sognare il meglio del domani…

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Quadri – Rob Gonsalves

A cinquant’anni dalle rivoluzioni del ‘68 possiamo approfondire la questione e di recente la televisione – per esempio – ci offre paragoni tra le generazioni di giovani che mezzo secolo fa manifestavano in piazza, mentre oggi si comunica attraverso i social network. Paragone forse eccessivo e semplicistico ma stimolante per rifletterci su. E se da un lato va fatta una distinzione di epoche e contesti incomparabili tuttavia è chiaro che le utopie di ieri hanno lasciato spazio alle distopie di oggi, immaginando una società rassegnata alla perdita dell’immaginazione, con quello che i filosofi hanno chiamato presentismo. Un universo quindi perennemente orizzontale, privo di verticalità, che azzera il passato e sbarra la strada al futuro. Questa sorta di caduta degli dei – i sogni appunto – stanno spegnendo in qualche modo, sia a livello personale che sociale, tutto un mondo notturno dove non si dorme e non si sogna più, anche se materassi e divani tappezzano le pubblicità. Sognare; guai a farlo poiché gli occhi devono stare aperti, le tastiere devono essere calde, compulsive e adrenaliniche. E il sogno va in esilio: che sia esso un desiderio indicibile o un incubo che fa tremare, un presagio che vorresti non si realizzasse mai.

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Quadri – Rob Gonsalves

E del resto – diceva Edgar Allan Poe – “sognare è viaggiare”; uno stargate fatto di orizzonti aperti, di costruzione di un Oltre e di un Altrove. Cose che si sfiorano solo nei sogni: e se non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, tutti conservano calda la memoria della meta da cui sono tornati come le lenzuola – aggiungo – tiepide del letto da cui ti sei destato.

La tecnologia ci ha messo lo zampino, uno buono e uno cattivo: se negli anni ‘50 i ricercatori sul sonno registravano principalmente racconti di sogni in bianco e nero e poi via via si sognava a colori (power television) adesso forse si sogna in 4K ma è una battuta per dire quanto il sogno è certamente legato all’ambiente vitale nel quale viviamo. Per questo non avere più futuro nè memoria ci sta privando di una caratteristica del sogno, ossia parlarci di ciò che non siamo ancora e che potrebbe rivelarsi straordinario, inaspettato e imprevedibile. Il sogno può farlo per noi, basta essere ricettivi, disponibili ad abbassare le tristi difese dell’auto direzione di sé…

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Quadri – Rob Gonsalves

L’arte e la musica sono da sempre visionarie per definizione ma anche la letteratura classica e sapienziale è in molte pagine decisamente onirica, anzi è proprio durante il suo svolgersi nella notte dei sogni che spesso si ha il colpo di scena che non ti aspetti, il cambio di passo dei protagonisti. Se sfogliamo i testi sacri o capisaldi come Omero e Virgilio ci accorgiamo che le loro pagine sono spesso cosparse di questa “polvere dorata”, come definiva i sogni l’antropologo e scrittore francese Roger Caillois, e il racconto è spesso intessuto sulla rete onirica delle visioni. I sogni sono stati persino un affare per cambiare le vicende di uomini e donne verso il tragico o il comico come ci testimonia l’oniromanzia, tecnica divinatoria che trae presagi dall’interpretazione dei sogni: dai veggenti del mondo antico fino ai numeristi o smorfiatori (termine che viene sempre da Morfeo, dio del sonno) ovvero coloro che traducevano in numeri del lotto le immagini dei sogni. Strappa poi un sorriso quando il sogno si può raccontare e ne senti di finali sensazionali come quando – per quanto possa sembrare irriverente – accadono cose che senza sognare sono decisamente impossibili: Romeo e Giulietta che non muoiono ma si sposano vincendo l’odio delle loro famiglie o magari che Dante riporta Beatrice dopo l’itinerario nei regni ultraterreni. Solo i sognatori possono viaggiare in tutte le capitali del mondo, oppure essere in una notte il primario luminare e poi il paziente che muore e sogna mentre si sta sognando.

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Quadri – Rob Gonsalves

Tutto questo è I have a dream – parafrasando Martin Luther King – sperando che tutti da bambini sognino di diventare astronauta, e crescendo non ci si accontenti del sogno di vincere un reality o sedersi – mi dicono – su un trono per cercare l’amore. Contro una generazione disillusa e perduta nell’eterno istante, desideriamo l’avvento di nuovi dreamers, ragazzi e ragazze che sognano di sfidare la pesantezza della terra alzando lo sguardo – come nuovi Icaro – verso cieli nuovi e magari anche oltre. Una nuova incoscienza utopica è chiamata a vincere la sfida lanciata dal pessimismo a mezzo smartphone di questi anni. Se dici ad un giovane di oggi “qual è il tuo sogno”? il più delle volte non ti risponde ma ti rilancia un’altra domanda (“in che senso?”) e da qui comprendi che se appiattisci il desiderio e il sogno allora si fa strada la rassegnazione. Ed ecco che Vecchioni ci viene in aiuto con versi profetici che vanno ascoltati e vissuti:

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Quadri – Rob Gonsalves

“Non è vero, ragazzo che la ragione sta sempre col più forte. Io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo. Chiudi gli occhi, ragazzo e credi solo a quel che vedi dentro. Sogna, ragazzo sogna!“

By Giuseppe Trapani

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