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Connection – Autocritica e assertività per essere connessi con se stessi e con gli altri 

Connection – Autocritica e assertività per essere connessi con se stessi e con gli altri 

Donato Lecce
Connection - Donato Lecce vs Doran

Passo dopo passo, con fatica e una certa malcelata pigrizia e una finale inaspettata accelerazione, sembrava avercela fatta. 

Ha cercato di insinuarsi nella mia vita subdolamente, fin da quando ero bambino e i nostri incontri sono iniziati presto con quotidiane frequentazioni, che non sono riuscite tuttavia a impedire il sorgere di una progressiva fastidiosa freddezza.

Non che si fosse rotto qualcosa ma sembrava una storia destinata a finire finché, inaspettato, pieno di arroganza e di irresistibili lusinghe, rieccolo tornare protagonista della mia vita.

Inevitabile del resto che non si ripresentasse nei diversi ambiti nei quali ho iniziato e continuo a operare: prima lo sport e la palestra, poi il lavoro e la passione per il cinema con la voglia di posare davanti a una macchina da presa per interpretare Doran, il “guerriero mistico” nel quale ho voluto sintetizzare artisticamente quello che sono e che voglio ancora diventare.

Il peggioramento dei rapporti con le persone che vivono e lavorano tutti i giorni con me mi ha fatto capire quanto mi fossi allontanato dalla realtà.

Senza un confronto diretto e assiduo con lui ero diventato scostante, nervoso, sovrappensiero, malinconico, taciturno, insicuro e a volte anche irascibile. Per dirla in breve, non ero più me stesso.

E finalmente… mi sono reso conto dell’incoerenza nella quale mi ero cacciato a causa sua. 

Da una parte c’era e c’è Donato, imprenditore di successo con alle spalle studi in discipline e la passione per lo sport da combattimento e appassionato di cultura e religioni orientali. Dall’altra Doran, il personaggio cinematografico che nella finzione racconta la parte più intima di me stesso e vuole essere d’esempio a molti giovani che hanno perso o non hanno ancora trovato la loro strada.

La sua presenza invasiva ovunque (non solo a casa, ma in auto, in ogni tipo di negozio, nel cellulare e nascosto e invisibile nelle macchine fotografiche e da presa) e la mia dipendenza psicologica verso di lui hanno rischiato di scardinare questo binomio nel quale ho trovato il mio giusto equilibrio.

Alla fine l’ho fatto e l’ho…rotto. Infischiandomene delle superstizioni e di tutti i gatti neri del mondo, l’ho scaraventato a terra e l’ho frantumato in mille pezzi.  Quello specchio che tenevo su un mobile a casa e tutti gli specchi del mondo non avrebbero avuto più nessun potere su di me. 

Ed è stata una rinascita. Da oggetto utile per constatare la verità e la realtà di quello che sono, era diventato anche il mezzo artificiale per “guardarmi dentro”, per scoprire la vera immagine della mia anima e del destino che mi attende, oltre le illusioni dell’esteriorità e della mia semplice mera fuggevole apparenza.

Perché, come avrebbe detto Borges, nello specchio – storicamente il primo dispositivo di virtualità, o di realtà aumentata – c’è un altro che ci spia poiché l’essere che lo abita non riconosce chi ha davanti a sé.

E diventa pericoloso se è impossibile distinguere l’immagine reale da quella riflessa, come per Narciso alla sorgente.

È stato proprio allontanandomi da questa spirale solipsistica e “rimettendolo al suo posto” che ho acquisito ancor più consapevolezza di me e sono riuscito a recuperare prima, e a instaurare poi, un rapporto positivo con me e con gli altri.

La mia autostima ora non dipende più dall’immagine rimandata da un “oggetto terzo”, ma la valutazione delle mie caratteristiche personali (positive e non), nasce ora dal confronto diretto con me stesso e con le persone che mi circondano. 

Sia in azienda con i mei collaboratori, sia nella palestra dove mi alleno, come sui set fotografici e cinematografici nei quali e mi diverto a interpretare Doran, riconosco il mio vissuto come egualmente importante e di valore rispetto a quello degli altri e i gruppi di lavoro che coordino sono, come me, proattivi nell’esprimere i loro sentimenti, le loro emozioni e il loro punto di vista.

Vero è che l’attività sportiva mi ha aiutato ad affrontare e superare diverse situazioni che mi mettevano a disagio e credo davvero che allenare i muscoli aiuti anche a rafforzare lo spirito.

La fiducia in me stesso e l’equilibrio tra le mie due polarità – quella contemplativa e solitaria, dedita allo studio e alla riflessione e quella più votata all’azione e allo stare con la gente – si sono armonizzate completamente quando ho rotto l’incantesimo che mi teneva legato allo “specchio delle mie brame”.

Superare la prova dello specchio – luogo non luogo, o spazio altro come lo definirebbe Foucault, dove finzione e realtà si incontrano e si confondono – è servito per dare un confine preciso a me stesso e alle attività che svolgo. 

So che esistono corsi di formazione professionale che prevedono l’utilizzo degli specchi; che possano essere uno strumento di vanità oppure di sapienza l’ho sperimentato sulla mia pelle.

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Facendo tesoro di questa mia esperienza, un’idea tutta made in Italy può essere quella di strutturare dei momenti esperienzali aperti a tutti che abbiano lo specchio come centro di interesse: per far ritrovare alle persone la fiducia se stesse, per motivarle a essere assertive ed empatiche in ogni situazione della vita.

È un progetto al quale Donato pensa per dare un impulso vincente ai suoi collaboratori e che Doran può mettere in campo anche artisticamente. Un sogno realizzabile che non deve aver niente a che fare con quello (insano e finito molto male) del personaggio letterario celeberrimo creato da Oscar Wilde che, ritratto su un quadro magico (uno specchio), perse la sua anima inseguendo un’eterna effimera giovinezza.

Perché se è vero che, come dice Oscar Wildela giovinezza è l’unica cosa che valga la pena possedere”, il temerario sogno estetico di Dorian (Gray) era destinato a infrangersi perché lo scorrere del tempo non si può eliminare.  Nonostante il nome così simile, il sogno di Doran è invece quello di insegnare che la giovinezza si può conservare percorrendo proprio la strada opposta. 

Connection Donato Lecce

Fra Dorian e Doran c’è solo una “i” a fare la differenza.  Una vocale grande come un mondo.

Fumetto di Federica Manfredi

Donato Lecce – Connection

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