Connection – Autocritica e assertività per essere connessi con se stessi e con gli altri
Passo dopo passo, con fatica e una certa malcelata pigrizia e una finale inaspettata accelerazione, sembrava avercela fatta.
Ha cercato di insinuarsi nella mia vita subdolamente, fin da quando ero bambino e i nostri incontri sono iniziati presto con quotidiane frequentazioni, che non sono riuscite tuttavia a impedire il sorgere di una progressiva fastidiosa freddezza.
Non che si fosse rotto qualcosa ma sembrava una storia destinata a finire finché, inaspettato, pieno di arroganza e di irresistibili lusinghe, rieccolo tornare protagonista della mia vita.
Inevitabile del resto che non si ripresentasse nei diversi ambiti nei quali ho iniziato e continuo a operare: prima lo sport e la palestra, poi il lavoro e la passione per il cinema con la voglia di posare davanti a una macchina da presa per interpretare Doran, il “guerriero mistico” nel quale ho voluto sintetizzare artisticamente quello che sono e che voglio ancora diventare.
Il peggioramento dei rapporti con le persone che vivono e lavorano tutti i giorni con me mi ha fatto capire quanto mi fossi allontanato dalla realtà.
Senza un confronto diretto e assiduo con lui ero diventato scostante, nervoso, sovrappensiero, malinconico, taciturno, insicuro e a volte anche irascibile. Per dirla in breve, non ero più me stesso.
E finalmente… mi sono reso conto dell’incoerenza nella quale mi ero cacciato a causa sua.
Da una parte c’era e c’è Donato, imprenditore di successo con alle spalle studi in discipline e la passione per lo sport da combattimento e appassionato di cultura e religioni orientali. Dall’altra Doran, il personaggio cinematografico che nella finzione racconta la parte più intima di me stesso e vuole essere d’esempio a molti giovani che hanno perso o non hanno ancora trovato la loro strada.
La sua presenza invasiva ovunque (non solo a casa, ma in auto, in ogni tipo di negozio, nel cellulare e nascosto e invisibile nelle macchine fotografiche e da presa) e la mia dipendenza psicologica verso di lui hanno rischiato di scardinare questo binomio nel quale ho trovato il mio giusto equilibrio.
Alla fine l’ho fatto e l’ho…rotto. Infischiandomene delle superstizioni e di tutti i gatti neri del mondo, l’ho scaraventato a terra e l’ho frantumato in mille pezzi. Quello specchio che tenevo su un mobile a casa e tutti gli specchi del mondo non avrebbero avuto più nessun potere su di me.
Ed è stata una rinascita. Da oggetto utile per constatare la verità e la realtà di quello che sono, era diventato anche il mezzo artificiale per “guardarmi dentro”, per scoprire la vera immagine della mia anima e del destino che mi attende, oltre le illusioni dell’esteriorità e della mia semplice mera fuggevole apparenza.
Perché, come avrebbe detto Borges, nello specchio – storicamente il primo dispositivo di virtualità, o di realtà aumentata – c’è un altro che ci spia poiché l’essere che lo abita non riconosce chi ha davanti a sé.
E diventa pericoloso se è impossibile distinguere l’immagine reale da quella riflessa, come per Narciso alla sorgente.
È stato proprio allontanandomi da questa spirale solipsistica e “rimettendolo al suo posto” che ho acquisito ancor più consapevolezza di me e sono riuscito a recuperare prima, e a instaurare poi, un rapporto positivo con me e con gli altri.
La mia autostima ora non dipende più dall’immagine rimandata da un “oggetto terzo”, ma la valutazione delle mie caratteristiche personali (positive e non), nasce ora dal confronto diretto con me stesso e con le persone che mi circondano.
Sia in azienda con i mei collaboratori, sia nella palestra dove mi alleno, come sui set fotografici e cinematografici nei quali e mi diverto a interpretare Doran, riconosco il mio vissuto come egualmente importante e di valore rispetto a quello degli altri e i gruppi di lavoro che coordino sono, come me, proattivi nell’esprimere i loro sentimenti, le loro emozioni e il loro punto di vista.
Vero è che l’attività sportiva mi ha aiutato ad affrontare e superare diverse situazioni che mi mettevano a disagio e credo davvero che allenare i muscoli aiuti anche a rafforzare lo spirito.
La fiducia in me stesso e l’equilibrio tra le mie due polarità – quella contemplativa e solitaria, dedita allo studio e alla riflessione e quella più votata all’azione e allo stare con la gente – si sono armonizzate completamente quando ho rotto l’incantesimo che mi teneva legato allo “specchio delle mie brame”.
Superare la prova dello specchio – luogo non luogo, o spazio altro come lo definirebbe Foucault, dove finzione e realtà si incontrano e si confondono – è servito per dare un confine preciso a me stesso e alle attività che svolgo.
So che esistono corsi di formazione professionale che prevedono l’utilizzo degli specchi; che possano essere uno strumento di vanità oppure di sapienza l’ho sperimentato sulla mia pelle.
Facendo tesoro di questa mia esperienza, un’idea tutta made in Italy può essere quella di strutturare dei momenti esperienzali aperti a tutti che abbiano lo specchio come centro di interesse: per far ritrovare alle persone la fiducia se stesse, per motivarle a essere assertive ed empatiche in ogni situazione della vita.
È un progetto al quale Donato pensa per dare un impulso vincente ai suoi collaboratori e che Doran può mettere in campo anche artisticamente. Un sogno realizzabile che non deve aver niente a che fare con quello (insano e finito molto male) del personaggio letterario celeberrimo creato da Oscar Wilde che, ritratto su un quadro magico (uno specchio), perse la sua anima inseguendo un’eterna effimera giovinezza.
Perché se è vero che, come dice Oscar Wilde “la giovinezza è l’unica cosa che valga la pena possedere”, il temerario sogno estetico di Dorian (Gray) era destinato a infrangersi perché lo scorrere del tempo non si può eliminare. Nonostante il nome così simile, il sogno di Doran è invece quello di insegnare che la giovinezza si può conservare percorrendo proprio la strada opposta.

Fra Dorian e Doran c’è solo una “i” a fare la differenza. Una vocale grande come un mondo.
Fumetto di Federica Manfredi






