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La danza dei Bodhisattva

La danza dei Bodhisattva

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La contemporaneità, erroneamente, ci fa credere che l’individualismo sia l’unica strada possibile in una società che innalza muri (nel vero senso della parola) e che ci vuole gli uni contro gli altri. Il compianto fisico Stephen Hawking, conosciuto soprattutto per la Teoria sui Buchi Neri, aveva da sempre posto l’accento sull’importanza del sostenere le comunità meno sviluppate. E, soprattutto, aveva manifestato e fortemente appoggiato la necessità di seguirle nel percorso di rinnovamento, aiutandole anche da un punto di vista economico. Questa introduzione è necessaria per poter riflettere sulla riappropriazione dell’empatia, caratteristica insita in ogni essere umano, ma spesso dimenticata e scalzata dalle nuove filosofie contemporanee. Esistono ancora, invece, degli stili di vita fortemente basati sulla centralità totale dell’uomo: una sorta di nuovo rinascimento che porta con sé la filosofia dell’umanesimo. La riflessione circa la possibilità di valorizzare al massimo il nostro potenziale, certamente in un’ottica di realizzazione personale, è irraggiungibile senza la sentita gioia anche per la realizzazione di coloro i quali sono vicini a noi. Questo è un modo di concepire la vita tipico dell’Oriente. Questi popoli (differentemente dall’Occidente che è da sempre concentrato sullo sviluppo delle macchine) vantano una tradizione plurisecolare di approfondita conoscenza e studio del corpo. Predisporsi all’ascolto del nostro corpo e dell’altro è una pratica rivoluzionaria. Come si approda a questa fantastica dimensione della vita per attivare questo nostro immenso potenziale? Meditando. Ciò può accadere tramite la recitazione di un mistico mantra, oppure attraverso l’ascolto del nostro respiro, o ancora facendo attività aerobica. Queste discipline ci offrono delle mirabolanti soluzioni per approdare verso una nuova (e sorprendente) conoscenza di sé. Pionieri della padronanza della mente gli educatori della Soka Gakkai, associazione laica buddista fondata negli anni Trenta in Giappone. Nacque come movimento per la riforma educativa e il suo fondatore, Tsunesaburo Makiguchi, lottò per diffondere il diritto di ogni individuo a condurre una vita realizzata e felice.

meditazione

Come attivare questa inesauribile fonte di benefici che si accumulano nel corso della nostra esistenza (per chi ci crede) avvicinandosi a questa pratica? Recitando un mantra, “Nam Myoho Renge Kyo” (che significa “dedicare la propria vita alla mistica legge basata sul principio di causa ed effetto”) ogni giorno, al mattino e alla sera. Il simbolo della pratica buddista è il fiore di loto, unico nel suo splendore nonostante il fango in cui cresce. Similmente, questa pratica garantisce ai suoi devoti che la bellezza e il valore della nostra umanità si faranno largo tra le sofferenze della vita quotidiana. L’attore Orlando Bloom, la cantante Tina Turner, il calciatore Roberto Baggio sono solo alcuni dei personaggi famosi membri della SGI. Si sono avvicinati a questa pratica in momenti cruciali delle loro esistenze e di svolta delle loro carriere. Il resto lo sappiamo. Di deriva buddista un’altra corrente di pensiero, la mindfulness, una forma di meditazione (seppur non preveda alcuna componente mistica o religiosa) volta a far concentrare l’uomo nel focalizzarsi sul momento presente. Questa tecnica ha avuto ampio eco in ambito clinico: è stato attestato che apporti miglioramenti significativi in ambito psicologico e nei parametri ematici (ad esempio quelli legati alle patologie infiammatorie). È una pratica legata all’attenzione di sé e alla padronanza della nostra mente.

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Dopo l’aspetto cerebrale approdiamo alla dimensione fisica con la meditazione aerobica dello Yoga Kundalini. Essa ingloba strumenti specifici e pratici che sostengono con cura e precisione la mente e guidano il corpo attraverso l’uso del respiro. La 3HO yoga come associazione afferma che ci troviamo nell’era dell’Acquario, in cui gli umani devono venire al primo posto e soprattutto comportarsi da tali. Questo infinito potenziale alberga in ognuno di noi e sempre noi siamo in grado di risvegliarlo. I praticanti yogici attestano che prima o poi tutte le persone sperimentano durante la loro esistenza una enorme (e terribile) sensazione di vuoto, che se non sarà propriamente controllata “spalancherà le fauci”. Il vuoto porta infelicità. Questa pratica promette a coloro i quali vorranno trovare un posto dove possano essere sani e felici che ciò sarà garantito. È forse giunto il momento di coltivare la nostra spiritualità?

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