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Resilienza e/o anti fragilità – Affrontare le sfide della vita e mantenere un equilibrio duraturo (anche in curva)

Resilienza e/o anti fragilità – Affrontare le sfide della vita e mantenere un equilibrio duraturo (anche in curva)

Donato Lecce
Doran Eccel - Resilienza

Sono libero, sono potente, sono nel mondo nel quale ho sempre desiderato vivere.

Il rumore che mi incanta è quello del motore che ruggisce sotto di me. La mano destra sulla manopola dell’acceleratore comanda sia la velocità sia i decibel che desidero sentire.  Ho aperto la visiera del casco per godermi la sensazione del vento sul viso mentre attraverso un paesaggio che cambia di continuo. Un caleidoscopio di immagini e di luci mi vengono incontro. So di avere davanti strade aperte e senza confini e non mi voglio fermare perché adesso sono in connessione diretta con la mia moto. 

Concentrato solo sulla strada e sul piacere di guidare mi trasformo davvero in un moderno centauro, creatura biforme per metà uomo e per metà partecipe della natura dell’impetuoso cavallo a due ruote sul quale con piacere mi avvinghio.

Sono arrivato. Mi aspetta la palestra e un duro allenamento. È trascorsa appena mezza giornata e sembra sia passato un secolo da quando mi sono alzato dal letto questa mattina. 

Dopo la consueta riunione quotidiana con i più stretti collaboratori, il colloquio con la nuova persona da poco entrata in azienda. E poi il telefono, le email cui rispondere; ancora il telefono e rapide decisioni per indirizzare al meglio i lavori del mio team. Prima dell’ora di pranzo – che abitualmente dedico all’allenamento in palestra – un paio di appuntamenti di lavoro fuori azienda sono l’occasione per fare una corsa in motocicletta. 

E sempre in motocicletta, con il “sole in fronte” e il vento ad accarezzarmi la faccia, arrivo nella palestra. L’odore acre di sudore mescolato a quelli del cuoio, della gomma e della canfora mi danno il benvenuto per affrontare quello che col tempo è diventato un rito con scadenza settimanile: lo sparring day che oggi sarà “tutti contro tutti”.

La messa in pratica dei gesti tecnici ripetuti e acquisiti durante la settimana trovano una verifica realizzazione in un combattimento che oggi mi vedrà impegnato con atleti di peso ed esperienza diversa. Non esiste metodo migliore, per l’addestramento, di uno sparring sano in un ambiente dove le persone sono responsabili e senza rancori reciproci.

La parte finale della seduta di allenamento odierna – che prevede di affrontare più avversari in contemporanea – è quella che mi piace di più perché mi mette alla prova da molti punti di vista.

La condizione di essere costantemente sotto attacco, oltre a migliorare molto la mia gestione dello stress, acuisce tutti i miei sensi che devono essere rapidi ad affrontare i continui corpo a corpo. Prendo e ricevo colpi. Incasso, paro, contrattacco. Mi pare di essere invincibile quando entro nel varco lasciato libero dal mio avversario, ma di nuovo mi trovo a difendermi dai suoi colpi e devo cercare di uscirne il più presto possibile per non soccombere.

Le tecniche di combattimento e la preparazione fisica che coltivo ogni giorno solo in questi istanti trovano un riscontro diretto. È qui che capisco se gli allenamenti funzionano davvero e quali lacune tecniche devo ancora colmare. 

Nella difficoltà, nello sforzo, nel dolore fisico e nell’imprevedibilità del momento valuto anche la mia a capacità di affrontare e superare un periodo di difficoltà e un momento di crisi e misuro la mia abilità nel ricostituire un nuovo equilibrio.

Mai come in questi momenti verifico quanto lo sport sia davvero una “palestra di vita” capace di aiutarmi a superare, anche nel lavoro e nella vita di tutti i giorni, i piccoli e grandi eventi critici che necessariamente incontro quotidianamente.

Mi rendo così conto di allenare e testare quella che, impiegando una parola oggi in voga, si chiama resilienza. Da “proprietà fisica dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi”, la resilienza è intesa anche come un concetto sociale e psicologico per definire la “capacità di resistere e di reagire di fronte a difficoltà, avversità, eventi negativi ecc.”.

Una moda? Solo un profilo psicologico, o anche una reazione attiva alla frustrazione e al disagio? Sicuramente una risposta tesa a trovare nuove possibilità e prospettive di evoluzione e promozione del benessere che può essere sviluppata. 

Se verosimilmente tutte queste cose vanno a comporre un concetto che ha preso piede anche nella psicologia dello sport, non mi sento tuttavia di sposarlo completamente. 

Nel mio caso, se è vero che la disciplina e l’allenamento, insieme allo studio e a una vita sana e socialmente attiva mi aiutano superare i momenti di difficoltà e a farmi rimbalzare i problemi di dosso, ciò che veramente cerco e addestro è l’antifragilità. 

Anche se meno noto, si tratta di un concetto introdotto recentemente dal filosofo e accademico Nassim Nicholas Taleb nel suo libro “Antifragile: Things That Gain from Disorder” (2012), che descrive la capacità di un sistema, un organismo o un individuo non solo di resistere agli shock e alle perturbazioni, ma di trarne beneficio, migliorando e crescendo in risposta a tali sfide.

Diventare antifragili non è solamente essere resilienti, cioè tornare allo stato precedente dopo essere stato sottoposto a stress o cambiamenti. 

Al contrario, l’antifragilità va oltre la resilienza: implica la capacità di adattarsi, migliorare e migliorarsi proprio grazie agli stress e alle variazioni del contesto.

L’idea chiave è che, in un mondo caratterizzato da incertezza e cambiamento, anziché cercare di evitare i rischi o di minimizzare le perturbazioni, è più vantaggioso a sviluppare capacità antifragili, in grado di trarre beneficio dagli imprevisti e di crescere attraverso l’esperienza dell’incertezza.

Ecco così spiegato perché prediligo il combattimento con più avversari e quello con avversari di peso e strutture fisiche diverse.  Alleno la mia antifragilità e la mia energia morale a non cedere davanti a nessuna minaccia o pericolo improvviso.

“Frangar, non flectar” («mi spezzerò ma non mi piegherò») è il motto latino che meglio sintetizza questo concetto. 

L’allenamento è finito. Le ho prese, le ho date. Ho qualche livido sul corpo che mi farà ricordare la sofferenza e la gioia vissuta oggi in palestra. Mi rivesto dopo la doccia e vado verso la moto che mi riporterà negli uffici della mia azienda.

Mentre indosso il casco e accendo il motore penso alla strada piena di curve che devo percorrere. 

Pregusto le sensazioni che proverò nell’affrontarle alla giusta velocità e scoppio in una risata. Dovrò mettere in piega la moto per tenerla in strada e “non mi spezzerò” solo se non avrò paura a piegarmi in curva. 

Essere antifragili aiuta sempre.  

In questo caso aiuterà me e la mia potente moto a essere resilienti e tornare di nuovo pronti, nell’assetto originario, ad affrontare (“in piega”) nuove ed emozionanti traiettorie. Con la visiera alzata e il vento ad accarezzare il volto.

Mindfulness- Resilienza e/o antifragilità

Fumetto di Federica Manfredi

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